Il caso delle orribili etichette adesive sui libri

Il caso delle orribili etichette adesive sui libri

Tra le mille cose ricevute per la laurea mi è arrivato un buono gigante da spendere in libri a la Feltrinelli. Così sono andato, ho ispezionato per bene la libreria e sono uscito con due super libricini, considerando che quest’estate c’è l’offerta due libri a 9.99€. Fin qui tutto molto carino, la cosa meno carina invece è stata dover staccare quelle etichette che il signor Feltrinelli ha deciso di appiccicare sopra i libri in promozione. Ora, io, ché sono uno ossessionato dalle condizioni in cui conservo i miei libri, ché ci scrivo la data in cui li inizio e anche quella in cui li finisco, ché uso solo segnalibri e se li stropiccio vado a comprarne una copia nuova, ché non prendo libri in prestito perché devono essere miei, mi domando: ma era proprio necessario?

Ricordo a tal proposito quando, da piccolo, la mia ossessione era stata fortemente alimentata dalla Carrefour Italia quando portai un libro di Pinocchio per farmi realizzare una torta di compleanno con la cialda del cartone animato; mi resero il libro con una di quelle etichette che, a distanza di 15 anni, non si è ancora rimossa.

Questo vuole dunque essere un appello: ma voi, editori, commercianti di torte e pasticcieri, esattamente, che cosa vi salta per la testa quando decidete di appiccicare le vostre etichette adesive, che nemmeno con sette litri di alcol vanno via, sui libri? Che so, non potreste, ad esempio, metterci dei bigliettini dentro, riservar loro uno scaffale apposito, qualcuno che strilli “Due libri a 9.99€” o risparmiarvi pure queste etichette, ché i cinque euro che risparmio poi li spendo dal bangladino sotto casa per comprare dieci litri di alcol etilico?