La zona cieca, Chiara Gamberale

La zona cieca, Chiara Gamberale

Credo profondamente che siano i libri di Chiara Gamberale ad attirare me e non sono, forse, io che li cerco, ma proprio loro che arrivano, quasi chiamati.

Perché le pagine della Gamberale – che per me è Chiara –  mettono in piazza le mie paure più nascoste, più sotterranee. Proprio a me che, talvolta, mi sembra di essere un po’ come Lorenzo, un protagonista del romanzo La zona Cieca (Feltrinelli Editore, 2017) ricomparso a distanza di nove anni dalla sua prima pubblicazione, che fruttò a Chiara il premio Campiello.
Lidia e Lorenzo si incontrano al luna park e un sentimento li lega fin da subito. Loro non sanno che sentimento è, e anzi sono convinti che il non definirlo possa aiutarli a vivere la loro storia serenamente.
Come tutte le storie dei personaggi dai destini particolari, ma simili, che si rincorrono e si intrecciano, anche questa è pregna di paura, ricca dolore, atroci sofferenze e perdite.

Lidia ha trent’anni, tre ricoveri psichiatrici e gravi problemi alimentari alle spalle e niente da perdere. È una speaker radiofonica, ha un modo tutto suo di stare al mondo che è un mondo pieno di musica ma con pochi colori. Conduce una rubrica: Sentimentalisti anonimi, dove, attraverso il dolore degli altri, cerca di confortare il suo io più nascosto, quella zona cieca che lei non conosce di sé, ma che lei riconosce come causa delle sue sofferenze. Si innamora tremendamente di uno scrittore, Lorenzo, a tal punto che gli deve “tutte le cose che ha imparato a guardare con le sue capacità di farlo […]” e persino “le magliette corte e i jeans stretti […].”

Lorenzo è tormentato dal fato, imprigionato dentro ad un matrimonio fasullo, lasciato dalla moglie per un’altra donna. A chiunque l’osservi appare negativo: è aggressivo, drogato, eroinomane e allo stesso tempo, profondamente turbato.
Intrattiene rapporti ostinati solo con chi che non c’è più e con chi gli sta vicino, invece, è sgradevole, meschino, egoista.
Dopo tutte le amanti di Lorenzo, delle quali a malapena ricorda i nomi, c’è Toni, omosessuale sin dal campo scuola, spalla su cui Lidia piange quando è ferita, e che prende a pugni quando è arrabbiata.

All’interno del libro c’è forse più di un punto di vista che accompagna il racconto, un continuo mescolarsi di voci: ci sono quelle degli ascoltatori di Sentimentalisti Anonimi, c’è quella di un Toni che una volta appoggia Lorenzo e una volta lo disprezza. Da una parte c’è anche quella di Lidia innamorata di un Lorenzo pieno d’amore, in grado di salvarla, di darle quanto mento una sopravvivenza, che quasi assomigli alla vita; dall’altra c’è una Lidia distrutta, che si chiede quanto sia il male che l’amore debba farci. In ogni caso, non riusciamo mai a capire fino in fondo chi sia Lorenzo, quale siano le sue intenzioni. Un personaggio apatico nei confronti della vita, abbandonato ma non per questo meno empatico di Lidia.

Chiara Gamberale parla dei sentimenti ma soprattutto della paura nostra più nascosta, non definita, diversa per ognuno di noi: ci spoglia completamente, con l’eleganza e la raffinatezza che la contraddistingue, con l’alternanza dei caratteri tipografici e di continui andare accapo: come se, appunto, la vita non fosse altro che un contino riiniziarsi. E questo la Gamberale ce l’aveva già insegnato con Per dieci minuti.