Signora, vada a quel paese!

Quando incontriamo una persona che non conosciamo, tiriamo fuori i nostri argomenti più quotati, quelli più intelligenti, per permettere all’altro di conoscere che cosa ci piace fare nella vita, che cosa siamo, che cosa leggiamo, che musica ascoltiamo, che cosa pensiamo su alcuni argomenti importanti. E si può dire che siamo noi stessi, in quel momento, solo alle prese con lo sceneggiato della nostra vita.
Ma di che cosa parliamo quando parliamo, invece, tra noi persone, nell’intimità dei momenti informali? Quando rilassiamo i muscoli e siamo noi stessi; con gli amici che conosciamo e che conoscono noi; o nei locali affollati, nei bar, nelle biblioteche mentre si studia, tra le rovine di una città antica; quando ci rincontriamo dopo tanto tempo, che cosa raccontiamo? Parliamo sempre e solo dell’amore, e di tutte le sue incredibili varianti: e sono convinto, che ci sia ancora molto da fare, perché gli uomini, tutti quanti, si accorgano che se lasciassimo fare agli altri ciò che amano fare e che non ci disturba, il mondo sarebbe un posto quantomeno più felice.

Questo avrei voluto spiegare a una signora alla fermata dell’autobus che, mentre due ragazzini si baciavano timidamente, li esortava, ridendo, “Scusate ma per me è difficile accettare, lo capite?”, sentendosi in diritto di dover valutare e reputare accettabili, lei, le vite e i gusti degli altri.
L’avrei voluto dire, ma non l’ho detto! Mi sono messo in mezzo, che purtroppo nella vita sono sempre polemico e non so farmi gli affari miei, e ho detto:
“Signora, vada a quel paese!”