A tu per tu con Stefano Mosca

A tu per tu con Stefano Mosca

Pressoché per caso mi è capitato di far la conoscenza di Stefano Mosca, classe 1982, originario di Maddaloni, in provincia di Caserta. L’ho scoperto per caso, tra i mille account Instagram che si distinguono per qualcosa di diverso, quello di Stefano (mosca_stefano) lo fa per i suoi originali disegni realizzati a mano, accompagnati dalle citazioni dei suoi libri favolistici.

Nella vita, Stefano Mosca, fa di tutto e di più, ma a ogni cosa che fa cerca di dare un taglio artistico: ha recitato, recensito film, esposto i suoi quadri in una galleria e scritto due libri che ho avuto il piacere di leggere “Le ali di Christina” e “Il palloncino verde”, pubblicati rispettivamente nel 2013 e 2016 da Psiconline. Dovreste leggerli, perché sono libri che si leggono in poche ore e che lasciano un segno concreto.
Ciò che mi ha colpito di questi libri, che si presentano come favole illustrate, dalle pagine impregnate di rimandi lontani, è che, attraverso un modo molto diretto, trasmettono dei valori molto importanti, cosicché tutti possano fruirne e farli propri, stimolati nella riflessione e nell’introspezione personale.

Stefano non scrive di mestiere, come ho detto, fa tante altre cose, tra le quali essere un autore nuovo, emergente-emerso: mai un autore, da quando ricevo libri a casa, si è dimostrato cosi tanto preoccupato perché il suo libro arrivasse a destinazione. Io gli dicevo “Quando arriverà, sappi che dovrà aspettare un po’”, e lui continuava a dirmi “Non importa, l’importante è che arrivi!” e nel frattempo, quando mi prendevo in giro per i miei pochi capelli, mi diceva, tra le righe, “Impara ad amarti così come sei”: che alla fine è ciò che hanno provato ad insegnarmi i suoi libri.

Grazie alla sua disponibilità sono riuscito a fargli una decina di domande che indagano il suo rapporto con la scrittura e con il mondo, con la libertà e con la prigionia. Vi consiglio di leggere i suoi libri, anche perché sono pieni di tutto l’amore per la scrittura, che non è sempre facile individuare.

Sulla terza di copertina leggo “La sua vita artistica viaggia su due linee parallele: la scrittura e il disegno”, ma dimmi un po’, quand’è cominciata per te la passione per la scrittura e soprattutto, com’è nata? E quella per il disegno?Sicuramente è nata prima l’idea di scrivere che l’atto stesso. Fin da piccolo immaginavo storie, non ero ancora ben consapevole della successiva volontà di metterle sulla carta e quindi per molto tempo fantasticavo sui libri di fiabe, quelli noti un po’ a tutti i bambini. Ero profondamente colpito dalle illustrazioni, come se fossimo io e quei disegni a leggere insieme le storie. Era così paradossale e affascinante. Crescendo ho iniziato a scrivere qualcosa, simile a fiabe, racconti e poesie, che poesie non erano. Giusto lo sfizio di non averle nella testa, ma che poi alla rilettura mi impressionavano ben poco. Lo spavento, la malinconia, lo stupore, il bagliore che mi trasmettevano quei vecchi libri di fiabe mi mancava ed era questo ciò che volevo dai miei testi, non solo la soddisfazione di averle scritti. Per questo motivo smisi di scriverle nonostante si moltiplicassero quotidianamente nella mia mente. Fino al giorno in cui pensai alla storia di Christina. La scena finale, nel momento stesso in cui la descrivevo, mi diede quella sensazione che attendevo e mi dissi: “L’ho fatto davvero?” Successivamente decisi di abbinarci ciò che mancava all’intera storia, le illustrazioni. Prima di allora non avevo mai disegnato o per essere più precisi illustrato. L’illustrazione doveva sostituire o rafforzare la parola. Mi rivolsi a un disegnatore che si rifiutò di farlo spingendomi a farlo io stesso. “Solo tu sai cosa manca alle tue parole” E così iniziai a fare qualche schizzo e da allora la matita è diventata il prolungamento della penna.

Da qualche parte ho letto che hai fatto anche l’attore, il recensore cinematografico: che cosa significa per te arte,e ce n’è una – sempre per te -che non dovrebbe essere considerata tale?
Ho fatto del teatro, ma poi mi sono reso conto che amo più scrivere che recitare. Ciò che penso dell’arte in generale è che debba spezzare un linea mentale e emotiva che era ben definita nella nostra mente prima di leggere un libro o vedere un disegno, un’opera d’arte. L’arte non è mai fine a se stessa, ti porta sempre su un altro binario, ti spinge su un nuovo punto di vista. Deve sconvolgerti.

A parte la passione per il disegno, in che modo e per quale ragione questi due campi artistici – la scrittura e il disegno – si incontrano nei tuoi libri? Da che cosa scaturisce l’idea di fondere insieme questi due ambiti artistici?
Come ti spiegavo poc’anzi l’una subentra quando manca qualcosa all’altra. Si incontrano, quindi, per necessità.

Appena ho finito di leggere i tuoi libri, la prima cosa che ho fatto è stato visitare il tuo sito web (nellastanzaconlamosca.it)che ho trovato, peraltro, molto interessante. Da dove nasce l’idea di creare un sito web? Noto con piacere che ad esso è collegato uno shopsul quale poter acquistare le tue stampe? Hai mai pensato ad espanderti su un campo più commercialee meno artistico, come quello delle magliette e dell’oggettistica? (Se ci hai pensato e hai qualche maglietta con i tuoi disegni, conosci il mio indirizzo)
Il sito o meglio la stanza racchiude un po’ tutto il mio mondo artistico, dai libri alle illustrazioni e lo shop nasce per gestire meglio la vendita di tutto. Al momento non sto pensando alle magliette o all’oggettistica, non sono una pop star.

A proposito di web, il tuo rapporto coi social mi sembra molto solido. Ti dividi bene tra Instagram e Facebook, hai una schiera di follower pronti a cliccare likes a contenuti molto interessanti. Che rapporto hai con i tuoi follower? Interagisci con loro? E se sì, in che modo sfrutti quest’occasione?
Per ciò che faccio è necessario avere i social, sia per aprire la mia mente alle nuove conoscenze in ambito artistico sia per mettermi io stesso in gioco. Mi piace condividere e vedere altri scrittori, illustratori o fotografi, oltre che farlo naturalmente dai libri, dalle mostre. Confesso che ci sono momenti in cui perdo il controllo con i like, ma è così bello far sapere che qualcosa è piaciuto.

Entrambi i tuoi libri affrontano i temi che hai deciso di trattare, di cui parleremo più avanti, attraverso una tipologia abbastanza anticonformista: scrivi fiabe e le illustri coi tuoi disegni. Per questa ragione verrebbe da pensare che il tuo intento sia quello di rivolgerti a un pubblico giocoso: a quale esattamente? A chi sono destinati i tuoi libri? Per chi li hai scritti?
In realtà le fiabe hanno subito un’evoluzione nel corso dei secoli. Non dimentichiamo che la maggior parte di esse raccontava le difficoltà della vita quotidiana che venivano affrontate con rimedi abbastanza inquietanti. Poi c’è stato un cambiamento, molte sono state stravolte, specie quando iniziò a diffondersi la necessità del lieto fine. Però più che un pubblico giocoso credo che il pubblico sia quello dei sognatori, degli eterni bambini, ma attenzione, essi non sono coloro che non vogliono crescere, ma che ricordano la spensieratezza e la leggerezza dell’infanzia e cercano di riversarla nella quotidianità, cercando di alleggerire le difficoltà. Sono coloro che affrontano le avversità, ma con uno spirito leggero, che non aspettano che sia il mostro a venir fuori dall’armadio, ma sono loro stessi a entrarci e a sfidarlo. Come ho già scritto di Christina, lei non è una principessa che aspetta nella torre che il principe vada a salvarla, è lei stessa a salvarsi, da sola. È per le persone come Christina che scrivo.

Ci siamo potuti confrontare diverse volte, il più delle quali hai potuto trasmettermi un senso di pace e un’accettazione a fondamenta del tuo spirito d’artista. Il tuo primo libro Le ali di Christina è uscito nel 2014: tra i tanti temi trattati, uno prevale su tutti: la libertà. Come mai hai deciso di trattare questo tema? E che cosa è per te, la libertà?
Non scelgo un tema, di solito, penso a una storia e traggo le conclusioni di quale sia il tema affrontato. Inevitabilmente è legato a ciò che vivo, spesso sono autobiografico, scrivo cose davvero viste o vissute. Sai Aldostefano crescendo si cambia sempre opinione e idea su certi concetti così ampi. A oggi posso dirti che è libera una persona che non sottosta a influenze negative, ma si ribella, per salvaguardare se stesso (mente e cuore). Che dice basta a quelle persone, circostanze, idee che ci incastrano in qualcosa di asfissiante. Ecco, allontanarci da ciò che ci soffoca ci fa sentire liberi, perché abbiamo rispettato noi stessi e questo ci da quella pace e accettazione di cui parlavi prima.

Anche Il palloncino verde, con il piccolo Luca precipitato in un pozzo oscuro, parla di libertà e, anche tramite lui, hai deciso di affrontarla tramite il suo esatto opposto: la prigionia. Ma che cosa significa per te essere rinchiusi?
Mi hanno sempre chiesto cosa sia la libertà, tutti direi, ma è la prima volta che mi viene chiesto cosa sia la prigionia. Quando ho scritto Le ali di Christina avevo una visione molto social (se posso dirlo) di prigionia, legata alla società, a chi mi circondava e a cosa pensavano di me e a cosa mi dicevano di cambiare, infatti Christina è rinchiusa in una torre, visibile a tutti. Poi con Luca ho fatto un percorso più interiore, con me stesso, mettendo da parte gli altri e ciò che pensavano, infatti Luca è rinchiuso in un pozzo, l’esatto opposto di una torre e benché abbiano la stessa forma, quest’ultimo è incastonato nelle profondità e nessuno può vederlo. L’ho fatto apposta? No, è una cosa a cui ho fatto caso col tempo. Sono passato quindi dal dover cambiare per gli altri, al sentire il bisogno di cambiare, ma per me stesso. È una prigione dover affrontarsi e analizzarsi, è un qualcosa che fai con difficoltà e non tutti sono disposti a mettersi in discussione. Ci si sente imprigionati dai propri limiti.

Viene da pensare che la ragione per cui i tuoi temi ricorrenti siano la libertà e l’accettazione, trovi origine nella tua vita. Ti sei mai sentito braccato? Oppure, ancora, ti sei mai sentito non all’altezza? Insomma, ti è mai capitato di sentirti una Christina chiusa in una torre, o un Luca precipitato in un pozzo?
Mi sono sentito Christina, sì e anche Luca per certi aspetti. Un po’ come chiunque debba affrontare una difficoltà o un cambiamento. Ci si affligge per un solo attimo, ma poi si reagisce.

In che modo, quindi, la tua vita, ciò che vivi e soffri, influisce sulla scrittura? Da questo punto di vista: ti ispira la scrittura, o quest’ultima, piuttosto, ti consola?
La scrittura e il disegno non mi consolano, mi sollevano, mi danno la possibilità di far venire fuori ciò che mi tormenta, come una confessione.

Sono curiosissimo di sapere se nel tuo futuro immediato ci siano o meno nuovi progetti: se sì, ci puoi dare qualche anticipazione? (Se no, vedi di darti una mossa!)
Allora vedrò di darmi una mossa, perché mancano poche illustrazioni al nuovo libro.

Grazie Aldostefano, è stato piacevole rispondere alle tue domande e sono contento di aver affrontato alcuni aspetti che non mi erano mai stati chiesti. Il raccontarsi e condividere idee è un seminare e sono felice di averlo fatto con te.