LUCE D’ESTATE ed è subito notte, J. K. Stefansson

LUCE D’ESTATE ed è subito notte, J. K. Stefansson

LUCE D’ESTATE ed è subito notte, l’ha scritto Jón Kalman Stefánsson (Reykjavik, 1963), e in Italia l’ha pubblicato Iperborea.

Iperborea, è una casa editrice che impariamo a conoscere e, solo ora, finalmente, se ne parla di più: una grande madre culturale, di esigua esperienza, e ampia distribuzione che diffonde storie scritte da mani dell’Europa più a Nord, una letteratura infinita, pregiata e molto particolare. Basta dare un’occhiata al loro catalogo per restare ammaliati dalla grafica delle copertine ed essere attratti, come calamite, verso affascinanti storie raccontate in formato ridotto.
Non è da meno la veste grafica del libro di cui vi racconto oggi: La vita continua di Gunnella ritrae uomini e donne, per lo più anziani, vestiti di mille colori, che, durante la notte, con la luna alta in cielo e le montagne innevate, ballano, suonando e si muovono attorno a piccole case a due piani, sopra immensi prati, interrotti da un fiume e sovrastati da un’atmosfera estiva. Quest’immagine raffinata calza perfettamente con la storia raccontata in LUCE D’ESTATE ed è subito notte: sembra proprio il ritratto del paese protagonista.

J. K. Stefánsson, l’autore del romanzo, ambienta la sua storia in un’isoletta dei Fiordi Occidentali, in un viaggio di quattrocento anime “più forse altre cinquecento nelle campagne vicine”, tutti si conoscono e la storia di ognuno di loro ha il diritto di essere raccontata. Storie variegate, d’amore, di sofferenza, di tradimenti, amicizie e sogni. Pochi luoghi, sempre gli stessi, “sette otto feste all’anno, altrimenti il whist, il bingo, le proiezioni di Kiddi”. Ci sarà una grande festa quando verrà aperto il primo ristorante del paese, e le persone, che fino ad allora erano abituate a mangiare qualcosa nell’unico chiosco del paese, dove non era necessario andare vestiti bene, si vestiranno a festa e si incontreranno praticamente tutti lì.

La comunità di LUCE D’ESTATE  tiene a moltissime tradizioni, le racconta, i miti sugli spiriti, sull’antichità, e guarda con sospetto verso le nuove tecnologie, ma gli si adegua. È composta da moltissimi personaggi, e molte presenze a cui ci abituiamo, tutte però personalità ben delineate, dai nomi complicatissimi.
C’è una signora dai capelli rossi che ogni giorno fa una nuotata nell’oceano, un’impiegata alle poste che controlla la corrispondenza in entrata e in uscita di tutti gli abitanti, ma a cui tutti non vogliono dare un dispiacere e si scrivono ancora le lettere. C’è un uomo che manda in rovina tutta la sua famiglia per trasferirsi a studiare il latino e l’astronomia, ora intrattiene il villaggio una volta al mese, con lezioni filosofiche; Matthìas che torna dopo sei anni trascorsi lontano da casa, quando nessuno pensava sarebbe più tornato; Elìsabeth affascinante e attraente agli occhi di tutti. Ci sono numerosi personaggi, ognuno di loro rivendicante il diritto di avere una storia da raccontare, una società dove nessuno è escluso, che dà spazio a tutti, per rendersi conto che davanti all’amore e al dolore siamo tutti uguali: soffriamo tutti allo stesso modo, perdiamo le forze, abbiamo bisogno di conforto e di qualcuno con cui stare. Per il resto, la vita è un piacevole posto che si colloca tra la nascita e la morte, da vivere appieno, senza farsi troppe domande o mettersi tanti scrupoli.

Mentre il racconto prosegue, i personaggi si moltiplicano, i rapporti si intrecciano e la narrazione procede per lunghi periodi, è facile provare una strana emozione simile a quella provata quando si ha nostalgia: lascia addosso un umore felice, puntinato qui e lì di un po’ di tristezza. Stefánsson, attraverso la traduzione di Silvia Cosimini, racconta la vita senza tralasciarne gli aspetti meno romanzabili; ciò che sa fare meglio è creare personaggi fortemente empatici, e scrivere bene, molto bene.

Sopra ogni insegnamento ricavato da queste pagine, un tra molti: ci si abitua a tutto, alla pazzia, al dolore, l’assurdo prima o poi diventa normale e viceversa, la passione si affievolisce e la felicità non ha più lo stesso sapore. E allora che fare? Se scappare non porta da nessuna parte.
LUCE D’ESTATE ed è subito notte, in fondo esprime appieno quel sentimento che talvolta capita a tutti di provare, la razionale e reale certezza che nella vita si debba essere tanto felici quanto tristi.