Andy Warhol, Complesso del Vittoriano

Andy Warhol, Complesso del Vittoriano

Al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini – arriva la mostra dedicata al Re dell’arte moderna: Andy Warhol. L’allestimento della mostra è prodotta da Arthemisia Group, mentre la cura è stata affidata a Matteo Bellenghi.

Arthemisia, è un’organizzazione di professionisti con sede a Roma e Milano. Fino a oggi si è occupata dell’allestimento di quasi seicento mostre, tra artisti interessantissimi e di fama mondiale.
Attualmente a Roma, due sono le mostre di cui si occupa il team di Arthemisia: Andy Warhol, appunto, e POLLOCK e la Scuola di New York

La mostra di Warhol ha come partner ufficiale RDS e l’evento è consigliato da Sky Arte HD: da oggi, assolutamente, anche dal sottoscritto.

Attraverso 170 opere, la mostra ripercorre le tappe fondamentali della vita artistica e privata del celebre artista americano di Pittshburg.
Nel 1962 Andy comincia a utilizzare la tecnica serigrafia, riproducendo le celebri lattine Cambell’s Suop, sottraendole ai supermercati e rendendole opere d’arte: proprio da qui ha origine il suo modo di far arte. La sua arte, difatti, non è mai stata fine a sé stessa. Semmai indagatrice di quella massificazione livellatrice di ogni gusto e desiderio del tardo Novecento. Devoto a questi prodotti da supermercato, tra i quali la Coca-Cola, Andy Warhol arrivato a New York si sentì amato e considerato uguale a tutti quanti: una società dove, questi oggetti di mercato, diventano simbolo di un abbattimento del divario tra ricchi e poveri. Così come il più ricco degli uomini, anche la Coca-Cola del più povero avrà lo stesso sapore di quella acquistata da un milionario.

Inizialmente il personaggio di Warhol sarà identificato come “lo straccione”, “il pubblicitario”,

Warhol ama la serigrafie e anche il pubblico comincia ad ammirarle e a riconoscerle.
In una bulimia di immagini, attraverso un procedimento freddo e meccanico – simbolo di una società consumistica e omologata – Warhol si dedica alla riproduzione in serie delle star del momento.
Marylin Monroe, Elvis, le Drag Queen: ogni celebrità adora essere soggetto della sua arte.

Ma la serigrafia di Warhol, per derivazione diretta dall’influsso di Man Ray, indaga anche i fiori, per esempio. Ora fotocopie e non più rappresentazione unica della natura.
Anche la Gioconda diventa oggetto delle sue opere: diversamente da Duchamp e dai dadaisti, il suo intento non è quello di demistificarla, Warhol piuttosto vuole donarla a tutti perché l’arte è diventata oggetto di consumo. E anche Monna Lisa diventa una star, riprodotta e conosciuta esattamente come la Monroe.

In quella New York che ha saputo “avvolgerlo” e accoglierlo come desiderava, Warhol comincia a frequentare i locali più rinomati. Tra questi spicca lo Studio 54, frequentato da personaggi del Jazz, del cinema, e della letteratura, tra cui Gianni Agnelli, Liz Taylor, Truman Capote, Paloma Picasso, e molti altri. Un night club vetrina di lustrini, droghe e stravaganze dove le star venivano immortalate dalla polaroid del re della Pop Art.

Nel 1963 Warhol si trasferisce nel suo celebre studio, la Silver Factory, i cui muri erano completamente avvolti dalla carta stagnola. Frequentatissimo da artisti del calibro di Bob Dylan, Jack Kerouak e Salvador Dalì, lo stravagante Warhol amava immortalarli in polaroid. Si ricordi che per ogni uomo di potere, farsi fotografare o ritrarre da lui, diventava segno distintivo e riconoscimento sociale. Per le donne ama divertirsi con i loro capelli, e degli uomini adora immortalarne le mani e le sigarette.

Tra gli anni Settanta e Ottanta, Warhol fonderà la rivista Interview, interamente dedicata alle celebrities di tutto il mondo. Questa lo consacrerà come il più grande e prolifico artista vivente: un grande rivoluzionario del linguaggio artistico moderno.

Nel pieno della fama e della popolarità, il mondo dovrà fare a meno di Andy Warhol perché, nel 22 febbraio del 1987 morì sotto i ferri di una semplicissima operazione alla cistifellea. Un artista che è stato in grado di estendere il concetto e il mercato dell’arte, per cui non sarebbe azzardato sostenere che se Warhol fosse ancora vivo, oggi avremmo una evoluzione di quell’arte, più istantanea e immediata. Tantomeno verrebbe difficile immaginarlo mentre litiga sui social network, o condividendo arte alla mercé di follower e likes.

Un amabile viaggio alla scoperta del Re della Pop Art, attraverso contenuti interattivi e stanze dedicate alla tendenza sempre più pop di rendere l’arte social. Sarà un’occasione, insomma, per potervi sentire parte integrante del lavoro artistico di Warhol.

    

     

 

Potete visitare la mostra fino al 3 febbraio 2019.
Trovate i biglietti in vendita QUI.

Se volete condividere sui social le vostre foto, utilizzate l’hashtag ufficiale #MostraAndyWarhol