L’isola dell’abbandono, Chiara Gamberale

L’isola dell’abbandono, Chiara Gamberale

Dopo la ristampa del suo esordio Una vita sottile, e in seguito all’interminabile successo della fiaba illustrata Qualcosa, il nuovo libro di Chiara Gamberale, L’isola dell’abbandono, riporta sugli scaffali e in tour per l’Italia, la scrittrice italiana più amata. 

Sono pagine nuove, più mature, nonostante i temi trattati siano sempre quelli cari all’autrice romana e già noti al suo pubblico. Lei stessa ha confessato che la scrittura di questo libro l’ha accompagnata per due lunghi anni: ne consegue un risultato impeccabile.

Abbandonata la classica ambientazione romana, stavolta la storia vive sull’isola di Naxos, in Grecia.
A Naxos, la mitologica Arianna venne “piantata in asso” dal figlio del re di Atene. Allora, Il giovane codardo, dopo aver ucciso il mostruoso Minotauro e promesso alla fanciulla di portarla con lui ad Atene, ci ripensò e salpò il mare lasciandola sola e in pericolo.

Sempre su questa Isola la protagonista dell’Isola dell’abbandono sente il bisogno di far ritorno. È lì che ha perso Stefano, il suo primo disperato amore: un uomo fortemente tormentato dal quale viene abbandonata. Sempre lì, però, ha incontrato Di, che per la prima volta le chiede di smettere di scappare e restare. Ma lei scappa perché è l’unica cosa in grado di fare.
Proprio a Naxos decide di tornare, dieci anni dopo, appena diventata madre, per fare i conti con il padre di suo figlio e capire chi è realmente.

La storia è costruita tramite l’intrecciarsi di lassi temporali distanti, in un continuo andare avanti e tornare indietro. Anche stavolta la scrittura, non solo accompagna la narrazione, ma la rappresenta visivamente. Il lungo periodare – del tutto nuovo per la Gamberale – è indice dell’infinito tormento che vive la protagonista del libro.
Una donna tormentata, fragile, per alcuni versi codarda, che ama “rifugiarsi nel dolore, non volerne uscire per paura dell’esterno”: che, una volta per tutte, raduna le sue vittorie – e soprattutto sconfitte – per accettare le perdite e trasformarle in doni. Un’amante, un’amata, che davanti al grande momento della maternità, medita sull’importanza dell’abbandonarsi per restare e decide di liberarsi, finalmente, del dolore.

“Ma vogliamo davvero continuare a essere per tutta la vita Quella Che È Stata Licenziata? Fraintesa? Quella Che Ha Un Marito Narcisista? Quella Che Si Scopa I Lampioni? Non ci vergogniamo? Davvero vogliamo essere schiavi del nostro maledetto mito, invece di essere noi a sgamarlo, per poi evadere?”

Un grande ritorno per Chiara Gamberale. Modi inediti per raccontare, voci nuove, vecchie e antiche. Una terza persona così abile da sembrare prima.

Quella de L’Isola dell’abbandono è una Gamberale maturata ma fedele alla narratrice che è sempre stata. Non mancano le metafore, i suoi simboli, i disegni e i nomi stravaganti ed epigrafi meravigliose. Una Gamberale sincera più che mai, appena diventata madre, che, come la protagonista della sua storia, sembra aver trovato il collante per unire i pezzi.

L’isola dell’abbandono è un romanzo sull’amore, ma soprattutto è la celebrazione della nascita – fisicamente e spiritualmente parlando – come imprescindibile dalla perdita. Questo libro è un inno libero al diritto di rinascere dal dolore e ogni reinventarsi.  È il libro che la madre non vorrebbe leggere, dice la Gamberale alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli tra gioia e ammirazione.
È un libro che tutti dovremmo leggere, dico io.