Brooklyn è la più popolosa dei cinque borough della città di New York, ed è proprio all’interno di questa città che, negli anni Settanta, Jacqueline Woodson ambienta il suo romanzo, contro i pregiudizi, Figlie di Brooklyn. 

La Woodson è autrice pluripremiata e quattro volte finalista per il National Book Award, ha scritto più di una dozzina di romanzi per bambini e adulti, tra cui il best-seller Brown Girl Dreaming. All’interno del suo romanzo scorre la breve ma intensa storia d’amicizia tra quattro ragazze emigrate dal Profondo Sud, dalla Giamaica, dalla Repubblica Domenicana e da Porto Rico. Pubblicata per la prima volta in America nel 2016, e tradotta da Tiziana Lo Porto per Edizioni Clichy solo un anno dopo, la storia che J. Woodson ci racconta andrebbe letta per il solo gusto di immergersi totalmente in un’altra cultura, avendo la sensazione non di star leggendo un libro, ma di trovarsi al centro di quel quartiere povero di Brooklyn, fatto di spezie, odori e tanta paura.

Figlie di Brooklyn racconta la storia di August, otto anni, che si trasferisce dalle verdi campagne del Tennessee a Bushwick con il suo papà e suo fratello. Un trasferimento segnato dall’abbandono, una perdita apparentemente misteriosa, la scomparsa della madre, due bambini che passano i loro pomeriggi ad osservare il vicinato, e quelle ragazzine che, guardando verso la loro finestra ridono. Ma non ci vorrà molto tempo prima che August riesca a far di quel borgo la sua casa, il suo posto, e sicuramente questo avviene anche grazie ai telefilm visti insieme, al sogno di poter essere Lois Lane, o Jane di Tarzan, o perché no Marlo Thomas.

Tra i genitori bianchi sospettosi e diffidenti, la paura sempre dietro l’angolo, il velo in testa, i cibi proibiti e i primi baci, le prime volte… contrariamente a quel precetto della loro religione, tra il parco dove la protagonista scopre del tradimento che le è stato fatto e quelle donne che ricevono uomini, nell’appartamento proprio sotto quello di August, quattro giovani donne protagoniste si affacciano ad un mondo da cui son sempre state tutelate e hanno la forza di poter diventare – o almeno sognare – ciò che vogliono essere.

Jacqueline Woodson, attraverso parole semplici, odori e sensazioni tattili, fornisce ai nostri occhi un mondo poco dibattuto, finora ricordato male e troppo poco, raccontando ai suoi lettori quanto sia difficile essere una ragazzina nera in America che, come unico desiderio, ha quello di poter sognare come tutte le sue amiche. Una storia che si spinge oltre il libro in cui è racchiusa, fino alle nostre coscienze.