L’isola che brucia, è l’infuocante esordio di Emma Piazza per Rizzoli. È un libro quasi magico quello di cui voglio parlarvi, per l’enorme quantità di misteri che infittiscono il racconto, celato dietro le tonalità fredde e tetre di una copertina accattivante.

L’autrice del fortunato esordio di Emma Piazza, L’isola che brucia, nasce a Pavia nel 1988 e vive a Barcellona dove lavora come scout letterario. D’altro canto, la sua capacità di scovare storie che necessitano di esser raccontate, la si ritrova chiara ed evidente in quella che decide di raccontarci lei.

È proprio da quella – e in quella – casa in copertina che, Thérèse, la protagonista del romanzo, scappa e poi fa ritorno dopo tanto tempo, per ricevere in eredità dalla sua anziana nonna una casa che le spetta in Corsica, terra abbandonata da tutti e mai valorizzata, dove quelli che vi abitano, tra boschi fitti e pochi altri abitanti, si conosco tutti, e le voci che circolano di bocca in bocca, diventano quasi legge regolatrice dell’Isola. Lì vive ancora suo padre, un’assenza che la inquieta e la cui separazione è sancita da motivi misteriosi.
Thérèse si scopre incinta di un uomo che l’ha abbandonata, rinchiusa in se stessa, e in una Lisbona tutta bianca in cui è rimasta per inerzia, pittrice di quadri che non riesce più a dipingere fa la conoscenza di Williàm, un altro uomo che ha bisogno di salvarsi. Accomunati da un amore smisurato per l’arte i due partiranno insieme per la Corsica, dove Thérèse potrà firmare un contratto e ricevere l’eredità di quella villa che le spetta e Williàm potrà ricevere le informazioni che gli servono dal pittore còrso Pascal Chadel, per scrivere la sua biografia e raccontare di un’Isola poco conosciuta. Fin qui potrebbe sembrare l’esordio di un romanzo rosa: due persone accomunate dalla stessa passione e dolore che fanno un viaggio insieme e si innamorano, e invece no! Perché L’isola che brucia non è un romanzo d’amore, ma un thriller mozzafiato che, incalzante, non ti permette di posare il libro durante la lettura. La morte della nonna di Thérèse, il suo corpo ritrovato riverso sulla roccia, darà il via ad uno strano gioco di misteri, dove nessuno dice la verità, le morti non son casuali e i sospettati sono più di uno.

L’Isola che brucia è una storia che fa paura e che spaventa per gli infiniti pensieri che riesce a generare nel lettore. Ma è anche una storia profonda, e dedicata, fatta di brevi periodi e tempo presente, di descrizioni mai fuori contesto e dialoghi accuratamente ritmati.
Emma Piazza, attraverso una penna schietta, ci consegna l’affresco di un’isola di cui si parla poco, la Corsica, e assieme alla paura parla di sentimenti profondi, amore, onore, passione, tradimento, senso di famiglia e di vendetta. È un libro che ho letto tutto d’un fiato, non sarei riuscito a fare altrimenti.
A me insegna una cosa: “L’emozione più forte del mondo non è perdere qualcuno ma trovarlo” e quindi, sicuramente, la nostra percezione dipende sempre e solo dalla prospettiva da cui si osserva qualcosa.