fiore frutto foglia fango è il romanzo della scrittrice irlandese Sara Baume che, dopo una serie di premi conquistati per i suoi racconti brevi, esordisce con questo libriccino delicato, pubblicato in Italia da NN Editore e tradotto per mano di Ada Arduini.

fiore frutto foglia fango è un romanzo per le anime erranti, per quelle che hanno capito la differenza tra essere solitari ed essere soli, e che trovano nella solitudine un pacifico luogo da abitare.
Ray, il protagonista di questo romanzo, ha cinquantasette anni, è “troppo vecchio per ricominciare, troppo giovane” per arrendersi: è catturato dalla natura, e pare quella l’unica cosa che gli interessa. Ray vive isolato da tutti, in una cittadina sulla costa irlandese, descritta attraverso descrizioni, interrotte quasi mai: pochi sono i dialoghi presenti all’interno del romanzo – forse tre, massimo quattro – perché poche sono le persone a cui Ray rivolge parola. Da quando è morto suo padre, Ray non parla con nessuno, abita nella casa in cui ha sempre vissuto con le pareti giallo-uovo, sottostante ad una routine annoiata ma che per lui non sembra essere un problema, fatta di qualche passeggiata sulla spiaggia e qualche incursione alle Poste.
Sarà l’arrivo del malconcio Unocchio a salvarlo: un cane piccolo, impaurito e senza un occhio, salvato da un canile poco distante da casa sua, con cui ha molte cose in comune e del quale ammira la capacità di essere costantemente curioso e quella di riuscire a stupirsi per ogni filo d’erba che incontra nel suo percorso.
Ma quando Unocchio azzanna un altro cane del paese, i due sono costretti alla fuga e attraverso un affascinante viaggio in macchina, fatto di spaghetti in scatola, bastoncini surgelati e fornelli portatili, condurranno insieme una lunga peregrinazione alla ricerca della verità e di loro stessi.

Attraverso terre desolate, descrizioni dettagliate e amore per la natura, colline, spiagge, notti stellate e fauna selvatica, immaginando la vita all’interno delle altre case, fiore frutto foglia fango, suddiviso in quattro capitoli ordinati (fiore, frutto, foglia, fango) e densi di parole, è la storia di un viaggio che è al contempo fisico e metaforico, che dall’infelicità conduce i due protagonisti del romanzo a star bene con loro stessi, ma insieme.
È un libro che parla della grande amicizia che c’è tra un uomo che non ha più voglia di vivere e un cane che è stato maltrattato ed è impaurito.

Sara Baume, con frasi brevi ed un’inclassificabile dolcezza, racconta la storia di un uomo comune e nel farlo lo fa come se le parole fossero rivolte a quel cane, fedele e riconoscente solo al proprio padrone, dotato di una personalità così forte da sembrare umano, e a cui rivolgersi a tu per tu.
Ho scoperto che i cani possono imparare fino a centosessantacinque parole, non so se sia vero: ad ogni modo, se io lo fossi, per questo libro ne userei una fra tutte: delicatezza.