Il 29 febbraio del 2005 il banchiere Edouard Stern venne ritrovato morto dalla domestica e tre dei suoi collaboratori. È questa la storia che lo scrittore Jauffret decide di raccontare nel suo romanzo Il banchiere ripubblicato in Italia da Edizioni Clichy nel 2018. Questa non è una vicenda inventata: è il racconto di uno scandalo sessuale realmente avvenuto.

Nella quieta Svizzera, a Ginevra, in uno dei principali centri finanziari europei, uno dei più noti banchieri europei, Edouard Stern, venne ritrovato esanime nella sua camera da letto. La morte gli era stata inferta a colpi di pistola per opera della sua amante francese Cécile Brossard: è lei a raccontare la storia in prima persona.

“Il banchiere” è un romanzo non fiction dove il fatto narrato è reale, ma il narratore è fittizio.
È il racconto di uno dei maggiori scandali della società finanziaria europea.
Ma è un racconta che parla d’amore o di odio?

Edouard Stern, dopo un fallimentare matrimonio in Francia, si trasferì in Svizzera. Era un uomo ricco, amico di Nicolas Sarkozy e altre illustri personalità. Proprio a Ginevra, tra le tante conoscenze, nel 2001 ne fece una che gli cambiò la vita definitivamente: quella con Cécile Brossard, una probabile escort, un’amante assassina di dieci anni più giovane. Una donna sposata, che si definirà spesso la sua “segretaria sessuale”.

La Brossard e Stern si incontravano spesso, lui non le lasciava mai dei soldi, a differenza degli uomini con cui lei solitamente si incontrava. Probabilmente né soldi né affetto, ma Cécile a Edouard non chiedeva né l’una né l’altra cosa. Perdutamente innamorata del potente uomo d’affari aveva cessato di avere rapporti sessuali col marito. Con tutti gli altri uomini con cui era costretta, per professione, ad andare a letto, dichiarava di fare del sesso ma “senza amore”.

Cécile Brossard ha avuto una infanzia difficile: lo zio abusò di lei e spesso veniva costretta a guardare il padre mentre copulava con svariate donne.

Di Stern, la Brossard assecondava le perversioni sessuali: contattava donne e talvolta uomini che potessero eccitarlo maggiormente. Ma ogni sera Cécile tornava a casa dal marito, che l’amava al punto da concederle l’astinenza sessuale.

Stern aveva molti rivali, tanti che, inizialmente, al suo immediato ritrovamento, i moventi ipotizzati furono di tipo politico. Cécile Brossard dichiarò di aver agito per preservare la vita dell’amante: ucciso nell’intimità della sua stanza da letto, anziché da feroci rivali nel buio di una vecchia cantina.

Dietro i giochi erotici di Cécile Brossard e Stern si nascondeva la somma di un milione di dollari.

Un lungo scambio di lettere, email, telefonate: soprattutto giochi erotici, richieste esagerate. Lui rifiutava le sue proposte di matrimonio. Lei era stanca di sentirsi usata. Ma dopo un po’ Stern desistette e, accettò le sue richieste – sottoponendosi alla prova fatale del suo amore – depositò sul suo conto bancario un milione di dollari. Una cifra irrisoria per un ricco banchiere, che la Brossard si rifiutò di restituirgli.

Il momento del delitto è un gioco erotico. Lui definisce un milione di dollari “un prezzo alto per una puttana” e la Brossard lo ammazza con una pistola che lui stesso le aveva regalato.

Mentre la difesa di Cécile Brossard muove attorno al delitto passionale, gli avvocati della famiglia di Stern la attaccano sulla volontà di estorcere i soldi all’amante. Cécile Brossard è convinta di aver salvato la vita al banchiere, o quantomeno di avergli risparmiato una fine pietosa. La pistola che Stern le regalò, apparve a lei come la richiesta di morte. Mentre la tuta di latex che Stern indossava quando venne ritrovato, diede alla Brossard il coraggio per colpirlo come fosse di plastica, o un corpo senza anima.

Il banchiere è un libro che lascia col fiato sospeso. Rapido. Schietto. Non indolore.

In Francia il libro è diventato un caso giudiziario e la famiglia Stern ha richiesto l’eliminazione di tutte le copie dalla circolazione.

La storia nascosta dietro il narratore, quella di Jauffret, fa pensare tanto. La sua violata libertà di espressione mi ricorda il Pereira di Tabucchi, il caso Albertini del Corriere della Sera. Tuttavia mi sembra un omaggio, seppur involontario, a quei grandi scrittori che hanno deciso di raccontare la cronaca in una maniera raffinata: Truman Capote, o Daniel Keyes.

Un romanzo non fiction che fa riflettere dove la narrazione procede rapida e non dà tregua.

Jauffret ha il potere di raccontare con assoluto distacco e freddezza, stavolta attraverso la voce di donna, una storia potente e scabrosa.