Vincitore del Premio Neri Pozza 2017, Lux di Eleonora Marangoni è uno dei meritevoli romanzi finalisti in gara alla settantaduesima edizione del rinomato Premio Strega.

La storia di Lux comincia quando il giovane Thomas Edwards, eredita da parte di suo zio Valentino Tilli un albergo in rovina, per anni meta amata da personalità di ogni tipo.
L’Hotel Zelda è un palazzetto di tre piani in tutto, più largo che alto, quasi inghiottito dal giardino che lo circonda.
Tom è un architetto, gestisce uno studio di light design, e vive le cose solo in superficie: conduce la vita senza grande trasporto e si abbandona agli eventi come per dovere. Pur amando perdutamente Sophie Selwood, una donna che non vede da sette anni, da un anno e mezzo sta con Ottie, una chef che ha reso la cucina un’arte, con un figlio di sette anni al seguito, Martin.
Thomas non è interessato all’eredità ricevuta, non crede nemmeno di meritarsela e insieme a Ottie e Martin, compie un viaggio verso il sud Europa per incontrare il Nuovo Proprietario per vendere l’albergo e la sorgente d’acqua minerale Zelda.
Ma non appena i tre metteranno piede sull’Isola, subito dopo esser sbarcarti, saranno sorpresi da eventi misteriosi e dalla capacità del destino di rimescolare le carte.

L’autrice, Eleonora Marangoni, è nata a Roma. A Parigi si è laureata in letteratura comparata e ha deciso di vivere della sua passione. Qui scrive, e si occupa di copywriting e comunicazione.
In Lux, sorprendente è la nuova vita che la Marangoni dà ai luoghi. Ci troviamo tra il Sud dell’Europa e l’Inghilterra, ma la vera ambientazione del romanzo sono i posti che l’essere umano inventa per fuggire dai propri fantasmi. L’Isola diventa per Eleonora Marangoni un luogo metaforico. È il luogo dove saranno decise le sorti del giovane erede italoinglese. Qui, Thomas ha bisogno di far ritorno per chiarire i conti con il passato, ricongiungersi alla sua famiglia, e decidere il proprio futuro.

La prima grande dote di Eleonora Marangoni è quella di saper costruire un intreccio ricco di dettagli, di storie, di personaggi ben caratterizzati. Quando si legge il libro non c’è un vero e proprio elemento che mantiene vivo l’interesse del lettore, una domanda sulla quale interrogarsi finché non finisce la storia. Se questo accade, però, è grazie alla fortissima capacità narrativa della mano autoriale della Marangoni. Lunghi periodi e descrizioni dettagliate, pochi discorsi diretti e molti termini ricercati.
È sorprendente leggere questa storia. Ogni paragrafo suggerisce qualcosa al lettore, che aspetta di leggere quello successivo perché l’opinione sia ribaltata completamente.
In questo caso, da un punto di vista tecnico, si potrebbe dire, che Lux è costruito attraverso un climax disteso che senza sosta ascende verso il finale perfetto.