Bravissima è il primo romanzo di Paola Moretti, già autrice di racconti e del podcast Phenomena – audiobigrafie impossibili.
Il libro è sugli scaffali dallo scorso aprile, frutto del lavoro della casa editrice 66thand2nd che personalmente apprezzo moltissimo.
Conoscevo Paola Moretti per i suoi racconti e per il suo podcast e quando mi è stata consigliata la lettura di Bravissima devo ammettere di aver mostrato subito una certa curiosità.


«Ti consiglio la lettura di Bravissima, ma se non dovesse piacerti molla subito il romanzo!» mi è stato detto.
Chi mi conosce sa che leggo solo ciò che mi piace e che non mi costringo a portare a termine libri solo per principio. Bravissima, dunque, mi ha conquistata fin dalle prime pagine e non l’ho mollato neanche a fine lettura quando ho chiesto a Paola di rispondere a qualche mia curiosità.

I temi in Bravissima

Moretti ha una scrittura davvero agile, in Bravissima si è mossa come i nastri delle sue descrizioni, ha creato vortici di emozioni e di coinvolgimento. Un romanzo che tocca diverse tematiche: rapporto madre-figlia, ma senza scadere nei cliché letterari. Un rapporto complesso dove Antonella, la madre, agisce e si anima come un personaggio reale. La madre di una bambina prodigio, Teodora, che più che mostrarsi fiera e orgogliosa dei risultati ottenuti dalla figlia, vive tutto con preoccupazione.


In Bravissima il sacrificio non è solo quello di chi svolge una disciplina agonistica. Nel romanzo, viene infatti messa in luce anche la vita di chi, come Antonella, vive ai margini dell’attività sportiva e viene interpellata solo per l’acquisto di strumenti ginnici, per gli chignon pieni di forcine e body colorati.


Una lucida analisi del rapporto che si instaura tra una madre e una figlia, della mentalità rigida che viene forgiata dalla disciplina agonistica, la sofferenza della rinuncia, un sogno che non si realizzerà pienamente.
Moretti è stata in grado di tenermi incollata alle pagine, di farmi disperare con Antonella per gli atteggiamenti di Teodora, di farmi arrabbiare con la bambina, di farmi faticare in quella palestra. Paola è stata bravissima a destreggiarsi in tematiche così vere e intricate con una sensibilità non comune.

Di seguito trovate la nostra chiacchierata!

Foto di Paola Moretti, autrice di Bravissima

Dove nasce l’idea del libro? Perché questa scelta di mettere in luce il rapporto tra Antonella e Teodora? In particolare la decisione di ribaltare l’ottica del genitore che qui non spinge il figlio, ma si chiude in una riflessione facendosi da parte?

Uno dei nuclei tematici di Bravissima, cioè la ricerca della perfezione, lo avevo già esplorato in altre chiavi in passato, ma evidentemente non mi ha abbandonata. Poi nel concreto il romanzo è il risultato del lavoro che ho fatto su un racconto con cui ho partecipato e vinto a un concorso letterario indetto da Effe in collaborazione con 66thand2nd. Come dicevo all’inizio, mi interessava parlare di qualcuno ossessionato dall’idea di essere perfetta, fare l’esibizione perfetta, diventare un’atleta perfetta… e l’ho incarnato nella figura di Teodora. Di conseguenza, per creare un conflitto, avevo bisogno di un personaggio che le facesse da contrappeso come fa Antonella che cerca di porre un freno, seppur discreto, all’ambizione della figlia. Inoltre, la prospettiva del genitore che cerca di riscattare sé stesso attraverso il figlio é ormai piuttosto nota.

Molti autori si soffermano sull’età dell’adolescenza, vista come la fase più complessa della crescita dell’individuo. Tu fai questa scelta opposta e decidi di raccontare il momento immediatamente precedente, quando non si è né bambini né adulti e fai sottolineare ad Antonella proprio questo aspetto: si teme tanto l’adolescenza e non ci si rende conto che il periodo complesso è quello che la precede. Come mai in Bravissima ti soffermi su questo?

L’adolescenza, nella mia visione, è caratterizzata dall’eccesso: esplosioni di rabbia, litigi violenti, amori impossibili, ogni avvenimento è carico di emotività. Mentre nell’età prima, ma subito dopo l’infanzia, tutto è un po’ sottotono: si regge su un equilibrio precario per cui ogni minima oscillazione determina una reazione, che però non è sproporzionata come lo sarà dopo. È un periodo amorfo che si presta bene a venire plasmato e quindi permetta la costruzione di una certa tensione narrativa. Per me era l’habitat ideale in cui strutturare la storia. Poi c’è anche una necessità di coerenza in relazione alla ritmica, una ginnasta di 16 anni è già una professionista.

Il romanzo d'esordio di Paola Moretti, Bellissima, ritratto nella versione digitale con nastri e fiori

Antonella è una figura particolare, perché hai scelto di adottare il suo punto di vista e non quello di Teodora? Ti sei ispirata a qualcuno in particolare per elaborare il personaggio di Antonella?

Ho scelto di adottare il punto di vista di Antonella perché non credo che sarebbe stato divertente passare 200 pagine dentro la testa di Teodora. È una bambina volitiva, determinata, rigida, fissata con una sola cosa, se avessi scritto il romanzo con il suo punto di vista sarebbe venuto fuori tutto un altro libro che non era quello che volevo scrivere. Come dicevo prima Antonella fa da contrappeso, è l’elemento di leggerezza, morbidezza, la sua voce mi serviva a smussare tutti gli spigoli di questa storia. Antonella è un bel mix di varie mamme che conosco, prima tra tutte la mia, ma anche amiche che hanno avuto figli e con cui ho parlato a lungo sui temi della maternità e della genitorialità mentre scrivevo il romanzo.

La figura di Claudio mi sembra posta al margine, non solo non segue Teo negli allenamenti, ma l’ho trovato anche estraneo alle esigenze di Antonella. C’è una motivazione dietro questa costruzione?

Claudio rimane marginale per tutta la narrazione perché la storia che volevo raccontare è la relazione di Antonella e Teodora. Ciononostante Antonella attorno a sé ha un apparato sociale al di là della figlia, ha un marito, ha un lavoro, ha una madre, ha delle persone con cui potrebbe diventare amica, tutti questi personaggi però rimangono sullo sfondo perché volevo concentrare l’attenzione su altro. Parlando di Claudio nel contesto della trama è estraneo alla domesticità perché è preoccupato ad assicurare il benessere economico della sua famiglia e a mantenere lo stesso standard di vita che avevano prima del trasferimento, trasferimento avvenuto per causa sua.  Infatti il romanzo comprende i primi anni dopo un trasloco dal nord al centro-sud Italia, in una cittadina in cui la famiglia si trova sola, sono anni di assestamento e ogni membro del nucleo cerca di trovare le propria dimensione.

In Bravissima fornisci descrizioni dettagliate degli esercizi di ginnastica ritmica, sfati luoghi comuni che confondono questa disciplina con la ginnastica artistica. Da dove deriva questa conoscenza? Frutto di ricerche o sei un’ex ginnasta?

Sì, conosco abbastanza bene la ginnastica ritmica perché l’ho praticata a livello agonistico da bambina.

C’è qualcosa di te in Teodora? Ci sono aspetti del romanzo tratti dal tuo vissuto?

Sicuramente. C’è qualcosa di me in Teodora, ma c’è qualcosa di me anche in Antonella. Più che aspetti tratti dal mio vissuto, direi fatti ed episodi, sì. Prima fra tutti l’ambientazione, che seppure nascondo sotto al nome fittizio di Feudi Marina, è una trasposizione letteraria della cittadina in cui sono cresciuta, Pescara.

Mi colpisce un aspetto in particolare di Bravissima, soprattutto sul finale quando Teodora ha un aspro scambio di battute con Martina e lì sembra difendere Antonella, quasi a voler sancire un ricongiungimento con la figura genitoriale con cui si era stati in lotta per tutto il periodo precedente. È stata una mia lettura o effettivamente è andata così?

È andata così. Bravissima è scritto tutto dal punto di vista di Antonella, quindi non sappiamo mai davvero cosa pensa Teodora, cosa le succede dentro, il suo carattere poi non rende più facile il compito di decifrarla, gli unici indizi che abbiamo sono quelli che ci arrivano mediati dallo sguardo di Antonella. Ma è ovvio che Teodora non può avere solo sentimenti negativi nei confronti della madre, soprattutto non dopo tutto quello che è successo prima di arrivare al punto di cui parli tu.

Parliamo di Phenomena di cui tu sei ideatrice. Ecco, dove nasce l’idea e quali sono gli obiettivi di questo podcast? Perché le protagoniste sono solo donne?

Phenomena- audiobigrafie impossibili nasce dal mio lavoro di scouting e traduzione letteraria. Non sempre le proposte di traduzione che ho fatto a case editrici sono andate a buon fine, anzi, mi è capitato spesso che si risolvessero in nulla; però, io che combatto l’ansia con lo studio approfondito, prima di fare quelle proposte avevo letto vita morte e miracoli delle autrici.

Quindi mi ritrovavo con un sacco di materiale, nozioni e conoscenza che volevo usare e invece che scrivere il solito articolo monografico mi sono divertita a “impersonare” queste autrici a scrivere inventandomi una loro voce eventuale. L’obiettivo principale di questo podcast è intrattenere, possibilmente divertire e poi far incuriosire, far conoscere nomi che prima non si conoscevano. Le protagoniste sono solo donne un po’ perché in percentuale le mie letture comprendono più donne che uomini, un po’ perché gli uomini mi pare abbiano e abbiano avuto già molto spazio a loro dedicato.

Illustrazione di autrici oggetto del podcast Phenomena

Bravissima è il tuo primo romanzo, ma tu hai scritto racconti per varie riviste. Con quale genere ti trovi più a tuo agio?

Non mi trovo a mio agio con niente! Ho da poco frequentato un laboratorio di scrittura per il teatro con Lucia Calamaro che ha definito la mia scrittura come una “poetica dello scomodo”, mi ha fatto impressione che ci sia arrivata lei in cinque giorni mentre io non ci avevo mai riflettuto consciamente, ma direi che è così. Oggi “disagio” è una parola inflazionata, ma è il luogo da cui parto per scrivere tutto. Entrambi i generi hanno le loro svariate difficoltà, forse è meno complicato scrivere un buon racconto rispetto a un buon romanzo, allo stesso tempo scrivere una buona raccolta di racconti mi sembra più complesso di scrivere un buon romanzo, non so, a questo punto il genere con cui vado più liscia sono i monologhi!

Hai progetti futuri che possiamo raccontare ai nostri lettori?

Nulla di concreto ancora, ma ho delle idee per un prossimo romanzo. Spero di riuscire a mettermi presto alla scrivania!