Paola Moretti, classe 1990, autrice di diversi racconti e del podcast Phenomena, pubblica con 66thand2nd il suo primo romanzo, Bravissima.

Paola Moretti, autrice di Bravissima

Ancora una volta la casa editrice 66thand2nd si dimostra attenta agli autori esordienti italiani.
Ne sono recenti casi il romanzo d’esordio di Marco Lapenna, Latitudine 0° e di Alice Urciuolo, Adorazione.

I tre temi su cui si incentra il romanzo Bravissima.

Il romanzo d’esordio di Paola Moretti è caratterizzato da tre temi fondamentali: in primo luogo il difficile rapporto madre-figlia, evidenziato dalle posizioni opposte di Antonella e Teodora nei confronti della passione di quest’ultima per la ginnastica ritmica.
Il secondo tema invece porta alla luce l’estrema disciplina a cui è sottoposta Teodora, in una continua estenuante ricerca della perfezione della performance sportiva.
Per ultimo Moretti analizza il rapporto tra sport e corpo.

Pochi bambini sono determinati come Teodora.

Antonella ha quarant’anni quando si trasferisce con il marito e la figlia da Milano a Feudi Marina, una fittizia cittadina litorale del Centro Sud, che Moretti ha costruito sul calco della sua città natia: Pescara.
Mentre Claudio, responsabile vendite di una ditta di apparecchiature mediche, è impegnato nella scalata professionale, la figlia Teodora si appassiona alla ginnastica ritmica.

Il luogo sconosciuto e l’assenza di amici, porta il nucleo familiare a essere completamente isolato, in una cittadina da scoprire e senza conoscenti a sostenerli. Questa condizione di isolamento rende ancora più evidente le dinamiche dei rapporti tra i personaggi.

Teodora decide di calarsi nella parte dell’atleta perfetta, impeccabile, come suggerisce il titolo: bravissima.

Leggendo il romanzo ho percepito il Bravissima del titolo come un dovere e, proseguendo nella lettura, mi è sembrato che per Teodora raggiungere la perfezione nello sport fosse diventata una questione di principio.

Il rigore e l’intransigenza di Teodora influenzano inevitabilmente gli altri ambiti della sua vita: la famiglia, la scuola, gli amici.
A casa diventa una bambina scontrosa e difficile da accontentare. L’ostilità si dimostra soprattutto nei confronti della madre.

Parte del conflitto ha origine dal giudizio di Antonella nei confronti dello sport della figlia, ma soprattutto è ostile nei confronti di quell’ambizione alla perfezione a cui Teodora aspira e che lascia poco spazio alla spensieratezza e alla freschezza della sua età.
Moretti mette in evidenza il mutamento del rapporto madre-figlia che si mostra in un gioco di spazi e di scontri.

Antonella, la cui vita post maternità si era ristretta alla cura della figlia, si ritrova improvvisamente spaesata quando Teodora si immerge completamente nella ginnastica ritmica.

Antonella non trova un sostegno da parte del marito, completamente immerso nel tentativo di fare carriera e pronto a lasciare alla moglie e alla figlia i confronti e gli scontri.

Se da una parte Antonella non è sostenuta, dall’altra deve fronteggiare un atteggiamento ostile da parte della figlia che la vede come una nemica piuttosto che un’alleata.

Teo ormai mi trattava con la stessa sufficienza che si riserva agli scarafaggi in fin di vita, infarciva ogni discorso di «che ne sai tu» e «cosa ne capisci», mi guardava di sguincio inarcando il sopracciglio, alzava il mento in atteggiamento di sfida invece di rispondere alle mie domande.

Per ognuno dei tre personaggi della famiglia c’è uno scopo nella vita, un compito da portare avanti.

Per il padre di Teodora l’obbiettivo unico è il lavoro. Impegnato nella corsa alla carriera lavorativa si allontana dai bisogni della sua famiglia, che trascina in una piccola cittadina lontana dalla città d’origine.
Per Teodora è lo sport, la ginnastica ritmica rappresenta il suo unico interesse, al quale si dedica con tutta sé stessa.
In un primo momento Antonella sembra avere come scopo quello di prendersi cura della figlia. Così, mentre per Teodora e il padre il mondo sembra cambiare, per Antonella sembra rimanere fermo.

Ma sorprendentemente il personaggio di Antonella sarà protagonista di un’evoluzione. Antonella infatti grazie al suo impiego presso un negozio di antiquariato inizierà a sentirsi appagata e a trovare soddisfazione nel confronto con gli altri nell’ambito lavorativo.

In questa storia non c’è solo la forza e la voglia di Teodora, c’è anche la sua bravura, perché la bambina è brava, anzi Bravissima.

Vista la sua bravura, Teodora viene selezionata da un’importante società sportiva con l’obbiettivo di diventare una ginnasta professionista in Nazionale. Antonella, nonostante abbia sofferto la scelta di questo sport, non si oppone e asseconda la volontà della figlia. Ma a questo punto interviene la sorte a cambiare completamente la situazione e a offrire un nuovo scenario.

Si delinea dunque una nuova prospettiva, che vede Antonella più forte e decisa, come se avesse attinto all’energia e alla determinazione della figlia, in un momento complesso come quello con cui i membri della famiglia si ritroveranno a fare i conti, loro malgrado.

In Bravissima la scelta del punto di vista narrativo offre un’esperienza di lettura interessante e suggestiva.

La narratrice di Bravissima è Antonella, e non Teodora come ci si potrebbe immaginare. Questa è una scelta particolare, perché permette al lettore di immedesimarsi nelle preoccupazioni di una madre che vede cambiare la figlia e, al tempo stesso, lo rende partecipe delle normali insicurezze che una bambina come Teodora può provare in un ambiente agonistico.

L’originalità del romanzo sta quindi nella volontà di narrare la storia dal punto di vista di chi sostiene l’atleta, e non da parte dell’atleta stesso.

Paola Moretti non racconta la storia di una figlia spronata e incentivata dai genitori con lo scopo di avere successo nello sport.
Al contrario narra di una famiglia normale con una figlia dotata e devota all’impegno sportivo.

Inoltre la scelta di descrivere un periodo di crescita pre-adolescenziale risulta peculiare.
Siamo portati a pensare che il periodo più difficile nella fase di crescita sia l’adolescenza, ma si pone poca attenzione a ciò che la precede. Nella pre-adolescenza il soggetto non è più bambino, ma non è ancora adulto. Questa situazione ha inevitabilmente degli effetti anche sui genitori, che sono chiamati a fronteggiare una tempesta senza esserne preparati.

Nelle frequentazioni con gli altri mi sembrava tutto più conflittuale. C’erano i giochi selvaggi con i vicini che la facevano come regredire all’infanzia pre-ginnica, pre-separatista maschi vs femmine, ma che per questo loro essere incuranti delle mutazioni che la loro età imponeva, avrebbero potuto finire con una tragica rottura o con avvilenti incomprensioni.

Alla fine del romanzo, rimane una grande riflessione: quanto è necessario l’intervento dei genitori, quando la passione del proprio figlio diventa totalizzante e sovrasta tutti gli altri aspetti della vita? Cosa può provare una madre che arriva a detestare la passione per lo sport di sua figlia?