Ca’ Foscari Short Film Festival e la tecnica del video essay
Ca’ Foscari Short Film Festival e la tecnica del video essay

Ca’ Foscari Short Film Festival e la tecnica del video essay

Si è tenuto dal 6 al 9 ottobre il Ca’ Foscari Short film festival che giunge quest’anno alla sua undicesima edizione.

Il Ca’ Foscari Short Film Festival è il primo festival di cinema in Europa gestito da studenti universitari guidati da una commissione di docenti di studi sul cinema e professionisti del mondo dello spettacolo, con la direzione artistica e l’organizzazione generale di Maria Roberta Novielli. La nostra iniziativa, il cui cuore è un concorso internazionale aperto a studenti di cinema di tutto il mondo, è divenuta un importante punto di riferimento nell’ambito della ricerca sulla multimedialità. Promuoviamo la diffusione degli sviluppi più rilevanti della cinematografia e della comunicazione transmediale, collaborando con autorevoli scuole di cinema e distributori internazionali. Ogni anno ospitiamo produttori, studiosi, registi e attori di alto rilievo su scala mondiale nella nostra giuria e come ospiti speciali.

Dal manifesto del Festival sul sito dedicato al Ca’ Foscari Short Film Festival

Il programma è stato molto ricco, pieno di ospiti d’eccezione; numerosi programmi speciali e un concorso internazionale di cortometraggi realizzati dagli studenti di scuola di cinema e università di tutto il mondo.

Il manifesto di quest’anno è stato realizzato da Lorenzo Mattotti, pluripremiato fumettista e illustratore italiano che nella sua lunga carriera si è  occupato anche dei manifesti dell’edizione del 2000 del Festival di Cannes; nel 2004 ha contribuito al lungometraggio Eros di Antonioni, Karwai e Soderbergh e nel 2012 ha lavorato sulle sequenze animate di Il ètait une fois… Prut-etre pas di Charles Nemes.

Locandina del Ca’ Foscari Film Festival 11, a cura di Lorenzo Mattotti

Fulcro dell’edizione del Ca’ Foscari Film Festival 2021, sono state le donne. Protagoniste, tra le registe in concorso e le tematiche trattate dalle opere in gara, sono donne che non accettano il destino che la società auspicherebbe per loro. Donne che si ribellano anche a costo di grandi sacrifici.

Il Ca’ Foscari Short Film Festival ha dato un’attenzione particolare anche al cinema cinese, sottolineata dalla pre-apertura del festival tenutasi il 5 ottobre. In collaborazione con Guang Hua Cultures et Media, che dal 2016 organizza la Mostra Cinematografica Cinese in Italia, manifestazione che quest’anno è partita proprio da Venezia per poi spostarsi in tante altre università italiane (Milano, Bologna, Roma e Napoli).

La pandemia ha di certo lasciato il segno in tutti noi: per questo è ravvisabile in molte delle produzioni artistiche presentate durante il Festival.

È il caso dei tre cortometraggi provenienti dalle Filippine, Giappone e Corea del Sud. Tutti e tre riflettono in maniera originale sulle paure e le paranoie che si sono sviluppate negli ultimi due anni.

Al centro del Festival, anche i giovani, che si sono approcciati per la prima volta al mondo del cinema con la presentazione di alcuni dei loro lavori realizzati durante il corso dell’anno. A partire dai video essay montati dagli studenti che hanno partecipato all’iniziativa Atelier Video Essay – a cura del collettivo Quarta Parete –, il Festival ha dato risalto alle opere realizzate dagli studenti del Master in Fine Arts in Filmmaking e a quelli della Summer School organizzata da Venice International University.

Il fantastico spettacolo dell’artista Igor Imhoff  chiude la serata. L’artista, prendendo spunto dal tema della fobia, ha ideato una performance di realtà aumentata, Catoptrofobia, dove l’attore ha mimato i movimenti quotidiano che si fanno davanti a uno specchio.

A conclusione del festival si è tenuta una cerimonia di chiusura in cui sono stati annunciati i vincitori dei concorsi – premiati con delle sculture in vetro realizzate dai maestri vetrai, aderenti al consorzio PROMOVETRO – Vetro Artistico di Murano.

Alla scoperta del video essay

La terza giornata del Ca’ Foscari Short film Festival si è aperta all’auditorium Santa Margherita di Venezia. I temi sono stati vari, ma la maggior parte di essi si è raccolta attorno all’inclusività in tutti i suoi modi possibili.

Dall’indagine della fragilità maschile in Boys (don’t) cry – Masculinity in Xavier Dolan’s cinema, alla rappresentazione della cucina nipponica nei film d’animazione con JapanMeal – Only With Eyes; dalle tematiche queer attraverso il caso-studio dei film Le fate ignoranti La dea fortuna in Il Queer nel cinema di  Ferzan Özpetek; fino allo studio della seconda stagione di The Hunting con The Ghost of Bly Manor. In conclusione, conquista l’attenzione, Working in the shadows – La rappresentazione del lavoro femminile nel cinema, come spunto di riflessione sul contributo femminile del mondo del lavoro e della lotta operaia.

Ma che cos’è il video essay, nello specifico?

Chiamato anche videosaggio, esso è il risultato di due pratiche particolari: il found footage film e il film-saggio. Alla base di questi due prodotti cinematografici, vi è l’idea del riciclare e ricontestualizzare immagini preesistenti.

Naturalmente l’introduzione delle tecnologie digitali ha reso possibile il reperimento e la messa in circolo delle immagini preesistenti, sfruttando social come Vimeo, YouTube o Facebook; inoltre, la tecnologia permette finalmente di registrare alcune scene grazie agli smartphone ormai alla portata di tutti e tutte.

Chiunque può diventare un creatore di video essay, basta soddisfare i seguenti requisiti:

  • una tesi;
  • un computer e una buona connessione a internet;
  • una conoscenza anche minima di tool e montaggi audiovisivi;
  • idee avvincenti che dimostrino la tesi di partenza.

E proprio quesiti ingredienti sono serviti ai ragazzi che hanno partecipato all’Atelier organizzato da Quarta Parete che, nonostante la modalità telematica ha avuto molto successo anche grazie alla presenza di esperti nel settore. Tra i professionisti, da segnalare il contributo di Mariachiara Grizzaffi, docente all’università IULM e tra le principali studiose di video saggio in Italia; il regista Leandro Picarella e Alessandro Leonbruni, video editor.

I partecipanti hanno anche avuto la fortuna di assistere a un Q&A con Kevin B. Lee e Catherine Grant, i primi ad aver cominciato intorno al 2008 a pubblicare video essay nei loro blog di critica cinematografica per poi spostarsi sulla piattaforma Vimeo, luogo di ritrovo per molti amatori (e creatori) del genere.

La Grant coniò la formula «videographic film and moving image studies» o «videographic criticism» anche se poi l’espressione video essay è quella a essersi imposta come forma più diffusa.

I cinque video realizzati sono molto diversi tra loro, tra chi usa il voice over o le classiche didascalie in fondo, all’uso dello split screen per mettere a paragone due scene, fino al multischermo per enfatizzare le correlazioni o le divergenze  tra i film proposti. Dalle tematiche più impegnative a quelle più leggere possiamo veramente dire che ce n’è per tutti i gusti.

A seguito della proiezione, Jacopo Renzi, tra i fondatori di Quarta Parete, insieme a Francesca Cavallaro, rappresentate del gruppo che ha realizzato JapanMeal – Only With Eyes con Riccardo Aricò, Anastasia Volosatova e Veronica Miani, sono stati intervistati all’NH hotel di Venezia dove hanno parlato della loro esperienza dai diversi punti di vista. La video-intervista è disponibile sul canale YouTube Cafoscarishort.

il video essay non vuole essere uno strumento sostitutivo delle forme scritte di analisi e critica, ma un mezzo espressivo ulteriore, attraverso il quale riappropriarsi di un rapporto di prossimità, – di contatto e coinvolgimento emotivo – con l’oggetto al centro del proprio studio e riflessione.

Articolo a cura di Francesca Cavallaro

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