Carmen Llera Moravia

Se nel passato il nome della scrittrice Carmen Llera Moravia poteva essere ricorrente, oggi è come se su di lei si sia riversata un’ombra pressoché totale. Sarà forse per le chiacchiere che non l’hanno mai abbandonata, o ancora per quell’inclinazione a non amare chiunque avesse da parlare di lei.

«Tuttavia il gossip ti segue, incessantemente. Da sempre».

«E io me ne infischio. Non mi piacciono le chiacchiere. Sono riservata su ciò che mi riguarda da vicino. Mi sembra curioso che la mia vita sessuale possa interessare a qualcuno. La trovo noiosissima».

intervista a cura di cesare lanza a Carmen Llera moravia su sette, corriere della sera.

Parlano chiaro le dichiarazioni di Llera Moravia rilasciata in una nota intervista a cura del giornalista Cesare Lanza pubblicata su Sette, il settimanale del Corriere della Sera. Ma sempre, ciò che dichiarava di sé a ogni curioso giornalista, prima di ogni intervista, è che non avrebbe mai parlato della propria vita privata. Saranno le sue opere a parlare della scrittrice spagnola naturalizzata italiana.

Nata nel 1953, Carmen fu un’adolescente ribelle e anticonformista che, a soli diciassette anni, divenne la portavoce del Partito Socialista spagnolo.

Il suo amore per la scrittura nasce probabilmente dall’incontro con uno scrittore che Carmen Llera ha amato prima ancora di incontrare. È Alberto Moravia, forse il più celebre tra gli scrittori del Novecento, un amore che le costò una cattiva reputazione ma che comportò l’ingresso definitivo nel mondo letterario degli anni Novanta.

Carmen Llera si definisce «un lettore» prima ancora che scrittrice; Agostino è il personaggio letterario che ha amato di più, ha regalato Due (Irene Nemirovsky) a una persona amata e, tutta la sua produzione si è alternata tra l’amore, la libertà dei corpi e il dolore.

Attenta femminista, oratrice di una sessualità più libera e disinibita, amministratrice insindacabile del tempo libero e dei propri spazi, i libri di Carmen Llera non ottennero da subito un gran successo. Dopo Georgette, pubblicato nel 1989 da Mondadori, il suo editore diventerà quello che tutt’oggi detiene i diritti dell’opera di Moravia: Bompiani.

Nel momento in cui Llera incontra Moravia, lei è giovanissima mentre Moravia è ben più anziano di lei. Quando si sposano, nel 1986, infatti, Carmen ha trentatré anni, Alberto ne ha 79: e così si fa presto a riconoscerla come un’arrampicatrice sociale, una donna che del celebre scrittore ha interesse solo per vivere una vita smodata.

Tra Carmen e Alberto c’è molto di più che un’unione dettata dall’interesse. Tuttavia, nessuno dei due ha mai rilasciato particolari notizie circa la loro relazione.

Né Carmen, infatti, tantomeno Alberto, ebbero da raccontare i dettagli delle proprie relazioni. D’altronde Carmen non aveva piacere a raccontare di sé, e saranno sempre gli altri e le altre, invece, a narrare di lei più di quanto volesse – e talvolta, più di quanto fosse vero. Come legati da un patto d’amore, anche Alberto non raccontò mai niente, e celebre è il breve ricordo che rivolge all’autrice, all’interno dell’intervista rilasciato ad Alain Elkann e diventata un libro.

«Però molte persone che ti conoscono da anni ritengono che da quando hai incontrato Carmen Llera si può dire che tu abbia avuto una nuova stagione creativa…»

«Va bene, parlerò dei romanzi che ho scritto in questa cosiddetta stagione creativa. Quanto al rapporto con Carmen Llera parleranno gli altri, se ne avranno voglia».

elkann a., moravia a., vita di moravia, bompiani, milano 2007 (p. 272)

In ogni caso, quando Moravia e Llera si incontrano lui ha un matrimonio alle spalle con Elsa Morante e una relazione d’amore vero, forse l’unica – come lui stesso dirà all’interno di quella stessa intervista con Elkann – con la celebre scrittrice Dacia Maraini. Si trovano per la prima volta sul lungomare di Sabaudia, meta estiva amata dagli intellettuali romani del tempo, quando Llera sta scrivendo una tesi di laurea su Buñuel.

Gli chiesi un’intervista su Buñuel per la tesi della mia seconda laurea. Accettò e mi invitò a casa sua. C’erano il tè al gelsomino e le ciambelline al vino. Non ci siamo più lasciati.

Mai effettivamente considerata con rispetto, dall’opinione pubblica il loro amore venne sempre letto come un capriccio, l’ennesimo colpo di testa dell’autore – che già con Maraini, si era legato a un personaggio più giovane di trent’anni di lui. Eppure, vien difficile credere che i due, con la loro unione, avessero rinunciato alla passione.

Moravia incluse quel sentimento fin dagli Indifferenti, Carmen Llera raccontò di perversioni e disinibizioni a partire dal suo primo Georgette. Ma il tema degli istinti tornerà nella Noia, in Agostino e persino nella Ciociara. In vita, Moravia ebbe a frequentare molte donne, e con ognuna di loro mai disdegnò il sentimento carnale; mentre Llera puntò tutto su quella libertà femminile, contro gli stereotipi e le tradizioni di un mondo che mercificava il corpo della donna di continuo.

Fortemente contro le veline degli anni Duemila, i rotocalchi con i corpi delle donne, Llera, più che di sesso, parlava di libertà dei corpi.

Con Moravia condivisero l’amore fino alla scomparsa dello scrittore, avvenuta nel settembre del 1990. E se con Elsa Morante le frequentazioni esterne erano taciute, nascoste dalla terribile gelosia della scrittrice romana, con Carmen Llera vivevano alla luce del sole.

La loro libertà individuale viene prima di ogni cosa, ma non è un sentimento che riguarda esclusivamente il sesso. Carmen ha sempre voluto sentirsi indipendente, autonoma e autodeterminata. Voleva sentirsi libera anche di poter decidere all’ultimo momento se andare al cinema alle tre o alle quattro del pomeriggio.

«Là c’è una cosa che faceva impazzire Alberto, il mio decidere all’ultimo istante, anche fare la valigia cinque minuti prima di partire. Una nostra tipica conversazione a colazione: “Allora andiamo al cinema alle quattro?”. “Te lo dico alle tre”. “Ma perché?”. “Voglio essere libera di decidere”. Si arrabbiava molto».

fiori s., sulla repubblica, Carmen Llera: «Per Moravia sposarmi fu un atto di coraggio», 15 luglio 2015.

Un amore per la libertà che Moravia cercò sempre in tutte le donne con cui ebbe a trascorrere anche solo qualche ora d’amore. Eppure, in quella relazione con Llera, Moravia detestava quella libertà: era ciò che li faceva litigare di più, perché lui negli anni era diventato geloso e molto attento a lei. Tuttavia Moravia preferiva sapere anziché essere ingannato, e così, Llera gli raccontava tutto, senza menzogne, in virtù di quella libertà che non si esauriva nella sola narrazione.

È all’interno di Finalmente ti scrivo che Carmen Llera si lascia andare un po’ e trova il tempo per parlare del loro grande amore.

Finalmente ti scrivo, Bompiani, Milano 2019

Tuttavia, la modalità scelta per raccontarlo resta intima, in buona percentuale ermetica agli occhi delle altre persone, dei lettori e delle lettrici di Moravia. Finalmente ti scrivo si consegna come una lettera d’amore, dove versi e prosa si alternano gli uni all’altra forma. Dalla scomparsa di Moravia sono passati dieci anni, ma Llera non ha smesso di ricordarlo e soffrire la sua assenza: solo con Finalmente ti scrivo rompe il silenzio.

È un libro dominato dal ricordo, dalla memoria di una quotidianità affascinante, fatta di piccole cose, di abitudini e spesso viaggi e pellegrinaggi. In appendice dieci lettere scritte da Moravia, alle quali Llera non ha mai risposto. Dopo quel libro, l’autrice racconterà di averle tutte distrutte per sottrarle alla curiosità invadente dell’interesse altrui.

Ma di quella insofferenza e di un’inquietudine che la portava sempre oltre rispetto a ciò che aveva nel momento in cui lo possedeva, Llera ne farà menzione, in maniera più ermetica ma abbastanza riconoscibile sotto di sé, tramite l’io narrante del Diario dell’assenza (Bompiani, 1996).

È all’interno di quest’opera che emerge la Llera più autentica, nonostante si nasconda dietro una prima persona che si fatica a comprendere se rappresenti se stessa oppure un semplice escamotage narrativo.

Prima edizione Bompiani di Diario dell’assenza, 1996.

Diario di un’assenza ebbe una risposta abbastanza scandalizzata rispetto ai modi in cui il sesso veniva narrato tra quelle pagine. Racconta la storia di una donna divisa tra due uomini, e che non riesce a godere del tempo che vive. È sempre in fuga verso un altrove, verso altre tensioni e attenzioni, ma mai è in grado di essere felice con gli uomini che le stanno accanto.

Eppure è sicura di amarli, e forse, con tutti gli uomini che avrebbe avuto dopo Moravia, Carmen Llera non riuscì mai a liberarsi dalla promessa che Alberto le aveva fatto: nessun uomo l’avrebbe amata più di quanto lui facesse. E dell’interesse altrui a voler sempre raccontar di lei le proprie idee e convinzioni, anche nel Diario dell’assenza non riuscirà a liberarsi. C’è chi in quel Gad sposato con un’altra e mai intento a restare, menzionato nella seconda parte del libro, riconoscerà il celebre giornalista televisivo Gad Lerner; e c’è persino chi, nel secondo Lui-protagonista riconoscerà il politico Piero Fassino.

Finalmente ti scrivo e Diario dell’assenza hanno in comune l’assenza dell’amore.

Mi piace pensare che dietro almeno uno dei Lui a cui Llera Moravia rivolge la propria nostalgia si nasconda il nome di Alberto Moravia. Mi piace pensare che in questo libro Llera Moravia continui a parlare di una storia d’amore che tuttora porta con sé. E se c’è una ragione per cui dovreste leggerlo è che, mentre nasconde la propria vita tra le righe delle storie, Diario di un’assenza racconta di sentimenti universali.

Mi piace pensare che dietro la sfrontatezza del Diario dell’assenza, nascosta tra i dettagli di passioni e incontri dei corpi, si nasconda invece un altissimo tenore poetico. Sono la stessa dolcezza, la passione, l’ermetismo e la scelta dei termini, a rendere Diario dell’assenza e Finalmente ti scrivo, due facce della stessa medaglia. Due narrazioni dell’amore diverse e complementari.