• Aldostefano Marino

Casa Museo Boschi Di Stefano

Milano è un museo, una città in cui se ti dimentichi di guardare in alto ti perdi metà di ciò che è disposta a offrirti. Ricchissima di edifici storici e palazzine imperdibili, è un luogo in cui più ti muovi più scopri di non saperne abbastanza.


Così è accaduto per la Casa Museo Boschi Di Stefano, dove sono finito per caso, passeggiando nei pressi della Stazione Centrale di Milano.


Al numero 15 di Via Giorgio Jan, nello storico edificio progettato dall'architetto Piero Portaluppi, hanno abitato fino allo loro scomparsa i coniugi Antonio Boschi e Marieda Di Stefano, a cui è intitolata la Casa Museo.





Dal piano terra della residenza si può accedere direttamente a quella che per tempo è stata La Scuola di Ceramica voluta da Marieda Di Stefano e denominata Jan 15, in onore della via e del civico in cui sorge la storica dimora. Il piano terra, attualmente ospita laboratori didattici dedicati alla lavorazione della ceramica, talvolta mostre espositive e percorsi d'arte.

Al secondo piano, invece, è ospitata La casa museo, un appartamento immerso nell'arte, suddiviso in undici stanze espositive e oltre tremila opere esposte. Da Severini a Boccioni, passando per Carrà, Fontana, Sironi e molti altri nomi del panorama artistico e pittorico del Novecento Italiano, attraversando il percorso non si può che rimanere impressionati dai giochi di luce, dai colori, dalle altissime pareti con i fregi in gesso.


Quella dei Boschi Di Stefano è infatti una collezione che non si è posta limiti cronologici né si è orientata sulla ricerca del singolo «pezzo» mancante. Non c'è alla sua origine un criterio «storico», ma è invece l'istinto a guidare i coniugi, il cui sguardo era costantemente puntato sul presente e il cui interesse era rivolto a ciò che gli artisti andavano creando in quel momento. Questo modo di concepire il ruolo del collezionista in termini di «militanza», ovvero di intervento diretto sul campo con scelte immediate, è quello che maggiormente ci fa apprezzare la capacità critica dei due collezionisti, la loro abilità nel selezionare accuratamente quello che avrebbe segnato la storia dell'arte e quello che invece sarebbe stato cancellato. Dalla pagina dedicata alla Collezione del Sito web della Casa Museo Boschi Di Stefano

I coniugi Boschi Di Stefano

Mariella, proveniente da una famiglia fortemente attratta dalla ricerca e dall'arte in senso ampio, negli anni Cinquanta aveva iniziato a frequentare l'atelier dello scultore milanese Luigi Amigoni. Maturato un forte amore verso l'arte della ceramica, ispirata dalla plasticità delle opere di Lucio Fontana, dal 1953 Marieda cominciò a esporre le proprie opere – che firmava con lo pseudonimo di Andrea Robbio – presso la Galleria Montenapoleone. Tutt'oggi una sua opera è esposta all'interno del Museo della Ceramica di Fadenza.


Antonio Boschi, allora ingegnere presso la fabbrica Pirelli, si avvicinò all'arte grazie allo studio del violino. È grazie all'incontro con Marieda, tuttavia, che Boschi si avvicina all'arte figurativa. Insieme viaggiano, sempre in cerca di nuove arti e artisti, sono frequentatori abituali della rinomata galleria parigina Leonce Rosenberg. Con il loro matrimonio, Marieda e Antonio daranno vita a un luogo che diventerà meta d'incontro favorita da numerosi e numerose artisti del Novecento. Uno spazio di incontro e scambio, che oggi è divenuto luogo di divulgazione e di educazione, accessibile gratuitamente.


Per visitarla non è necessaria prenotazione, ma il sito web dedicato alla Casa Museo la consiglia. Tuttavia, io l'ho visitata senza prenotarmi, di sabato pomeriggio, e senza dover fare alcuna fila per l'accesso. Naturalmente è obbligatorio presentare all'ingresso il Green Pass in corso di validità. Consiglio fortemente la visita per trascorre un pomeriggio all'insegna dell'arte e immersi in un trionfo di opere e colori.