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#Aldostefanolegge è una rubrica nata nel 2019, diretta e curata da Aldostefano Marino. Intende esplorare i temi e la letteratura italiana, a partire dal primo Novecento.

Nel mondo della letteratura, il Novecento è il secolo che sperimenta fino al limite, che mette in crisi più volte la funzione della parola scritta e della propria tradizione. È il secolo che più di tutti si è spinto verso e oltre la sperimentazione. Un secolo meno breve di quanto sembra, e anzi lunghissimo, disseminato di innovazioni e strade diverse.

In #Aldostefanolegge troverete inoltre, recensioni e commenti a testi di narrativa consolidata, come Irene Nemirovsky, William Maugham, Simenon, e molti altri.

L'immagine ritrae il libro di Elsa Morante, Lo scialle Andaluso, fotografato in mezzo ai fiori recisi gialli e violetti, su fondo in legno

Lo scialle andaluso, E. Morante

Nel novembre del 1963, per la casa editrice Einaudi, viene pubblicata la raccolta di racconti Lo scialle andaluso. La pubblicazione del volume avviene in un momento particolare per l’autrice, ossia mentre Elsa Morante soffre la perdita di un suo grande amore: Bill Morrow. Ma in realtà, molti di essi vennero composti in tempi assai remoti.

Morrow è un giovane pittore newyorkese amante dell’arte e dell’eccentricità. A quel tempo Elsa conviveva ancora con Moravia in via dell’Oca, ma durante l’autunno Alberto se ne va e lei rimane ad abitare l’attico di via del Babuino. Ogni altro progetto viene interrotto, e a chiunque le domani se sta scrivendo qualcosa, appare come se abbia perso la voglia di narrare ancora.

Il racconto che dà il titolo all’opera, Lo scialle andaluso, era allora già uscito nel ’53 sulla rivista “Botteghe Oscure”.

Sono i suoi amici più fidati, Italo Calvino e Umberto Saba che le fanno capire che si tratta di un buon lavoro – anche se si allontana da tutto ciò che ha scritto fino a quel momento. Sarà proprio Saba a suggerirle di concentrarsi su questo “eterno rapporto tra la madre e il fanciullo”.

La tua nostalgia di essere un ragazzo è – in realtà – la nostalgia di non avere messo al mondo un ragazzo: lo cerchi nell’arte perché non l’hai avuto nella sua fisicità.

da una lettera di saba alla morante, su l’amata p. 127

Dietro la risposta di Saba si possono leggere alcune delle motivazioni che hanno portato alla genesi dello Scialle Andaluso. Di questo sentimento provato da Elsa Morante se ne ritrova traccia anche nell’Isola di Arturo. Entrambi i personaggi protagonisti – se si prendono in considerazione Arturo e Andreuccio – nascono dalla perdita dell’amore di un altro uomo importantissimo per la Morante: Luchino Visconti. Un innamoramento non corrisposto, lo stesso che Andreuccio prova per sua madre, e che Arturo patisce per suo padre. Perché l’amore, in queste pagine, non è qualcosa in cui trovare salvezza, ma spesso compare come qualcosa da cui mettersi al riparo.

La raccolta dello Scialle andaluso ha uno scopo importante per la Morante. Da una parte mette fine a un silenzio letterario troppo lungo per l’autrice; dall’altra invece le dà il coraggio per riavvicinarsi alla scrittura e per narrare ancora.

La figura di Andreuccio, il protagonista dell’ultimo racconto della raccolta, si ripropone in un altro manoscritto, un romanzo-balletto che non vide mai la luce: Nerina. Qui non è lui il protagonista, ma il personaggio si insinua tra le pagine e le storie con prepotenza, rubando spesso la scena alla protagonista. Di questo romanzo se ne ha prima notizia proprio durante quegli anni, ma già nel ’52 non se ne parla più. La Morante, allora, scriverà a Calvino che ha appena concluso un lungo racconto, e quasi certamente si trattava dello Scialle andaluso.

Lo scialle andaluso si presenta come una raccolta ricca di spunti per comprendere la Morante, non solo in quanto scrittrice, ma anche per addentrarsi nella sua biografia.

Oltre alla storia di Andreuccio, la più lunga della raccolta, possiamo leggere un frammento di Nerina, sotto il racconto di Donna Amalia, una donna che vive tutto con la spensieratezza di una bambina mai cresciuta. Poiché ella, “a differenza della gente comune, non acquisiva mai, verso gli aspetti (anche i più consueti) della vita, quell’abitudine da cui nascono l’indifferenza e la noia”. Il ladro dei lumi venne composto nel 1935: a esso seguiranno L’uomo dagli occhiali, La nonna, Via dell’Angelo, Il gioco segreto, Il compagno e Un uomo senza carattere. Questi ultimi racconti citati provengono da una raccolta pubblicata nel 1941 per l’editore Garzanti.

Altri racconti provengono dalla preistoria dell’autrice, come Il cugino Venziano, Andurro ed Esposito. Il soldato siciliano, faceva parte di una trilogia di racconti sulla guerra, della quale gli altri due sono andati perduti. Nonostante la grande varietà di personaggi, sentimenti, dolori e temi, tutte le storie narrano di rapporti esclusivi e legami familiari che sfociano nella prigionia, di giovani che si apprestano a diventare grandi. Come se, dietro ogni famiglia che la Morante ha deciso di raccontare, si nascondesse un segreto, un demone nascosto, uno scheletro nell’armadio di cui sentiva il bisogno di narrare. Mondi dove la fantasia e la realtà, il sogno e la veglia, si mescolano continuamente e danno prova della sua grande abilità stilistica.

Lo scialle andaluso, soprattutto, è un reperto fondamentale per osservare il trascorso di una grande scrittrice del Novecento che tanto odiava non potersi definire scrittore, al maschile. Una raccolta di racconti selezionati dalla stessa Elsa Morante, per raccontare il suo lungo iter di narratore.

Il libro La spiaggia di Cesare Pavese ritratto su una tavola di legno con girasoli e altri fiori violetti

La spiaggia, C. Pavese

Nell’intera produzione di Pavese si può facilmente individuare un filo conduttore, temi a lui cari che ritornano di frequente. I paesaggi prima di tutto, come la campagna, la collina, il fiume, la città; ma soprattutto tematiche quali l’individualismo, la maturità, il rimpianto per la perdita dell’infanzia, la ricerca di un equilibrio interiore.
In grandissima parte, sono gli stessi temi che troviamo nella Spiaggia.

La spiaggia arriva per Pavese dopo un lungo periodo di concentrazione sulla poesia. Scritto tra il 1940 e il 1941, indaga quel sentimento che nasce nell’uomo quando prende contatto con le cose sfuggenti e precarie della vita.

L’ambientazione, come lascia presagire il titolo, è quella di una spiaggia estiva, un luogo dove tutti si osservano e si abbandonano a loro stessi. È un posto dove ogni personaggio si spoglia dei propri abiti di apparenze e si lascia andare al caldo afoso dell’estate, si dileggia in frivoli conversazioni o si concede lunghe nuotate in mezzo al mare, lì dove “non si era mai soli”. La spiaggia è un luogo magico – in un certo senso – perché lì vi succedono solamente cose in grado di cambiare il corso degli eventi.
È l’ambiente che si ritroverà in alcuni suoi lavori come Il diavolo sulle colline, ma che non sarà facile riconoscere altrove – se si conosce anche solo sommariamente la bibliografia di Pavese.

Un Io narrante è il protagonista principale della storia. Si tratta di un professore, un uomo di circa trent’anni, solo, che vive la propria solitudine come una condanna e che non ha la forza di accettare di essere cresciuto.

Doro e Clelia, una coppia travagliata e sull’orlo di una precipitosa crisi coniugale, dopo molto averlo invitato, ricevono il loro amico in una lussuosa villa di proprietà sulla Riviera ligure. Clelia è una donna sola, e “volubile”; Doro, invece, dipinge per vincere la noia – ma ha deciso che smetterà, perché si è stancato di ritrarre sempre il mare.
Il protagonista narrante è molto tempo che non si reca in visita ai suoi amici, e così, preso da un impeto di noia, decide di assecondare le loro richieste. In questo modo, i luoghi del lungo racconto diventano per il protagonista e i suoi amici un alibi per ritornare con la mente al passato, ai luoghi dell’infanzia e della giovinezza prima della maturità.

Pavese giudicava quest’opera un mero esercizio di stile, e al lungo disse che fosse una parentesi buia nella sua produzione. Tuttavia – contrariamente a quanto ci si aspetti con tale premessa – la scrittura compare qui più asciutta e scarna che mai. Infatti, l’intera storia è scritta con un linguaggio leggero, apparentemente immediato ma mai trasparente fino in fondo, contribuendo ad acuire quella sensazione di “sospensione” che si prova leggendo queste pagine.

Nella Spiaggia l’intreccio non è ciò che costituisce la lisca della storia. Sono gli incontri tra i personaggi che abitano le pagine, i loro rapporti, a costituire il nucleo dell’intero romanzo.

E tutti i rapporti sembrano abilmente votati verso un’incapacità comune di sapersi riconoscere adulti. Verso un’incapacità di sapersi accettare e proseguire in direzione dell’età matura. Tutti i personaggi, infatti sono in fuga da qualcosa – la maggior parte dalla loro maturazione -, e tutti sono sempre intenti a cercare – e spesso giudicare! – negli altri le vittorie che non hanno portato a casa personalmente. Soprattutto, a tal proposito è bene citare la figura di Berti, un giovane diciottenne che su quella stessa spiaggia rincontra il suo insegnante privato. Eccolo il tipico personaggio pavesino, Berti: un adolescente che non ha voglia di far nulla e che nasconde la propria insicurezza e insoddisfazione in un comportamento aggressivo (ma solo di facciata). Non sarà forse lui la chiave di lettura dell’intera opera? Il suo essere così ostile al mondo e alla necessità di diventare adulti?
Ma per il protagonista non c’è più tempo per essere immaturi, e ai suoi occhi anche quell’ilarità e quella gioia che da sempre contraddistinguono il suo alunno, alla fine assumono l’aspetto malinconico che hanno le cose quando non possono più renderci felici.

Il nuovo InkPad 3 Pro prodotto da PocketBook, rappresentato su una tavola di legno e circondato da libri

PocketBook, InkPad 3 Pro

Quando PocketBook mi ha proposto di provare il loro nuovo e-reader, inizialmente sono stato titubante. Il mio approccio con la lettura, infatti, è sempre stato di tipo tradizionale, perché ho sempre collegato questa pratica a un oggetto fisico, ossia il libro.

Forse per orgoglio, senza aver provato un e-reder, ho ripetuto come un giuramento che non avrei mai preferito il digitale al cartaceo.
Dei libri amo la loro adesione alla tradizione. L’odore, il tatto della carta, scrivere sulla prima pagina il giorno in cui comincio, sottolineare le parti che ho preferito e su cui poi – magari – un giorno tornerò.

Fin da quando ho cominciato a leggere ho sempre prediletto l’idea che a una storia corrispondesse necessariamente un oggetto: come se il libro stesso facesse parte del racconto che si legge.

Non potrei mai dimenticare la copertina di un libro che per me è stato importante. E difatti, ho sempre scelto i libri anche secondo un principio estetico e formale, poiché il contenitore, talvolta, può rendere più o meno godibile il contenuto. Inoltre, mi è sempre piaciuto avere tutti i miei libri a portata di mano, ma a una certa è diventato impossibile tenerli con me.

Infatti, nel mese di gennaio mi sono trasferito a Milano, dove i miei spazi si sono ridotti notevolmente. Anche per i libri non ho più tutto lo spazio di prima, e così, parallelamente alla collaborazione con PocketBook, ho iniziato a credere che un e-reader sarebbe venuto incontro ai miei problemi. Ciò che più mi attraeva era la possibilità di poter avere sempre le mie letture con me, e di non dover scegliere i libri da portarmi appresso prima di una partenza.

E così è stato. InkPad 3 Pro mi ha conquistato.

PocketBook nasce nel 2007 a Lugano, in Svizzera. Attualmente è uno dei maggiori produttori globali di e-reader basati sulla tecnologia E Ink Carta e vende i suoi prodotti in più di 35 paesi al mondo.

Gli e-reader di Pocketbook sono pensati con grande cura e meticolosità verso ogni esigenza di lettore. Gli schermi non affaticano la vista, l’interfaccia è in 35 lingue e le impostazioni sono ampiamente personalizzabili. Ha uno schermo di 7.8 pollici, dotato di multisensoriale screen e tecnologia SMART light, che permette la lettura in qualsiasi condizione di luce. Un’altra caratteristica imprescindibile, soprattutto per chi ama leggere in spiaggia, è la sua impermeabilità che vi permetterà di prendere schizzi e secchiate d’acqua senza che dobbiate procurarvi una nuova copia del libro che avevate in lettura.

InkPad 3 Pro è dotato di connessione WiFi e connettività Bluetooth. Inoltre, possiede un adattatore audio micro USB attraverso cui connetterlo al PC, o a delle casse esterne.

Grazie all’innovativo sistema tecnologico, PocketBook mette a disposizione uno store virtuale dove poter scaricare e caricare i vostri libri digitali. L’app per smartphone PocketBook Reader consente di leggere e ascoltare i vostri libri su tutti i dispositivi iOS e Android. L’app supporta qualsiasi formato: PDF, EPUB, DjVu, MOBI, DOCX, RTF e tanti altri, davvero per ogni tipo di esigenza!

Grazie a InkPad 3 Pro potrete ascoltare anche i vostri audiolibri MP3 e MP4. Ma non solo: InkPad supporta anche la musica!

Ho testato InkPad 3 per due mesi, alla conclusione dei quali devo ammettere che l’e-reader non potrà mai sostituire il posto che da sempre detiene il cartaceo. Tuttavia, è vero anche che il libro non garantisce molte delle innovazioni e possibilità di cui vi ho parlato. Per me si è dimostrato un ottimo supporto alla lettura tradizionale, perché mi ha permesso di leggere ovunque, cosa che, invece, con il libro fisico non è possibile: soprattutto se si è ossessionati come me dalle sue condizioni. Un e-reader vi permetterà di ingrandire le pagine fino alla dimensione che preferite e di accaparravi titoli classici e nuovi a prezzi imbattibili. Infine, l’ho detto e lo ribadisco: InkPad 3 Pro vi darà la possibilità di avere sempre con voi i libri che amate, e di non dover più versare lacrime amare prima dei vostri futuri traslochi.

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