Aldostefano Marino

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BARBERINI & CORSINI

Le Gallerie Nazionali Barberini e Corsini sono un museo e due gallerie, centro di raccolta dell’arte antica a Roma.

Le stanze delle Gallerie Nazionali Barberini e Corsini, possiedono oltre 5000 opere d’arte, tra quadri, bozzetti, arti decorative, sculture, e dipinti. Tra queste alcuni sono dei capolavori assoluti, come la Fornanarina di Raffaello o l’Oloferne di Caravaggio.

I sontuosi palazzi sono appartenuti a due celebri famiglie: i Barberini e i Corsini. Il primo dei due a essere acquistato dallo Stato unitario è palazzo Corsini, dove è esposta la collezione Corsini; successivamente, nel 1949, lo Stato acquista Palazzo Barberini e le 112 opere della collezione della famiglia. A Palazzo Barberini vengono spostate le collezioni principali; a palazzo Corsini, invece, resta il nucleo della collezione iniziale.

Oggi Palazzo Barberini e la Galleria Corsini sono diventate le Gallerie Nazionali. I palazzi, spesso, offrono delle mostre temporanee: a Barberini, potrete visitare “Michelangelo a colori”, a palazzo Corsini, invece, L’enigma del reale, dedicata ai ritratti e alle nature morte della collezione seicentesca del conoscitore d’arte, Ruggero Poletti. Entrambe le due esposizioni sono visibili fino ai primi giorni del mese di gennaio.

Palazzo Corsini e Palazzo Barberini possono essere visitati unitamente al prezzo di dodici euro. Sono disponibili varie tipologie di sconti, e il biglietto è valido per dieci giorni successivi alla prima visita.

Galleria Nazionale di Palazzo Corsini

Nel rione di Trastevere, davanti alla Villa Farnesina, alla fine del XV secolo, i nipoti di papa Sisto IV edificarono una villa di modeste dimensioni. Durante il XVII, la villa venne ampiamente allargata, quando nel 1736, l’edificio e l’imponente giardino vennero acquistati da Ferdinando Fuga. Palazzo Corsini divenne la residenza di una delle più scalmanate e famose donne del tempo, Cristina di Svezia, la quale avrebbe ospitato nel giardino – attuale Orto Botanico di Roma – le prime riunioni della ancora insiste Accademia dell’Arcadia. Il palazzo si presenta esattamente come allora, un singolare esempio di quadreria romana che mantiene l’allestimento originario del Settecento.
Nella parte superiore della villa, si svolse uno dei combattimenti più importanti della storia che vide la morte di Goffredo Mameli. All’interno è possibile visitare le Galleria Corsini, che attualmente ospita la mostra L’enigma del reale.

Galleria Nazionale di Palazzo Barberini

Palazzo Barberini deve il suo nome alla famiglia Barberini, e in particolare al papa Clemente VIII (Maffeo Barberini), che acquistò la villa per realizzarne la residenza dei suoi tre nipoti nel 1625. Alla trasformazione architettonica collaborano molti artisti del tempo, tra i quali Carlo Maderno che ne imposta l’impianto a H. Il contributo di Lorenzo Bernini è grandissimo, infatti egli progetta lo scalone quadrato che conduce al secondo piano del Palazzo fino a una delle stanze più belle dell’edificio.
Si tratta dell’immenso Salone, il cui soffitto è affrescato da Pietro da Cortona, una stanza imponente, rivestita da carta da parati dorata, e il Trionfo della Divina Provvidenza, realizzato per celebrare la potenza spirituale del pontificato Barberini. Sempre a cavallo tra gli ultimi anni del Cinquecento e i primi del Seicento, Francesco Borromini realizza la scala elicoidale per l’ala sud del palazzo.

L’Ara com’era, al Museo dell’Ara Pacis

#ARAcomera
L’Ara com’era.
Un racconto in realtà aumentata e virtuale
Museo dell’Ara Pacis

con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura
+ musei in Comune (MIC)

Intero 12 euro – Ridotto 10 euro
prenotazione consigliata allo 060608

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L’inaugurazione dell’Ara Pacis nel 9 d.C., per volontà dell’imperatore Augusto, celebrò un avvenente periodo di pace in uno degli imperi più vasti mai esisti.

Inizialmente, l’altare dedicato alla pace, era posto in via Lata, in prossimità del pomerio, il limite sacro della città. Via Lata, corrisponderebbe all’attuale via del Corso; ma fin dal Medioevo, partiva dal Campidoglio e arrivava fino a Piazza Colonna.

Sull’Ara Pacis, come su uno straordinario messaggio ai posteri, le origini di Roma si fondono con quelle della famiglia di Augusto, per rappresentare il destino di una città che diventa un impero e quello di una dinastia che lo domina

La prima scoperta dell’Ara Pacis risale al 1568 quando, sotto Palazzo Fiano, ricomparvero 9 blocchi marmorei. In un primo momento, questi resti vennero attribuiti a un arco domizianeo. Una gran parte venne trasferita a Firenze, un’altra al Louvre – dove è contenuta tutt’oggi -, un’altra ancora ai Musei Vaticani.

Nel 1859, durante dei lavori di ristrutturazione di Palazzo Fiano, ritrovarono la luce altri reperti del monumento. Infatti, l’archeologo tedesco Federico von Dühn identificò il basamento, il blocco raffigurante Enea che arriva a Lavinium. A partire dal 1903 cominciarono i primi scavi archeologici, che portarono alla luce la struttura. Giuseppe Moretti e Guglielmo Gatti si occuparono della ricostruzione dell’Ara Pacis.

Attualmente, l’Ara Pacis, si trova nei pressi del Mausoleo di Augusto, tra via di Ripetta e il Lungotevere in Augusta.
Mussolini in persona decise di collocarla all’interno di un padiglione.

Il 23 settembre 1938 (giorno dell’anniversario di nascita di Augusto), inaugurò l’Ara Pacis. Durante l’imminente conflitto, le grandi vetrate del padiglione vennero rimosse. Perciò, da allora, la protezione dell’altare consistette in un muro paraschegge.

L’architetto statunitense Richard Meier si occupò di musealizzare l’Ara Pacis così come compare oggi. All’interno di un’elegantissima e luminosa struttura in vetro, vicino al Tevere, con vista Mausoleo di Augusto.

La visita guidata L’Ara com’era, è organizzata da Zètema Progetto Cultura. Grazie all’utilizzo di particolari visori AR e la fotocamera dei device in essi inseriti, al visitatore compariranno davanti agli occhi una fusione di elementi virtuali e reali.

Il percorso si suddivide in 9 punti di interesse e contiene scene immersivi a 360° che permette di ritrovare i personaggi, le divinità, le piante così come apparivano colorate, secondo un’ipotesi di restituzione.

Un percorso interattivo e interessante organizzato in piccoli gruppi contingentati. Un viaggio attorno alle origini della Capitale italiana e della famiglia di Augusto. Attualmente potrete visitare l’Ara Pacis in 3D fino al 31 ottobre, ma c’è una quasi-certa possibilità, che il progetto andrà avanti per molto altro tempo.

Canova a Palazzo Braschi

#CanovaRoma
Canova.
Eterna Bellezza

Museo di Roma a Palazzo Braschi

9 ottobre 2019>15 marzo 2020
a cura di Giuseppe Pavanello

catalogo Silvana Editoriale

Oggi prende il via Canova. Eterna Bellezza: una mostra-evento dedicata ad Antonio Canova, e in particolare al suo legame con la città eterna che, fra Sette e Ottocento, diventò il suo laboratorio e una costante fonte di ispirazione.

L’esposizione è promossa e prodotta da Roma Capitale e Arthemisia. È curata da Giuseppe Pavanello, e organizzata con Zètema Progetto Cultura. Tra gli sponsor anche stavolta è presente di Generali Italia, che tenta di diffondere l’arte e renderla più accessibile a tutti.

Il luogo designato per la mostra è l’affascinante Museo di Roma, a Palazzo Braschi, che sorge, in tutto il suo splendore, a Piazza Navona.

Che l’arte di Canova non possa considerarsi tale senza Roma, sembra una constatazione ormai ovvia. Tuttavia, viene difficile anche il contrario: concepire a Roma, l’arte, a prescindere da Canova. Infatti, il periodo a cavallo tra Sette e Ottocento vede la città eterna come la capitale dell’arte moderna, e l’arrivo dello scultore nel 1779, segna il coronamento di Roma.

A Roma, Canova, divenne lo scultore più celebre del suo tempo, ricoprì cariche fino ad allora riservate all’aristocrazia o al clero. Mai mancò di incoraggiare frequentazioni intellettuali e di grande rilievo, amato fin dai suoi contemporanei e oltre i suoi posteri. Il pontefice Pio VII, trovò in lui, la carta buona da giocare nel panorama europeo.

L’esposizione permette di ripercorrere gli itinerari compiuti dall’artista alla scoperta di Roma, attraverso 13 sezioni tematiche. Queste inquadrano da vicino non solo l’operato dello scultore, ma anche il contesto che egli trovò giungendo nell’Urbe. Un itinerario per conoscere l’Antica Roma attraverso gli occhi di Canova, e tramite l’esposizione di quelle realizzate dai maggiori artisti attivi in città a fine Settecento: Gavin Hamilton, Jean-Francoris-Pierre Peyron, Domenico Cimarosa.

Il percorso è inoltre arricchito da installazioni multimediali apposta progettate.
Visitando la mostra sarà possibile assistere anche alla proiezione di Magister (Robotor), la riproduzione in scala reale del gruppo scultoreo di Amore e Psiche giacente.

A partire da una scansione 3d del gesso preparatorio della scultura oggi esposta al Louvre di Parigi, un robot ha scolpito incessantemente per 270 ore un blocco di marmo bianco di Carrara di 10 tonnellate.

Attraverso soluzioni illuminotecniche la mostra rievoca l’atmosfera a lume di torcia con cui Canova mostrava le proprie opere ai suoi ospiti. Molti spunti di riflessione, grazie alla varietà degli argomenti trattati e alla infinite interpretazioni delle opere esposte.

Un itinerario da percorrere senza alcuna esitazione, magari sfruttando la possibilità di prendere parte gratuitamente alle brevi conversazioni programmate nel mese di ottobre nelle sale della mostra.

Impressionisti segreti a Palazzo Bonaparte

#ImpressionistiSegreti
Impressionisti Segreti
Roma – Palazzo Bonaparte

6 ottobre 2019>6 marzo 2020
a cura di Marianne Mathieu e Claire Durand-Ruel

catalogo Arthemisia Books

Comincia oggi la mostra sugli Impressionisti francesi, organizzata da ARTHEMISIA, in collaborazione con Generali Italia.

L’esposizione sarà ospitata, da ottobre a marzo, a Palazzo Bonaparte: un meraviglioso edificio barocco che sorge in Piazza Venezia. Qui Maria Letizia Ramolino Bonaparte, la madre di Napoleone, si innamorò e visse fino al 1836.

Palazzo Bonaparte si presenta come una location suggestiva e ci permette di ammirare dal bussolotto di Letizia Bonaparte, Piazza Venezia dall’alto. È un posto magico, del quale non si conosceva l’esistenza, ma che vive davanti agli occhi di tutti, all’angolo di via del Corso.
Pavimenti in vetro, una riproduzione di Marte realizzata da Canova per i Bonaparte.

Il palazzo è di proprietà di Generali Italia. Per questo, insieme ad Arthemisia, hanno deciso di dare vita al nuovo Spazio Generali.
Il progetto Valore Cultura vuole rendere l’arte e la cultura accessibili a un pubblico sempre più ampio.
Il tema della mostra è quanto mai azzeccato. Perché, all’interno di un palazzo segreto, vengono ospitati capolavori segreti. Le opere esposte, infatti, provengono da collezioni d’arte private, inaccessibili a tutti.

Il percorso artistico è curato da Marianne Mathieu, direttrice scientifica del Musée Marmottan Monet di Parigi, e Claire Durand-Ruel, discendente di Paul, forte sostenitore degli impressionisti.
La selezione delle opere esposte, raccoglie artisti come Claude Monet, Edgar Degas, Paul Cézanne, fino ai dipinti luminosissimi di Caillebotte, Pierre-Auguste Renoir.
Artisti che solitamente conosciamo per i loro paesaggi stavolta manifestano l’intimità attraverso le loro opere. È proprio questo, d’altro canto, l’altro concetto che lega questo palazzo segreto a queste opere custodite: l’intimità.

Vorrei poter essere riuscito a catturare un briciolo della bellezza che mi ha investito entrando in questo posto, ma non credo che esista fotocamera in grado di catturarne lo splendore.

ragazza con il cane bianco raffigurata con il seno scoperto, opera di Freud

Bacon e Freud al Chiostro del Bramante

#Chiostrotate
BACON, FREUD, LA SCUOLA DI LONDRA
Opere della TATE
Chiostro del Bramante, Roma

26 settembre 2019>23 febbraio 2020
a cura di Elena Crippa

catalogo Skira

Direttamente dalla Tate di Londra, arriva al DART – Chiostro del Bramante la mostra su Francis Bacon, Lucien Freud e la Scuola di Londra. Dopo gli ultimi successi delle mostre DREAM e Turner, una città affascinante e straordinaria raccontata tramite le quarantacinque opere di sei artisti che hanno cercato di raccontare la condizione umana, tra energia, eccessi ed evasioni.

Due giganti della pittura per la prima volta insieme in mostra in Italia, a Roma dal 26 settembre 2019 al 23 febbraio 2020. Insieme a loro, artisti eterogenei che hanno trovato in Londra il loro luogo in cui vivere e mettere radici. Infatti tutti scappano da altri luoghi: Freud e Auerbach dal nazismo, Paula Rego dal Portogallo, Michael Andrews dalla Norvegia.

Nel chiostro progettato da Donato Bramante, trionfano i racconti di individuali di personalità anonime e fragili. Dipinti che ritraggono esistenze e luoghi e affrontano temi particolari: gli anni della guerra, la miseria, il ruolo della donna, la solitudine, il riscatto sociale…

La mostra è curata da Elena Crippa, Curator of Modern and Contemporary British Art, Tate. Il percorso comincia con una serie di autoritratti o ritratti di amici e amanti degli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento.
Prosegue con un nucleo di lavori di Bacon e di Andrews, accomunati dall’utilizzo della fotografia per rappresentare lotte personali e momenti di assoluta intimità. Paula Rego si sofferma sulla condizione e il ruolo della donna.
La pittura di Freud, invece, attraverso la raffigurazione di personaggi dai corpi normali e completamente nudi, si impone come scultorea e profonda.

DART nasce nel 1996 e ha reso il Chiostro del Bramante uno dei musei più importanti del territorio nazionale. Questo è stato possibile anche grazie alla sua vocazione sperimentale, operata tramite la contaminazione tra linguaggi e trasversalità.

Come spesso capita al Bramante, anche stavolta il visitatore si può sentire dentro le opere d’arte. Questo è reso possibile intanto dalla suggestiva atmosfera del Chiostro, e dai progetti speciali adottati da DART per andare incontro al pubblico.
In mostra sono presenti un cortometraggio di Enrico M. Artale e speciali audio-guide, che permettono di immergersi in un viaggio di una Londra affascinante e dall’atmosfera tetra.
Assoluta novità è la possibilità di ascoltare tramite WiFi, durante il percorso, la playlist Spotify dedicata alla mostra.

The Animal Art

Caterina Casale (caterinacasale_) è una giovane donna, classe 1992, laureata in Lettere e Filosofia, che, attraverso i suoi occhi e le sue mani, tramite l’arte – in particolare il disegno e la pittura – raffigura il mondo così come lei lo vede, usando come il filtro il sentimento umano.

Caterina ha realizzato per me ed Enrico un ritratto, per questo ho deciso di farle qualche domanda in più sul suo modo di fare arte. Enrico è stato ritratto molto fiero in mezzo a delle palme, Caterina ha persino aggiunto una citazione sullo sfondo, per rendere il tutto meno bianco – dato il suo candore. 

Con il progetto The Animal Art (theanimalart_) tenta di “ritrarre la bellezza del mondo attraverso gli occhi dei cani”. Lasciatemi dire che osservando i suoi disegni è abbastanza immediato riconoscere l’amore che riserva ai cuccioli. Per noi ha realizzato uno splendido ritratto POP in versione digitale, ma sul suo sito internet (quello personale, perché quello di The Animal Art con l’e-commerce nascerà il 27 settembre) e sulle pagine potete trovare le sue opere e altre moltissime idee, che spaziano dalla stampa su tela, fino alla cover per il telefono.

Mi sono divertito a farle qualche domanda:

Ciao Caterina, esplorando il tuo sito internet si trovano anche ritratti umani, ma è abbastanza evidente la tua dedizione ai cani. Come mai? Da dove nasce l’idea di ritrarre i nostri amici a quattro zampe?

L’idea dei ritratti dei cani nasce da un regalo che ho fatto a mia mamma per lo scorso Natale. Desideravo farle un regalo che le restasse per sempre impresso, qualcosa che le arrivasse dritto al cuore…e cosa c’è di meglio che vedere immortalati gli occhi dei propri amori pelosi? Gli occhi, il tartufino, l’espressione d’amore che ci fa essere così innamorati di queste creature così speciale. 
Ho condiviso questo ritratto sulla mia pagina personale di instagram (dove condividevo i miei dipinti) e da li è partito tutto perché mi hanno commissionato vari lavori.

Quando hai cominciato a dipingere? C’è una ragione particolare che ti lega all’arte visiva?

Non sono una di quelle persone che dicono “da che ho memoria ho sempre disegnato”. No. Ricordo un’infanzia piena di parole, tantissimi libri letti, tantissime parole scritte, pochi disegni. Mi piaceva disegnare, mi piaceva tantissimo, ma non ho mai dato più spazio a questo rispetto ad altro. Non pensavo né sapevo di avere un dono, ogni tanto qualche bel lavoro usciva ma finiva lì. Diciamo che mi rilassava molto.

Che siano animali o persone, nei tuoi lavori prediligi i volti ravvicinati, i ritratti. C’è una ragione dietro questa scelta?

E’ l’Anima che mi affascina. Che sia di un essere umano o di un animale, l’anima si esprime negli occhi. L’Anima è Energia, io da sempre sono affascinata da questo aspetto della vita. Non a caso pratico yoga, ho letto svariati testi sul tema e la mia ricerca è continua e senza fine. L’esplorazione dell’Io è il mio principale lavoro, attraverso il contatto con la natura, con gli animali (in particolare con la mia piccola Collie, che mi ha dimostrato che per scambiarsi amore ed energia non servono parole, bastano gli occhi), e con un percorso psicoanalitico di anni.

Personalmente ritengo l’arte uno spazio aperto e in continuo mutamento, con innumerevoli interpretazioni e possibilità. In che modo vivi la tua attività da autodidatta? È per te un limite non aver avuto maestri o un atto di libertà? 

Mi sono fatta spesso questa domanda: dovrei frequentare qualche corso? Per ora la risposta è no. Soprattutto quando dipingo, entro in uno stato meditativo che realizza il ritratto senza che io debba fare il minimo sforzo di tipo mentale. Le mani vanno da sole. Certo, la pratica aiuta tanto a migliorare e a coltivare un talento con cui sono nata. Ma il fatto di non conoscere la tecnica mi permette di essere libera e di sperimentare senza limiti né concetti mentali prefissati. Per dare vita ad  un paio di occhi, li guardo a fondo e cerco di entrare in contatto con il sentimento che un paio di occhi mi suscita. Questo vale anche per i lavori in digitale, anche se, come in ogni cosa, il digitale toglie un po’ di magia all’uso dei colori.

Nonostante l’assenza dei maestri, però, avrai delle figure, un artista, uno scultore, un modo di dipingere, di usare i colori, ai quali ispirarti. È così? In quale misura l’arte può ispirarci a produrre altra arte?

Amo Gauguin. Il senso di natuale e selvaggio che si respira guardando i suoi quadri. Oltre a Gauguin amo Levi, i suoi ritratti sono come urli nella notte. 

Che cos’è, per te, l’arte?

Per me l’arte è evocazione. Quando guardo un quadro mi deve mancare il fiato, sennò è solo molto bello, ma non è arte. Anche una nuotata in un mare freddo e salato – mio marito è sardo, e proprio di quel tipo di mare parlo-  è arte, perché mi mette in contatto con la parte più profonda e vera di me stessa.
L’arte è liberazione, è un modo per essere me stessa, smascherando i vari strati di difesa. 
L’arte, con la mia Collie, mi hanno salvato la vita e l’hanno resa meravigliosa.

Quanto tempo dedichi, in media, a lavorare su un ritratto? In che modo ti approcci al lavoro, hai una prassi che rispetti abitualmente, oppure procedi sempre con libertà?

Dipende. Certi ritratti sono più complicati e richiedono più tempo, o perché non sono particolarmente ispirata, o perché hanno proprio bisogno di più tempo e più “strati” per tirare fuori l’anima.Non saprei definire una prassi… ogni ritratto è a sé… ogni ritratto è una creatura. Ed è il ritratto stesso che mi dice quando è finito. 
Certe volte impiego 4 ore, altre una settimana intera.

Tra i tuoi lavori ho trovato un ritratto che mi è piaciuto particolarmente. Si chiama “Al bar”, e rappresenta una donna dal viso squadrato che fuma l’ennesima sigaretta, e che probabilmente pensa – anche perché fa parte della serie intitolata Riflessioni. Questo – e gli altri lavori – provengono dalla tua fantasia? A cosa pensava questa signora che hai ritratto?

Olio su tela, 70x70x4 cm

Le serie di dipinti che realizzo fuori dalle commissioni, cioè fuori dall’ambito The Animal Art, vengono dal mio immaginario. C’è un libro, che per me è stato fondamentale nel percorso per sbloccare la mia creatività e far emergere il mio talento, che si chiama “Donne che corrono coi Lupi”. In questo libro viene fuori tutta la potenza e la forza interiore che è connaturata alla Donna, e attraverso la pittura ho provato anche io a esplorare i vari aspetti del mondo femminile…In “Al Bar” c’era solitudine, noia, frustrazione, ma anche indipendenza, e voglia di riscatto. Come un vulcano che per anni è rimasto in silenzio e poi sta per esplodere con tutta la sua forza. Non a caso i capelli sono arancio.

Poiché ho l’abitudine di inquadrare le persone a partire dalle loro scelte letterarie: c’è un libro, un racconto breve, una lettura che ti ha cambiato? Consigliacela e convincici a leggerla!

Oltre a Donne che Corrono coi Lupi, c’è stata una lettura che mi ha aiutato molto in un momento difficile, ed è un libricino sull’ Ho’oponopono. Questa tradizione hawaiana mi ha insegnato che è molto importante mantenere i propri pensieri “puliti” per poter essere più sereni e attirare così cose belle nella propria vita. Di per sé non credo nella magia, ma credo fortemente che ognuno abbia un potenziale inespresso, e che si tratta di avere il coraggio di stare in silenzio con i propri pensieri per capire chi si è veramente…

Se poi si parla di romanzi, il preferito in assoluto è L’isola di Arturo, di Elsa Morante. 

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