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La penisola italiana è la culla della civiltà, rinomata per la sua  tradizione artistica. È sempre stata – ed è tutt’oggi – al centro della storia e della cultura, fin dalla più lontana antichità.

L’arte e la cultura sono valori fondamentali che fanno parte di ogni paese. L’Italia detiene il maggior numero di beni artistici e culturali dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Ma non solo: moltissime sono le mostre e l’esposizioni che l’Italia offre nelle migliori città italiane.

Tramite la sezione Arte del sito, potrai visitare alcune tra le mostre più belle e rinomate del nostro Belpaese. Scopri in quali posti abbiamo deciso di portarvi.

BARBERINI & CORSINI

Le Gallerie Nazionali Barberini e Corsini sono un museo e due gallerie, centro di raccolta dell’arte antica a Roma.

Le stanze delle Gallerie Nazionali Barberini e Corsini, possiedono oltre 5000 opere d’arte, tra quadri, bozzetti, arti decorative, sculture, e dipinti. Tra queste alcuni sono dei capolavori assoluti, come la Fornanarina di Raffaello o l’Oloferne di Caravaggio.

I sontuosi palazzi sono appartenuti a due celebri famiglie: i Barberini e i Corsini. Il primo dei due a essere acquistato dallo Stato unitario è palazzo Corsini, dove è esposta la collezione Corsini; successivamente, nel 1949, lo Stato acquista Palazzo Barberini e le 112 opere della collezione della famiglia. A Palazzo Barberini vengono spostate le collezioni principali; a palazzo Corsini, invece, resta il nucleo della collezione iniziale.

Oggi Palazzo Barberini e la Galleria Corsini sono diventate le Gallerie Nazionali. I palazzi, spesso, offrono delle mostre temporanee: a Barberini, potrete visitare “Michelangelo a colori”, a palazzo Corsini, invece, L’enigma del reale, dedicata ai ritratti e alle nature morte della collezione seicentesca del conoscitore d’arte, Ruggero Poletti. Entrambe le due esposizioni sono visibili fino ai primi giorni del mese di gennaio.

Palazzo Corsini e Palazzo Barberini possono essere visitati unitamente al prezzo di dodici euro. Sono disponibili varie tipologie di sconti, e il biglietto è valido per dieci giorni successivi alla prima visita.

Galleria Nazionale di Palazzo Corsini

Nel rione di Trastevere, davanti alla Villa Farnesina, alla fine del XV secolo, i nipoti di papa Sisto IV edificarono una villa di modeste dimensioni. Durante il XVII, la villa venne ampiamente allargata, quando nel 1736, l’edificio e l’imponente giardino vennero acquistati da Ferdinando Fuga. Palazzo Corsini divenne la residenza di una delle più scalmanate e famose donne del tempo, Cristina di Svezia, la quale avrebbe ospitato nel giardino – attuale Orto Botanico di Roma – le prime riunioni della ancora insiste Accademia dell’Arcadia. Il palazzo si presenta esattamente come allora, un singolare esempio di quadreria romana che mantiene l’allestimento originario del Settecento.
Nella parte superiore della villa, si svolse uno dei combattimenti più importanti della storia che vide la morte di Goffredo Mameli. All’interno è possibile visitare le Galleria Corsini, che attualmente ospita la mostra L’enigma del reale.

Galleria Nazionale di Palazzo Barberini

Palazzo Barberini deve il suo nome alla famiglia Barberini, e in particolare al papa Clemente VIII (Maffeo Barberini), che acquistò la villa per realizzarne la residenza dei suoi tre nipoti nel 1625. Alla trasformazione architettonica collaborano molti artisti del tempo, tra i quali Carlo Maderno che ne imposta l’impianto a H. Il contributo di Lorenzo Bernini è grandissimo, infatti egli progetta lo scalone quadrato che conduce al secondo piano del Palazzo fino a una delle stanze più belle dell’edificio.
Si tratta dell’immenso Salone, il cui soffitto è affrescato da Pietro da Cortona, una stanza imponente, rivestita da carta da parati dorata, e il Trionfo della Divina Provvidenza, realizzato per celebrare la potenza spirituale del pontificato Barberini. Sempre a cavallo tra gli ultimi anni del Cinquecento e i primi del Seicento, Francesco Borromini realizza la scala elicoidale per l’ala sud del palazzo.

L’Ara com’era, al Museo dell’Ara Pacis

#ARAcomera
L’Ara com’era.
Un racconto in realtà aumentata e virtuale
Museo dell’Ara Pacis

con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura
+ musei in Comune (MIC)

Intero 12 euro – Ridotto 10 euro
prenotazione consigliata allo 060608

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L’inaugurazione dell’Ara Pacis nel 9 d.C., per volontà dell’imperatore Augusto, celebrò un avvenente periodo di pace in uno degli imperi più vasti mai esisti.

Inizialmente, l’altare dedicato alla pace, era posto in via Lata, in prossimità del pomerio, il limite sacro della città. Via Lata, corrisponderebbe all’attuale via del Corso; ma fin dal Medioevo, partiva dal Campidoglio e arrivava fino a Piazza Colonna.

Sull’Ara Pacis, come su uno straordinario messaggio ai posteri, le origini di Roma si fondono con quelle della famiglia di Augusto, per rappresentare il destino di una città che diventa un impero e quello di una dinastia che lo domina

La prima scoperta dell’Ara Pacis risale al 1568 quando, sotto Palazzo Fiano, ricomparvero 9 blocchi marmorei. In un primo momento, questi resti vennero attribuiti a un arco domizianeo. Una gran parte venne trasferita a Firenze, un’altra al Louvre – dove è contenuta tutt’oggi -, un’altra ancora ai Musei Vaticani.

Nel 1859, durante dei lavori di ristrutturazione di Palazzo Fiano, ritrovarono la luce altri reperti del monumento. Infatti, l’archeologo tedesco Federico von Dühn identificò il basamento, il blocco raffigurante Enea che arriva a Lavinium. A partire dal 1903 cominciarono i primi scavi archeologici, che portarono alla luce la struttura. Giuseppe Moretti e Guglielmo Gatti si occuparono della ricostruzione dell’Ara Pacis.

Attualmente, l’Ara Pacis, si trova nei pressi del Mausoleo di Augusto, tra via di Ripetta e il Lungotevere in Augusta.
Mussolini in persona decise di collocarla all’interno di un padiglione.

Il 23 settembre 1938 (giorno dell’anniversario di nascita di Augusto), inaugurò l’Ara Pacis. Durante l’imminente conflitto, le grandi vetrate del padiglione vennero rimosse. Perciò, da allora, la protezione dell’altare consistette in un muro paraschegge.

L’architetto statunitense Richard Meier si occupò di musealizzare l’Ara Pacis così come compare oggi. All’interno di un’elegantissima e luminosa struttura in vetro, vicino al Tevere, con vista Mausoleo di Augusto.

La visita guidata L’Ara com’era, è organizzata da Zètema Progetto Cultura. Grazie all’utilizzo di particolari visori AR e la fotocamera dei device in essi inseriti, al visitatore compariranno davanti agli occhi una fusione di elementi virtuali e reali.

Il percorso si suddivide in 9 punti di interesse e contiene scene immersivi a 360° che permette di ritrovare i personaggi, le divinità, le piante così come apparivano colorate, secondo un’ipotesi di restituzione.

Un percorso interattivo e interessante organizzato in piccoli gruppi contingentati. Un viaggio attorno alle origini della Capitale italiana e della famiglia di Augusto. Attualmente potrete visitare l’Ara Pacis in 3D fino al 31 ottobre, ma c’è una quasi-certa possibilità, che il progetto andrà avanti per molto altro tempo.

Canova a Palazzo Braschi

#CanovaRoma
Canova.
Eterna Bellezza

Museo di Roma a Palazzo Braschi

9 ottobre 2019>15 marzo 2020
a cura di Giuseppe Pavanello

catalogo Silvana Editoriale

Oggi prende il via Canova. Eterna Bellezza: una mostra-evento dedicata ad Antonio Canova, e in particolare al suo legame con la città eterna che, fra Sette e Ottocento, diventò il suo laboratorio e una costante fonte di ispirazione.

L’esposizione è promossa e prodotta da Roma Capitale e Arthemisia. È curata da Giuseppe Pavanello, e organizzata con Zètema Progetto Cultura. Tra gli sponsor anche stavolta è presente di Generali Italia, che tenta di diffondere l’arte e renderla più accessibile a tutti.

Il luogo designato per la mostra è l’affascinante Museo di Roma, a Palazzo Braschi, che sorge, in tutto il suo splendore, a Piazza Navona.

Che l’arte di Canova non possa considerarsi tale senza Roma, sembra una constatazione ormai ovvia. Tuttavia, viene difficile anche il contrario: concepire a Roma, l’arte, a prescindere da Canova. Infatti, il periodo a cavallo tra Sette e Ottocento vede la città eterna come la capitale dell’arte moderna, e l’arrivo dello scultore nel 1779, segna il coronamento di Roma.

A Roma, Canova, divenne lo scultore più celebre del suo tempo, ricoprì cariche fino ad allora riservate all’aristocrazia o al clero. Mai mancò di incoraggiare frequentazioni intellettuali e di grande rilievo, amato fin dai suoi contemporanei e oltre i suoi posteri. Il pontefice Pio VII, trovò in lui, la carta buona da giocare nel panorama europeo.

L’esposizione permette di ripercorrere gli itinerari compiuti dall’artista alla scoperta di Roma, attraverso 13 sezioni tematiche. Queste inquadrano da vicino non solo l’operato dello scultore, ma anche il contesto che egli trovò giungendo nell’Urbe. Un itinerario per conoscere l’Antica Roma attraverso gli occhi di Canova, e tramite l’esposizione di quelle realizzate dai maggiori artisti attivi in città a fine Settecento: Gavin Hamilton, Jean-Francoris-Pierre Peyron, Domenico Cimarosa.

Il percorso è inoltre arricchito da installazioni multimediali apposta progettate.
Visitando la mostra sarà possibile assistere anche alla proiezione di Magister (Robotor), la riproduzione in scala reale del gruppo scultoreo di Amore e Psiche giacente.

A partire da una scansione 3d del gesso preparatorio della scultura oggi esposta al Louvre di Parigi, un robot ha scolpito incessantemente per 270 ore un blocco di marmo bianco di Carrara di 10 tonnellate.

Attraverso soluzioni illuminotecniche la mostra rievoca l’atmosfera a lume di torcia con cui Canova mostrava le proprie opere ai suoi ospiti. Molti spunti di riflessione, grazie alla varietà degli argomenti trattati e alla infinite interpretazioni delle opere esposte.

Un itinerario da percorrere senza alcuna esitazione, magari sfruttando la possibilità di prendere parte gratuitamente alle brevi conversazioni programmate nel mese di ottobre nelle sale della mostra.

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