Categoria: Interviste Pagina 1 di 5

Nella sezione Interviste di aldostefanomarino.it troverai interviste e discussioni con alcuni personaggi dell’ambiente culturale. Non soltanto autori, ma anche scultori, editori, personaggi da cui si ha sempre qualcosa da imparare.

Quante volte vi sarà capitato di domandarvi che cosa passasse nella testa dell’autore mentre ha deciso di far morire il proprio protagonista? Quante, invece, avreste voluto saper come va a finire una pellicola, ma il finale aperto ve l’ha impedito?

La sezione Interviste è nata proprio per questo: è un contenitore dove potrete venire a conoscenza dei dietro le quinte; luoghi e spazi metaforici dove le idee prendono forma prima di nascere per apportare il cambiamento che aspettiamo. 

Foto delle libraie della Libreria Rebecca

Rebecca Libreria, una nuova realtà tutta al femminile

Ha aperto le porte al pubblico lo scorso maggio e già fa parlare di sé. Parliamo di Rebecca Libreria, la nuova realtà a Siena nata in un periodo storico non semplice. Grazie al coraggio e alla tenacia di due giovani donne, le libraie Martina Bisogni e Assunta Barra Parisi, Siena ha un nuovo spazio di condivisione e non solo di libri, ma anche di musica e di cinema.
Come nasce Rebecca? Quali i sogni e gli obiettivi di queste due giovani donne? Abbiamo qui di seguito una bella chiacchierata con le forze motrici che hanno reso possibile la nascita di Rebecca, la libreria che non vediamo l’ora di visitare!

Come vi descrivereste? Qual è stato il vostro percorso di studi?

Descriverci risulta sempre abbastanza difficile: siamo due giovani donne, due amiche, con la passione per la lettura, per il cinema una e per la musica l’altra. Entrambe siamo laureate in lettere moderne. Martina ha conseguito sia la triennale che la magistrale a Siena, mentre Assunta, dopo la triennale a Napoli, presso la Federico II, ha proseguito con la magistrale a Siena ed è qui che ci siamo incontrate.

E il percorso che vi ha portato a scegliere di dar vita alla Rebecca Libreria?

Rebecca Libri Cinema e Musica è nata da un desiderio di rinascita durante la pandemia. Entrambe eravamo fortemente scoraggiate perché vedevamo i nostri progetti per il futuro molto nebulosi, l’idea della libreria, o meglio il sogno, ha preso vita durante il lockdown. Abbiamo iniziato a fantasticare sul posto in cui avremmo voluto aprirla, sul catalogo e quindi sui libri che avremmo messo sugli scaffali unendo le nostre passioni. La fantasia a un certo punto ha fatto posto alla determinazione e abbiamo iniziato a realizzare il progetto.

Foto delle libraie di Rebecca libreria all'inaugurazione

Vi somigliate per quanto riguarda i gusti letterari? Avete un genere letterario preferito? Qual è il personaggio letterario che amate di più?

Amiamo entrambe la narrativa, Martina ama la letteratura russa e quella balcanica, il suo personaggio del cuore è Rascolnikov. Assunta invece propende per gli americani e Arturo Bandini è sicuramente uno dei suoi personaggi prediletti. Ci teniamo però a precisare che sono molti i personaggi e le storie del cuore, quindi scegliere è limitante e riduttivo.

Quali sono le caratteristiche e il profilo che intendete dare alla Rebecca Libreria? E perché questo nome?

Vorremmo che la nostra libreria divenisse un punto di riferimento per la comunità, per i giovani universitari e per le persone che abitano vicino alla Rebecca. Ci piacerebbe diventare un posto familiare in cui fermarsi a fare quattro chiacchiere. Il nome Rebecca deriva dal fatto che la libreria è “donna”, il sostantivo lo conferma, è stata creata da due donne, e infine il nome viene dall’ebraico e significa “irretire, tirare dentro”… speriamo sia di buon auspicio!

Cosa significa per voi mettere su una libreria in questo importante periodo storico?

Mettere su una libreria in questo periodo storico significa essere un molto coraggiosi, significa resistere e cercare di dimostrare che chi insegue i propri sogni e cerca di farne il proprio lavoro, non è pazzo, l’importante è avere tanta voglia di fare e tanta passione!

Interno della Libreria Rebecca a Siena. L'immagine mostra un corridoio e una porta blu alla fine, e ovviamente tanti libri

Cosa possono trovare i lettori da Rebecca Libreria?

Da Rebecca troverete un posto accogliente, con libri che cercano di abbracciare tutto il mondo, scelti seguendo il nostro gusto e le nostre inclinazioni, ma dal 29 maggio 2021, giorno dell’apertura, troverete anche tutti i libri che i lettori ci hanno e ci stanno consigliando. Inoltre troverete anche un po’ di libri e ristampe di vinili usati. Ci piace l’idea che cose d’altri, già vissute, possano avere una seconda vita.

Avete mai paura di non saper consigliare un lettore riguardo una lettura su qualche tematica che vi sta chiedendo?

Certo! Non siamo delle tuttologhe e spesso può capitare di non saper consigliare, è normale, l’importante è porsi nei confronti del lettore in questione con voglia di aiutare e di imparare allo stesso tempo.

Cosa dovrebbe fare, secondo voi, un libraio per tenere in piedi la propria libreria indipendente nonostante le pressioni di piattaforme con Amazon, per citarne una?

Questa è una bellissima e difficilissima domanda! Beh, deve prendersi cura dei lettori che accoglie, di tutti, deve rendere la propria libreria un posto in cui sedersi, prendersi del tempo per stare con se stessi o con il proprio libraio, scambiare quattro chiacchiere o sfogliare semplicemente un libro. Talvolta leggere anche solo un incipit può aprire una finestra su un altro mondo e farci stare bene. Amazon nonostante le sue tempistiche super performanti non potrà mai entrare in empatia col cliente.

Avete in progetto, appena sarà possibile, di fare degli incontri con gli autori di romanzi appena usciti o magari di aprire un book club per creare un feeling con i vostri clienti/lettori?

Assolutamente sì! Abbiamo in programma di iniziare con i gruppi di lettura a luglio, speriamo ne nascano anche di digitali per conoscere lettori di altre regioni. Inoltre ci piacerebbe creare eventi a tema musica e cinema, fare laboratori di lettura con i più piccoli per aprirci al meraviglioso mondo degli albi illustrati e tanto altro, è già tutto nelle nostre testoline, ma non possiamo dirvi tutto!

Tre parole per descrivere la Rebecca Libreria ai nostri lettori.

Questa è facile: libri, cinema, musica.

Foto della vetrina con libri della libreria Rebecca

Trovate Rebecca Libreria in via Pantaneto 132, Siena
Dal lunedì alla domenica dalle 10 alle 20.

Articolo e intervista a cura di Raffaella Anna Indaco e Silvia Bonelli.

Bravissima, intervista a Paola Moretti

Bravissima è il primo romanzo di Paola Moretti, già autrice di racconti e del podcast Phenomena – audiobigrafie impossibili.
Il libro è sugli scaffali dallo scorso aprile, frutto del lavoro della casa editrice 66thand2nd che personalmente apprezzo moltissimo.
Conoscevo Paola Moretti per i suoi racconti e per il suo podcast e quando mi è stata consigliata la lettura di Bravissima devo ammettere di aver mostrato subito una certa curiosità.


«Ti consiglio la lettura di Bravissima, ma se non dovesse piacerti molla subito il romanzo!» mi è stato detto.
Chi mi conosce sa che leggo solo ciò che mi piace e che non mi costringo a portare a termine libri solo per principio. Bravissima, dunque, mi ha conquistata fin dalle prime pagine e non l’ho mollato neanche a fine lettura quando ho chiesto a Paola di rispondere a qualche mia curiosità.

I temi in Bravissima

Moretti ha una scrittura davvero agile, in Bravissima si è mossa come i nastri delle sue descrizioni, ha creato vortici di emozioni e di coinvolgimento. Un romanzo che tocca diverse tematiche: rapporto madre-figlia, ma senza scadere nei cliché letterari. Un rapporto complesso dove Antonella, la madre, agisce e si anima come un personaggio reale. La madre di una bambina prodigio, Teodora, che più che mostrarsi fiera e orgogliosa dei risultati ottenuti dalla figlia, vive tutto con preoccupazione.


In Bravissima il sacrificio non è solo quello di chi svolge una disciplina agonistica. Nel romanzo, viene infatti messa in luce anche la vita di chi, come Antonella, vive ai margini dell’attività sportiva e viene interpellata solo per l’acquisto di strumenti ginnici, per gli chignon pieni di forcine e body colorati.


Una lucida analisi del rapporto che si instaura tra una madre e una figlia, della mentalità rigida che viene forgiata dalla disciplina agonistica, la sofferenza della rinuncia, un sogno che non si realizzerà pienamente.
Moretti è stata in grado di tenermi incollata alle pagine, di farmi disperare con Antonella per gli atteggiamenti di Teodora, di farmi arrabbiare con la bambina, di farmi faticare in quella palestra. Paola è stata bravissima a destreggiarsi in tematiche così vere e intricate con una sensibilità non comune.

Di seguito trovate la nostra chiacchierata!

Foto di Paola Moretti, autrice di Bravissima

Dove nasce l’idea del libro? Perché questa scelta di mettere in luce il rapporto tra Antonella e Teodora? In particolare la decisione di ribaltare l’ottica del genitore che qui non spinge il figlio, ma si chiude in una riflessione facendosi da parte?

Uno dei nuclei tematici di Bravissima, cioè la ricerca della perfezione, lo avevo già esplorato in altre chiavi in passato, ma evidentemente non mi ha abbandonata. Poi nel concreto il romanzo è il risultato del lavoro che ho fatto su un racconto con cui ho partecipato e vinto a un concorso letterario indetto da Effe in collaborazione con 66thand2nd. Come dicevo all’inizio, mi interessava parlare di qualcuno ossessionato dall’idea di essere perfetta, fare l’esibizione perfetta, diventare un’atleta perfetta… e l’ho incarnato nella figura di Teodora. Di conseguenza, per creare un conflitto, avevo bisogno di un personaggio che le facesse da contrappeso come fa Antonella che cerca di porre un freno, seppur discreto, all’ambizione della figlia. Inoltre, la prospettiva del genitore che cerca di riscattare sé stesso attraverso il figlio é ormai piuttosto nota.

Molti autori si soffermano sull’età dell’adolescenza, vista come la fase più complessa della crescita dell’individuo. Tu fai questa scelta opposta e decidi di raccontare il momento immediatamente precedente, quando non si è né bambini né adulti e fai sottolineare ad Antonella proprio questo aspetto: si teme tanto l’adolescenza e non ci si rende conto che il periodo complesso è quello che la precede. Come mai in Bravissima ti soffermi su questo?

L’adolescenza, nella mia visione, è caratterizzata dall’eccesso: esplosioni di rabbia, litigi violenti, amori impossibili, ogni avvenimento è carico di emotività. Mentre nell’età prima, ma subito dopo l’infanzia, tutto è un po’ sottotono: si regge su un equilibrio precario per cui ogni minima oscillazione determina una reazione, che però non è sproporzionata come lo sarà dopo. È un periodo amorfo che si presta bene a venire plasmato e quindi permetta la costruzione di una certa tensione narrativa. Per me era l’habitat ideale in cui strutturare la storia. Poi c’è anche una necessità di coerenza in relazione alla ritmica, una ginnasta di 16 anni è già una professionista.

Il romanzo d'esordio di Paola Moretti, Bellissima, ritratto nella versione digitale con nastri e fiori

Antonella è una figura particolare, perché hai scelto di adottare il suo punto di vista e non quello di Teodora? Ti sei ispirata a qualcuno in particolare per elaborare il personaggio di Antonella?

Ho scelto di adottare il punto di vista di Antonella perché non credo che sarebbe stato divertente passare 200 pagine dentro la testa di Teodora. È una bambina volitiva, determinata, rigida, fissata con una sola cosa, se avessi scritto il romanzo con il suo punto di vista sarebbe venuto fuori tutto un altro libro che non era quello che volevo scrivere. Come dicevo prima Antonella fa da contrappeso, è l’elemento di leggerezza, morbidezza, la sua voce mi serviva a smussare tutti gli spigoli di questa storia. Antonella è un bel mix di varie mamme che conosco, prima tra tutte la mia, ma anche amiche che hanno avuto figli e con cui ho parlato a lungo sui temi della maternità e della genitorialità mentre scrivevo il romanzo.

La figura di Claudio mi sembra posta al margine, non solo non segue Teo negli allenamenti, ma l’ho trovato anche estraneo alle esigenze di Antonella. C’è una motivazione dietro questa costruzione?

Claudio rimane marginale per tutta la narrazione perché la storia che volevo raccontare è la relazione di Antonella e Teodora. Ciononostante Antonella attorno a sé ha un apparato sociale al di là della figlia, ha un marito, ha un lavoro, ha una madre, ha delle persone con cui potrebbe diventare amica, tutti questi personaggi però rimangono sullo sfondo perché volevo concentrare l’attenzione su altro. Parlando di Claudio nel contesto della trama è estraneo alla domesticità perché è preoccupato ad assicurare il benessere economico della sua famiglia e a mantenere lo stesso standard di vita che avevano prima del trasferimento, trasferimento avvenuto per causa sua.  Infatti il romanzo comprende i primi anni dopo un trasloco dal nord al centro-sud Italia, in una cittadina in cui la famiglia si trova sola, sono anni di assestamento e ogni membro del nucleo cerca di trovare le propria dimensione.

In Bravissima fornisci descrizioni dettagliate degli esercizi di ginnastica ritmica, sfati luoghi comuni che confondono questa disciplina con la ginnastica artistica. Da dove deriva questa conoscenza? Frutto di ricerche o sei un’ex ginnasta?

Sì, conosco abbastanza bene la ginnastica ritmica perché l’ho praticata a livello agonistico da bambina.

C’è qualcosa di te in Teodora? Ci sono aspetti del romanzo tratti dal tuo vissuto?

Sicuramente. C’è qualcosa di me in Teodora, ma c’è qualcosa di me anche in Antonella. Più che aspetti tratti dal mio vissuto, direi fatti ed episodi, sì. Prima fra tutti l’ambientazione, che seppure nascondo sotto al nome fittizio di Feudi Marina, è una trasposizione letteraria della cittadina in cui sono cresciuta, Pescara.

Mi colpisce un aspetto in particolare di Bravissima, soprattutto sul finale quando Teodora ha un aspro scambio di battute con Martina e lì sembra difendere Antonella, quasi a voler sancire un ricongiungimento con la figura genitoriale con cui si era stati in lotta per tutto il periodo precedente. È stata una mia lettura o effettivamente è andata così?

È andata così. Bravissima è scritto tutto dal punto di vista di Antonella, quindi non sappiamo mai davvero cosa pensa Teodora, cosa le succede dentro, il suo carattere poi non rende più facile il compito di decifrarla, gli unici indizi che abbiamo sono quelli che ci arrivano mediati dallo sguardo di Antonella. Ma è ovvio che Teodora non può avere solo sentimenti negativi nei confronti della madre, soprattutto non dopo tutto quello che è successo prima di arrivare al punto di cui parli tu.

Parliamo di Phenomena di cui tu sei ideatrice. Ecco, dove nasce l’idea e quali sono gli obiettivi di questo podcast? Perché le protagoniste sono solo donne?

Phenomena- audiobigrafie impossibili nasce dal mio lavoro di scouting e traduzione letteraria. Non sempre le proposte di traduzione che ho fatto a case editrici sono andate a buon fine, anzi, mi è capitato spesso che si risolvessero in nulla; però, io che combatto l’ansia con lo studio approfondito, prima di fare quelle proposte avevo letto vita morte e miracoli delle autrici.

Quindi mi ritrovavo con un sacco di materiale, nozioni e conoscenza che volevo usare e invece che scrivere il solito articolo monografico mi sono divertita a “impersonare” queste autrici a scrivere inventandomi una loro voce eventuale. L’obiettivo principale di questo podcast è intrattenere, possibilmente divertire e poi far incuriosire, far conoscere nomi che prima non si conoscevano. Le protagoniste sono solo donne un po’ perché in percentuale le mie letture comprendono più donne che uomini, un po’ perché gli uomini mi pare abbiano e abbiano avuto già molto spazio a loro dedicato.

Illustrazione di autrici oggetto del podcast Phenomena

Bravissima è il tuo primo romanzo, ma tu hai scritto racconti per varie riviste. Con quale genere ti trovi più a tuo agio?

Non mi trovo a mio agio con niente! Ho da poco frequentato un laboratorio di scrittura per il teatro con Lucia Calamaro che ha definito la mia scrittura come una “poetica dello scomodo”, mi ha fatto impressione che ci sia arrivata lei in cinque giorni mentre io non ci avevo mai riflettuto consciamente, ma direi che è così. Oggi “disagio” è una parola inflazionata, ma è il luogo da cui parto per scrivere tutto. Entrambi i generi hanno le loro svariate difficoltà, forse è meno complicato scrivere un buon racconto rispetto a un buon romanzo, allo stesso tempo scrivere una buona raccolta di racconti mi sembra più complesso di scrivere un buon romanzo, non so, a questo punto il genere con cui vado più liscia sono i monologhi!

Hai progetti futuri che possiamo raccontare ai nostri lettori?

Nulla di concreto ancora, ma ho delle idee per un prossimo romanzo. Spero di riuscire a mettermi presto alla scrivania!

Il libro di Alice Urciolo, Adorazione, ritratto sopra tante pagine di libro vintage

Adorazione, intervista ad Alice Urciuolo

Adorazione, edito 66thand2nd, è il romanzo d’esordio di Alice Urciuolo. Una lettura coinvolgente, un libro che ho letteralmente divorato in pochissimo tempo e che mi ha lasciata con molti interrogativi e curiosità. Urciuolo è una penna originale che sicuramente farà parlare molto di sé anche in futuro. Il suo è un romanzo “di trasformazione” che trasforma anche il lettore che si identifica nei personaggi e nelle ambientazioni, entra nelle storie, nelle scene e nelle dinamiche narrate. A tal proposito ho chiacchierato con Alice che ha risposto alle mie domande.

Cominciamo dal titolo Adorazione. Tante sfaccettature di questa parola declinata in comportamenti e atteggiamenti dei personaggi. Da dove nasce questa scelta?

Adorazione è una parola che ricorre molto nel romanzo, o meglio, è un verbo: Giorgio adora sua sorella Vera, Vera adora suo fratello Giorgio, i genitori di Vanessa adorano loro figlia, Diana odia e poi adora la sua voglia. Ma l’odio e l’adorazione, in questo caso, sono due facce della stessa medaglia. Mi interessava proprio l’ambivalenza di questa parola, perché il sentimento di amore, dedizione e devozione che sta ad indicare può trasformarsi facilmente in ossessione, in desiderio di possesso, in una gabbia. I personaggi del mio romanzo si ritrovano a fare i conti con tutti questi sentimenti, e quando a un certo punto questa parola è emersa in mezzo alle altre ho subito capito che sarebbe stata il titolo del romanzo.

Come è nato il romanzo? Chi hai immaginato come destinatario/lettore di Adorazione?

Il romanzo è nato passo dopo passo, sono partita da pochi personaggi, poche scene, e da lì è stato un continuo scavare fino ad arrivare al cuore di quello che volevo raccontare. Ho messo a fuoco i personaggi, i loro conflitti, i temi di cui volevo parlare: l’amore, il potere, il possesso. I destinatari, invece, sono qualcosa a cui non ho mai pensato. Nella mia mente non stavo scrivendo per un tipo di pubblico in particolare. Pensavo ad Adorazione come a un romanzo per qualsiasi lettore, indifferentemente dal genere e dall’età.

Il romanzo ruota intorno a un omicidio, eppure questo evento traumatico viene taciuto dai personaggi, poco discusso. Perché questa scelta?

Elena, la ragazza di 17 anni che un anno prima dell’inizio della storia è stata uccisa dal suo fidanzato Enrico. Un personaggio che si può conoscere solo grazie ai ricordi di chi è rimasto in vita, ricordi spesso contraddittori, confusi. Ognuno dei personaggi ha la propria idea di Elena, ognuno ha avuto con lei un rapporto preciso, diverso dagli altri, e ognuno si interroga ed elabora – o non elabora – la sua morte in maniera personale. In Adorazione io non volevo raccontare la storia di Elena e di Enrico, volevo invece raccontare come tutti i personaggi scoprono che la storia di Elena e di Enrico li riguarda. Come tutti si scoprono, pur con le dovute differenze, simili ad Elena o simili ad Enrico. Perché la storia di Elena e di Enrico non è un caso eccezionale, qualcosa di malato, abnorme, che non ci riguarda. È una possibile conseguenza di uno specifico modello di società in cui tutti questi personaggi si ritrovano a vivere.

Copertina libro raffigurante una ragazza

Avevi un obiettivo quando hai deciso di scrivere Adorazione? Hai raggiunto questo obiettivo o è cambiato?

Quando ho iniziato a scrivere Adorazione mi chiedevo semplicemente se ce l’avrei fatta. Non avevo mai scritto un romanzo, come scrittrice mi ero solo cimentata nei racconti. Finirlo è stata una delle emozioni più grandi della mia vita, ma chiaramente come scrittrice non si finisce mai di crescere e di imparare.

Hai ambientato Adorazione in luoghi a te familiari, questo ha facilitato la scrittura? Allo stesso tempo hai messo in luce aspetti negativi della realtà provinciale, ti sei sentita in difficoltà per questo? Quanto è stato importante per te dare voce a una realtà di provincia?

Sono nata e cresciuta nella provincia di Latina. Il fatto che conoscessi questi luoghi così a fondo ha reso allo stesso tempo più facile e meno facile la scrittura. Più facile perché ne avevo un’esperienza diretta, più difficile perché nel raccontarne le contraddizioni e le ombre sono andata a toccare dei punti delicati. Ma non mi sono mai sentita in difficoltà, spero che si senta con quanta partecipazione e vicinanza emotiva io abbia raccontato di questi luoghi, di questi personaggi.

Non è semplice parlare di toxic relationship, di mascolinità tossica, eppure sei riuscita a trattare questi temi e a inserirli coerentemente nel romanzo. Se ci sono state, quali difficoltà hai riscontrato nel trattare questi temi?

Scrivere dal punto di vista dei ragazzi è stata una delle cose più interessanti. Uscire da me stessa, dal punto di vista di Diana, Vera e Vanessa, mettermi nei panni di Giorgio, di Christian. Credo, come dico spesso, che come le ragazze anche i ragazzi siano costretti a fare i conti con un codice comportamentale imposto alla nascita. Un codice che, nel loro caso, dice loro di “fare l’uomo”, di essere maschio a tutti i costi, un codice di cui Giorgio e Christian percepiscono tutti i limiti e al quale però non trovano esempi alternativi. La difficoltà che ho riscontrato è stata spesso emotiva, per i tanti sentimenti contrastanti che provano nel descrivere scene come quella tra Giorgio e Melissa alla casetta.

Primo piano di Alice Urciuolo, autrice di Adorazione

Oltre ai personaggi fisici, ciò che emerge da quello che scrivi in Adorazione è un ulteriore personaggio che è la provincia stessa. È così? Quanto credi che questo elemento possa influenzare la vita dei protagonisti? Partendo dal presupposto che “si è sempre la provincia di qualcun altro” credi che le vite dei protagonisti sarebbero state diverse se avessi ambientato le loro storie in una grande città?

Scegliere di ambientare Adorazione proprio in quei luoghi è stata dapprima una scelta di pancia, poi è diventata sempre di più una scelta tematica. Parlare di patriarcato, di violenza di genere e di dinamiche di potere tra uomini e donne nei luoghi che ancora riportano i segni del passato fascista della nostra nazione acquistava un significato più profondo per me. E sì, la provincia ha man mano assunto il ruolo di un vero e proprio personaggio. Perché le sue dinamiche e le sue regole sono alcune delle cose che determinano le paure e i desideri di questi personaggi. Quindi sì, sono sicura che se i personaggi di Adorazione fossero nati in una grande città avrebbero avuto dei problemi in parte diversi, nella misura in cui l’orizzonte delle cose che si può avere e l’esperienza di vita che si può fare in un piccolo paesino sono diversi da quelli che si possono avere e fare in una grande città – che sarà comunque la provincia di una città più grande.

Credo che Adorazione sia un romanzo di “trasformazione”, tutti i personaggi in un modo o nell’altro crescono, mutano, sembrano volersi staccare dalle dinamiche stabilite dalla società. È così? Come mai la scelta di un finale aperto?

Sì, è così, e ho scelto un finale aperto proprio per il fatto che quando penso ad Adorazione penso più a un romanzo di trasformazione che a un romanzo di formazione. I personaggi non hanno assunto una forma definitiva alla fine della storia, molti di loro non hanno capito molte più cose rispetto a prima. Io racconto semplicemente quello che succede in quell’estate particolare, la prima che li proietta tutti quanti verso l’età adulta. Ma alla fine del romanzo questi personaggi sono ancora in trasformazione, sono ancora in cammino.

Credi di aver contribuito a fornire un punto di vista diverso sulla generazione Z da parte degli adulti?

Questo lo possono dire solo gli adulti che hanno letto Adorazione! Alcuni di loro mi hanno scritto proprio questa cosa, altri mi hanno scritto che hanno rivissuto la loro adolescenza, altri ancora che si sono immedesimati nei personaggi nonostante la distanza anagrafica.

Sei anche sceneggiatrice, quanto questa forma di scrittura, con struttura e strumenti è simile alla scrittura del romanzo?

Dipende da che tipo di romanzo si vuole fare. Adorazione è un romanzo con una forte trama e con un’attenzione particolare per i dialoghi, e di certo io avevo già avuto modo di confrontarmi con entrambe le cose nel mio lavoro di sceneggiatrice.

Sei stata inserita, da D di Repubblica, nella classifica delle 50 donne più influenti del 2020. Cosa ha significato per te questa menzione?

Mi sono sentita incredula e onorata, le cinquanta donne che facevano parte di quella lista erano persone incredibili, alcune non le conoscevo, altre sì e le stimavo e le seguivo già. Anche se il 2020 è stato un anno durissimo, è stato molto bello vedermi in quella lista.

Illustrazione che raffigura Alice Urciuolo, uscita su D Repubblica

Ci sono progetti futuri in ambito letterario e/o cinematografico?

Sì, entrambi! Ancora non posso rivelare niente, ma spero che molto presto potrò dire qualcosa di più.

Pagina 1 di 5

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén