Aldostefano Marino

writer & editorial services

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L’Ara com’era, al Museo dell’Ara Pacis

#ARAcomera
L’Ara com’era.
Un racconto in realtà aumentata e virtuale
Museo dell’Ara Pacis

con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura
+ musei in Comune (MIC)

Intero 12 euro – Ridotto 10 euro
prenotazione consigliata allo 060608

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L’inaugurazione dell’Ara Pacis nel 9 d.C., per volontà dell’imperatore Augusto, celebrò un avvenente periodo di pace in uno degli imperi più vasti mai esisti.

Inizialmente, l’altare dedicato alla pace, era posto in via Lata, in prossimità del pomerio, il limite sacro della città. Via Lata, corrisponderebbe all’attuale via del Corso; ma fin dal Medioevo, partiva dal Campidoglio e arrivava fino a Piazza Colonna.

Sull’Ara Pacis, come su uno straordinario messaggio ai posteri, le origini di Roma si fondono con quelle della famiglia di Augusto, per rappresentare il destino di una città che diventa un impero e quello di una dinastia che lo domina

La prima scoperta dell’Ara Pacis risale al 1568 quando, sotto Palazzo Fiano, ricomparvero 9 blocchi marmorei. In un primo momento, questi resti vennero attribuiti a un arco domizianeo. Una gran parte venne trasferita a Firenze, un’altra al Louvre – dove è contenuta tutt’oggi -, un’altra ancora ai Musei Vaticani.

Nel 1859, durante dei lavori di ristrutturazione di Palazzo Fiano, ritrovarono la luce altri reperti del monumento. Infatti, l’archeologo tedesco Federico von Dühn identificò il basamento, il blocco raffigurante Enea che arriva a Lavinium. A partire dal 1903 cominciarono i primi scavi archeologici, che portarono alla luce la struttura. Giuseppe Moretti e Guglielmo Gatti si occuparono della ricostruzione dell’Ara Pacis.

Attualmente, l’Ara Pacis, si trova nei pressi del Mausoleo di Augusto, tra via di Ripetta e il Lungotevere in Augusta.
Mussolini in persona decise di collocarla all’interno di un padiglione.

Il 23 settembre 1938 (giorno dell’anniversario di nascita di Augusto), inaugurò l’Ara Pacis. Durante l’imminente conflitto, le grandi vetrate del padiglione vennero rimosse. Perciò, da allora, la protezione dell’altare consistette in un muro paraschegge.

L’architetto statunitense Richard Meier si occupò di musealizzare l’Ara Pacis così come compare oggi. All’interno di un’elegantissima e luminosa struttura in vetro, vicino al Tevere, con vista Mausoleo di Augusto.

La visita guidata L’Ara com’era, è organizzata da Zètema Progetto Cultura. Grazie all’utilizzo di particolari visori AR e la fotocamera dei device in essi inseriti, al visitatore compariranno davanti agli occhi una fusione di elementi virtuali e reali.

Il percorso si suddivide in 9 punti di interesse e contiene scene immersivi a 360° che permette di ritrovare i personaggi, le divinità, le piante così come apparivano colorate, secondo un’ipotesi di restituzione.

Un percorso interattivo e interessante organizzato in piccoli gruppi contingentati. Un viaggio attorno alle origini della Capitale italiana e della famiglia di Augusto. Attualmente potrete visitare l’Ara Pacis in 3D fino al 31 ottobre, ma c’è una quasi-certa possibilità, che il progetto andrà avanti per molto altro tempo.

Postwar, la nostra storia, Tony Judt

Quello che sta accadendo oggi, nel mondo, non è altro che il ripetersi ciclico della Storia.

Ci avviciniamo sempre alla Storia come una disciplina da studiare; qualcosa che non ci appartiene. Ma considerate che l’URSS è caduta nel 1991; e non c’è bisogno di andare così lontano nel tempo, per trovare nella storia contemporanea i risultati di ciò che è accaduto o cambiato durante la Guerra fredda. Ora stesso, in Russia, i diritti umani sono estremamente ristretti; il conflitto arabo-israeliano non si è ancora concluso; e la Gran Bretagna si fa gli affari suoi con la Brexit, come ha sempre fatto (tanto che fu la prima potenza occidentale a dare il via alla decolonizzazione, con la liberazione dell’India nel ’47, perché intenta a curarsi delle politiche interne al proprio paese, appena uscito dalla Guerra).

È importante conoscere la Storia indipendentemente da un contesto scolastico – come spesso siamo abituati a fare- : avvicinarsi a essa e poterla leggere noi direttamente, interpretarla con tutte le carte scoperte, da un punto di vista più neutrale e oggettivo. Tuttavia, la maggior parte dei programmi scolatici, si fermano con il giorno della proclamazione della Repubblica – 1946; e del dopoguerra se ne conosce solo il periodo imminente, e non quello in cui son state decise le sorti dell’Unione Europea e del mondo.

Ho letto Postwar di Tony Judt (Editori Laterza) per il mio ultimo esame universitario. Ho conosciuto una parte fondamentale del nostro passato, quel momento in cui ogni stato, ogni grande potenza – mosso da principi nazionalisti – ha cercato di accaparrarsi la propria sovranità o di espandere i propri confini che, bene o male, da allora non son cambiati più di tanto.

Vi consiglio la lettura di Postwar. Non c’è amore. Non ci sono relazioni complicate, né momenti di tenerezza. Al massimo incontrerete persone che hanno realmente cercato di cambiare il mondo, e che in qualche modo ci sono riuscite. 
È la Storia a noi più vicina. Una grandissima e potentissima narrazione d’azione che fa riflettere e ci costringe a fare i conti con la nostra storia.

Non aspettatevi un manuale. Postwar di Tony Judt è un saggio senza punti morti. Lo storico e scrittore britannico ci fornisce una visione neutrale del terzo sistema internazionale, raccontandolo con estrema attenzione e con un immenso apparato di fonti.

[Il disegno sul post-it in alto è un’illustrazione satirica della Guerra fredda, di Ronald Saerle]

The Animal Art

Tramite The Animal Art, Caterina Casale (caterinacasale_), classe 1992, laureata in Lettere e Filosofia, attraverso i suoi occhi e le sue mani, attraverso l’arte – in particolare il disegno e la pittura – raffigura il mondo così come lei lo vede, usando come il filtro il sentimento umano.

The Animal Art ha realizzato per me ed Enrico un ritratto, per questo ho deciso di farle qualche domanda in più sul suo modo di fare arte. Enrico è stato ritratto molto fiero in mezzo a delle palme, Caterina ha persino aggiunto una citazione sullo sfondo, per rendere il tutto meno bianco – dato il suo candore. 

Con il progetto The Animal Art (theanimalart_) tenta di “ritrarre la bellezza del mondo attraverso gli occhi dei cani”. Lasciatemi dire che osservando i suoi disegni è abbastanza immediato riconoscere l’amore che riserva ai cuccioli. Per noi ha realizzato uno splendido ritratto POP in versione digitale, ma sul suo sito internet e sulle pagine potete trovare le sue opere e altre moltissime idee, che spaziano dalla stampa su tela, fino alla cover per il telefono.

Mi sono divertito a farle qualche domanda:

Ciao Caterina, esplorando il tuo sito internet si trovano anche ritratti umani, ma è abbastanza evidente la tua dedizione ai cani. Come mai? Da dove nasce l’idea di ritrarre i nostri amici a quattro zampe?

L’idea dei ritratti dei cani nasce da un regalo che ho fatto a mia mamma per lo scorso Natale. Desideravo farle un regalo che le restasse per sempre impresso, qualcosa che le arrivasse dritto al cuore…e cosa c’è di meglio che vedere immortalati gli occhi dei propri amori pelosi? Gli occhi, il tartufino, l’espressione d’amore che ci fa essere così innamorati di queste creature così speciale. 
Ho condiviso questo ritratto sulla mia pagina personale di instagram (dove condividevo i miei dipinti) e da li è partito tutto perché mi hanno commissionato vari lavori.

Quando hai cominciato a dipingere? C’è una ragione particolare che ti lega all’arte visiva?

Non sono una di quelle persone che dicono “da che ho memoria ho sempre disegnato”. No. Ricordo un’infanzia piena di parole, tantissimi libri letti, tantissime parole scritte, pochi disegni. Mi piaceva disegnare, mi piaceva tantissimo, ma non ho mai dato più spazio a questo rispetto ad altro. Non pensavo né sapevo di avere un dono, ogni tanto qualche bel lavoro usciva ma finiva lì. Diciamo che mi rilassava molto.

Che siano animali o persone, nei tuoi lavori prediligi i volti ravvicinati, i ritratti. C’è una ragione dietro questa scelta?

E’ l’Anima che mi affascina. Che sia di un essere umano o di un animale, l’anima si esprime negli occhi. L’Anima è Energia, io da sempre sono affascinata da questo aspetto della vita. Non a caso pratico yoga, ho letto svariati testi sul tema e la mia ricerca è continua e senza fine. L’esplorazione dell’Io è il mio principale lavoro, attraverso il contatto con la natura, con gli animali (in particolare con la mia piccola Collie, che mi ha dimostrato che per scambiarsi amore ed energia non servono parole, bastano gli occhi), e con un percorso psicoanalitico di anni.

Personalmente ritengo l’arte uno spazio aperto e in continuo mutamento, con innumerevoli interpretazioni e possibilità. In che modo vivi la tua attività da autodidatta? È per te un limite non aver avuto maestri o un atto di libertà? 

Mi sono fatta spesso questa domanda: dovrei frequentare qualche corso? Per ora la risposta è no. Soprattutto quando dipingo, entro in uno stato meditativo che realizza il ritratto senza che io debba fare il minimo sforzo di tipo mentale. Le mani vanno da sole. Certo, la pratica aiuta tanto a migliorare e a coltivare un talento con cui sono nata. Ma il fatto di non conoscere la tecnica mi permette di essere libera e di sperimentare senza limiti né concetti mentali prefissati. Per dare vita ad  un paio di occhi, li guardo a fondo e cerco di entrare in contatto con il sentimento che un paio di occhi mi suscita. Questo vale anche per i lavori in digitale, anche se, come in ogni cosa, il digitale toglie un po’ di magia all’uso dei colori.

Nonostante l’assenza dei maestri, però, avrai delle figure, un artista, uno scultore, un modo di dipingere, di usare i colori, ai quali ispirarti. È così? In quale misura l’arte può ispirarci a produrre altra arte?

Amo Gauguin. Il senso di natuale e selvaggio che si respira guardando i suoi quadri. Oltre a Gauguin amo Levi, i suoi ritratti sono come urli nella notte. 

Che cos’è, per te, l’arte?

Per me l’arte è evocazione. Quando guardo un quadro mi deve mancare il fiato, sennò è solo molto bello, ma non è arte. Anche una nuotata in un mare freddo e salato – mio marito è sardo, e proprio di quel tipo di mare parlo-  è arte, perché mi mette in contatto con la parte più profonda e vera di me stessa.
L’arte è liberazione, è un modo per essere me stessa, smascherando i vari strati di difesa. 
L’arte, con la mia Collie, mi hanno salvato la vita e l’hanno resa meravigliosa.

Quanto tempo dedichi, in media, a lavorare su un ritratto? In che modo ti approcci al lavoro, hai una prassi che rispetti abitualmente, oppure procedi sempre con libertà?

Dipende. Certi ritratti sono più complicati e richiedono più tempo, o perché non sono particolarmente ispirata, o perché hanno proprio bisogno di più tempo e più “strati” per tirare fuori l’anima.Non saprei definire una prassi… ogni ritratto è a sé… ogni ritratto è una creatura. Ed è il ritratto stesso che mi dice quando è finito. 
Certe volte impiego 4 ore, altre una settimana intera.

Tra i tuoi lavori ho trovato un ritratto che mi è piaciuto particolarmente. Si chiama “Al bar”, e rappresenta una donna dal viso squadrato che fuma l’ennesima sigaretta, e che probabilmente pensa – anche perché fa parte della serie intitolata Riflessioni. Questo – e gli altri lavori – provengono dalla tua fantasia? A cosa pensava questa signora che hai ritratto?

Olio su tela, 70x70x4 cm

Le serie di dipinti che realizzo fuori dalle commissioni, cioè fuori dall’ambito The Animal Art, vengono dal mio immaginario. C’è un libro, che per me è stato fondamentale nel percorso per sbloccare la mia creatività e far emergere il mio talento, che si chiama “Donne che corrono coi Lupi”. In questo libro viene fuori tutta la potenza e la forza interiore che è connaturata alla Donna, e attraverso la pittura ho provato anche io a esplorare i vari aspetti del mondo femminile…In “Al Bar” c’era solitudine, noia, frustrazione, ma anche indipendenza, e voglia di riscatto. Come un vulcano che per anni è rimasto in silenzio e poi sta per esplodere con tutta la sua forza. Non a caso i capelli sono arancio.

Poiché ho l’abitudine di inquadrare le persone a partire dalle loro scelte letterarie: c’è un libro, un racconto breve, una lettura che ti ha cambiato? Consigliacela e convincici a leggerla!

Oltre a Donne che Corrono coi Lupi, c’è stata una lettura che mi ha aiutato molto in un momento difficile, ed è un libricino sull’ Ho’oponopono. Questa tradizione hawaiana mi ha insegnato che è molto importante mantenere i propri pensieri “puliti” per poter essere più sereni e attirare così cose belle nella propria vita. Di per sé non credo nella magia, ma credo fortemente che ognuno abbia un potenziale inespresso, e che si tratta di avere il coraggio di stare in silenzio con i propri pensieri per capire chi si è veramente…

Se poi si parla di romanzi, il preferito in assoluto è L’isola di Arturo, di Elsa Morante. 

#SEICIOCHELEGGI

#SEICIOCHELEGGI

Da tutte le parti, su ogni social, e in ogni canale di posta mi chiedete sempre consigli:

su cosa leggere, su come farlo, su quando farlo. 

Talvolta mi raccontante che il vostro fidanzato vi ha lasciato, altre che i vostri genitori si sono separati, altre ancora che non sapete come instaurare un buon rapporto con i vostri figli, che non riuscite a capire che cosa fare nella vita. 

Mi raccontate di rapporti complicati con il mondo circostante, della vostra incapacità di relazionarvi con il mondo, o peggio ancora: con voi stessi.

Non sono uno psicologo, non capisco i miei, di problemi, figuriamoci quelli degli altri: ma ho letto tanti libri – e tanti ancora ne leggerò – e, a volte, mi sono stati utili per comprendere qualcosa, per andare avanti quando mi sembrava di non poterlo fare.

I libri mi hanno sempre aiutato e spesso cambiato.

Ogni domenica, sul mio account Instagram @aldostefanomarino, tramite le stories, rispondo alle vostre domande:

TU DIMMI COME TI SENTI E IO TI CONSIGLIO UN LIBRO, 

perché, d’altronde, #SEICIOCHELEGGI

#SEICIOCHELEGGI – senza l’accento sulla O – è cominciato due settimane fa, tanti di voi hanno già seguito i miei consigli: mi appello a voi, se doveste ascoltarmi condividete la vostra lettura nelle vostre storie, o in un post taggando me e usando gli hashtag #SEICIOCHELEGGI e #ALDOSTEFANOCONSIGLIA: è molto importante per me, per continuare a leggere tanto e per non smettere di consigliarvi sempre titoli nuovi.

#chivuolessereLibronario

Ciao, amici, lettori e non lettori, soprattutto non lettori, questo articolo è dedicato a voi.

Ho molti amici, molte persone che mi girano attorno e a cui io, a mia volta, giro intorno: in questo centrifugare, la vita è una cosa così bella che permette di avere scambi, interpretare pensieri. Così prendo spunto dalla vita: molti miei amici, persone che conosco, o che mi seguono, alla domanda: quanti libri hai letto nel 2018?, rispondono: zero.
Mi chiedo, allora, quale sarebbe il numero giusto.

Quanti libri andrebbero letti?
L’anno scorso, i dati Istat hanno parlato chiaro: lettura in calo, rapidissimo e vertiginoso, persone che non hanno libri nelle loro librerie, altre che non ne hanno mai letto. Questo mi ha preoccupato, al punto che mi sono chiesto: che cosa ne sarà di tutta questa letteratura che non viene letta? Di tutti gli insegnamenti che non abbiamo appreso dai libri, e dei mondi, delle persone, dei punti di vista con cui non ci relazioniamo? E in che modo, io, potrei essere utile a chi non ama i libri?

Perché leggiamo?
Perché ci permette di entrare in contatto con situazioni che non abbiamo vissuto e che non potremo vivere. Ci permette di empatizzare con un personaggio diverso da noi, e alla fine, qualcosa impariamo. Riformuliamo giudizi, consideriamo aspetti di noi che non conoscevamo, e impariamo ad amare, a contemplare la pace, il rispetto: a conoscere la varietà del mondo, così tanta e abbondante, con cui non possiamo interagire normalmente.
Leggete il libro di un traditore, e scoprirete che il traditore ha le sue buone ragioni.
Imparerete a giudicare meno.

E allora… Perché non leggiamo?
Non abbiamo tempo, siamo sempre impegnati. In un tempo in cui Instagram non esisteva e Facebook nemmeno, la sera, prima di andare a letto, se non si guardava la televisione che si faceva? Si leggeva magari. E ora che il tempo è diventato così stretto, le ore si sono ridotte e tutto pare necessariamente così limitato, le persone hanno smesso di leggere.
Libri cari, prezzi alti, dice qualcun altro.
Biblioteche poco fornite, personale poco disponibile e meramente interessato.
Stipendi bassi, famiglie numerose, una signora mi scrive “A fine mese i conti non tornano se spendo 15 euro per un libro che non sia per mia figlia”.

Ora, che cosa succede?
Io e una manica di bookblogger, che fanno foto belle, parlano di cose nuove, a cui devo tanto per la buona riuscita di questo progetto, hanno deciso di aiutarmi. E così è nato #chivuolessereLibronario.
A sostenerci un esercito di case Editrici, piccole e grandi, importanti, che hanno capito cosa voglia dire fare letteratura, fornire cultura, aiutare le persone. Imprese nel vero senso della parole, felici di poter aiutare il mondo, innamorate del loro mestiere, fedeli, a esso.

Leggere costa troppo? Vi ruba tempo? Non lo fate?
Forse dovreste, e adesso avrete la possibilità di leggere un libro gratis che vi verrà mandato a casa direttamente da una Casa Editrice.

Come fare? 
A partire da lunedì 25 giugno, per quattro lunedì di seguito sulla mia pagina Instagram potrete trovare un sondaggio, una domanda su un qualsiasi tema e argomento, lontano il più possibile dal mondo letterario: dovrete rispondere correttamente a tre su quattro (3/4) domande dei sondaggi per poter partecipare all’ultima fase.
Vi comunicherò il profilo Instagram dove potrete trovare la risposta al quiz due giorni dopo. Alla fine pubblicheremo una foto del libro in palio, e commentando  potrete partecipare all’estrazione per provare a vincere il libro, di cui vi avrò precedentemente parlato.

Dopo la diretta di domenica 24/06, delle 19, dove vi presenteremo la prima carrellata di quiz, potrete trovare le risposte corrette per ogni mercoledì, su dei profili che puntualmente vi indicherò. Le domande spazieranno in qualsiasi campo, riguarderanno soprattutto aree specializzate di interesse: ingegneria, salute, sport, cibo, moda, gossip.
Ricordo ancora che il gioco è destinato a raccogliere non lettori, quindi, ognuno di voi si chieda sinceramente se è un lettore forte.
Alla fine del Contest verranno fatti i dovuti controlli ai profili di ogni partecipante; a quelli chiusi verrà richiesto di aprirli.

Aiutatemi. Aiutateci. Aiutiamoci.
Leggere cambia la vita e ci rende persone migliori.
Soprattutto ORA!

Infine grazie, meritano di essere citati uno per uno, i fantastici bookblogger che collaborano nell’impresa:
La graphic-designer del progetto: @manumomelibri
@luigi__bianco; 
@libriamociblog
@libriattraversolospecchio;
@mattia.tortelli
@_charlottebooks_
@mr.tannus
@gwynto.books
@lalibraiainblu
@franmagistro
@lellettrici_books

BUON CHI VUOL ESSERE LIBRONARIO e buona fortuna!

Se sei un Editore, uno scrittore, un giornalista, uno speaker radiofonico, un autore, un cantante: chiunque tu sia, qualsiasi informazione tu voglia scoprire a proposito di #CVEL, contatta l’ufficio stampa del progetto (cvel@aldostefanomarino.it), sarai aggiornato in tempo reale sul progetto.

Signora, vada a quel paese!

Quando incontriamo una persona che non conosciamo, tiriamo fuori i nostri argomenti più quotati, quelli più intelligenti, per permettere all’altro di conoscere che cosa ci piace fare nella vita, che cosa siamo, che cosa leggiamo, che musica ascoltiamo, che cosa pensiamo su alcuni argomenti importanti. E si può dire che siamo noi stessi, in quel momento, solo alle prese con lo sceneggiato della nostra vita.
Ma di che cosa parliamo quando parliamo, invece, tra noi persone, nell’intimità dei momenti informali? Quando rilassiamo i muscoli e siamo noi stessi; con gli amici che conosciamo e che conoscono noi; o nei locali affollati, nei bar, nelle biblioteche mentre si studia, tra le rovine di una città antica; quando ci rincontriamo dopo tanto tempo, che cosa raccontiamo? Parliamo sempre e solo dell’amore, e di tutte le sue incredibili varianti: e sono convinto, che ci sia ancora molto da fare, perché gli uomini, tutti quanti, si accorgano che se lasciassimo fare agli altri ciò che amano fare e che non ci disturba, il mondo sarebbe un posto quantomeno più felice.

Questo avrei voluto spiegare a una signora alla fermata dell’autobus che, mentre due ragazzini si baciavano timidamente, li esortava, ridendo, “Scusate ma per me è difficile accettare, lo capite?”, sentendosi in diritto di dover valutare e reputare accettabili, lei, le vite e i gusti degli altri.
L’avrei voluto dire, ma non l’ho detto! Mi sono messo in mezzo, che purtroppo nella vita sono sempre polemico e non so farmi gli affari miei, e ho detto:
“Signora, vada a quel paese!”

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