Aldostefano Marino

writer & editorial services

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Sullo snobismo degli scrittori e i dati Istat 2017

L’ultima classifica Istat del 2017, dice che, i lettori italiani sono calati dal 46% al 40%. Il dato che più mi scoraggia è quello che afferma che, una famiglia su dieci, non ha nemmeno un libro in casa, – badate bene, nemmeno uno – neanche quello di ricette, o un regalo poco apprezzato.

In questo enorme dibattito, da una parte ci sono gli scrittori di nicchia, quelli che pubblicano con case editrici più piccine, snobbati per il solo logo misconosciuto sulla copertina dei loro libri; dall’altra quelli più glam, che pubblicano per enormi case editrici.

I primi accusano i secondi di essere troppo snob, di vedere dodici mesi l’anno gli stessi autori in cima agli scaffali, il che è vero: ogni tanto puoi scorgere uno scrittore un po’ meno noto ai vertici, ma capita di rado trovarlo. I secondi invitano i primi a migliorarsi, a far di meglio, per diventare come loro.

Nell’editoria funziona più o meno così: quelli Grandi disprezzano l’editoria a pagamento che, hanno ragione, non serve a nulla: paghi dodicimila euro un tot di copie che dovrai venderti da solo, ad amici e conoscenti.

I Piccoli, ultime ruote del carro, poi devono pagare per comprarsi uno spazietto in vetrina, somme che solo quei Grandi hanno a disposizione, mandare libri a Case editrici che “Ma tu sai quanti libri riceve un editore ogni giorno? Mica può leggerli tutti”. Aspettare otto mesi per una risposta positiva, perché se non sono interessati manco ti rispondono, non hanno tempo!, come se il loro fosse lavoro, e il tuo no.

Allora ti consigliano “Prova a contattare un agente”, che il 90% delle volte paghi qualche centinaia d’euro solo perché ti mandi indietro una lettera di rifiuto.

“Prova con una scuola di scrittura” dicono poi, dove paghi diecimila euro per scrivere un libro con un tutor, così hai un prodotto bello pronto, bello corretto, ché di te c’è solo il nome in copertina, pagato diecimila euro, magari pubblicato da Feltrinelli o Rizzoli. Però l’editoria a pagamento no.

Quando poi, magari, ti capita il famoso colpo di culo e pubblichi un libro, tu che sei un emergente, magari giovane come me, con una piccolissima casa editrice, e organizzi presentazioni in giro per l’Italia per farti conoscere, non mancherà il libraio che ti dirà “Noi concediamo lo spazio solo a chi siamo sicuri venda”, e moderatore che ti dica che è molto impegnato, perché tu non sei nessuno e lui è già qualcuno, e magari nei suoi libri parla dell’importanza dei giovani, del futuro nelle loro – e nostre – mani.

Il mondo dell’editoria è un mondo marcio, fatto di tanti grandi scrittori e pochissimi lettori.

Non critico l’indiscutibile realtà che non tutti possano pubblicare libri, piuttosto la negata possibilità, invece, che tutti, almeno, ci provino.

Il mondo dell’editoria è un mondo che va avanti per conoscenze, per “Mandami il libro e ti dico che ne penso” ma prima che qualcuno te lo dica devi conoscere quello che ha conosciuto quell’altro.

Il mondo dell’editoria è vecchio, profondamente popolato da scrittori che per essere ritenuti “all’altezza” non devono avere meno di sessant’anni, se no è letteratura spiccia. Se hai vent’anni automaticamente hai scritto cazzate, robette da supermercato, come le chiamano loro, come se al supermercato non vendessero anche Tolstoj e Manzoni.

Quel sei percento in meno di lettori che tanto vi dà fastidio è dato dal vecchiumine che popola l’editoria, da quei pregiudizi verso il Fabio Volo di turno, che magari non scriverà di robe illuminate, che pure forse la gente se lo leggerà sotto l’albero o l’ombrellone, ma che vende più di tutti gli altri cinquanta titoli importanti, che lo diventano solo perché gli editori li spacciano come tali.

La mia professoressa delle medie diceva “Leggete, leggete pure le istruzioni della carta igienica, ma leggete”.

Io, nel profondo, sono convinto che leggere faccia bene, sempre e comunque!, che la cultura non si nasconda dietro frasi ben scritte ed enunciati perfetti, sicuramente anche lì, ma soprattutto dietro i mondi, le persone, le sfaccettature della realtà con cui un lettore entra in contatto.

Questo fa cultura.

Questo apre la mente, allarga la conoscenza: non quella del verbo essere, ma delle infinite possibilità che prima non ci erano note e che eliminano pregiudizi e credenze secolari.

Questo è il motivo per cui la gente legge sempre meno, perché nessuno è più libero nemmeno di leggere, perché un libro ti costa 25€ e con quella cifra mi prendo un volo per la Spagna andata e ritorno, perché le proposte sono sempre le stesse e gli scrittori fanno gli snob, credono di essere migliori di quelli che non leggono, di quelli che non si scrivono, di quelli che non riescono a pubblicare e scrivono da una vita, e si sentono in diritto di giudicare l’operato degli altri.

Il problema di fondo di quel sei percento in meno di lettori va indagato nel mondo marcio dell’editoria, non in quello dei lettori.

Se un acquirente non compra un prodotto, il problema sta nel prodotto, non nell’acquirente.

Impariamo a rinnovarci ogni tanto, svecchiamoci, dateci spazio, ché solo i giovani attirano altri giovani, ossia coloro che tra vent’anni rappresenteranno quella piccola percentuale di lettori italiani.

Quello che le donne possono

Ho tante amiche donne. E questo potrebbe essere l’incipit di un qualsiasi discorso moralista, ma non vuole esserlo. Ho tante amiche perché amo le donne. Amo le donne, i loro dubbi, le loro mille idee e chiacchiere, le loro preoccupazioni su faccende irrilevanti che spesso assomigliano alle mie.

Ho molte amiche donne che non si rispettano, che si tatuano frasi sul corpo inneggiando alla libertà e al rispetto, ma che poi aspettano l’uomo che le dica che fanno schifo, perché capiscano che fa schifo lui. Ho molte amiche che si accontentano, che non cercano un uomo che le rispetti e che le ami, o magari lo cercano ma poi puntualmente trovano uno che non le protegge, come dovrebbe. Siete solo donne che avete bisogno di ricordare quanto siete forti. Quanto sono forti le mie tre zie, single, in carriera, che vanno al cinema, leggono libri e tornano a casa felici.

Quant’è forte mia mamma.

Quanto è forte Bebe Vio, e quanto lo è stata Rita Levi Montalcini.

Ho molte amiche perché amo le donne, che reggono l’alcool meglio di me, che guidano meglio di come non sappia farlo io, che hanno aspirazioni, che sognano un futuro, progetti di vite in giro per il mondo.

Ho molte amiche perché sono profondamente innamorato delle donne. E oggi, bloccato su un tram carico di gente, per le manifestazioni contro la violenza sulle donne, ho pensato BRAVE, bloccate il traffico!, bloccate uomini, bloccate tutto ciò che non vi rispetta, non permettetegli di danneggiarvi oltre.

Siete una potenza voi donne. Potete fare molto. Potete fare tutto. Figuratevi liberarvi di un uomo che vi fa del male.

#STOPALLAVIOLENZASULLEDONNE

#NOALLAVIOLENZASULLEDONNE

Se c’ha guadagnato allora è complice e l’ha voluto lei

Probabilmente non solo non fregherà a nessuno della mia opinione, sicuramente non cambierà neanche nulla. Ma a tal proposito, sulla faccenda Weinstein, mi sento di voler esprimere la mia opinione.

Harvey Weinstein, 65 anni, produttore, cofondatore della Miramax e della Weinstein Company insieme al fratello Bob, è nel panorama del cinema mondiale considerato uno dei big. Un pezzo grosso, uno di quelli che, se gli stai simpatico poi arrivi ovunque. Se non gli stai simpatico “grazie e arrivederci!”.
I suoi film hanno ottenuto qualcosa come trecento nomination agli Oscar, circa sessanta di quelle pellicole l’hanno pure vinto! Ha lavorato con importantissime star di successo e dopo trent’anni di carriera, il New York Times pubblica le relative accuse mosse nei confronti del produttore: egli avrebbe infatti molestato decine di donne del mondo dello spettacolo, attrici, modelle, dipendenti e chi più ne ha, più ne metta.

Nella rosa delle abusate, campeggiano alcuni nomi che al pubblico cinematografico mondiale sono ben noti: Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie, Cara Delevigne e Asia Argento. Ognuna di loro, vent’anni dopo dall’accaduto, racconta la loro storia da vittima, fornendo dettagli sulle molestie. Ciò che appare evidente come il minimo fattore comune di tutti quanti gli abusi è la paura di perdere un sogno nel cassetto, una parte importante in un film.
Il personaggio più attaccato della vicenda è la figlia del Re dell’horror: la Argento. Non stiamo mica parlando, quindi, di una ragazzetta che non sa come sfondare nel mondo dello spettacolo ed è disposta a tutto pur di far parte di quel misterioso mondo, fatto di apparenze, che è il cinema.
Asia Argento viene obbligata a dover subire sesso orale: non è stata legata, non è stata presa a schiaffi e legata ad una sedia o minacciata ma, Harvey, dopo esser uscito dalla doccia le ha chiesto di aprire le gambe e lei le ha aperte. E non solo: poi ha continuato ad incontrare il produttore in svariate occasioni, cene, voli intercontinentali da lei prenotati, mica da Weinstein!
Tornata a casa da Cannes racconta il fatto ad un’amica, facendosi promettere che non avrebbe riportato la notizia a nessuno e dice che un qualsiasi tipo di denuncia sarebbe caduta tanto l’uomo era potente, tanto questo era inattaccabile. “Quel ciccione schifoso è così potente che la passerebbe liscia. A Monica Levinsky credono solo perché ha tenuto via il vestito. Perderei la stima di Abel. Non ci posso nemmeno pensare!”

Qui, la domanda, per molti sorge spontanea: era consenziente?

Il mondo dello spettacolo, che si parli di film, che si parli di libri, che si parli di talk show, è un bel grandissimo mondo di merda: le luci accese sui red carpet e i sorrisi smaglianti delle attrici in passerella altro non sono che un modo per camuffare e nascondere quella parte tagliata fuori. È così che funziona il cinema, no? Nel momento in cui, in un film, si decide di mostrare qualcosa, la scelta taglia necessariamente fuori qualcos’altro. E così è poi, a sua volta, tutto ciò che viene saggiamente esibito della vita delle persone che fanno parte di questo mondo e tutto ciò che viene nascosto.

Su internet le accuse son pesanti: “Che fa una? Si sveglia vent’anni dopo e denuncia di esser stata molestata? Dopo che c’è stata? Ma che molestia è?”.
Io credo che bisognerebbe tener la bocca chiusa quando ci si esprime su qualcosa che non abbiamo vissuto. Per fortuna.

Prendete voi, ora, una ragazza di vent’anni che sogna di fare l’attrice, anzi che già magari l’attrice la fa, che c’ha il padre che è il più grande regista di horror, il capofila, il maestro, il precursore, quello a cui tutti si sono ispirati poi.
Ora mettete davanti a questa ragazza i suoi sogni. Pensate a quel sogno per cui sareste disposti a tutto pur di raggiungerlo. Non a quella maglietta che avete sempre desiderato e non siete mai riusciti a comprarvi. Pensate a quel sogno che avrebbe cambiato o cambierebbe la vostra vita. Pensate di trovarvi ora in questa situazione: il vostro sogno si è quasi realizzato e, ad un tratto, una vostra decisione – se decisione si può chiamare – può far crollare tutto ciò che, duramente avete quasi raggiunto. La scelta è vostra e da quella, come per ogni altra, ne deriveranno conseguenze.
Tutti pronti ad alzare la mano, a puntare il dito, a dire “io non l’avrei mai fatto!”.

La gente racconta che “di Weinstein si sapeva che avesse queste abitudini”. La gente racconta che ha sempre saputo e non ha mai detto nulla.
E un bel giorno, arriva una ragazzetta, di vent’anni, obbligata, manipolata, soggiogata e costretta a commettere qualcosa contro se stessa, anche solo per voler vedere comparire il proprio nome sulla locandina di un film e dovrebbe forse cambiare il mondo? Tutti lo sanno, nessuno dice niente e Asia Argento avrebbe dovuto denunciare il fatto e magari la sua opinione risultare pure significativa, davanti ad un mondo che ha sempre saputo e ha sempre fatto finta di niente!

Dovremmo smetterla di fomentare questa cultura masochista. La stilista di Weinstein ha addirittura dichiarato che una donna se ci sta lo capisci subito, da come è vestita, da come si comporta e atteggia.
Ma le ragioni di uno stupro non andrebbero forse cercate nella vittima, anziché nel molestatore.

Che importanza ha com’era vestita lei? Se aveva dato segni di poterci stare. Se aveva bevuto un po’ troppo.
In Italia e solo qui, ci piace che le vittime lo siano totalmente, che siano morte magari, altrimenti non suscitano la nostra compassione. Altrimenti non sono vittime. Altrimenti vanno indagati i motivi. Tutto diventa gossip, qualcosa di cui parlare con gli amici al tavolino di un bar.
Un po’ come è successo per Valentina Pitzalis, la ragazza sarda che riuscì a sopravvivere e ad ammazzare il fidanzato che cercò di darle fuoco, oppure per Tiziana Cantone, che “il video l’ha fatto e si sa che al giorno d’oggi questi video possono finire in rete!”.
Ed è proprio questo che porta le vittime a denunciare vent’anni dopo, quando ormai si sentono al sicuro, quando hanno raggiunto ciò che volevano e sono sicure di non poterlo più perdere: cercare le ragioni dello stupro nella vittima e non nello stupratore.
Perché, a noi, se la vittima sopravvive, se riesce a crearsi un futuro, a trasformare quell’esperienza schifosa in una occasione di riscatto allora non c’è nulla da fare: se c’ha guadagnato, allora è complice e l’ha voluto lei.
Le è piaciuto e voleva scoparsi un vecchio lurido porco grasso che, in cambio di molestie sessuali, prometteva grande notorietà a ragazzette di vent’anni.

Il web rifletta.
Nel frattempo, i miei complimenti.

Sono nato nell’epoca sbagliata

Sto guardando tanti film, tantissimi, uno dopo l’altro, perché devo ad ogni costo entrare in una grossa e importante scuola di Cinema, in sceneggiatura, in cui i posti sono solo sei.

Cosicché, d’estate ho letto tanto e adesso mi trovo a dover guardare film italiani a partire da Quattro passi fra le nuvole, che è un film del 1942: film italiani che avrei dovuto guardare, tanto tempo fa, quando ho dato all’università un esame di Storia del Cinema. E adesso mi trovo a doverli recuperare, cento film che avrei dovuto vedere prima, in bianco e nero la metà, che quando mi sveglio mi pare di avere un’insana voglia di avere una moglie e prenderla a schiaffi, di tornare a scuola e chiamare la maestra Signora Maestra, di tradire poi, la mia moglie schiaffeggiata e farla precipitare dentro un ascensore senza che nessuno se ne accorga, e di far festa, partecipare a grandi banchetti e orge di sapori, odori, vestiti paillettati di borghesi arricchiti, finché non sorge il sole. Di fumare sigarette sugli autobus e andare al cinematografo a bordo di una macchina tirata a lucido dopo esser passato a fare un bagno nella Fontana di Trevi e poi magari, una passeggiata all’Eur con Alain Delon.

Ora nella mia testa c’è una grande confusione: nomi sparsi, Claudia Cardinale, Gina Lollobrigida, Marcello Mastroianni, città del mondo, date, registi, sceneggiatori e in tutto questo solo una certezza: sono nato nell’epoca sbagliata e avrei dovuto sposare Alain Delon.

Varietà all’Eurospin

Oggi sono andato con la mia amica a fare spesa all’Eurospin; ebbene, non capita anche a voi di andare, talvolta, a comprare una lattuga e due pomodori e trovarvi invece nel bel mezzo di uno sceneggiato napoletano?

Una signora di grossa stazza, leggins rigorosamente al polpaccio e alitosi che spero fosse lì per comprare dentifricio, sbraiatava contro il ragazzo di colore della security perché lui, gentilmente, le aveva chiesto di tenere in braccio il cagnolino.

Probabilmente per Miss negrodimerda non doveva essere una buona giornata perché, per almeno mezzora, non ha fatto altro che inveire contro i commessi, e l’Eurospin e ad urlare che l’uomo andasse a fare “lo stronzo al suo paese”. Inutile dirvi che non mi sono trattenuto e che alla nostra Regina Caeli ho detto di andare lei a far la stronza a casa sua anziché al supermercato, di domenica pomeriggio.

Alla fine lei ha finito per prendersela anche con me e la mia amica, minacciandoci di aspettarci all’uscita, e per poco non mi prendevo due schiaffi ben dati.

Ma la verità, quella più profonda, è che le persone se la prendono a caso, che alle persone non piace rispettare le regole e se la prendono se qualcun altro non le rispetta, non per il senso del buon vivere, ma perché non è concesso non rispettarle a tutti quanti.

Con l’eleganza che la contraddistingueva mi ha mandato a cagare dicendomi “vadi a cagare”, ho riso per il congiuntivo e le ho detto di imparare almeno la nostra lingua prima di rivendicare il suo diritto di vivere al suo paese “senza scocciature”. Lei mi ha detto di starmi dando del lei.

E allora giù pesante di parole a vanvera, cose cattive, gliene ha dette di tutti i colori a lui e a noi, e “per fortuna che non c’era er marito, che se no faceva la faccia nera alla cassiera”.

Inutile dirvi che io mi son fatto una risata e mi piacerebbe farla fare anche a voi, che non avete assistito a questa scena pietosa. Inutile dirvi anche che, tutto il personale del supermercato e tutti i clienti, ma forse anche i pomodori e le mozzarelle al banco frigo, fossero contro la nostra Signora educata e che, in questi momenti, mi piaccia vedere che per quanta gente cattiva e repressa esiste, esistano tante altre persone buone.

Non cedete all’odio

Quando la paura diventa sempre più grande, più profonda e meno controllabile diventa terrore e, l’unica arma per combatterlo, è la serenità.

Ma come si può esser sereni, quando tu fai una passeggiata sulla Rambla e un camion ti mette sotto, oppure a Nizza, oppure in qualsiasi posto del mondo la gente vada per passeggiare e non per farsi ammazzare? Come si può star sereni quando uno va a teatro e poi non torna a casa?

L’unico modo per vincere contro il terrore, contro quel Terrore, è non aver paura. Invadiamo le strade, le piazze, i locali, le spiagge, i bar, le colline, le montagne, le strade affollate e le città del mondo. Invadiamo qualsiasi posto e continuiamo a cantare, a ballare, a passeggiare e a prendere gelati.

Non cedete all’odio, non accontentatevi di storielle raccontate che altro non fanno che metterci paura, aumentare il terrore, non abbiate paura del diverso, del nemico, del bangladino sotto casa che vi vende la birra e del ragazzo di colore che vi vende le rose.

Non fatevi abbindolare, perché una volta che la paura diventerà terrore sarà difficile poter tornare a casa con un po’ d’amore in tasca. E allora sarà quello il momento in cui avremo perso, da vincenti a vinti, noi tutti, non contro l’Isis ma contro noi stessi.

Siamo uniti.

Barcellona, il Mondo è con te.

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Per tutti gli italiani: questo è il numero di emergenza del nostro consolato generale nella città spagnola 0034-659790266

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