Aldostefano Marino

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Categoria: Osservare

Cambiate fidanzato quando perde le piume

Ho tolto le lenzuola, e i copri-cuscini e poi anche il copri-piumone. Ho fatto un mucchietto vicino alla porta, aspettando che scattasse l’ora X per azionare la lavatrice.
Ho attaccato l’iPod allo stereo e ho riordinato la mia stanza: musica in riproduzione, qualunque e forte: questa volta Brunori Sas.
Dietro questa pratica apparentemente semplice si nasconde una difficoltà essenziale, comune quasi a tutti quanti: infilare il piumone dentro il copri-piumino. Insomma non siamo tutti dello stesso colore, non amiamo le stesse cose e le stesse persone, ma davanti al piumone, il giorno del cambio lenzuola: siamo tutti uguali.

Dev’esserci sicuramente un modo per farlo: ma io non lo conosco.
Così ho chiamato mia madre per chiederle per l’ennesima volta di seguirmi passo per passo nell’inserimento del piumone dentro il suo sacco. Chi sa lei, poi, dove l’avrà imparato così bene! Le mamme sanno fare tantissime cose che a noi sfuggono.
Mia madre mi ha detto Aldostefano ora sono impegnata.
Così ho dovuto cavarmela da solo, senza deciderlo di mia spontanea volontà, solo per stretta necessità.

Un po’ come quella volta che ho lasciato un mio ex fidanzato perché iniziavo a dipendere troppo da lui e io avevo bisogno di andare avanti da solo, per capire che ce l’avrei fatta. E poi ce l’ho fatta.

Mi sono seduto per terra, ho poggiato il sacco sul materasso e prima di tutto ho provato a distribuire equamente tutte quante le piume all’interno.
Ho dato un colpetto qui e un colpetto lì: niente da fare. Le piume non riuscivano a trovare un posto dove depositarsi e restar tranquille.
Mi ci sono seduto sopra per schiacciare, come faccio quando alzo la musica al massimo per non sentire i pensieri.
Allora l’ho scosso giù dalla finestra così che le piume si distribuissero senza che io insistessi più di tanto: almeno credevo funzionasse così, in realtà si sono tutte sparpagliate disordinatamente alla fine della coperta, lasciando la parte superiore completamente vuota.

A distribuire le piume nel  piumone si impara col tempo, piumone dopo piumone. Settimana dopo settimana: serve il tempo come in tutte le cose.
Ho pensato Ahi, se qualcuno mi aiutasse!,  ma la mia coinquilina non era a casa: quindi?
Ho pensato Ahi, se avessi un fidanzato!, ma io non avevo un fidanzato: quindi?

Mi sono accorto poi di quel lato squarciato da cui le piume sono cadute giù mentre lo sbattevo fuori dalla finestra.
Non me n’ero mai accorto: quando si era rotto?
Ho cercato la scatola dove conservo tutti gli strumenti per il cucito: aghi, fili, ditali e spilli. E mi sono messo sul letto, seduto, a cercare di cucire questa dannata trapunta.
Il filo è finito, come il tempo, quando tenti di riparare cose che non ha nessun senso aggiustare: il piumone era troppo vecchio, deteriorato, rovinato in alcune parti, conservato solo perché un regalo a cui tenevo.

Ho pensato che non bisogna aver paura di sbarazzarci delle cose, delle coperte che non ci riscaldano più, delle persone che non si preoccupano di perdere piume e neanche noi.
Così ho mandato un messaggio a mia madre e le ho detto vado a comprare il piumino ché quello vecchio si è squarciato! e ci sono andato.

La ragazza del negozio ha tentato di orientarmi verso la scelta di una trapunta dicendomi che così non sarà difficile quando non riuscirai a rimetterlo dentro. 
Anche tu lo stesso problema? le ho chiesto io e lei mi ha detto Io da quando ho comprato una trapunta non ho più bisogno dell’aiuto di nessuno.

Ne ho scelto uno più pesante, l’ho pagato caro: per un attimo ho pensato che fosse meglio accontentarmi del mio vecchio piumone squarciato, dovevo per forza pensarci adesso?
Non lo so, ma meglio non rimandare le cose.
Ho scelto un piumone perché non mi accontento di una trapunta più facile da gestire o da sistemare al mattino.
Ho scelto un piumone perché mi piace star al caldo, finché posso.
Perché adoro quel contatto con le piume, finché il piumone non si squarcia e tutte quante escono fuori. Mi accontento di comprendere che le cose migliori sono quelle più difficili da gestire e mi rassegno all’idea, che anche queste vadano sistemate, che a queste debba dedicare tempo, più del dovuto, e che prima o poi vadano cambiate.
Come i fidanzati,
Come la vita,
quando ti sembra che tutto sia a posto e poi ti accorgi che perde piume.
E allora basta cambiare piumone,
oppure fidanzato.

Ad ogni modo, se avete difficoltà a sistemare il piumone, potete servirvi di questo video per imparare a farlo bene in un minuto e mezzo:

credits photo: la camera da letto dei Nonni di @millelubi che vede meglio degli altri.

 

Siate furbi, oppure non dite bugie

Uno di questi pomeriggi, googlando qui e lì, non so come, ho trovato uno studio dell’Università del Michigan svolto su mille americani, che dichiara che le persone mentono mediamente dall’una alle due volte al giorno. Mi sono così imbattuto in una riflessione e mi sono chiesto quante bugie, a me capitasse di dire durante il giorno.
Sarà pur dura da ammettere, ma le bugie fanno parte della nostra vita quotidiana. Mentiamo noi e mentono gli altri, anche a noi, ogni giorno, senza neanche accorgercene, per questioni di poco conto ma anche più importanti.

Durante una settimana qualunque diverse volte ci capita di trovarci davanti ad una bugia.
Mentiamo spesso, a prescindere dall’intenzionalità posta.
Ricorriamo di frequente alle bugie, mascherandole, definendole bugie a fin di bene talvolta, o compulsive, oppure anche pietose. L’obiettivo è sempre quello però: ingannare l’altro, e certe volte anche noi stessi.

a) “Appena mia madre controllerà l’estratto conto di questo mese vorrà sapere come ho speso tutti i soldi di Gennaio.”
La situazione più comune in cui ci capita di mentire è quando dobbiamo evitare una punizione: abbiamo fatto una cosa che, in cuor nostro, sapevamo che non avremmo dovuto fare. L’abbiamo fatta comunque, non ci siamo curati delle conseguenze e ora dobbiamo fare i conti con chi ci ha scoperto. Perché le conseguenze sono arrivate. Quindi inventiamo una bugia e speriamo che possa essere compresa.
PROBLEM SOLVING: O smettete di fare cose che meritano una punizione o smettete di dare spiegazioni alle persone circa le cose che fate nella vostra vita.
Essere liberi è la prima condizione da rispettare per non dire le bugie.

b) “Sì, è molto carina la tua maglietta.”
Un’altra situazione in cui utilizziamo facilmente e quotidianamente le bugie è quando non vogliamo compromettere le relazioni di tutti i giorni.
Quante volte ci è capitato di dover dire una bugia a fin di bene? Dover fare degli apprezzamenti su qualcosa di cui ci viene, accidentalmente, chiesta un’opinione. Mentire sul taglio dei capelli della tua amica, o su quei pantaloni che il tuo amico si è comprato.
O la pasta salata: quante volte la pasta era insipida e avete detto “No, dai, ma va bene così!”?
PROBLEM SOLVING: Iniziate a selezionare le vostre amicizie: frequentate solo persone carine, ordinate, puntuali, piacevoli e profumate, e imparate a salare la pasta prima che lo facciano i vostri amici. Oppure continuate a frequentare persone che non vi piacciono e a cui raccontate di piacervi.

c)“Quindi che tempo faceva in Australia? Che verso fanno i canguri?”
Infine vi presento la terza occasione in cui ci capita di mentire: non quella più rara ma sicuramente la meno edificante, è quando raccontiamo le bugie per apparire migliori di quello che siamo. Quando ingigantiamo situazioni vissute, le condiamo di dettagli inventati e particolari interessanti.
La festa con dieci persone diventa un party con centocinquanta invitati, il tutto per mostrarci e far credere agli altri di avere una vita grandiosa. Alla conversazione avuta con quel tipo che vi piace cancellate i messaggi in cui alla fine gli avete scritto voi, e così via.
PROBLEM SOLVING: A questo punto: o vi fate un profilo Instagram e condividete fotografie scattate da altri utenti perché di vostro non avete nulla di interessante da mostrare, oppure conoscete gente nuova, organizzate feste in ville con piscina e dite meno bugie in giro.

Ci sono addirittura degli studi che dimostrano che la capacità dell’uomo di essere sincero diminuisce mano a mano che si avvicina la sera: a questo punto della giornata tendiamo a mentire più facilmente. Questo accade perché accumuliamo stanchezza mentale e fisica e ciò compromette la nostra capacità di non dire le bugie.
Così ho deciso di andare ad analizzare quali sono i gesti che fanno le persone quando mentono e attraverso quali indizi è possibile cercare di farci fregare un po’ di meno.

1) “Gli occhi non mentono”.
Lo dicono tutti: provate a guardare una persona negli occhi e ti renderai conto se quella sta mentendo. Infatti! Esistono due condizioni per cui potresti avere lo sguardo sfuggente: o sei un giovane adolescente che, tornato a casa alle tre del mattino, ha gli occhi rossi per le canne, oppure stai mentendo. Altro indizio fornito dagli occhi potrebbe essere anche l’azione dello sbattere delle ciglia ripetutamente. Più in generale, una menzogna può essere indicata da tic più o meno frequenti durante il racconto della stessa.

2) “Non ti ricordi? Me l’hai detto tu l’altra volta!”
Se c’è una cosa che manca al bugiardo è la memoria: la sua è parecchio corta. State molto attenti alle discordanze che possono verificarsi all’interno di un racconto inventato: alcuni punti sicuramente non reggeranno bene quanto altri.

3) “Non parli più, adesso?”
Una bugia implica un progetto ed una costruzione di base, necessita di essere pensata, talvolta nei minimi dettagli.  Capita però, che ci siano alcune domande a cui non abbiamo stabilito una risposta, anche perché normalmente le bugie giocano sull’improvvisazione.
Il silenzio ad una domanda indica una riflessione, e normalmente, quando pensiamo a quello che dobbiamo dire, è perché non siamo sicuri di quello che stiamo dicendo.

4) “Io non ti ho mentito, ho solo evitato di dirtelo!”
La bugia più brutta in assoluto è questa: l’omissione. C’è chi pensa che questa non rappresenti una menzogna vera e proprio, dato che mentendo diciamo una cosa al posto di un’altra. In realtà, per me, l’omissione è una delle modalità espressive più codarde della bugia. Quando una persona vi risulta estremamente vaga circa una determinata situazione, chiedetevi se non vi stia nascondendo qualcosa.

Dire le bugie fa parte di noi, dobbiamo accettarlo.
Anche se c’è chi dice di non dirne mai, anche se c’è chi si dichiara unicamente sincero.
Io, ad esempio, oggi credo di averne già dette quattro.
Le bugie vanno bene, troppe non storpiano.
Basta solo che stiamo attenti alla loro entità e che non danneggino veramente nessuno.
Basta solo che non danneggino nessuno, neanche noi.
Ricordatevi sempre quel vecchio detto che dice che le bugie hanno le gambe corte: devono affrontare il percorso più lentamente e la strada che percorreranno sarà breve.
Ricordatevi anche che l’inganno e la bugia hanno date di scadenza, che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, quindi
siate furbi, o non dite bugie, se non siete in grado di dirle.

Ognuno ha qualcosa dentro di sé

Quando l’ho scritta ascoltavo “Pensa così” di Arisa.

Sulla collina di un piccolo Paese di montagna sorge una grande fattoria, la più importante: è la fattoria più grande del mondo e tantissimi viaggiatori incuriositi, provenienti da ogni angolo dell’universo, arrivano per ammirarne gli animali. Ce n’è uno di ogni specie, dalla più conosciuta alla meno nota.

Paese è un posto inabitato ed ospita solo questa fattoria, dove gli animali vengono accuditi dal mondo: chiunque ci si rechi porta loro qualcosa da mangiare che loro conservano e dividono.
Quello che succede all’interno della fattoria di Paese quando non vi si recano visitatori, è qualcosa di strano ma comprensibile: gli animali hanno infatti cominciato a comunicare tra loro per mezzo di un linguaggio molto particolare.
Una volta al mese ed ogni mese nel giorno della Domenica degli Animali, esattamente alle diciannove – quando il sole è oramai tramontato ed ogni animale ha trascorso la giornata a suo piacimento -, Mucca e tutti gli animali muniti di campanaccio muovono il collo per dare inizio al Grande Confronto.

Il primo ad arrivare è Elefante, che non ha paura dei topi: un ragazzo giovane, piuttosto pacato al quale non piace litigare con le persone, che si contraddistingue per la chiarezza e la cui grandezza lo rende autorevole. Quando incontra Topo gli dice:
“Guarda che tu non mi fai paura. Se fossi grande quanto me non ti spaventerebbe nulla.”
E Topo gli risponde: “Mi accontento di esser piccolo e riuscire a sfuggirti!”.

Poi c’è Farfalla, bellissima ed elegante, che passa il suo tempo a pensare a Bruco, il suo amico verde, che un giorno diventerà bello quanto lei. Lui, però, non ha più voglia di ascoltarla perché non sa più come spiegarle che in realtà lui si piace così. Bruco, probabilmente, ha il timore di cambiare: non ha un’idea precisa di come sarà dopo la trasformazione ed è spaventato all’idea di diventare più brutto. D’altro canto, ora, chi lo disturba? Sono pochi coloro che si interessano a raccoglierlo in barattoli e portarlo con sé: la gente, dopotutto, preferisce quelle come Farfalla!

C’è anche Fenicottero, elegante,col collo lungo ed un portamento eccezionale.
È una tipa un po’ tra le righe, particolarmente controcorrente, col suo manto rosa e le gambe lunghissime: tutti gli altri animali stanno sempre lì a guardarla e per questo non è sempre benvoluta dalle altre ragazze della Fattoria. Fenicottero accusa Piccione di non essere bello quanto lei.
“Conosco gli umani molto più di quanto sia concesso a te”, le risponde Piccione.

Il momento più importante giunge quando, sempre improvvisamente, nonostante tutti sappiano del suo arrivo, irrompe nella fattoria Leone: la sua autorevolezza basta per renderlo il più temuto ed il più rispettato. Al suo ingresso Cicala smette di cantare, Grillo di fischiettare e Gufo di gufare Canarino; ogni animale interrompe la sua attività per inchinarsi al suo cospetto. L’unica a restare indifferente è Tartaruga, la più anziana del gruppo: conosce ogni componente della fattoria, ha battezzato tutti i nuovi nati ed è la miglior dispensatrice di consigli quando si è combinato un pasticcio.
La sua anzianità, peraltro, non le permette di inchinarsi con facilità.
“Tu non ti inchini? Dovresti farlo! Sono il Re della Fattoria! Te lo sei dimenticata?”. Le chiede Leone.
Tartaruga gli risponde: “Va bene, Leone tu sarai pure il Re, ma io vivo molto più a lungo di te e sono molto più anziana, non ci riesco. Sono stanca, adesso!”.

La discussione continua e coinvolge tutti gli animali della Fattoria.

Cane dice a Gatto che non sarebbe mai in grado di amare un uomo quanto lui. Gatto, dal pelo corto e color miele, gli risponde: “Io non ho bisogno di amare l’uomo perché lui mi ama anche se io non faccio nulla per conquistarlo!”. Poi Gatto fa notare a Cane che il collare dorato che gli cinge il collo non è un gioiello ma un guinzaglio: è in trappola. Prima o poi ci si accorge che le sontuose finestre del Castello hanno grosse sbarre di ferro.

Cavallo, fiero, seduto vicino alla porta e con la pipa tra i denti, nitrisce e si volta verso Cane, dicendogli: “L’uomo ama anche me e anche se non mi porta a casa sua, mi tratta come un re! A te non dà nemmeno lo zucchero.”
“Sì, ma sopra di te ci si siede. Tra di noi, invece, quello che sta sull’altro, sono io!”, replica Cane.

La situazione comincia a degenerare quando ad intervenire è Pesciolino Rosso, in collegamento da Laghetto: tutti ad accusarsi, ognuno col desiderio di esprimere la propria opinione ma finendo per affossare qualcun’altro.
Tartaruga prende la parola e dice:
“Vorrei presentare la mia candidatura come Re della Fattoria.”
“Sei troppo anziana!”, risponde Volpe.
“Ho tantissime altre doti, come tutti voi. Dobbiamo smetterla di litigare, di invidiarci i pregi ed evidenziarci i difetti. Anche tu potresti candidarti come Re della Fattoria: ognuno ha un talento che basta cercare per scovare, per capire dov’è, dove si nasconde. Non sono certo così diverso da Leone, e tu non sei così diverso da me. Agisci come preferisci, cerca di realizzare quello in cui credi e vai avanti per la tua strada, senza dar retta a nessuno. Neanche a me, se non ti fidi. Ognuno di noi serba qualcosa, nel profondo, dentro di sé. Ripeto: è sufficiente cercare per trovare. Leone non è così diverso da Formica ed io non sono così diverso da Leone. E tu non sei così diverso da me.”

Tartaruga non è ancora diventata la Regina della Fattoria perché, ahimè, ci sono ancora un sacco di passi in avanti da fare per l’accettazione totale della Donna.
Alla carica di Regina si è quindi preferito il Re, titolo conferito ad Elefante, il cui consigliere personale è diventato Topo. Ogni tanto alla Fattoria si litiga ancora.

 

Il colore della tesi

Ciao?
Come ci si saluta in queste circostanze?

L’ultima volta che ho avuto a che fare con un blog, forse, è stato ai tempi di MSN. Quando la connessione era quella lenta, e papà ci nascondeva “il filo” dell’internet. Già allora dovevo avere manie di esibizionismo, perché il mio nickname era Neddy_superstar. Però è passato tanto tempo e nemmeno mi ricordo più come funzioni MSN. Quindi questa volta, ho cambiato nickname e ho aperto una pagina web: ché poi ho sempre sognato di poter scrivere aldostefanomarino.com sulla barra di ricerca e trovare qualcosa. Penso che tutti dovrebbero avere un sito web nella propria vita, che uno decide se renderlo privato o lasciarlo pubblico, e ci mette dentro quello che vuole: le foto di quella volta che ha riso tantissimo, i pensieri, le sensazioni, le canzoni che ascolta. Insomma un sacco di cose fighe, tutte per ben organizzate e facilmente ritrovabili. Ma forse è solo il mio sogno e non è quello di nessuno di voi.

Comunque, scusate, mi sono perso in discorsi. Eccola: la chiacchiera, questa qui, l’ho presa da mio papà, anche la fantasia poi. Potrei stare ad inventare stupidaggini per ore.
Da mia mamma invece ho preso una cosa, grande e buona: l’ordine e anche la determinazione. Quindi passo un sacco di tempo a riordinare e a mettere in fila le cose.
Mia sorella Alessandra è qualche anno più grande di me, quindi anche più intelligente: lei colleziona lauree e va in giro per il mondo. Conosce un sacco di cose, anche se quando ero piccolo mi pizzicava.
Ho fatto tante cose, lunghe più o meno: non sono sempre costante infatti. Ma quando le cose mi piacciono allora mi impegno, e quando mi impegno ci riesco. Quando ero piccolo dipingevo, scrivevo storie che spaventavano le madri delle mie compagne alle Scuole Elementari, e poi raccontavo storie ad una bambina che non riusciva a dormire al Campo Scuola della Chiesa.
Ho avuto tantissimi animali domestici: un cane, un gatto nel pianerottolo (perché mia madre è allergica), criceti, cavie, pesci rossi che si sono lanciati fuori dalle loro bocce, lumache, un geco di nome Mario, un riccio africano a cui facevo il bagnetto, una tartaruga Gloria.

Sono testardo, un Capricorno, ascendente Ariete. Lo dico così, perché magari fa curriculum, ma non credo a queste cose. Credo solo che ogni segno abbia delle caratteristiche che gli appartengono significativamente. Ecco, io sono testardo: tremendamente, più di tutti gli altri Capricorno. Sono molto pratico, anche se credo nell’amore, e nell’amicizia. Credo anche nell’odio: questo è quello che mi fa più paura.

Studio Arti e Scienze dello Spettacolo alla Sapienza, una laurea triennale molto interessante che presto spero di avere appesa in camera. Mi interrogo però già sul colore della copertina della tesi, perché questo pomeriggio ne ho adocchiata una rosa niente male. Ma che cosa direbbe mia madre? Forse non sarebbe d’accordo.

Quando non so che cosa fare scrivo, tantissimo, durante alcune ore di lezione, pasticcio agendine in cui racconto quello che ho fatto giornalmente. Faccio scarabocchi. Poi tento anche di scrivere storie, di mettere insieme parole, persone, caratteri, segni zodiacali e sensazioni, luoghi nuovi e visitati. Intendo visitarne sempre di più.
Ma leggo anche: adoro spendere soldi comprando libri, mi chiedo perché non esistano così tanti saldi come per i vestiti.

Ho deciso di aprire un blog e parlare, non so esattamente di cosa e neanche per cosa. Ma ho deciso di farlo. Non ho niente da insegnare a nessuno. Credo magari di avere qualcosa da dare.
Il mio primo libro si chiama “Al momento giusto”.
Il secondo l’ho finito.
Il terzo l’ho pensato.

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