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Storie nuove e antiche. Storie riscoperte e ripubblicate in nuove vesti.
Dentro la sezione Sugli scaffali troverai recensioni e riflessioni attorno ai libri e alle storie del panorama letterario contemporaneo.

Dalla sua fondazione, l’impero del libro è cambiato tantissimo. Ma non ha mai smesso di adattarsi a metodi, stili e storie sempre inedite.
Per questo la redazione di aldostefanomarino.it si impegna sempre a trovare storie di qualità ma che possano lasciare un segno.

Storie di vita, romanzi, biografie, saggi preziosi e altre narratività. aldostefanomarino.it si impegna a fornirti un’esperienza interessante e a aggiornato informato a proposito dei nuovi libri sugli scaffali delle librerie e sul dibattito culturale odierno.

Immagine che rappresenta la versione digitale della Compagnia delle anime finte, ritratta in mezzo ai peperoncini, candele e pagine infuocate,

La compagnia delle anime finte, W. Marasco

La compagnia delle anime finte è un romanzo di Wanda Marasco, edito da Neri Pozza e finalista alla LXXI edizione del Premio Strega.
Un libro che resta impresso nella mente del lettore che vi si avvicina. Una storia familiare intricata, segnata dalla fatica della sopravvivenza, ambientata in una Napoli del dopoguerra tra i “vasci”, i vicoli, sulla collina di Capodimonte, quella che si definisce “la Posillipo povera”.

L’abilità di Marasco è proprio quella di riuscire a restituire la complessità dei rapporti familiari e talvolta anche l’oscurità che si cela dietro ad alcune dinamiche.
Una scrittura che mi ha fatto ripensare alle vicende di Eduardo De Filippo e alle sue ambientazioni connotate di miseria e di aspetti tragicomici.

Wanda Marasco nasce a Napoli, dove attualmente vive. Ha ricevuto il Premio Bagutta Opera Prima per il romanzo L’arciere d’infanzia e il Premio Montale per la poesia con la raccolta Voc e Poè . Il genio dell’abbandono è stato finalista alla prima edizione del Premio letterario Neri Pozza, selezionato per il Premio Strega 2015 e portato in scena dal Teatro Stabile di Napoli.
Ha insegnato Lettere all’Istituto Tecnico Industriale «Galileo Ferraris» nel difficile quartiere di Scampia.
Amica del poeta Dario Bellezza, la stessa Marasco è una poetessa: inizia infatti a scrivere le prime raccolte giovanissima, tra i sedici e i vent’anni. 

Ma’, ti devo dire una cosa”. Non sono io che parlo. È la paura. Sta passando un respiro impaurito tra il suo corpo e il mio. “Fa’ ampressa, sto murenno”. Forse non se n’è accorta. Non ha sentito che è già morta, che mi sta rispondendo da un letto di foglie, che la sua voce scivola sotto le riggiole e poi risale come un alito asserragliato lungo il muro.

Le anime finte

Dopo il successo del Genio dell’abbandono che rientra nella dozzina del Premio Strega 2015, Marasco torna a raccontare la sua Napoli con La compagnia delle anime finte. Sebbene le ambientazioni e le vicende siano ispirate a realtà effettivamente conosciute dall’autrice, il romanzo non è autobiografico. La compagnia delle anime finte mi ha lasciato molto su cui riflettere.

Il romanzo comincia con la morte di Vincenzina e con sua figlia Rosa – la voce narrante – che, accanto al corpo esanime della madre, comincia un racconto a ritroso. Da lì si innesca un vero e proprio processo di immedesimazione nella vita di Vincenzina: la voce narrante, infatti, parlandone rivive l’esistenza della madre. Dall’infanzia difficile ai primi incontri con Rafele che diventerà poi il marito di Vincenzina e quindi suo padre. Le difficoltà di questa relazione tra la donna di umili origini e Rafele, di ceto borghese, rapporto che viene osteggiato da Lisa Maiorana, madre dell’uomo e matriarca della famiglia.

Foto di Wanda Marasco, autrice la compagnia delle anime finte

Una commedia umana

Rosa parla e da lì si sviluppano e prendono vita altri personaggi, altre storie. Quello che sembrerebbe un romanzo corale in realtà è il racconto di una vita alla quale si attaccano le altre. Paradossalmente la figura della madre che viene a mancare nelle primissime pagine, in realtà rivive nel corso del libro, nei ricordi e nella narrazione della figlia, tra le pagine che tengono incollato il lettore al romanzo.
Una narrazione di soprusi, di ingiustizie e di fragilità. Alla storia di Rosa e di Vincenzina se ne aggiungono altre creando una struttura adattabile anche a una resa cinematografica.


I personaggi prendono vita tra le pagine. Ci sono Annarella amica dell’infanzia e dell’adolescenza; Emilia, la ragazzina che «ride a scroscio» a causa di uno shock causato da uno stupro; il maestro Nunziata figura dell’infanzia di Rosa; Mariomaria, «la creatura che ha dentro di sé una preghiera rovesciata» e che porta “scuorno” alla famiglia; Iolanda, la sorella «bella e stupetiata». Un microcosmo prevalentemente al femminile, dove le loro sono voci forti mentre i personaggi maschili appaiono come figure di contorno.

Si tratta di Anime finte, anime protette da una maschera e dalla finzione, guaste – che attendono una riparazione. Sul finale si assiste a una risoluzione che sorprende la stessa voce narrante. Rosa, infatti, che crede di essere avulsa da questa visione, ripercorrendo le vicende di Vincenzina si rende conto di essere accomunata alla madre dallo stesso destino.
I personaggi si animano, ci accompagnano per i vicoli e per i rioni della città. Aprono le stanze della memoria e noi ci ritroviamo inevitabilmente accanto a loro, in balia delle emozioni che solo un testo simile può suscitare.

Sei venuta dal niente e dalla paura, ma’. Hai incontrato un uomo venuto dalla caduta e dalla viltà, quando la Storia aveva già annientato e umiliato gli uomini. In una città dove il mondo migliore era soltanto un sodalizio tra un esercito straniero, il governo nuovo e la malavita.

Una commedia umana raccontata con un linguaggio e in modo così sincero da risultare quasi reale. Una narrazione che scende nel profondo, scava, così come si sviluppa la città stessa in cui è ambientata. Vicolo dopo vicolo e vascio dopo vascio, Napoli è una città che fornisce la scenografia dove si muovono i personaggi.

Il gioco della memoria

Questa raccontata nella Compagnia delle anime finte è una vicenda che arricchisce che colpisce, che fa male. La scrittura di Marasco è intrisa di poeticità e risulta essere evocativa e suggestiva. Tuttavia è interessante anche il gioco che è in grado di innescare nei lettori: quello che sollecita la memoria.
Espediente che permette un’immedesimazione, una ricerca di contatto verso il nostro aspetto più profondo e soprattutto verso i nostri affetti più cari.

Il linguaggio della Compagnia delle anime finte

L’autrice ci mette davanti a un testo non semplice. Complesso sia per le tematiche trattate sia per il linguaggio che talvolta fa ricorso a espressioni dialettali. Un libro che si legge tutto d’un fiato per il coinvolgimento che l’autrice crea. Le Anime finte che non sono lontane dalla vita di tutti noi: sono anime in attesa di risanarsi e di riscattarsi.

La compagnia delle anime finte mette in luce la capacità dell’autrice di mescolare la lingua italiana con il dialetto stretto e le sue inflessioni. Una volta superata la barriera linguistica ci si lascia trasportare dalle vicende narrate in quest’opera toccante e straziante espressa con toni poetici e in grado di segnarci nel profondo.

L'esordio di Marco Lapenna, Latitudine 0, sopra un piano di legno insieme a uno zainetto e un Block notes

Latitudine 0°, M. Lapenna

Tutto ha inizio a Città del Messico. Durante un inverno che gela la città il protagonista di Latitudine 0°, Gaspar Carvajal, approda dalla Spagna, più precisamente viene da Siviglia. Si trova a Città del Messico perché è in cerca della sua amata, Nina, di cui ha perso le tracce.

Marco Lapenna

Marco Lapenna è nato a Lecce nel 1990.
Prima di pubblicare il suo romanzo d’esordio, Latitudine 0°, Lapenna collaborava con alcune case editrici come traduttore.

Pubblicato da 66thand2nd Latitudine 0° rappresenta un esordio sorprendentemente originale, con cui Lapenna sovverte le regole del genere letterario.

Il libro appare come un noir, dove il protagonista è spinto a intraprendere un viaggio per indagare sulla scomparsa di una persona.

Invece Gaspar si ritrova catapultato in un mondo del tutto diverso rispetto a quello che conosce, un mondo con delle regole completamente stravolte, e caratterizzato da forti istinti primordiali.

Da qui il romanzo si apre a possibilità fantastiche, che il lettore non aveva previsto. Proprio per questo aspetto di trasformazione del romanzo, il lettore diventa partecipe, quanto il protagonista, di un viaggio che non aveva previsto.

Uno degli aspetti più interessanti è la struttura sociale che coordina i rapporti tra gli uomini e le altre entità.

La foresta è un luogo violento e primordiale, delimitato da confini sfuggenti e dominato da un personaggio senza scrupoli.

Il cuore pulsante della foresta si chiama Latitudine 0°, denominato come il luogo senza coordinate. Chi arriva in questo posto perde completamente la memoria del suo passato e del mondo esterno.

Chi entra nella foresta lo fa perché spinto soprattutto dalla ricerca del potere, oppure perché vuole dimenticare qualcosa. Ai percorritori, ovvero gli uomini che decidono di varcare la soglia si affiancano delle entità selvagge, rappresentanti degli impulsi e dei desideri della persona sono in grado di proteggerla dai pericoli e dagli altri.

I demoni assumono diverse forme, alcuni hanno sembianze di animali, altri di guerrieri oppure ancora hanno l’immagine di personaggi eccentrici, come nel caso del nostro protagonista, che infatti ha al suo fianco un demone dalle sembianze di David Bowie.

In Latitudine 0° lo scopo del demone è quello di sostenere e proteggere il percorritore.

Per raggiungere tale scopo si cibano dell’essenza di altri demoni più deboli, mettendo in atto quello che viene definito pasto di sangue, e che viene regolato dalla cosidetta predazione istituzionalizzata.

Più il demone si ciberà di altri demoni più acquisirà forza, donando di conseguenza maggior potenza al percorritore.

Latitudine 0° ha una struttura molto originale, soprattutto se si considera il fatto che l’autore è un esordiente.

Latitudine 0° ha avuto origine proprio nel luogo protagonista del romanzo. Marco Lapenna durante un viaggio in America Latina ha avuto l’intuizione di un libro capace di rappresentare le forti emozioni da lui provate nella Foresta amazzonica.

La Foresta amazzonica rappresenta una condizione in cui il mondo esterno è tagliato fuori, ma soprattutto è un luogo regolato da leggi sociali di potere primordiali in cui ogni essere vivente diventa preda.

Questa dinamica selvaggia e violenta, che caratterizza le dinamiche sociali tra gli essere viventi, si colloca alla base del romanzo di Lapenna.

In Latitudine 0° la foresta resta selvaggia e violenta, ma si caratterizza anche come fantastica, è il luogo dove i demoni si palesano, e dove gli uomini non sono più tali, ma percorritori che non hanno più memoria del mondo esterno.

Trovo che un romanzo sia originale anche quando riesce a caratterizzarsi come distintivo anche dal punto lessicale, questo è il caso di Latitudine 0°.

Lapenna è stato in grado di rendere interessante il romanzo anche da un punto di vista del linguaggio. Latitudine 0° infatti è caratterizzato da una rosa di parole studiate appositamente per rappresentare azioni e personaggi in maniera originale e distintiva, che si imprimono sugli elementi descritti con una forza e un’aderenza primordiale.

All’interno del romanzo, Latitudine 0°, vi si possono trovare molteplici riferimenti alla letteratura più alta.

Leggendo Latitudine 0° è inevitabile non riconoscere dei riferimenti letterari. Nel tema della foresta, è facile ravvisare la decantata selva oscura dantesca, il cui riferimento ritorna anche attraverso il tema del viaggio. Il protagonista di Latitudine 0°, difatti, è mosso dall’amore e diventa testimone di un’altra storia, proprio come il Sommo poeta fiorentino.

Ma i riferimenti in questo romanzo non si rintracciano solamente all’interno del mondo della letteratura. Il viaggio del protagonista infatti si ispira alla prima spedizione degli europei nell’America Latina.
Il nome del protagonista, Gaspar Carvajal, non è stato scelto a caso, infatti richiama volutamente Gaspar de Carvajal, conosciuto per i suoi viaggi in Sudamerica. Lapenna cita questo personaggio storico perché era uno dei cronisti dell’esplorazione in America Latina, che ritrovatosi proprio all’interno della Foresta amazzonica inizia a descrivere le civiltà che popolavano la foresta. Egli, come il protagonista di Latitudine 0°, diventa testimone di un’esperienza non prevista.

Lapenna riesce a fare tesoro delle atmosfere più visionarie, pur mantenendo una forte originalità, ben visibile dalle scelte lessicali ma soprattutto nella struttura del romanzo. Un esordio di fuoco che si sviluppa e trae linfa dalla forza e la potenza della Natura più selvaggia.

Immagine con libri aperti ed ebook con copertina di Tredici lune

Tredici lune, A. Gazoia

Tredici lune di Alessandro Gazoia è uscito a fine gennaio per Nottetempo Editore. Gazoia, editor e già autore di saggistica, arriva nel primo mese di questo 2021 con una prima opera di fiction, sebbene sia appunto ben lontano dall’esordio. Troviamo il suo testo anche inserito tra le proposte degli Amici della Domenica al premio Strega di quest’anno.

Il genere, il linguaggio

L’impatto con il testo è significativo già dal titolo. Tredici lune, a indicare una convergenza lunare straordinaria, che non avviene spesso e pertanto degna di nota. Straordinario come è stato per l’appunto il 2020 che tutti abbiamo vissuto in modi differenti e simili. Questo carattere straordinario, in quanto “fuori dall’ordinario”, ritorna nella riflessione sul genere del racconto. Abbiamo ormai da decenni la tendenza a etichettare tutto e, pur giocando forse sulla naturalezza, ci dà conforto.

…non sopporto questa convinzione di di cogliere sempre la verità dietro gli inganni del potere e delle narrazioni dominanti. Non sopporto l’appagamento di aver capito ogni trama, decostruito ogni sistema, smontato il meccanismo e sopportavo ancora meno la mia incapacità di ignorare semplicemente questa boria e tornarmene a contare i gol della stagione 2018-2019 per il libro di Gianluca.

p. 60

Ebbene, se dovessimo etichettare il romanzo di Gazoia, sotto quale genere sarebbe? Mi sono già tradita chiamandolo romanzo, perché in effetti di opera di fiction ne ha tutta l’apparenza, nonostante vari elementi che facciano sbandare questo giudizio: l’Io-narrante in prima persona e la narrazione discontinua e frapposta.

La linea principale del racconto è scandita dalla vita di Ale, protagonista e voce narrante, durante i mesi del primo lockdown.

A esso, si aggiunge la presenza/assenza femminile di Elsa, sua innamorata, costretta a ritornare a Napoli per stare vicini ai genitori anziani con l’aggravarsi della pandemia. Un rapporto di anelito e passione tattile si dispiega nella distanza geografica tra i due protagonisti, separati da treni regionali e regole di contenimento. Intervallano la narrazione del protagonista dei micro-racconti, chiamati microdemie, che movimentano il procedere della storia principale.

Nulla, tuttavia è lasciato al caso.

Tredici racconti “lunari” che invitano il lettore a prestare attenzione ai dettagli, dai personaggi secondari citati e ritrovati, alla realtà reale che emerge di continuo, alle virgole volutamente mancate.

Alcune scelte grafiche sono infatti una delle peculiarità del testo. Il linguaggio è enfatico ma sempre naturale, quasi discorsivo; dà alla narrazione una forte spontaneità, nonché la possibilità per il lettore di misurarsi con le riflessioni di Ale. L’omissione di virgole, spesso tra elementi in elenco, si incasella in quel tipo di discorso che ricorda senza sforzo flusso di coscienza modernista.

Il risultato è intrigante dal punto di vista stilistico, dona movimento e un positivo senso di spaesamento (invita il lettore a interrogarsi sul significato).

L’amore, la vita sospesa

Come le virgole assenti evitano la sospensione del respiro durante la lettura, così la storia d’amore tra Ale ed Elsa è cadenzata da pause non volute. Il romanzo è infatti difficile da incasellare come letteratura pandemica anche perché vede come elemento principale all’interno dell’economia del racconto la relazione tra i due personaggi centrali. Questa è appunto forzatamente messa in stand-by, come le vite di tutti soprattutto durante il primo lockdown; ridotta a un legame distante sia dal punto di vista spaziale che sentimentale.

…mi viene da piangere, ti viene da piangere, perché il 2020 va così per noi, l’abbiamo capito. É tutto troppo complicato e difficile, è un anno con tredici lune. Non lo so cosa vuol dire. Mi fai una carezza, ti bacio le dita il palmo il polso. Elsa sale e non si volta.

p. 17

Può infatti questo amore resistere alle straordinarie circostanze pandemiche, con le implicazioni psicologiche ed emotive del caso? Se lo domanda Ale, pur rimanendo attaccato a Elsa e al pensiero di lei con le forze che gli restano.

L’individuo, l’Io narrante, la sofferenza

Un altro degli elementi cardini del racconto è infatti Ale stesso e la sua individualità, forse protagonista assoluta e implicita dello stesso. Come spesso accade, l’Io narrante in prima persona è una scelta narrativa molto forte; mette il lettore da subito in condizione di chiedersi se si trova davanti ad un testo autobiografico.

Penso che, infine, sia poco importante definirlo. Quello che emerge è l’universalità di questo Io. Nonostante sia modellato sulla personalità e circostanze del protagonista, il lettore vi si appiglia per via dell’esperienza interiore condivisa; della pandemia e delle cose della vita più in generale. L’amore lontano e afferrabile a stenti, il virus inspiegabile, la paura di contagiare chi si ama, il senso di costrizione e di isolamento, la consapevolezza di possedere troppo e di troppo, la confusione per una libertà data per scontata che scivola dalle mani…

Devo liberarmi, le cose di cui ho bisogno sono troppe in troppa quantità e finiscono troppo presto […]. Mi guardo e valuto le mie ambizioni i miei significati le mie finzioni.

p. 85

L’editoria, la letteratura, la menzogna

Dall’individualità del protagonista emerge chiara l’influenza della sua professione. Ale lavora come editor, aggiusta quindi le parole degli altri. Pur sottolineando la promessa romantica del lavoro, si lamenta spesso delle criticità. In un momento di crisi in cui le parole mancano o, al contrario, si affollano in testa disordinate, non è facile essere di supporto a quelle altrui.

Pensa e parla dell’editoria come ambiente lavorativo, rapportandolo ad altri settori produttori di beni di prima necessità (sebbene spesso in quei mesi ci siamo chiesti senza libri e senza arte come avremmo fatto ad uscirne meno danneggiati di quanto siamo ora).

Il mondo delle parole si sbiadisce come qualsiasi altro attraverso il filtro della pandemia.

Il suo lessico specifico, che tutti abbiamo imparato alla velocità della luce in questo anno passato, si infiltra nei pensieri e nelle azioni del protagonista. É difficile anche distinguere il falso dal vero, come testimoniano anche alcuni soggetti delle microdemie. “Mento e non mi accorgo di farlo” (p. 7) dice Ale narratore come frase di apertura del racconto. La menzogna è dietro ogni cambiamento e dentro ogni nuova idea da esso scaturita.

Diventa difficile rimanere aggrappati alla realtà.

Nessuno, men che meno Ale, sa più riconoscere quale sia. Elsa, ignara detentrice di speranza, è forse una piccola luce in fondo al tunnel.

Io non credo a questo disvelamento, perciò vorrei aggiustare anche le parole, ho bisogno di fare un po’ d’ordine […]. Ho bisogno di fare un po’ d’ordine tra le idee le parole le cose mai i nomi si ostinano, mi tradiscono…

p. 71

Ordine, si impone Ale. Chiede a se stesso di far spazio in testa, così come ha fatto nella sua libreria di casa. L’inventario del pensieri “le idee le parole le cose” è un’impresa nel contesto del confinamento (e della vita stessa). I nomi propri che si accavallano. I desideri che combattono con le restrizioni nazionali.

Con Tredici lune ci portiamo dietro il bagaglio emotivo ed esperienziale vissuto da tutti nei primi mesi dell’emergenza sanitaria, ma non solo. Interiorizziamo anche la profondità dei molti disagi psicologici che ci si pongono davanti come ostacoli da saltare, con rincorsa e senza preavviso. Ci portiamo dietro la confusione stessa della nostra condizione di umani. Tragici, fragili, alla ricerca.

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