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Sugli schermi
In questo infausto anno che ci siamo lasciati alle spalle, l’arte che forse ha risentito di più del calo dei visitatori è stata sicuramente quella cinematografica. Tuttavia, proprio come tutte le altre arti, anche il cinema  – seppur più lentamente – si sta plasmando alle nuove necessità dei tempi moderni.

Noi redattori di aldostefanomarino.it ci siamo chiesti in quale modo potessimo aiutare il cinema, nel nostro piccolo. Per questo abbiamo deciso di fare un tentativo e di inaugurare questa nuova sezione in cui raccontarvi del cinema, delle pellicole che più ci hanno appassionato e di quelle che non si dimenticano tanto facilmente.

Sugli schermi è la categoria più recente nata su aldostefanomarino.it. Insieme speriamo di diventare presto un punto di riferimento per cinefili in cerca di spunti.

La vita davanti a sé

La vita davanti a sé, E. Ponti

La vie devant soi, R. Gary.

Romain Gary, celebre autore francese, scrisse nel 1975, con lo pseudonimo di Émile Ajar, uno dei suoi più grandi successi. Si tratta di La vie devant soi, tradotto in italiano come La vita davanti a sé. Il romanzo ottenne molto successo e vinse il Premio Goncourt, il più rinomato premio letterario francese. A questo proposito, è curioso ricordare che tale premio non possa essere attribuito più volte allo stesso scrittore. Romain Gary fu l’unico a vincerlo due volte; la prima nel 1956, per il romanzo Les racines du ciel e la seconda volta nel 1975 con lo pseudonimo di Émile Ajar per La vie devant soi. Ciò fu possibile, poiché Paul Pavlovitch, un parente di Romain Gary, accettò di pubblicare il romanzo attribuendosi l’identità di Émile Ajar, rivelando la verità solo in seguito alla morte di Gary, nel 1980.

La vita davanti a sé

La vie devant soi è ambientato a Parigi e racconta la storia di Momò, orfano di origine senegalese, che viene cresciuto nel quartiere multietnico parigino di Belleville da Madame Rosa, una donna ebrea, sopravvissuta ad Auschwitz. In passato, la donna divenne prostituta e al momento della narrazione, essendo oramai anziana, ha tramutato la sua casa in un rifugio per i figli di coloro che ancora fanno quel mestiere. Sarà proprio in questa occasione che Momò entrerà nella vita di Madame Rosa; da questo incontro nascerà un rapporto molto intimo, anche se a tratti doloroso e conflittuale.

Dalla letteratura al cinema.

La vie devant soi ebbe una prima trasposizione cinematografica nel 1977, per mano del regista israeliano Moshé Mizrahi (I Love You Rosa). La pellicola, con protagonisti Mohamed Zinet e Simone Signoret, vinse il premio Oscar come Miglior Film Straniero, nel 1978.

Nel 2020, il regista italiano Edoardo Ponti (Cuori estranei), realizzò un remake e scelse come protagonista l’attrice italiana più amata di sempre, Sophia Loren, madre dello stesso Ponti. Questa trasposizione differisce dalla precedente per diversi motivi. In primo luogo, la vicenda non è ambientata a Parigi, come nello stesso romanzo di Gary, bensì a Bari. Inoltre, Ponti decide di adattarla ai giorni nostri, non più negli anni ’70.

Il raggiungimento della tolleranza attraverso la consapevolezza di un dolore condiviso.

La pellicola di Edoardo Ponti, esattamente come l’omonimo film di Moshé Mizrahi, affronta il tema della tolleranza, mostrando quanto questa narrazione possa essere attuale ancora oggi. Inizialmente infatti, Momò (Ibrahima Gueye) e Madame Rosa (Sophia Loren) hanno un rapporto piuttosto conflittuale, dovuto a diversi fattori, come per esempio la notevole differenza di età, l’appartenenza a diverse etnie e religioni e il temperamento estremamente ribelle di Momò. Inoltre, Madame Rosa aveva scelto con riluttanza di prendersi carico del ragazzino e decise poi di farlo solamente perché a chiederlo era stato un suo caro amico, il Dottor Cohen (Renato Carpentieri).

Tuttavia, con il passare del tempo, questa iniziale relazione turbolenta e diffidente si trasforma in un profondo sentimento di rispetto e protezione: i due si affezionano l’uno all’altra, rendendosi conto di essere molto simili, in quanto legati da un passato caratterizzato da dolore ed emarginazione.

Come abbiamo ricordato precedentemente, Madame Rosa ha vissuto in prima persona la tragica esperienza dell’Olocausto e successivamente fu costretta a prostituirsi per guadagnarsi da vivere. Momò invece, fu costretto ad abbandonare la sua terra, il Senegal, per emigrare in Italia, dove rimase orfano di madre, uccisa per mano del suo stesso marito.

Ibrahima Gueye e Sophia Loren in una scena del film
Ibrahima Gueye e Sophia Loren in una scena del film

L’interpretazione di Sophia Loren.

Madame Rosa non è assolutamente un personaggio lineare, anzi è caratterizzato dal continuo alternarsi di momenti di forte lucidità e momenti di assenza. Nel personaggio interpretato da Sophia Loren, il forte carisma si fonde a un senso di orgoglio e fierezza, ma a tratti anche alla fragilità emotiva e a un senso di umanità che Sophia è in grado di trasmettere con il solo sguardo. Il personaggio di Madame Rosa, diviene pertanto il punto più solido dell’opera grazie all’interpretazione della Loren. Trovo infatti assurdo che non sia candidata ai prossimi Oscar come Miglior Attrice Protagonista. Anche Ibrahima Gueye, che alla sua prima interpretazione ha avuto la fortuna di condividere lo schermo con Sophia Loren, ha fatto un ottimo lavoro.

Debolezze della Vita davanti a sé.

Nonostante nel complesso la pellicola sia godibile e le interpretazioni siano decisamente buone, vi sono alcuni difetti. In primo luogo, la presenza di numerosi temi, come ad esempio l’Olocausto, la discriminazione e la criminalità, i quali tuttavia vengono affrontati superficialmente. In particolare la tematica della Shoah, che dovrebbe essere un elemento chiave all’interno della narrazione, viene accennata solamente nella seconda metà del film. Si tratta di un problema a livello di sceneggiatura, che rende a mio parere il film piacevole ma facilmente dimenticabile.

A ciò si deve probabilmente la mancata nomination della Vita davanti a sé agli Oscar 2021 come Miglior Film Internazionale. Tuttavia, la pellicola sarà in qualche modo presente ai prossimi Oscar, poiché Diane Warren (compositrice) e Laura Pausini (cantante), già vincitrici ai Golden Globes, sono state candidate nella categoria Miglior Canzone Originale per “Io Sì”.

Nomadland

Nomadland, C. Zhao

Nomadland. Surviving America in the Twenty – First Century, J. Bruder.

Nel 2017 venne pubblicato Nomadland. Surviving America in the Twenty – First Century, romanzo scritto da Jessica Bruder, giornalista e insegnante statunitense.

Nomadland, J. Bruder
Nomadland, J. Bruder

Quest’opera parla del viaggio, realmente intrapreso da Jessica Bruder attraverso gli Stati Uniti, alla scoperta della vita dei nomadi del terzo millennio; essi rifiutano i valori effimeri della cultura statunitense e ricercano una nuova realtà, più autentica e solidale. Si tratta di vittime invisibili della Grande Recessione, i quali hanno formato una crescente comunità di nomadi: lavoratori migranti che si fanno chiamare workampers (coloro che combinano lavoro a tempo determinato e campeggio).

Dal romanzo al film.

Dal romanzo di Jessica Bruder è stato tratto nel 2020 il film omonimo, scritto e diretto da Chloé Zhao e interpretato da Frances McDormand. La pellicola vinse il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia, è stato successivamente candidato ai Golden Globes e rientrerà senza dubbio tra i candidati nella categoria Miglior Film agli Oscar 2021. Si tratta pertanto di un film da recuperare al più presto.

Nomadland: una nuova America.

Nomadland racconta la storia di Fern (Frances McDormand), una donna sulla sessantina del Nevada, che a seguito del crollo economico dovuto alla Grande Recessione, perde il marito e il lavoro e decide di tentare la vita on the road, unendosi ad una grande comunità di nomadi. La protagonista intraprende un viaggio, sia esteriore che interiore, con il suo van. Fern tenta così di evadere dall’attuale società statunitense, superficiale e consumistica, la quale non lascia spazio a tutti coloro che non conducono una vita stabile e convenzionale.

Nomadland
Frances McDormand in una scena del film

Durante questo viaggio attraverso gli States occidentali, Fern svolgerà diversi lavori stagionali, per esempio raccoglierà patate e barbabietole, lavorerà presso una sede di Amazon e in una gastronomia.

Nomadland è un film profondamente descrittivo e racconta una storia attuale e autentica, ma allo stesso tempo poco conosciuta. A rafforzare la veridicità degli eventi, è il cast: la magnifica Frances McDormand, durante il suo viaggio, incontra e rincontra anche veri nomadi, tra cui Linda May, Bob Wells e Charlene Swanke. Si tratta pertanto di un film profondamente politico, poiché la regista prova a rappresentare le tragiche conseguenze dell’economia statunitense. Chloé Zhao descrive una situazione precaria nella quale si trovano a vivere sempre più comunità.

Questi statunitensi vengono celebrati per la loro forza e resilienza. Essi incarnano valori profondi, come la solidarietà e la fratellanza, che sono totalmente assenti nella cultura statunitense odierna, nella quale a prevalere è l’individualismo, sia nell’economia che nella socialità. In queste comunità, al contrario, ci si aiuta costantemente: ci si scambia oggetti, ci si fa compagnia e ci si sostiene. Questi nomadi soffrono il freddo, la povertà e la solitudine, ma a definirli è la gioia di vivere, la condivisione e l’autosufficienza.

Road Movies. Into the Wild e Nomadland: un confronto.

Into the Wild, pellicola del 2007 diretta da Sean Penn, narra la storia vera di Christopher McCandless, giovane statunitense, che subito dopo la laurea abbandonò la sua vita agiata e intraprese un lungo viaggio di due anni attraverso gli Stati Uniti, fino a raggiungere l’Alaska, dove perse la vita per avvelenamento. Si tratta di un road movie dai tratti quasi documentaristici; Penn infatti esalta la bellezza dei paesaggi incontaminati degli Stati Uniti, contrapponendoli alla civiltà, tanto criticata da McCandless, in quanto ipocrita e superficiale.

Anche Fern intraprende un viaggio, ma Chloé Zhao non inquadra molto i suoi spostamenti. Nomadland infatti non può essere definito un road movie a tutti gli effetti; gli spazi in cui Fern si muove non vengono enfatizzati, l’attenzione è rivolta a lei, non ai luoghi nei quali si ritrova a vivere. Questa mancanza di dettagli nella rappresentazione degli spazi è un aspetto che personalmente non ho apprezzato. Tuttavia, risulta chiaro che ciò non sia dovuto a superficialità o incapacità da parte della regista, ma bensì che si tratti di una scelta consapevole.

Nomadland: politica e poesia.

Nomadland è un film molto politico. Chloé Zhao mostra un’America povera, in cui l’unica scelta è abbandonare tutto e mettersi in viaggio, senza una meta precisa. Tuttavia questa critica, pur essendo evidente agli occhi dello spettatore, viene resa esplicita in pochissime scene. In particolare, quella in cui Fern si trova a dialogare con la sorella e alcuni amici di estrazione borghese.

Non si tratta pertanto di un film in cui vi è una violenta e manifesta presa di posizione nei confronti della società statunitense. Al contrario, la pellicola è molto dolce e questa dolcezza si deve anche alla musica di Ludovido Einaudi, che accompagna Fern fino alla fine.

Frances McDormand, già vincitrice di 2 premi Oscar per Fargo (1996) e Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (2017), è splendida e regge sulle sue spalle l’intero peso del film. Credo sia la più adatta per interpretare questa parte perché, pur essendo una nota e talentuosa attrice hollywoodiana, è sempre stata apprezzata per la sua semplicità e naturalezza, due peculiarità che caratterizzano anche Fern.

Zoom su un mazzo di tulipani, davanti a una televisione sfocata con il logo dei Golden Globe 2021.

Golden Globes 2021

I Golden Globes sono uno dei maggiori riconoscimenti nel settore cinematografico e televisivo, insieme agli Oscar e gli Emmy, dedicati rispettivamente al cinema e alla televisione. I Golden Globes, invece, vengono assegnati annualmente ai film e ai programmi televisivi ritenuti i migliori della stagione in corso.

Golden Globes

Questi premi sono strettamente interconnessi; la consegna dei Golden Globes avviene infatti circa due mesi prima della cerimonia degli Oscar. I Golden Globes sono perciò molto importanti perché spesso, chiaramente non sempre, hanno una funzione anticipatrice rispetto ai premi Oscar.

I Golden Globes vennero istituiti nel 1944; inizialmente venivano premiate esclusivamente le opere cinematografiche. Nel 1956 vennero poi estesi anche alla televisione. Ad assegnare questi prestigiosi premi è una giuria composta da circa novanta giornalisti della stampa estera, iscritti alla Hollywood Foreign Press Association.

Il cinema ai tempi del COVID-19.

Purtroppo, in seguito alla diffusione del Covid-19, il mondo del cinema è stato costretto a fermarsi. Molte produzioni sono state posticipate (No Time To Die, Black Widow, A Quiet Place II), mentre altre sono state addirittura cancellate. La pandemia ha velocizzando un processo che in realtà era già in atto da diversi anni: il radicale cambiamento dell’industria dello spettacolo.

Produrre film e serie TV sta diventando sempre più difficile ed è cambiato anche il modo di distribuirli. Sempre più prodotti audiovisivi vengono infatti distribuiti su piattaforme come Netflix e Amazon Prime Video, invece di venire proiettati in sala.

La cerimonia dei Golden Globes, dove e quando è possibile seguirla?

La pandemia di COVID-19, ha avuto un impatto non indifferente anche sui grandi eventi dedicati al cinema, come Festival e premiazioni. La cerimonia dei Golden Globes per esempio, è slittata da inizio gennaio al 28 febbraio 2021 e vedrà i candidati collegati dalle proprie abitazioni, nel rispetto delle norme sanitarie. Le presentatrici, Tina Fey e Amy Poehler, saranno presenti in due location diverse: la prima al Rainbow Room (New York) e la seconda al Beverly Hilton Hotel, dove si svolge tradizionalmente la cerimonia.

La cerimonia di premiazione dei Golden Globes verrà trasmessa in diretta dalla rete statunitense NBC. In Italia, potremo seguirla su Sky Atlantic, in compagnia dei preparatissimi Francesco Castelnuovo e Gianni Canova, a partire dalle 00.30 dell’1 marzo.

Francesco Castelnuovo e Gianni Canova
Francesco Castelnuovo (sinistra) e Gianni Canova (destra)

Golden Globes 2021: pronostici.

Ogni anno, tutti i cinefili del mondo, me compresa, fanno di tutto per riuscire a recuperare i film candidati, in modo da essere pronti per la cerimonia e poter fare dei pronostici. A seguire, vi presento alcuni dei miei.

Quest’anno, nella categoria Best Motion Picture – Drama, viene data per certa la vittoria di Nomadland, già vincitore del Leone d’Oro all’ultima Mostra di Venezia. La pellicola, diretta da Chloé Zhao e ispirata al libro di Jessica Bruder, narra la vicenda di Fern (Frances McDormand), una donna del Midwest, che dopo aver perso tutti i propri averi, si imbarca in una nuova esistenza da seminomade.

Ho apprezzato il film e lo ritengo molto politico e poetico allo stesso tempo. Nonostante ciò, tiferò per The Trial of The Chicago 7 (presente su Netflix), che narra il processo ad un gruppo di attivisti contro la guerra in Vietnam, i quali vennero accusati di aver causato lo scontro tra i manifestanti e la Guardia Nazionale il 28 agosto 1968, a Chicago. Il film è scritto e diretto da Aaron Sorkin, che molto probabilmente, purtroppo, riceverà solamente la statuetta per miglior sceneggiatura.

Nella categoria Best Performance by an Actress in a Motion Picture – Drama, ritengo che la più forte sia Vanessa Kirby, protagonista di Pieces of a Woman (presente su Netflix), la cui ottima interpretazione venne già premiata con la Coppa Volpi alla Mostra di Venezia.

Il Golden Globe per la migliore interpretazione maschile credo invece andrà a Chadwick Boseman, protagonista di Ma Rainey’s Black Bottom, scomparso prematuramente l’anno scorso. Si tratterà pertanto di un meritatissimo Golden Globe, assegnato postumo, come accadde a Heath Ledger per Batman – The Dark Night.

Best Motion Picture – Foreign Language: l’Italia presente ai Golden Globes.

Quest’anno anche l’Italia sarà presente ai Golden Globes, rappresentata da Edoardo Ponti, regista di La Vita davanti a (presente su Netflix), adattamento cinematografico del romanzo omonimo del 1975 scritto da Romain Gary. Tiferò per lui, come tutti i miei connazionali, ma allo stesso tempo ritengo che si tratti del film più debole presente nella categoria Miglior Film Straniero, nonostante l’eccellente interpretazione di Sophia Loren. Credo infatti che la statuetta andrà alla pellicola danese Another Round, diretta da Thomas Vinterberg, che già vinse agli European Film Awards.

Locandina della Vita davanti a sé
Locandina della Vita davanti a sé

Non ci resta che seguire la diretta, su Sky Atlantic.

Tuttavia, per sapere esattamente come andrà questa 78esima edizione dei Golden Globes, l’unico modo è seguire la diretta su Sky Atlantic, alle 00.30, lunedì 1 marzo.

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