• Aldostefano Marino

Chéri, Colette

È emblematico come il personaggio emblema di Sidonie-Gabrielle Colette sia rimasto noto attraverso il solo cognome dell'autrice, Colette.

Un'autrice che, non solo per la Francia, ha significato molto nella lotta all'emancipazione di classe. Prima con se stessa: con la propria vita e i credo irrinunciabili. Infine, con le sue storie e la sua letteratura, pregne di espliciti tentativi, spesi verso una maggiore emancipazione collettiva.


Colette, nata e vissuta a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, ha saputo inserire all'interno dei suoi racconti personaggi scomodi per la società di allora. Lei stessa lo era: e questa fu solo in parte una delle ragioni per cui, per molto tempo, Colette ebbe a impegnarsi per la buona riuscita del matrimonio con Henri Gauthier-Villars, noto al grande pubblico sotto lo pseudonimo di Willy. Ma della relazione con uno dei più ricchi e potenti uomini dell'editoria, Colette ne ha discusso sul Mio noviziato; un libro che intendeva raccontare proprio di quegli anni, quando, nascosta dall'ego del marito – e al contempo protetta da esso – i suoi romanzi libertini vennero pubblicati sotto altri nomi (tra i quali ci sarà anche proprio quello di Willy).


Chéri, inizialmente, si presentò al grande pubblico in più appuntamenti. Si trattava infatti di un romanzo a puntate che, dal 3 gennaio al 5 luglio 1920, depositò il proprio fascino nei lettori del settimanale La vie parisienne.


In Italia comparve solamente quindici anni dopo, ma anche allora, il romanzo portava come autore Willy Colette. Chéri racconta la storia di un ragazzo bellissimo, un adone ammirato da tutte e tutti, nato da una cortigiana di buona reputazione che, anche alla soglia dei sessant'anni, non smette di esercitare la propria professione. Sarà proprio tra le amiche di Madame Charlotte Peloux, la ricca madre dell'affascinante Chéri (in realtà Fred), che il giovinetto appena diciottenne farà l'incontro di una donna che per sempre ricorderà come «l'unico amore della sua vita».


Tra l'anziana cortigiana Léonie Vallon, da tutti e tutte conosciuta come Léa, e il giovane Chéri avviene l'esordio di una relazione sentimentale. Una relazione nata dalla coincidenza, perché il loro incontro avviene quando Léa gli domanda di trattenersi da lei, in una delle sue accoglienti e lussuose ville in Normandia, per il tempo di qualche settimana.


L'invidia delle altre donne, e il successo di Léa presso chiunque li incontri, sarà destinato a durare a lungo.


Léa ha quarantatré anni, ha deciso di ritirarsi a vita privata; è stata la madre di Chéri a chiederle di educare il ragazzo. Fred è annoiato, è disinteressato a tutto il mondo che lo circonda, perché non lo ritiene mai all'altezza della propria curiosità. Vorrebbe trascorrere le sue giornate nel divertimento, nell'agio della noia, dietro al quale, spesso, il lettore si troverà a districarsi tra cattiveria e atti riprovevoli. Ma è vero anche, e fin dalle prime pagine eleganti di Chéri, che il giovane nasconde dentro di sé molto più dolore di quanto si spinga a narrarne.


Ed è così che Léa, da balia, fa presto a trasformarsi in amante. La loro relazione è un trionfo di sentimenti, giovinezza, eccentricità e protezione. Lei e Chéri si confidano i segreti più inaudibili, si uniscono tra lo sfarzo di lenzuola di stoffe pregiate; incontrano persone, gente-bene, personaggi che vorrebbero vivere come loro e che li scrutano in un misto tra ammirazione e invidia. Agli occhi di tutti si sentono indissolubilmente legati, invincibili; si appartengono l'un l'altra sinceramente, senza possibilità di separarsi.


Solo un matrimonio d'interesse è in grado di allontanarli, perché presto o tardi, questo amore invidiato ma mai compreso, condurrà Chéri davanti a un'altra donna, ben più giovane di Léa.


L'incontro con Edmée getta tutto nel baccano generale; Chéri comincia a riflettere sull'importanza di accompagnarsi a una donna più giovane, ma é Léa ad abbandonarlo – poiché così tanto gli è affezionata, che teme più per lui che per il suo avvenente tramonto. Tuttavia, quella relazione in cui Chéri tenterà di aver fortuna sarà fin da subito caratterizzata dalla privazione e dal soffocamento di quell'antico amore, che Chéri non riesce ad allontanare dai propri ricordi. E senza ammetterlo agli altri personaggi, ma in una continua tensione narrativa, è chiaro a tutti che Chéri non potrà mai amare nessun'altra donna con la stessa intensità con cui si promise a Léa.


I personaggi di Chéri si ritrovano tutti all'interno della Fine di Chéri.


Il secondo volume seguì il primo con sei anni di ritardo, ed ebbe il compito di chiarire la fine di tutte quelle vite di personaggi lasciate in sospeso. Il protagonista assoluto è sempre Chéri, che ormai non incarna più la gioventù di un tempo.


L'esordio è individuato nel suo ritorno in Patria, in seguito alla guerra che l'ha visto impegnato nel suo primo reale lavoro. Ancora la noia lo assale; perché Chéri è cresciuto ma è rimasto fedele a sé stesso e ai propri istinti. A differenza di Chéri, sua moglie Edmée non è più la stessa: sembra aver perso la voglia di star dietro a tutti i capricci dell'amante affascinante, e il lavoro di infermiera diventa spesso una scusa per stargli lontano. In sostanza, mentre tutti gli altri sembrano adattarsi a una nuova vita, Chéri non solo non lo fa, ma crogiola nel proprio dolore per la fine delle sue illusioni.


Il secondo atto di Chéri riporta in vita i temi già cari al primo volume. Chéri non è più il giovane angelico, seducente e diabolico dai riccioli neri. Chéri è molto oltre quel tipico personaggio leggero del romanzo rosa.


L'unica che si prende cura di lui continua a essere sua madre: la sola persona che ha sempre spinto per il bene del figlio e che a lungo è stata disposta a non vedere in faccia la realtà. Perché la bellezza ha un duplice valore: se da una parte incanta con i suoi fasti, dall'altra nasconde tutto ciò che non è effimero, la vera essenza di Chéri, ciò che un giorno la sovrasterà.


Chéri nutre dentro di sé una profonda inquietudine, un dolore e una paura nei confronti dello scorrere del tempo. Si potrebbe definire un Dorian Grey francese, un giovanotto che resta attaccato all'immagine dei ricordi, e che soffre nel costatare in che modo ciò che essi ci fanno rivivere sia in verità destinato a rimanere in vita solo nella memoria. Ed emblematico e rivelatore si dimostrerà il momento in cui Léa e Chéri si incontreranno nuovamente con inediti sentimenti.


Ma se Chéri è il perdente in partenza, il vinto, colui che non ha saputo imporsi la fine dei giochi e dell'età beata; Léa, invece, sembra avercela fatta: ha deciso di sottrarsi a quell'ideale di perfezione verso cui ha teso per tutta la vita. Ha deciso di non avere più paura a guardarsi davanti allo specchio; non ha più interesse nella giovinezza, nelle rughe nascoste dei visi e nella decadenza dei corpi. Persino davanti a quell'amore indimenticabile che le aveva rovinato la vita, e dell'impossibilità di una nuova unione, Léa appare rassegnata.


Di Chéri e della sua fine ciò che fa riflettere è l'idea del tempo. Che valore ha il tempo e in che modo agisce sulle nostre vite?


Sui nostri corpi, sui nostri malumori; sulle sconfitte e sulle convinzioni.

Il tempo, ché tanto appare consolatorio, ma che diventa in questi due testi di Colette qualcosa da cui tenersi lontano. Il tempo che è come una dea che inganna, che promette qualcosa che dall'esordio sa di non poter mantenere. Poiché sullo scorrere del tempo, tanto quanto l'affievolirsi e il dissiparsi del dolore, grava anche l'itinerario che il piacere compie verso il dispiacere.