Gli indifferenti, romanzo d’esordio di Alberto Moravia.

Nel 1929, Alberto Pincherle, in arte Alberto Moravia, riuscì a pubblicare il suo primo romanzo, Gli Indifferenti, con la casa editrice milanese Alpes. L’opera venne subito contestata dal regime, poiché conteneva un tono polemico, volutamente non implicito, nei confronti del fascismo.

Prima edizione degli Indifferenti, 1929.

Il romanzo venne inoltre inserito nell’Indice dei libri proibiti, a causa delle molteplici scene erotiche in esso presenti. Tutto ciò, come spesso accade, contribuì probabilmente ad accrescere la fama dell’opera, che nel corso degli anni venne tradotta in ben 42 lingue.

Gli indifferenti per Moravia sono coloro che di fronte alla falsità della società fascista, reagiscono subendola o adeguandosi. Egli vuole mostrare un mondo in cui i valori materiali sembrano non avere più diritto di esistere e la coscienza morale degli individui si è uniformata, a tal punto da trasformare gli uomini in automi.

Principale esponente di questo comune comportamento disinteressato nei confronti della realtà circostante è la borghesia, considerata dall’autore inautentica e convenzionale, e pertanto duramente criticata. Questo sentimento anti – borghese è presente anche in alcune opere successive dell’autore romano, come ad esempio La Noia e Il Conformista.

Nell’opera di Moravia, la vicenda ha luogo a metà degli anni 20, e dura solamente due giorni. Essa vede come protagonisti cinque personaggi, molto diversi tra loro, ma legati da una comune indifferenza nei confronti del declino socio – economico della loro famiglia, indifferenza che rende tutti i personaggi insensibili e apatici.

Gli Indifferenti, dalla letteratura al cinema.

Dopo la prima trasposizione cinematografica di Francesco Maselli del 1964 e la miniserie televisiva in due puntate diretta da Mauro Bolognini nel 1988, anche Leonardo Guerra Seràgnoli (Likemeback) decide di raccontare le vicende della famiglia Ardengo nel film Gli Indifferenti (2020) con protagonisti Valeria Bruni Tedeschi, Edoardo Pesce, Vincenzo Crea, Beatrice Grannò e Giovanna Mezzogiorno.

Gli indifferenti di ieri incontrano gli indifferenti di oggi.

Locandina degli Indifferenti

La pellicola di Seràgnoli, esattamente come il romanzo di Moravia, racconta la storia di una famiglia borghese che improvvisamente si ritrova in una profonda crisi economica e morale, di fronte alla quale decide di non reagire, rimanendo in un totalizzante stato di apatia e noia esistenziale, tema molto presente nella letteratura moraviana (nel 1960 egli pubblicò una delle sue opere più celebri, chiamata appunto La Noia).

Vi è tuttavia una sostanziale differenza. Il libro di Moravia infatti, ambienta la vicenda in epoca fascista, mentre Seràgnoli sceglie di adattare la sua versione alla contemporaneità italiana. I personaggi sono inseriti nel contesto culturale attuale, ma conservano la meschinità e l’ipocrisia della borghesia descritta da Moravia.

Nonostante la vicenda sia ambientata in un’epoca diversa, le dinamiche restano invariate, con l’eccezione del finale, su cui ci soffermeremo successivamente. Mariagrazia Ardengo (Valeria Bruni Tedeschi) dopo la morte del marito, vive grazie ai prestiti che da tre anni le fa il suo amante, il manager Leo Merumeci (Edoardo Pesce), grazie al quale ha la possibilità di continuare a vivere una vita mondana.

Anche i figli della donna, Carla (Beatrice Grannò) e Michele (Vincenzo Crea), dipendono in un certo senso da Leo, poiché li aiuta economicamente a raggiungere i propri obiettivi, diventare una gamer professionista nel caso di Carla e proseguire gli studi nel caso di Michele.

Questo meccanismo inerziale viene interrotto in seguito al ritorno di Michele dalla Russia. Egli infatti intuisce che Leo si sta approfittando di sua madre per sottrarle l’attico in cui vivono. Tuttavia, Mariagrazia è troppo innamorata per rendersene conto. Questa sua inettitudine, le impedisce persino di accorgersi delle morbose attenzioni di Leo nei confronti di Carla. Ad accorgersi immediatamente di questa relazione clandestina è invece Lisa, ex compagna di Leo, interpretata da Giovanna Mezzogiorno.

Gli spazi diventano i protagonisti del film.

La pellicola si svolge quasi interamente nell’attico della famiglia Ardengo, che diventa il vero protagonista della storia. Questo luogo diviene emblema della borghesia tanto criticata dal giovane Moravia. La fotografia di Gian Filippo Corticelli e la scenografia di Giada Calabria e Loredana Raffi svolgono un ruolo importantissimo a questo proposito. I personaggi si muovono infatti all’interno di una casa che sembra quasi un museo; le stanze sono molto ampie e luminose, i colori sono molto forti ma in perfetta sintonia.

Valeria Bruni Tedeschi, Edoardo Pesce e Vincenzo Crea in una scena del film.

Un’indifferenza senza tempo.

Il regista ha scelto di non seguire pedissequamente l’opera letteraria e ha preferito provare a rappresentare coloro che secondo lui sono gli indifferenti di oggi. L’intento di Seràgnoli è infatti mostrare come, nonostante sia passato quasi un secolo, certi meccanismi sociali siano rimasti invariati. Molto probabilmente, proprio per questo motivo, il regista ha cercato di indicarci una parziale via di fuga, ipotizzando la rottura di questo schema, attraverso il personaggio di Carla.

Il finale come rottura degli schemi e ipotesi di una nuova speranza.

Se nel libro di Moravia Carla decide di accettare la proposta di matrimonio di Leo, nonostante lo disprezzi, nel film agisce, ponendo inevitabilmente fine all’ipocrisia della sua famiglia. Carla, diviene pertanto simbolo di speranza. Carla compie il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, proprio decidendo di denunciare Leo, nonostante ciò implichi la definitiva perdita dello status sociale della sua famiglia. Ciò può essere interpretato come un inaccettabile tradimento o un coraggioso tentativo di immaginare un futuro in cui saremo tutti meno “indifferenti”.

Questa scelta, ma anche la pellicola nel complesso, è senza dubbio un’operazione molto coraggiosa e ambiziosa, ma forse non pienamente riuscita. Ad essere poco convincenti sono alcune delle interpretazioni; Valeria Bruni Tedeschi è un’attrice molto talentuosa ed è perfetta nel ruolo di borghese in decadenza (pensiamo alla sua interpretazione in Il capitale umano di Paolo Virzì), ma il suo trasporto emotivo risulta a volte in contrasto con l’indifferenza di cui dovrebbe farsi portatrice. Lo stesso vale anche per Beatrice Grannò, che interpreta Carla. Edoardo Pesce invece l’ho trovato molto adatto al ruolo di Leo, nonostante non si tratti sicuramente di una delle sue migliori interpretazioni. Vincenzo Crea risulta essere efficace nel ruolo di giovane indifferente, anche se probabilmente ciò è dovuto alla sua recitazione non volutamente piatta e priva di forma.