I Love Radio Rock, R.Curtis
I Love Radio Rock, R.Curtis

I Love Radio Rock, R.Curtis

Radio Rock, una radio letteralmente «in onda»

Il film I Love Radio Rock (2009), il cui titolo originale è The Boat that Rocked, è la commedia diretta da Rick Curtis ispirata alla vera storia di Radio Caroline (Radio Rock nel film), una radio che andava letteralmente in onda. Durante gli anni ’60, in Inghilterra vigevano delle severe norme restrittive riguardo la diffusione di contenuti musicali. Per opporsi a tali leggi, il direttore del The Scene Club a Soho (Londra), Ronan O’Rahilly, che aveva collaborato con grandi gruppi rock del momento, acquistò una nave: la MV Federicia. Certo, c’è da dire che questo era chissà quale gesto di rivolta. La ribellione vera e propria ha avuto inizio quando, proprio su quest’imbarcazione, O’Rahilly ha dato vita a una radio libera di trasmettere la musica proibita. Radio Caroline accese i microfoni nel 1964 con le note di Not Fade Away dei Rolling Stones, al largo di Suffolck.

-Non dimenticate che non è semplice essere forti, ma è forte essere semplici.-

– Simon

Negli anni ’60 inglesi, l’unica musica che si ascoltava in radio doveva essere quella trasmessa dalla BBC Light Programme o dalla BBC
Concert Orchestra, ovvero quella classica, quella tratta da colonne sonore, opere e operette. La musica rock, di conseguenza, non era apprezzata poiché portatrice di ideali di ribellione troppo potenti per l’Inghilterra dei tè della Regina Elisabetta. Eppure è stato proprio grazie alla pioneristica avventura di Radio Caroline che si è sviluppata la rivoluzionaria tendenza della Swinging London che annoverava tra i miti musicali assoluti delle band rock del calibro dei Beatles, Rolling Stones e i Who. Non soggetta alle leggi britanniche, poiché ancorata in acque internazionali, Radio Caroline è passata alla Storia come la radio illegale che ha reso legali quelle emittenti definite pirata. Missione fallita, Vostrà Maestà.

La trama

«Radio Pirata», questo è l’argomento discusso dai ministri inglesi, «una cloaca di corrotto e irresponsabile affarismo e bassezza morale», come le definisce il Ministro Dormandy. Un tipo di erbaccia da sradicare dalla faccia della pianeta in dodici mesi. Carl, un ragazzino dall’animo mite, su volontà della madre, s’imbarca sulla “Radio Rock”, la nave/emittente pirata gestita dal padrino Quentin, ancorata in mezzo al mare. La ciurma degli speaker radiofonici è composta da sbandati, smemorati ed eccentrici personaggi che, tra un ​festino e un «martedì di frizzi e lazzi» (una singolare serata quiz), saranno coloro che guideranno nella crescita il giovane Carl. La situazione degenera quando il ministro Dormandy, spinto dalla sfacciata ingiustizia della Radio Rock che, con le messe in onda, diffondevano uno stile di vita deplorevole, tenta un arrembaggio alla nave. L’attacco sferrato dalla puritana terra è una chiamata alle armi a cui gli speaker della radio dimenticata in mare non possono proprio sottrarsi.

Radio Rock, oltre le colonne d’Ercole

La Radio Rock non è tanto diversa dalla nave di Ulisse che, per amore della conoscenza, superò le colonne d’Ercole. Le avventure della ciurma di speaker sono tutte dei singolari modi di spingersi verso l’ignoto. Se da una parte l’andare oltre significa dire la proibita parolaccia che inizia con la f, dall’altra c’è Carl che desidera sperimentare ambiti da lui mai esplorati, primo su tutti il sesso. A bordo della nave-radio incontra infatti Marianne (Talulah Riley) con cui ha una relazione. Il Conte (Philip Seymour Hoffman) sfiderà in un’arrampicata sull’antenna l’acerrimo rivale e amato speaker tornato alla ribalta, Gavin (Rhys Ifans), Simon (Chris O’Dowd), uno dei personaggi più puro del film, decide di spingersi oltre quella vita da strano marinaio prendendo in moglie Eleonore e la truppa di speaker, per festeggiare l’addio al celibato del compagno di avventure, compie un gesto ancora più estremo del matrimonio: scendere dalla Radio Rock e fare baldoria sulla ripudiata terra. La Radio Rock va oltre anche in quelli che, nel reale periodo di Radio Caroline potevano essere realistici: sulla nave compare infatti Felicity (Katherine Parkinson), una donna fra i componenti della ciurma, che si presenta a Carl con uno scambio di battute brillanti:

Felicity: – Ciao, sono Felicity. –

Carl: – Credevo che le ragazze non…-

Felicity: – No, sono lesbica. –

Carl: – Oh… –

Felicity: – E cucino. –

Di contro, la nave/radio sembra quasi dar fastidio al Ministro Dormandy per una questione di principio. Ecco che l’autorità viene mostrata come un elemento che non sa andare oltre, ma rinchiuso nei vecchi dogmi che si tingono dello stesso grigiore delle stanze del potere, vuole eliminare qualcosa che non infrange alcuna legge. C’è da aggiungere che gli speaker e gli ascoltatori di Radio Rock sono per definizione dei «drogati, delinquenti e sodomiti pervertiti» della Gran Bretagna.

«Il mare ha sempre vent’anni»

I Love Radio Rock è una commedia fatta ad hoc per chi ama le tre unità aristoteliche, o semplicemente il teatro. La robusta imbarcazione somiglia a un Virginian (cfr. La leggenda del Pianista sull’Oceano), ma con una vena estremamente rozza: è la nave-casa di uomini che comunicano tra di loro con un linguaggio fatto di battute sarcastiche, a volte un po’ blasfeme, e governati da morali spesso discutibili, ma sicuramente comiche. Il giovane Carl, come noi spettatori, è un pesce fuor d’acqua finito in mezzo a una ciurma che, nel bene o nel male, cerca solo di dargli buoni consigli.

I Love Radio Rock racconta del grande esempio di resilienza vissuto realmente a bordo di Radio Caroline che, pur di far ascoltare quella musica sbagliata, aggressiva e di cattivo gusto, è rimasta lì, ancorata in mezzo al mare. Inaffondabile. Quasi per uno scherzo del destino, il brano Whiter Shade of Pale accompagna una scena critica per la nave radiofonica. Questo dettaglio musicale ci porta con la mente alla fiumana di gente che sfila dietro la bara di Peppino Impastato nel film I cento passi. Non è facile non rabbrividire davanti alla storia del giovane siciliano che, urlando scomode parole di denuncia contro la mafia ad un microfono di Radio Aut, ha perso la vita in uno dei più raccapriccianti omicidi che abbia mai macchiato la cronaca nera. Ma laddove si spegne un microfono, un’idea s’illumina ancora di più. E non c’è stato colpo sparato che ha rallentato la lotta contro la mafia, nè cannone che ha fatto più casino del rock in mezzo al mare.

E alla fine, è anche giusto così. D’altro canto i detti marittimi lo dicono: «Il mare ha sempre vent’anni: non provate a domarlo, lui domerà voi».

La vera nave Radio Caroline