Il gattopardo, G. Tomasi di Lampedusa
Il gattopardo, G. Tomasi di Lampedusa

Il gattopardo, G. Tomasi di Lampedusa

Il nostro vocabolario quotidiano è costellato da termini provenienti dalla letteratura. Quando dal nome di uno scrittore o di un’opera nasce una nuova parola, ecco, questo è sintomo di successo (negativo o positivo che sia). Un esempio? Gattopardismo. Questo termine non esisteva fino al 1958, anno in cui viene pubblicato postumo Il Gattopardo, il primo e unico romanzo del principe Tomasi di Lampedusa. 

Il Gattopardo è uno di quei romanzi difficili da etichettare, perché in poco meno di 300 pagine vengono sviscerate molteplici tematiche, tutte interessanti e rilevanti. Questa opera, infatti, è insieme un romanzo storico e romanzo familiare; ora realista, ora modernista. Per molti resta un romanzo troppo lontano dalle tendenze della sua epoca, eppure vanta un successo di pubblico davvero strabiliante. 

Tomasi di Lampedusa mette in scena la storia della nobile famiglia siciliana dei Salina e le vicende narrate si collocano in un arco temporale compreso tra il 1860 e il 1910, con un focus sugli anni dell’Unità d’Italia.

A capo della famiglia c’è Don Fabrizio, seguito dai suoi figli e sua moglie Stella, ma si fa presto a metterli da parte, perché la luce negli occhi di Don Fabrizio si accende solo alla vista del suo amatissimo nipote Tancredi Falconeri. Sostenitori del Re Ferdinando, i Salina si oppongono al processo di unificazione che sta avvenendo, sperano che tutto resti invariato, che il loro status non subisca nessun mutamento, ma sappiamo che il vento del cambiamento investe ogni cosa e non può essere fermato. 

La macchina della narrazione del Gattopardo viene messa in moto quando, con l’arrivo della stagione estiva, la famiglia si sposta nella residenza a Donnafugata. 

Non appena arrivati in città avvertono i primi segni del mutamento storico in corso; infatti, ad accoglierli c’è un nuovo sindaco, Don Calogero Sedara, componente della nascente borghesia. Sedara non ha origini nobili come le loro e i suoi modi di fare sono lontani dall’essere apprezzati da un nobile come Don Fabrizio, che di questi borghesi proprio non ne vuole saper nulla.

Ma scopriamo presto che Sedara ha un tesoro che nessuno possiede e che sarà in grado, non solo di attirare l’attenzione di tutti, nobili e non, ma soprattutto di unire queste due famiglie così apparentemente inconciliabili tra loro. Stiamo parlando della figlia Angelica. Fin dalla sua comparsa, si comprende che Angelica avrà un ruolo di primo ordine in questa storia. Così viene descritta la sua prima apparizione, avvenuta durante un pranzo a casa Salina al quale era stato invitato il sindaco con la sua famiglia: 

Poi la porta si aprì ed entrò Angelica. La prima impressione fu di abbagliata sorpresa. I Salina rimasero col fiato in gola; Tancredi sentì addirittura come gli pulsassero le vene delle tempie. Sotto l’impeto della sua bellezza gli uomini rimasero incapaci di notare, analizzandoli, i non pochi difetti che questa bellezza aveva […] Era alta e ben fatta, in base a generosi criteri; la carnagione sua doveva possedere il sapore della crema fresca alla quale rassomigliava, la bocca infantile quello delle fragole. Sotto la massa dei capelli color di notte avvolti in soavi ondulazioni, gli occhi verdi albeggiavano, immoti come quelli delle statue e, com’essi, un po’ crudeli.

Tommasi di Lampedusa, G. Il gattopardo, Feltrinelli, 2016

Non c’è dubbio, quindi, che la bellezza di Angelica ha catturato il cuore di tutti, ma soprattutto quello di Tancredi, e questo Don Fabrizio Salina lo capisce dal primo istante. Per questo motivo non opporrà alcuna resistenza quando Tancredi confiderà allo zio di amare Angelica e di volerla in sposa.

L’amore tra Angelica e Tancredi è un amore tutto giovanile, frizzante. Pudore e desiderio si mischiano e muovono gli animi dei due ragazzi, che passano le loro giornate girovagando per Villa Salina, in cerca di svago e solitudine. Giovani, belli e ricchi, vengono ammirati da tutti ma c’è anche chi, però, soffre alla vista di questo amore: è Concetta, una delle figlie di Don Fabrizio, che da sempre ama segretamente il cugino Tancredi. 

Il tema amoroso si alterna a quello storico-politico. Se inizialmente Tancredi condivide il pensiero politico dello zio, opponendosi, quindi, all’unificazione del Paese, ben presto cambia la sua posizione; poco tempo dopo il loro arrivo a Donnafugata e l’incontro con Angelica, il giovane Falconeri lascia la Sicilia e parte alla volta di Caserta, a combattere per l’unità del Regno. Da lì, si sposterà in altre città.

Il termine gattopardismo nasce proprio in relazione all’atteggiamento di mobilismo politico di Tancredi, che recita la celebre frase «Se vogliamo che tutto resti com’è, è necessario che tutto cambi». 

Nel frattempo, a Donnafugata, Don Fabrizio riceve una visita inaspettata.

È il novembre 1860, quando un certo Cavaliere Aimone Chevalley di Monterzuolo giunge a casa Salina per annunciare a Don Fabrizio che è stato candidato alla carica di senatore del regno, insieme ad altri illustri nobili italiani.

Questo passo del romanzo è, probabilmente, il più profondo ed emozionante. Il dialogo che viene inscenato assume le vesti di un lungo monologo recitato da Don Fabrizio. È quasi solo lui a parlare e nelle sue parole si condensano le sue emozioni, i suoi pensieri, le sue speranze, i suoi dolori. C’è il senso di tutta la sua vita, dentro le parole che pronuncia. Ci sono le ragioni dei suoi gesti, delle sue convinzioni e c’è, soprattutto, la ragione del suo rifiuto verso quella candidatura, che non vuole perché non gli appartiene. Perché fuori si combatte per una causa che non gli riguarda. Lui, affetto da un’inguaribile immobilità voluttuosa, si dice stanco e svuotato. 

La storia prosegue fino al 1910. Tutto è in decadenza. Le tre figlie di Don Fabrizio, Carolina, Concetta e Caterina, sono rimaste da sole nella villa di famiglia; di tanto in tanto Angelica va a trovarle. Non resta nulla del lustro e della ricchezza che potevano vantare un tempo, nulla se un nome e uno stemma: quello dei Gattopardo.

Tomasi di Lampedusa, principe siciliano, scrive Il Gattopardo dedicandogli anima e corpo, ma non vedrà mai la sua pubblicazione, dal momento che le due diverse case editrici alle quali si era proposto, rifiutano la sua opera.

Essa, infatti, come detto all’inizio, sarà pubblicata postuma, un anno dopo la morte del principe. Il gattopardo è un romanzo completo, leggendolo si ha come l’impressione che nulla sia lì per caso e che ogni singolo personaggio si incastri perfettamente nel meccanismo della narrazione.

L’epoca in cui i fatti si collocano è una fase di rivoluzione, dal punto di visto storico, in cui si distinguono chiaramente le due classi sociali protagoniste. Da un lato l’aristocrazia, impersonata dalla famiglia dei Salina, e dall’altro la borghesia, rappresentata dai Sedara. Don Fabrizio, fermo nel suo silenzio statuario, diventa il volto di un’intera classe sociale, condannata alla decadenza. Sedara, invece – e ancora di più Angelica – rappresenta il futuro, il cambiamento. Per tutta la storia assistiamo a questo continuo alternarsi tra la vita e la morte, il passato e il futuro.

Il Gattopardo è un racconto che procede da solo, lentamente, ma da solo, in autonomia.

I personaggi principali sono costruiti con una personalità ben definita, ma tra tutti, è solo Don Fabrizio che viene messo completamente a nudo. Lo scrittore, infatti, smaschera le sue paure e mostra le sue debolezze, che si possono considerare l’altra parte della medaglia, quella che non dovrebbe essere vista, dal momento che è costretto a vestire i panni dell’uomo potente e fiero di sé, per rispondere alle aspettative della società. Questo aspetto, questo gap tra persona e personaggio – per dirla con Pirandello – costituisce un secondo livello della narrazione.

Lasciando da parte le dinamiche storico-politiche, il lettore, in alcuni momenti, viene messo nelle condizioni di poter entrare nella psiche di questo protagonista e analizzare i suoi pensieri. Potremmo leggere anche una velata critica nei confronti della società e delle costruzioni sociali? Potremmo, si. Tomasi di Lampedusa fornisce tutti gli strumenti per indagare a fondo nella realtà che lui stesso ha costruito. Ecco perché è un romanzo completo, o meglio, totale. Perché procede, passo dopo passo, e si svela. 

Nella forma, il romanzo è caratterizzato da una prosa corposa e una lingua tutt’altro che semplice e questo rende la narrazione poco agile ma attraente. Tutto viene ampiamente descritto. È una narrazione che procede per immagini, realizzate attraverso le ampie descrizioni che occupano decine e decine di pagine. Dai gesti di vita quotidiana alle singole stanze della villa, al paesaggio estivo siciliano. Tutto ha un suo spazio e tutto è degno di essere narrato. Tutto si fa protagonista, in questa storia. 

Articolo a cura di Rosanna Anselmi

Cookie
Usiamo cookie per ottimizzare il nostro Sito web, e rendere migliore la tua esperienza su aldostefanomarino.it
Permetti tutti i cookie
Salva
Impostazioni individuali
Impostazioni individuali
Questa è una panoramica di tutti I cookies utilizzati sul nostro sito web. Puoi selezionare e/o accettare I cookie singolarmente. Presta o nega il tuo consenso ai cookie singoli o a un intero gruppo.
Salva
Annulla
Cookie essenziali (1)
I cookie essenziali sono necessari per le funzioni basilari del sito.
Mostra cookie