Il Museo del Risorgimento di Milano
Il Museo del Risorgimento di Milano

Il Museo del Risorgimento di Milano

Nato nel 1884, il Museo del Risorgimento origina dal desiderio dei cittadini milanesi di raccogliere testimonianze, prove e opere dell’epopea risorgimentale. Inizialmente collocato nel Salone dei Giardini Pubblici, allora sede del Museo Artistico Municipale, il Museo del Risorgimento inaugurò nel 1885, sotto la direzione di Lodovico Corio.

Soprattutto nei primi anni della sua fondazione, il Museo del Risorgimento sarà più volte trasferito. Prima dai Giardini Pubblici ai locali della Rocchetta del Castello Sforzesco. Ma è in seguito ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, che l’amministrazione decide di spostare il Museo presso l’illustre Palazzo Moriggia. Durante i bombardamenti, infatti, andarono perse le carte di Emilio ed Enrico Dandolo sulla Prima Guerra d’Indipendenza, insieme a molti altri preziosi fondi di patrioti, politici e combattenti.

Palazzo Moriggia diviene allora sede di un importante Museo dedicato al Risorgimento.

Il Palazzo, progettato nel 1775 da Giuseppe Piermarini, per incarico del marchese Giovanni Battista Moriggia, è stato sede in epoca napoleonica del Ministero degli Esteri e in seguito del Ministero della Guerra. Dapprima abitazione privata dei coniugi Rosa Curioni, e del marito Marco De Marchi, naturalista e filantropo italiano, sarà donato alla città di Milano secondo le ultime volontà di De Marchi.

Il museo-palazzo, residenza ottocentesca che sorge nel cuore pulsante di Milano, nel quartiere Brera, è stato riallestito nel 2009. Esso conserva alcune delle opere più significative del Risorgimento italiano; costruendo un percorso, attraverso i dipinti, le sculture e i cimeli dei più significativi esponenti della pittura storica italiana ottocentesca.

Fin dalla fondazione, il Museo del Risorgimento ha svolto la propria funzione di luogo di studio e documentazione. Al patrimonio e alla rinnovata importanza del sito, ai dipinti e le sculture si aggiungono una biblioteca e un archivio di dimensioni importanti.

Infatti, a un primo nucleo di documenti risalenti alla fine del XVIII secolo, fino all’Unità d’Italia, nel 1924 si aggiungerà l’Archivio della guerra. Un fondo concepito per raccogliere le testimonianze dirette degli ex combattenti che contribuirono all’unificazione italiana. Grazie ai fondi acquisiti nel secondo dopoguerra, infine, il Museo del Risorgimento diventerà un punto di riferimento nazionale per l’analisi e lo studio della storia dell’Ottocento e del Novecento.

Mantenendo intatto lo sviluppo temporale, il percorso espositivo del Museo è suddiviso in 14 sale. Esse espongono i nodi cruciali dell’evoluzione e testimonianza storica: i cimeli dell’incoronazione di Napoleone in Italia (attualmente sottoposti al rinnovo), il primo Tricolore italiano. Ma moltissime e di varia natura sono le testimonianze presenti dei personaggi che hanno condotto il nostro Paese verso la liberazione e l’unificazione.

percorso espositivo permanente racconta le vicende italiane, dal sorgere delle prime tensioni indipendentiste sino all’unificazione del Paese e alla proclamazione di Roma capitale.

Ma non solo. L’arte presente nel Museo, documenta anche l’evoluzione della pittura romantica lombarda a partire dagli anni Quaranta del XIX secolo fino al compimento dell’Unità d’Italia. Un corpus disomogeneo, ma altamente comprensibile e illuminante esordisce nelle prime due sale da dove tutto ebbe inizio: il periodo napoleonico.

Dopo Napoleone e gli ideali di indipendenza della Rivoluzione Francese, le sale successive sono dedicate alla Restaurazione. Cominciata in seguito al Congresso di Vienna del XIX secolo, momento storico in cui vennero ridisegnati i confini degli Stati europei. Ripristinato l’Ancien regime e restituiti i troni ai sovrani spodestati da Napoleone, il posto che chiameremo Italia si troverà immerso nei fermenti e nelle ambizioni di un popolo. Sotto il nuovo ristabilito controllo dell’Austria sul Lombardo-Veneto, nuovi ideali di indipendenza iniziarono a propagarsi contro una severa censura e il controllo delle forze di Polizia.

Ma i patrioti italiani e la cospirazione dilagano in tutta la Penisola, dando il via a un’azione segreta, e radunandosi sotto le idee espresse da Mazzini e Garibaldi, i due padri fondatori della Patria.

Il Museo del Risorgimento dedica ampio spazio alle Cinque giornate di Milano e alle prime Guerre d’indipendenza.

Nelle sale è presente il dipinto di Carlo Stragliati dedicato alle Cinque giornate di Milano. Numerose sono le opere raffiguranti i martiri dell’indipendenza, i protagonisti politici e i soldati che parteciparono alle diverse battaglie risorgimentali. L’album Campagnes de I’Armeé Piemontaise è una delle testimonianze iconografiche più interessanti dell’esercito piemontese: composto da 35 tavole litografiche tratte dai disegni di Stanislao Grimaldi del Poggetto, commissionati dall’allora ministro della Guerra.

Dopo il 1848-49 la repressione del governo austriaco si inasprì ma non fermò il movimento patriottico. Le speranze unitarie e il fermento politico del decennio 1849-59 influenzarono le opere dei grandi artisti italiani. Le rappresentazioni di una Venezia irredenta e del suo patriottico desiderio di indipendentizzarsi dal dominio del governo asburgico, ricorrono molto frequentemente in tutto il percorso espositivo. Ne è un celebre esempio la Venezia che spera di Andrea Appiani Jr., presentato per la prima volta alla rassegna annuale di Brera del 1861.

Le ultime sale del Museo sono dedicate alla Spedizione dei Mille, e alla fondazione del Regno d’Italia.

La Spedizione dei Mille cominciò nel 1860, quando un gruppo di 1089 volontari partì diretto alla conquista del Regno delle Due Sicilie, governato dai Borboni. Fu Garibaldi a guidare quell’esercito, vestito di magliette rosse e pantaloni grigi, che diventeranno simbolo dell’unificazione italiana. D’interessantissimo rilievo è l’Album dei Mille presente nel percorso, una raccolta di fotografie scattate da Alessandro Pavia rappresentati i volti delle persone che parteciparono all’impresa di liberazione e conquista.

La visita delle ultime sale del Museo ci conduce attraverso la conquista di Roma, e il conseguente arresto di Garibaldi. Inoltre, è qui narrata la Terza guerra d’indipendenza, con cui l’Italia riuscì definitivamente a liberare il Veneto durante la guerra tra Austria e Prussia.

Carlo Ademollo celebrò un altro degli episodi più significativi della fase conclusiva dell’epopea risorgimentale: la presa dei Bersaglieri nel 1870 di Porta Pia a Roma. Da quel momento il Lazio venne annesso all’Italia con un plebiscito; mentre Roma, la Città Eterna, nell’anno successivo, divenne capitale del Regno d’Italia.

Il Museo del Risorgimento diventa quindi un luogo d’attrazione non solo per chi ha a cuore la conoscenza del passato del nostro Paese; ma anche per chi intenda ricostruirne le vicende attraverso opere d’arte immortali.

Si può accedere al Museo del Risorgimento gratuitamente ma solo su prenotazione. Per prenotarsi è necessario visitare il sito del Museo e consultare gli orari e i giorni disponibili.