In memoria di Luigi Spagnol
In memoria di Luigi Spagnol

In memoria di Luigi Spagnol

Siamo felicissimi che finalmente si possa ricominciare a visitare i musei, ma lo siamo ancor di più perché la prima mostra a cui abbiamo assistito, a giugno, era dedicata a Luigi Spagnol. Un connubio tra pittura, letteratura e musica; ma d’altronde l’assimilazione di queste arti non deve stupire, perché Spagnol è stato tutto questo e molto di più.

L'immagine rappresenta l'editore Luigi Spagnol, scomparso nel 2020, davanti a due quadri che portano le copertine di Harry Potter. Lo scrittore è rappresentato con una giacca, le braccia conserte, e gli occhiali tondi.

Nato a Milano nel 1961, Spagnol è stato studente all’Università di Fine Arts di New York. Figlio di Mario Spagnol – al quale nel 1979 venne affidato il rilancio della casa editrice Longanesi – Luigi sin da subito ha dimostrato un’attenzione per l’arte pittorica. La pittura per lui rappresentava evasione, un mondo in cui poter dar vita a strade e pensieri come non gli accadeva durante altre attività, e «non sempre questi pensieri riguardano la pittura».

Ogni tanto penso che la pittura stessa sia la strategia che mi sono costruito per rimanere solo con me stesso.

(conversazione con demetrio pamparoni, in david carrier, la pittura di paesaggio di luigi spagnol, edizioni reali artecontemporanea, brescia 2000.

La prima mostra, La Chasse aux Papillons, venne inaugurata nel settembre del 1991 presso la Galleria Blanchaert.

E a quella prima esposizione tante altre ne seguirono, fino a quella più importante, a Brescia, nel 2000. Nel frattempo, utilizzando l’arte come una liberazione, nel 1986 Spagnol esordisce in editoria.

Inizialmente si occupa di diritti, prima da Longanesi, poi diviene presidente di Salani – e insieme: di Ponte alle Grazie, Ape Junior e Nord-sud Edizioni. A questa rosa di editori seguirà la presidenza anche di Vallardi e La Coccinella.

Il suo interesse allora è tutto rivolto ai bambini e alle loro passioni, perché nonostante i suoi impegni manageriali, la passione di Spagnol per la letteratura è tangibile. Come Roberto Denti, una delle figure più importanti della letteratura per ragazzi in Italia, Spagnol credeva fortemente nella necessità di lasciare ai bambini la possibilità di scegliere le proprie letture. Era convinto che a scuola bisognasse prima di tutto insegnare a «leggere per leggere».

Se un bambino non ha voglia di leggere, le ragioni sono due: o non è arrivato il suo tempo, o gli abbiamo dato il libro sbagliato per lui. Non abbiamo trovato il libro che gli piace. Quindi occorre in primo luogo il rispetto per il bambino e per la sua intelligenza.

Nel 2005, con il supporto di Stefano Mauri, viene fondato il Gruppo editoriale Mauri Spagnol (GeMS) e da quel momento dedicherà i suoi ultimi quindici anni al mondo del libro.

È lui a scegliere e portare in Italia autori del calibro di J. K. Rowling, ed è lui stesso a tradurre l’opera per la prima volta.

Copertina originale della prima edizione di Harry Potter, scelta e tradotta da Luigi Spagnol
Prima edizione italiana di «Harry Potter e la pietra filosofale»

Più volte Spagnol ha riferito di non aver compreso immediatamente «che fosse un fantasy. Ho pensato subito che fosse un classico per bambini. Dal primo libro non si intuisce quello che diventerà in seguito. Ho pensato che avrebbe venduto per molti anni a venire, come Roald Dahl o Pippi Calzelunghe. Lo pensavo a quel livello lì… Il fenomeno non era immaginabile. Ho l’impressione che la portata della saga, per intero, non fosse neanche nella mente della Rowling».

E anche a proposito di Roald Dahl ci sarebbe molto da dire, perché fu proprio lui a prendere accordi con la moglie del narratore – presidentessa e fondatrice della Roald Dahl Foundation.

Prima edizione dell'edizione italiana del libro di Sepulveda, Storia di una gabbanella e del gatto che le insegnò a volare.
«Storia di una gabbanella e del gatto che le insegnò a volare», copertina disegnata da Luigi Spagnol

Possiamo ancora andare oltre, perché non solo Spagnol decise di pubblicare «Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare» di Luis Sepúlveda, ma ne disegnò anche la copertina.

Luigi Spagnol è stato un intellettuale poliedrico, un uomo dai molteplici interessi. Sapeva fare qualsiasi cosa. E quella che sapeva fare meglio, forse, se proprio si deve scegliere, era quella dell’editore. Spagnol era un uomo in grado di riconoscere il talento, di scovare storie che avrebbero trovato un posto nel mondo.

Il credo di Luigi Spagnol editore ha due fondamenti: il talento e la cultura. Il talento è quella cosa degli scrittori che fa nascere i libri; la cultura corrisponde al vantaggio che le persone traggono dai libri. […] Spagnol ha ridotto al minimo la distanza mentale tra lo spazio del publishing e quello della fantasia privata, tra il sogno di vendere libri e quello di scriverne, sempre mantenendo un contatto diretto con i misteri dell’invenzione e sempre professando un limpidissima fede nel primato dell’individuo creante.

nicola gardini

Non da ultimo fu grande l’amore di Spagnol per la pittura.

Lettera scritta dalla moglie di Roald Dahl a Luigi Spagnol, esposta alla mostra in onore dell'editore a Milano dal 10 al 19 giugno
Carteggio e foto spediti a Luigi Spagnol dalla moglie di Roald Dahl, esposti alla mostra dedicata a Luigi Spagnol presso la Galleria Milano. ©

Nella mostra milanese Luigi Spagnol: The Last Paintings, 2018-2020, che abbiamo visitato alla Galleria Milano dal 10 al 19 giugno 2021, sono state raccolte le tele che Spagnol ha prodotto negli ultimi due anni della sua vita.

Ciò che colpisce in primis l’osservatore è la prorompente maggioranza di autoritratti. Ci si interroga sul perché di questa scelta, e forse una delle ragioni risiede nell’essenza stessa della vita professionale di Spagnol, che ha scelto di vedere se stesso sempre attraverso un filtro artistico, che fosse quello della traduzione, del misurarsi con generi letterari differenti, e, in questo caso, della sua mano (e mente) sulla tela.

Nessuno meglio di un pittore sa che un autoritratto è un’esplorazione di sé e che proprio lì forse sono le risposte al senso della vita.

demetrio paparoni, Catalogo della mostra «Luigi spagnol: the last paintings, 2018-2020», gems-galleria milano, 2021, p. 5.

Questi studi che fa di se stesso, in quanto ultimi, appaiono pertanto ancor più significativi. Gli elementi insieme ai quali si rappresenta sono pochi, semplici e costanti: la sigaretta tra le dita, quasi sempre presente, à la Zeno Cosini; una natura emaciata ed evocativa, spesso composta di fiori dai colori purpurei o colibrì dalle ali vibranti; la luce, in quanto calore o semplice chiarore, oppure ancora, come un bagliore quasi divino.

Una delle sale della Galleria Milano dove è stata allestita la mostra «Luigi Spagnol: The Last Paintings, 2018-2020»

Una ricerca identitaria profonda, forse incompleta, come è intrinseco e scritto nell’essenza stessa della natura umana.

Nella pittura di Spagnol ritroviamo espressionismo e simbolismo; cupezza e riflessione; realtà e subconscio. Come spiegato da Demetrio Paparoni, spiccano accenni costanti ad artisti che ha amato, come Matisse, El Greco e Sean Scully, e con riferimento ai quali ha scelto di arricchire e rendere più densa la sua idea artistica.

Il sentimento del dipingere era tanto appartenente all’uomo che era Spagnol che, quando il 14 giugno del 2020 raggiunge miglior vita dopo una lunga malattia, l’ultimo suo prodotto artistico è proprio un’opera pittorica, un dipinto lasciato incompleto.

Incompleta, come forse sarà destinata a essere sempre sua moglie, la scrittrice svedese Hanne Ørstavik. Incomplete come le molte strade a cui Spagnol ha saputo dare inizio, e che qualcuno, dopo di lui, dovrà trovare il modo e la forza – ma soprattutto la capacità – di continuare. In questo incomplete, sì, ma di certo anche aperte. Al nuovo e a un nuovo coraggio.

Galleria Milano

Per tutta la vita, Spagnol ha saputo anticipare gli altri; preceduto da un intuito raffinato e da una sensibilità smisurata, prima ancora che certi temi diventassero fondamentali per la nostra società, scriveva:

È vero, si pubblicano tantissime donne, ma i loro libri vengono presi nella stessa considerazione con cui vengono presi i libri dei maschi? Riconosciamo, il mondo letterario e la società in generale riconoscono alle opere scritte dalle donne la stessa importanza che viene riconosciuta a quelle scritte dagli uomini? Siamo altrettanto pronti, per esempio, a considerare una scrittrice o uno scrittore dei capiscuola, ad accettare che una donna possa avere la stessa influenza di un uomo sulla storia della letteratura? D’istinto, la risposta che mi sono dato è: no, non lo siamo.

spagnol l., maschilismo e letteratura, cosa ci perdiamo noi uomini?, su illibraio.it, ottobre 2016.

Forse, sulla vita e le idee, le arti, e le mille facce di Spagnol bisognerebbe scrivere un libro, un racconto: qualcuno avrebbe il dovere di saper intercettare la sua unicità una volta per tutte (come solo lui ha saputo fare) e offrire il grande personaggio che è stato all’esperienza di tutti.

Articolo a cura di Aldostefano Marino e Lucrezia Bivona.