Klimt. La Secessione e l’Italia, a Roma
Klimt. La Secessione e l’Italia, a Roma

Klimt. La Secessione e l’Italia, a Roma

A distanza di centodieci anni, Klimt torna in Italia con una mostra promossa da Roma Culture e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, co-prodotta da Arthemisia e in collaborazione con il Belvedere Museum e la Klimt Foundation.

28/03/2017 Inaugurazione del nuovo allestimento del Museo di Roma a Palazzo Braschi. Il terzo piano, aperto al pubblico per la prima volta

Il Museo di Roma a Palazzo Braschi apre le sue porte al pubblico per Klimt, La Secessione e l’Italia. A partire dal 27 ottobre 2021 e fino al 27 marzo 2022.

L’esposizione presenta il pittore austriaco e gli artisti della sua cerchia in una prospettiva inedita: quella del rapporto con l’Italia, Paese che visitò più spesso e meta espositiva di primaria importanza.

Ricordiamo in questa sede, le sue due presenze italiane. La prima alla Biennale di Venezia nel 1899; la seconda nel 1910, all’Esposizione Universale di Roma, dove Klimt fu il protagonista indiscusso del padiglione austriaco progettato da Josef Hoffmann.

Nella mostra a Palazzo Braschi, Klimt e gli artisti della sua cerchia sono rappresentati da oltre 200 opere. Tra dipinti, disegni, manifesti d’epoca e sculture, l’esposizione propone al pubblico opere iconiche come Giuditta (1901) e Signora in bianco (1917-18).

Concesso in via del tutto eccezionale anche La sposa (1917-18), una delle ultime opere rimaste incompiute a seguito dell’ictus che colpì il pittore nel 1918. Il lato sinistro dell’immagine, infatti, è in gran parte completato a differenza di quello destro dove lo schema dei colori è approssimativo. Il tema sono l’amore e il desiderio sessuale dei due coniugi raffigurati al centro dell’opera.

Una particolare attenzione va riposta anche su Ritratto di Signora (1916-17), trafugato dalla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza nel 1997 e recuperato nel 2019.

Il quadro appartiene all’ultima fase di attività dell’artista in cui la pittura si fa meno preziosa e sorvegliata, e che vede l’artista abbandonarsi a pennellate quasi sbrigative. L’anno prima del furto, la studentessa Claudia Maga intuì la particolare genesi dell’opera: Klimt dipinse sulla tela un precedente ritratto raffigurante una giovane donna, identica nel volto e nella posa, ma vestita e acconciata diversamente.

Il riferimento a Piacenza non è per nulla casuale, dato che alla conferenza stampa organizzata per la presentazione della mostra, era presente anche l’assessore alla cultura di Piacenza. Jonathan Papamarenghi ha spiegato come la mostra si dividerà in due momenti geograficamente distinti: quella di Roma sarà più incentrata sulla vita pubblica del pittore; dal 5 aprile l’esposizione si sposterà nella città emiliana, dove verrà mostrato il suo lato più intimo.

Due eventi complementari ai quali il perfetto estimatore di Klimt non dovrebbe perdersi.

È bello vedere come queste due città riescano a creare delle sinergie come questa. Diventa anche un’ottima occasione per esporre di nuovo Ritratto di Signora a seguito del suo ritrovamento. Un segno della ripartenza post-covid che coinvolge tutto il panorama culturale.

Commento dell’assessore alla Cultura di Piacenza, avvenuto durante la conferenza di presentazione della mostra Klimt, la Secessione e l’Italia

In rappresentanza del Belvedere di Vienna hanno preso parola alla conferenza Stella Rolling e Franz Smola. La direttrice generale del museo ha specificato come «il Belvedere possiede il numero più alto di opere di Klimt». «Ci vediamo come degli ambasciatori dell’arte austriaca nel mondo» aggiunge, per poi lasciare la parola al curatore.

È un onore celebrare Klimt in questo luogo, specialmente ricordando la sua visita di 100 anni fa proprio qui a Roma. La Secessione per me è molto importante per capire l’arte e la particolarità di Klimt. Era un artista molto aperto e all’avanguardia. Inoltre ci sono anche alcuni pittori italiani che hanno cercato di imitare il suo stile, cosa che gli artisti viennesi non hanno mai fatto, e per me era interessante mostrarli qui insieme ai suoi quadri.

Proprio la terza delle quattordici sezioni della mostra è dedicata alla fondazione della Secessione Viennese, evento più importate nel contesto del rinnovamento artistico di Vienna. 

Nel 1897 Gustav Klimt viene nominato presidente e ne disegna il primo manifesto (anch’esso presente nel museo romano). I membri della Secessione non perseguivano un linguaggio artistico uniforme. Vi si trovano, infatti, pittori più orientati verso l’Art Nouveau e altri più impegnati nell’arte realistica e naturale. Tali differenze stilistiche porteranno a divisioni sempre più maggiori, fino all’abbandono definitivo da parte di Klimt stesso e altri colleghi nel 1905.

Costituita nel 2013, la Klimt Foundation si adopera per conservare, ricercare e divulgare le opere del pittore austriaco.

Oltre ai disegni, manifesti della Secessione, autografi e fotografie, la collezione della Fondazione offre una panoramica trasversale della pittura klimtiana, accostando dipinti celebri a sconosciute opere degli esordi. Sandra Tretter, vicedirettrice della Fondazione, ha raccontato come l’artista non amasse viaggiare.

Era molto metodico e l’estate in cui la dimora estiva che lui frequentava di solito non fu disponibile, decise di andare in Italia con amici in una casa sul Lago di Garda. Possiamo contare un totale di nove viaggi che compì nel Bel paese; a partire dal suo primo tour di formazione in cui rimase affascinato dalla cultura italiana. Per esempio, a Firenze e Ravenna si dedicò allo studio dei mosaici; ma perfino il cosiddetto periodo d’oro di Klimt è legato all’Italia, evidente nell’opera di punta della mostra, Giuditta.

Tale quadro rappresenta un omaggio al fascino dell’erotismo femminile in cui il soggetto è un eccezionale esempio di femme fatale. La visione ambivalente di Klimt di una donna erotica e allo stesso tempo omicida richiama l’attenzione su argomenti molto dibattuti a Vienna all’inizio del XX secolo: il rapporto tra i sessi, il ruolo dell’uomo e della donna nella società e il rapporto tra l’erotismo e sessualità. Non è un caso che, proprio in quegli anni, i rappresentati della giovane disciplina scientifica della psicoanalisi – come Sigmund Freud – si trovino a Vienna.

Google Arts & Culture ha messo a portata di click i tesori, le storie e le conoscenze di oltre duemila istituzioni culturali, in un modo coinvolgente per esplorare l’arte e le meraviglie del mondo.

La tecnologia incontra anche Klimt e le sue opere; in particolar modo con i Quadri delle Facoltà, andati perduti in un incendio nel ‘45 e di cui si aveva testimonianza grazie a delle fotografie in bianco e nero. Un gruppo di ricerca si è servito di una ricostruzione in Machine Learning – un’intelligenza artificiale – riuscendo a risalire ai colori originari delle immagini dalle riproduzioni in bianco e nero.

Il risultato di questo progetto di ricerca sarà presentato per la prima volta al pubblico nel corso dedicata a Klimt e alla Secessione; nello specifico, il visitatore potrà assistervi, nell’ottava sezione dell’esposizione, ma dai primi di ottobre è disponibile anche online.

Le opere di Klimt esposte a Palazzo Braschi sono 49, per un totale di 230 oggetti artistici che comprendono anche diversi oggetti di design dell’epoca.

La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00; il sabato e la domenica fino alle 22:00.

I prezzi del biglietto per la visita mostra variano da € 13,00 a € 11,00; prezzo di € 4,00 speciale per le scuole; ingresso gratuito per un docente accompagnatore.

Se siete a Roma non lasciatevi perdere questa occasione irripetibile e senza precedenti.

Articolo a cura di Francesca Cavallaro

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