La nostalgia ferita, E. Borgna
La nostalgia ferita, E. Borgna

La nostalgia ferita, E. Borgna

Sebbene settembre sia il mese dei nuovi inizi e dei nuovi obiettivi è decisamente anche il mese più nostalgico dell’anno.
Ammettiamolo. La nostalgia di settembre travolge tutti; ci si trova in un attimo in quel limbo pieno di carica per ciò che deve ancora arrivare, mista a tristezza immane per ciò che l’estate ha portato via.
Così vere le parole di Patrizia Cavalli che in una poesia scrive:

A me è maggio che mi rovina

e anche settembre, queste due sentinelle

dell’estate: promessa e nostalgia.

Patrizia Cavalli, Vita meravigliosa, Einaudi 2020
Copertina del libro la nostalgia ferita

A parlare magistralmente di nostalgia è Eugenio Borgna, psichiatra, saggista e accademico italiano. La nostalgia ferita è infatti il titolo di un saggio della collana Le vele, edito Einaudi nel 2018. Borgna è autore di molti saggi dedicati alle emozioni, e in questo si focalizza sulle varie sfumature della nostalgia arrivando a denominarla come ferita. L’obiettivo che l’autore si pone è quello di fare un viaggio nell’interiorità dell’uomo svelando le moltiplici facce di questo sentimento che tutti viviamo quotidianamente.

La nostalgia un tempo era classificata come malattia, essa infatti era un sentimento che provocava dolore.

La parola nostalgia deriva dal greco nostos (ritorno) e algos (dolore). Borgna ci racconta che questa parola riemerge per la prima volta in una tesi di medicina del 1688 discussa nell’università di Basilea da Johannes Hofer, che la utilizzava per indicare il dolore causato dalla lontananza e dal desiderio di tornare a casa. Nel corso del tempo si è andata a perdere questa connotazione legata alla malattia.
Certamente la nostalgia continua a essere un sentimento che accompagna tutti noi nel corso della vita. Sebbene ancora avvicinata al dolore l’autore cerca di delineare le varie sfumature che questo sentimento comprende.

Ci sono nostalgie dolorose e scarnificanti, nostalgie che fanno vivere e nostalgie che fanno morire, nostalgie che si nutrono di gioia e di tristezza, nostalgie che non si cancellano nel corso del tempo e nostalgie labili ed effimere.

La nostalgia ferita, E. Borgna, Einaudi, Torino 2018 (p. 13)

La nostalgia è spesso coincidente con il ricordo di qualcosa che è avvenuto per la prima volta. Frequentemente il tempo di cui abbiamo più nostalgia è quello della fanciullezza.

Una parte di questo libro è occupata dall’importanza del ricordo derivante dal periodo dell’infanzia. L’infanzia è quel momento della vita in cui ci si stupisce di tutto, in cui avvengono le prime esperienze. Si imprimono, durante l’infanzia, quei momenti che anche quando saranno lontanissimi nel tempo, continueranno ad essere nitidi nel cuore e nell’anima.

Ah si vivesse solo di inizi
Di eccitazioni da prima volta
Quando tutto ti sorprende e
Nulla ti appartiene ancora

Niccolò fabi, costruire, Novo mesto 2006

Mi permetto allora di disturbare Pascoli e la sua poetica incentrata sulla metafora del Fanciullino.
Il fanciullo di Pascoli non è una condizione anagrafica, ma è una condizione interiore. Rappresenta quella natura pura e ingenua, candida e innocente, che, nella psicologia di un individuo, può conservarsi anche in età avanzata. L’uomo cresce e invecchia, ma il fanciullino rimane piccolo dentro di lui, e piange e ride senza perché. L’importante è non soffocare definitivamente questa voce, che ancora vibra nella parte dell’anima rimasta, appunto, fanciulla.

La memoria è ciò che è più necessario per permettere al ricordo di riaffiorare. Il ricordo nostalgico non addolora.

Scena film la dea fortuna

Nel film La dea fortuna di Ferzan Ozpetek, ci viene svelato un segreto su come portare sempre con noi qualcuno.

La Dea Fortuna ha un segreto, un trucco magico. Come fai a tenere sempre con te qualcuno a cui vuoi molto bene? Devi guardarlo fisso, rubi la sua immagine, chiudi di scatto gli occhi, li tieni ben chiusi. E lui ti scende fino al cuore e da quel momento quella persona sarà sempre con te. Per sempre.

La Dea Fortuna, Ferzan Ozpetek, 2020
Copertina del libro la brevità della vita di Seneca

Racchiudere qualcuno dentro di noi è l’immagine forse più significativa per dare senso a quella che noi chiamiamo memoria. La memoria si nutre e vive del passato. Proprio attraverso la memoria si innesca la nostalgia. La memoria va ad attingere da un passato vissuto. Ripercorrere il passato attraverso la memoria significa capire un cammino di esperienze a volte sbagliate. Borgna quindi parla di una nostalgia come strumento per capire e interpretare il passato. Una nostalgia essenziale per non imbattersi in errori già fatti. La nostalgia allora diventa la cura, la medicina da prendere prima di andare a dormire.

Non avere memoria significa non avere una vita, non avere un passato dal quale attingere. Borgna ci invita a non banalizzare la nostalgia, negarla infatti significherebbe concentrarsi solo su un presente che in realtà è già futuro.
Seneca nel suo De brevitate vitae ricorda proprio questo concetto. Nel decimo capitolo infatti l’autore latino ci dice che la vita ha tre momenti. Il presente che viviamo è breve e quello che vivremo è incerto. Solo quello che abbiamo già vissuto è sicuro. Il passato non dipende da nessuno. Lo maneggiamo solo e soltanto noi e proprio per questo dobbiamo averne cura.

Borgna ci tiene a sottolineare la differenza tra nostalgia e rimpianto. Due dimensioni separate che spesso attingono dalla stessa fonte.

Ricordare, attingere quindi dai cassetti della memoria può sfociare in un altro sentimento. L’autore della Nostalgia ferita ci invita a fare attenzione a non confondere nostalgia con rimpianto. Lo stato d’animo non è lo stesso: la nostalgia è infatti un ricordare il passato quasi con dolcezza con l’idea che qualcosa possa ripetersi, possa tornare. Il rimpianto è un ricordo piangente, carico di una vana speranza che reca dolore. Nel rimpianto c’è dunque la consapevolezza di aver perso per sempre qualcosa, nella nostalgia c’è la speranza e la valorizzazione di un passato che vogliamo tenere anche nel nostro presente.

La nostalgia allora tiene vivo un fuoco di emozioni proprio quelle che animano scrittori e poeti. Credo sia per questo che l’autore ha necessità di far riferimento a tanti autori della letteratura. Nel testo di Borgna si passa da Rilke a Virginia Woolf, da Gozzano a Leopardi e ancora Magris, Dickinson, Celàn, Proust, Sant’Agostino.

Scrittura scorrevole e poco accademica. Borgna scrive per tutti, ogni nostalgico cronico è chiamato a farsi un esame di coscienza

Se ci mettessimo anche solo per un minuto a riflettere, troveremmo nella nostra esperienza e nella nostra quotidianità tante forme di nostalgia, anche diverse tra loro. Borgna cerca appunto di raggrupparle e classificarle senza essere però troppo accademico.La nostalgia viene decantata nelle sue molteplici sfaccettature. La nostalgia della bellezza, per la propria terra e di conseguenza per la propria patria. L’autore analizza anche l’altra faccia della medaglia ovvero gli effetti negativi, descrive la nostalgia che provoca malattia, depressione, paura. Tutto questo è espresso in poco più di cento pagine e va riconosciuto allo scrittore/psichiatra la grande maestria di raccontare della sua materia senza annoiare il suo lettore. Borgna rende quindi accessibile a tutti il suo testo, non solo a chi è del suo settore.

Perchè la nostalgia allora è ferita?

La nostalgia è ferita perché non c’è spazio per essa se viviamo proiettati verso il futuro; ed è uno degli elementi, credo, che contribuiscono all’anestesia, lo spegnersi rapido di ogni emozione. L’obiettivo è quindi valutare in modo positivo questo sentimento nonostante a volte ripescare nel passato può far male. Borgna la apostrofa ferita dunque per la possibilità che questa possa essere trascurata. La fretta di vivere il presente e trasformarlo in futuro senza ricordare il passato ci rende prigionieri di una vita che non riesce a mettere radici.

Ritratto di Eugenio Borgna scrittore

La sola cosa che possediamo e possiamo conoscere con qualche certezza è il passato mentre il presente è per definizione difficile da afferrare e il futuro, che non esiste, può essere inventato di sana pianta da qualsiasi ciarlatano. Diffidate, tanto nella vita privata che nella sfera pubblica, di chi vi offre un futuro: costui sta quasi sempre cercando di intrappolarvi o di raggirarvi

Che cosa resta?, Giorgio Agamben, Quodlibet.it, Macerata 2017

Non facciamoci intimorire da nulla allora, viviamo la nostalgia così come viviamo l’amore, accogliendola nella nostra vita e traendone ogni volta un insegnamento. Non trascuriamola, non feriamola. Viviamo il presente senza aspettare continuamente che arrivi un futuro, che d’altronde può costruirsi solo per merito nostro.

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