La vita bugiarda degli adulti, E. Ferrante
La vita bugiarda degli adulti, E. Ferrante

La vita bugiarda degli adulti, E. Ferrante

«Crescere per diventare cosa, per assomigliare a chi?».
Questa è la domanda esistenziale che prima o poi ognuno di noi si pone.
Chi siamo? Cosa vogliamo diventare? Come possiamo riuscirci?

Da bambini non pensiamo a queste cose: siamo rintanati in una bolla di vetro, vediamo il mondo attraverso un filtro che ci consente di rimanere protetti e al sicuro. I nostri genitori sono i nostri punti di riferimento, quelle figure onnipotenti che amiamo ma di cui temiamo anche il giudizio. Siamo portati a pensare che ci saranno sempre, che hanno sempre tutte le risposte per il semplice fatto che sono adulti. Un giorno però la realtà viene a galla e ci rendiamo conto che chi più ci ama in realtà non è perfetto come sembra, in realtà non sempre sa quello che fa. Abbiamo tutti passato questa fase, ecco perché il racconto della tredicenne Giovanna ci appare così vivido e toccante. 

Elena Ferrante, autrice divenuta famosa per la saga dell’Amica Geniale, sostiene che la perdita dell’innocenza non avviene solo con la perdita della verginità, ma anche con la scoperta che gli adulti mentono.

I nostri genitori ci insegnano sin da piccoli che mentire è sbagliato; che dire la verità è la cosa giusta e ci rende persone migliori. Noi quindi cresciamo con la consapevolezza che mai e poi mai dobbiamo dire le bugie, almeno fino a che ci rendiamo conto che il mondo degli adulti non è così idilliaco appare. Gli adulti infatti mentono, feriscono gli altri; sono avventati e nascondono i cocci sotto al tappeto nella speranza che vengano ritrovati il più tardi possibile.

L’autrice con la sua solita maestria ci coinvolge questa volta nel piccolo mondo perfetto di una bambina come tante, Giovanna, che vive di piccole gioie quali l’affetto del padre, i suoi complimenti e la diligenza che lei dimostra nello studio.

Giovanna non ha nulla di diverso da tutti gli altri bambini e le altre bambine: vive la sua vita con innocenza e con i piccoli occhi ingenui che scrutano il mondo degli adulti con riverenza, rispetto e alle volte anche soggezione.

Ascolta le prediche dei genitori con la consapevolezza che loro hanno sempre ragione per il semplice fatto di essere adulti, promette di non dire le bugie per essere la figlia perfetta che lei vuole essere.

Giovanna cresce in un ambiente famigliare perfetto: vive nella Napoli alta, quella dei ricchi e delle persone per bene, definite tali solamente perché vivono in quartieri dalla buona fama. Vive una vita agiata e tranquilla, credendo nella bontà dei genitori e volendo a tutti i costi rendere fiero il padre. Ogni complimento dello stesso, ogni attenzione e ogni carezza per lei è motivo di vanto. 
La sua intera personalità si basa sulle aspettative che il padre ha di lei, sulle lodi che lui tesse per la sua figliola e finché lei rispetta questi canoni si sente una persona di valore. La sua autostima però vacilla nel momento in cui il padre la paragona alla zia Vittoria, da sempre descritta come una persona orribile, attorniata da una coltre nera che la segue e che ne denota la malvagità.

Giovanna vive in un mondo ideale fatto di contrapposizioni nette, di gruppi definiti di persone con determinate caratteristiche che si possono dividere in bianco e nero, buoni e cattivi.

Questa contrapposizione la vediamo nelle descrizioni della città stessa, la Napoli degli anni ‘90.
La parte alta di Napoli dove c’è il Vomero, non è espressamente definita la zona migliore ma viene percepita così dalla bambina che vi è cresciuta. Le persone che ci vivono sono a modo, vestite bene, hanno dei buoni lavori. Lei e i genitori quindi sono automaticamente delle persone per bene perché rispettano dei canoni sociali che la bambina, ingenuamente, crede siano indice assoluto di bontà.

Al contrario, la parte bassa di Napoli viene descritta come una zona decadente, piena di gente rozza e poco istruita, un pozzo senza fondo da cui stare alla larga, per evitare di incappare in pericoli di ogni tipo. Giovanna teme quel luogo non solo perché le è stato descritto come un brutto posto, ma anche perché non vuole attraversare la linea di confine e rischiare quindi di diventare automaticamente cattiva.

Insomma il mondo della protagonista della Vita bugiarda degli adulti è fatto di apparenze che l’hanno sempre cullata e fatta sentire protetta e al sicuro. Giovanna è cresciuta in una bolla di vetro, una bolla destinata a infrangersi, e la cui rottura l’ha costretta a interfacciarsi con una realtà tra le più crudeli, portandola a fare i conti con il mondo contorto degli adulti che mentono, tradiscono, feriscono il prossimo.

La spaccatura che la tredicenne avverte è parecchio profonda. Tanto profonda che il disagio percepito dalla ragazza nei confronti di se stessa e del suo corpo – da adolescente che si sta ancora formando – la portano a compiere un viaggio fatto di scelte azzardate.

Durante il romanzo, Giovanna si interfaccia più volte con ragazzi che vanno ulteriormente ad aggravare la sua opinione degli uomini e della sua figura maschile di riferimento: il padre. Quest’ultimo infatti, è amato ma allo stesso tempo temuto da Giovanna sin da bambina. Non solo ne teme il giudizio, ma teme anche «la voce strana che lui fa quando è arrabbiato con la mamma e che sembra quella di un estraneo».

Nella Vita bugiarda degli adulti, Elena Ferrante descrive una Napoli dove gli uomini sono figure autoritarie, violente, traditrici. Dove le donne sono figure esili e sottomesse al volere di una società maschilista che le lascia in secondo piano. 

L’unico punto di forza che accomuna le figure femminili attorno a Giovanna sembra essere un braccialetto. Un filo conduttore che è intrinseco dei ricordi delle donne che lo hanno indossato nel corso degli anni e che viene tramandato di volta in volta. Sembra quasi un porta fortuna, un amuleto; un oggetto magico pregno di una forza vitale che permette loro di restare in qualche modo unite in un mondo dove le donne sono proprietà di uomini rudi, rozzi e traditori.

Nonostante ciò, per Giovanna è inconcepibile che la figura idilliaca del padre sia in realtà solo un’illusione.
Tutta la sua personalità si basava sulle aspettative del padre, sull’idea di volerlo rendere fiero e di incarnare l’ideale di donna e figlia perfetta. Tutto però crolla come un castello di carte al primo soffio di vento quando Giovanna scopre a proposito del padre, una verità sconcertante che la ferisce profondamente.

Lo stupore della verità, la conduce allora in una fase di ribellione. Un periodo di esplorazione di quei luoghi che tanto la spaventavano perché contaminati dal male, alla ricerca di risposte su chi lei sia davvero.

Con La vita bugiarda degli adulti, Elena Ferrante ci trasporta nel mondo contorno di Giovanna in preda ai suoi dolori e dubbi, traghettandoci in una realtà che ci appare lontana ma allo stesso tempo così vicina. La sua storia di formazione tocca il lettore, che fino all’ultima pagina non può che tifare e simpatizzare con la ragazzina alla ricerca del proprio posto nel mondo. Delle sue verità. Della scoperta effettiva di un mondo di cui pensava di sapere tutto. Forse perché in qualche modo anche noi sappiamo che la ricerca di Giovanna non si fermerà mai. 

Quello che noi sappiamo e che Giovanna non sa, è che la ricerca per lei è appena iniziata. Per questo, il lettore non può altro che tifare per lei; mentre in realtà tifa per sé, ancora incerto e smarrito sul proprio posto nel mondo.

Articolo a cura di Jasmine Carrara

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