La vie devant soi, R. Gary.

Romain Gary, celebre autore francese, scrisse nel 1975, con lo pseudonimo di Émile Ajar, uno dei suoi più grandi successi. Si tratta di La vie devant soi, tradotto in italiano come La vita davanti a sé. Il romanzo ottenne molto successo e vinse il Premio Goncourt, il più rinomato premio letterario francese. A questo proposito, è curioso ricordare che tale premio non possa essere attribuito più volte allo stesso scrittore. Romain Gary fu l’unico a vincerlo due volte; la prima nel 1956, per il romanzo Les racines du ciel e la seconda volta nel 1975 con lo pseudonimo di Émile Ajar per La vie devant soi. Ciò fu possibile, poiché Paul Pavlovitch, un parente di Romain Gary, accettò di pubblicare il romanzo attribuendosi l’identità di Émile Ajar, rivelando la verità solo in seguito alla morte di Gary, nel 1980.

La vita davanti a sé

La vie devant soi è ambientato a Parigi e racconta la storia di Momò, orfano di origine senegalese, che viene cresciuto nel quartiere multietnico parigino di Belleville da Madame Rosa, una donna ebrea, sopravvissuta ad Auschwitz. In passato, la donna divenne prostituta e al momento della narrazione, essendo oramai anziana, ha tramutato la sua casa in un rifugio per i figli di coloro che ancora fanno quel mestiere. Sarà proprio in questa occasione che Momò entrerà nella vita di Madame Rosa; da questo incontro nascerà un rapporto molto intimo, anche se a tratti doloroso e conflittuale.

Dalla letteratura al cinema.

La vie devant soi ebbe una prima trasposizione cinematografica nel 1977, per mano del regista israeliano Moshé Mizrahi (I Love You Rosa). La pellicola, con protagonisti Mohamed Zinet e Simone Signoret, vinse il premio Oscar come Miglior Film Straniero, nel 1978.

Nel 2020, il regista italiano Edoardo Ponti (Cuori estranei), realizzò un remake e scelse come protagonista l’attrice italiana più amata di sempre, Sophia Loren, madre dello stesso Ponti. Questa trasposizione differisce dalla precedente per diversi motivi. In primo luogo, la vicenda non è ambientata a Parigi, come nello stesso romanzo di Gary, bensì a Bari. Inoltre, Ponti decide di adattarla ai giorni nostri, non più negli anni ’70.

Il raggiungimento della tolleranza attraverso la consapevolezza di un dolore condiviso.

La pellicola di Edoardo Ponti, esattamente come l’omonimo film di Moshé Mizrahi, affronta il tema della tolleranza, mostrando quanto questa narrazione possa essere attuale ancora oggi. Inizialmente infatti, Momò (Ibrahima Gueye) e Madame Rosa (Sophia Loren) hanno un rapporto piuttosto conflittuale, dovuto a diversi fattori, come per esempio la notevole differenza di età, l’appartenenza a diverse etnie e religioni e il temperamento estremamente ribelle di Momò. Inoltre, Madame Rosa aveva scelto con riluttanza di prendersi carico del ragazzino e decise poi di farlo solamente perché a chiederlo era stato un suo caro amico, il Dottor Cohen (Renato Carpentieri).

Tuttavia, con il passare del tempo, questa iniziale relazione turbolenta e diffidente si trasforma in un profondo sentimento di rispetto e protezione: i due si affezionano l’uno all’altra, rendendosi conto di essere molto simili, in quanto legati da un passato caratterizzato da dolore ed emarginazione.

Come abbiamo ricordato precedentemente, Madame Rosa ha vissuto in prima persona la tragica esperienza dell’Olocausto e successivamente fu costretta a prostituirsi per guadagnarsi da vivere. Momò invece, fu costretto ad abbandonare la sua terra, il Senegal, per emigrare in Italia, dove rimase orfano di madre, uccisa per mano del suo stesso marito.

Ibrahima Gueye e Sophia Loren in una scena del film
Ibrahima Gueye e Sophia Loren in una scena del film

L’interpretazione di Sophia Loren.

Madame Rosa non è assolutamente un personaggio lineare, anzi è caratterizzato dal continuo alternarsi di momenti di forte lucidità e momenti di assenza. Nel personaggio interpretato da Sophia Loren, il forte carisma si fonde a un senso di orgoglio e fierezza, ma a tratti anche alla fragilità emotiva e a un senso di umanità che Sophia è in grado di trasmettere con il solo sguardo. Il personaggio di Madame Rosa, diviene pertanto il punto più solido dell’opera grazie all’interpretazione della Loren. Trovo infatti assurdo che non sia candidata ai prossimi Oscar come Miglior Attrice Protagonista. Anche Ibrahima Gueye, che alla sua prima interpretazione ha avuto la fortuna di condividere lo schermo con Sophia Loren, ha fatto un ottimo lavoro.

Debolezze della Vita davanti a sé.

Nonostante nel complesso la pellicola sia godibile e le interpretazioni siano decisamente buone, vi sono alcuni difetti. In primo luogo, la presenza di numerosi temi, come ad esempio l’Olocausto, la discriminazione e la criminalità, i quali tuttavia vengono affrontati superficialmente. In particolare la tematica della Shoah, che dovrebbe essere un elemento chiave all’interno della narrazione, viene accennata solamente nella seconda metà del film. Si tratta di un problema a livello di sceneggiatura, che rende a mio parere il film piacevole ma facilmente dimenticabile.

A ciò si deve probabilmente la mancata nomination della Vita davanti a sé agli Oscar 2021 come Miglior Film Internazionale. Tuttavia, la pellicola sarà in qualche modo presente ai prossimi Oscar, poiché Diane Warren (compositrice) e Laura Pausini (cantante), già vincitrici ai Golden Globes, sono state candidate nella categoria Miglior Canzone Originale per “Io Sì”.