Lacci, D. Starnone
Lacci, D. Starnone

Lacci, D. Starnone

Nel 2014 esce Lacci, edito da Einaudi, dello scrittore, sceneggiatore e giornalista Domenico Starnone, già vincitore del premio strega nel 2001 con Via Gemito.

Starnone ama ambientare i romanzi nella sua città natale.

Siamo a Napoli agli inizi degli anni Sessanta. Vanda e Aldo si sposano giovani, appena ventenni, forse per amore, forse per il forte desiderio di indipendenza. Dopo poco tempo nasce Sandro, poi Anna. Vanda si occupa delle faccende di casa e dei figli al contrario del marito, interessato a far fiorire la sua carriera.

Negli anni Settanta Aldo incontra e si innamora di Lidia, bellissima e giovanissima, e lascia i bambini ancora piccoli senza una figura paterna, la moglie senza un marito. Vanda gli scrive lettere, i bambini cercano di avere un rapporto con lui inutilmente, ma solo dopo quattro anni Aldo tornerà a casa per invecchiare insieme alla sua famiglia.

Lacci è la storia di un matrimonio e del suo fallimento.

Starnone utilizza tre voci per raccontarcelo. La prima è quella di Vanda, delle sue lettere arrabbiate per il marito che, per quattro lunghi anni, l’ha lasciata da sola, l’ha abbandonata con il suo dolore.

Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie. Lo so che questo una volta ti piaceva e adesso, all’improvviso, ti dà fastidio.

Vanda, in lacci, domenico starnone, einaudi, torino 2016

Vuoi sapere cosa ne penso? Penso che non ti sei ancora reso conto di ciò che mi hai fatto. Capisci che è come se mi avessi infilato una mano in gola e tirato, tirato, tirato fino a strapparmi il cuore?

vanda, in lacci, domenico starnone, einaudi, torino 2016

Le lettere che Vanda scrive al marito sono nove e sono piene di dolore, di un dolore straziante, di parole crude e sprezzanti nel confronto di Aldo.

Tu alle persone ti leghi soltanto a patto che ti riconoscano prestigio e un ruolo degno di te, soltanto a patto che, celebrandoti, ti impediscano di vedere che i realtà sei vuoto e spaventato dalla tua «vuotezza».

vanda, IN LACCI, DOMENICO STARNONE, EINAUDI, TORINO 2016

Da un dolore così grande non si torna indietro.

La seconda parte di Lacci, raccontata dal punto di vista del marito, è la più lunga e quella più approfondita. Aldo è ormai anziano e, attraverso le lettere della moglie di quarant’anni prima, ripercorre il suo matrimonio, la crisi con Vanda e dell’enorme sofferenza provocatele, la sua incapacità di fare il padre e vivere in un ambiente famigliare, il suo amore incontrollabile per Lidia.

Dopo un po’, certo, si ricompose, si ricomponeva sempre. Ma a ogni ricomposizione sentivo che aveva perso qualcosa di sé che in tempi andati mi aveva attratto. Non era mai stata così, si stava guastando per colpa mia. E tuttavia quel guastarsi mi pareva un’autorizzazione ad allontanarmi ancora di più da lei.

aldo, IN LACCI, DOMENICO STARNONE, EINAUDI, TORINO 2016

Aldo racconta di come con Lidia vive una seconda vita, ritrova una giovinezza perduta, forse, troppo velocemente. Ma racconta anche del suo sentirsi sempre inadeguato, di quelle responsabilità che non hai mai voluto prendersi, di quel senso di colpa che l’ha accompagnato per tutta la sua vita e che l’ha fatto ritornare sui suoi passi.

Dalla crisi di tanti anni fa abbiamo imparato entrambi che per vivere insieme dobbiamo dirci molto meno di quanto tacciamo.

aldo, IN LACCI, DOMENICO STARNONE, EINAUDI, TORINO 2016

Nelle case c’è un ordine apparente e un disordine reale.

La terza voce è, infine, quella dei figli Anna e Sandro. Sono adulti; Anna non vuole avere una famiglia, non vuole avere figli. Sandro, al contrario, ha quattro eredi avuti da donne diverse. Ma loro sono instabili emotivamente, sono la diretta conseguenza della frattura del matrimonio dei genitori, sono figli di quel dolore.

I nostro genitori ci hanno regalato quattro scenari molto istruttivi. Primo: mamma e papà giovani e felici, i bambini che si godono il giardino dell’Eden; Secondo: papà si trova un’altra donna e sparisce con lei, mamma dà i numeri e i bambini perdono l’Eden; terzo: papà ha un ripensamento e torna a casa, i figli cercano di rientrare nel paradiso terrestre, mamma e papà dimostrano quotidianamente che è uno sforzo inutile; quarto: i bambini scoprono che l’Eden non è mai esistito e che bisogna accontentarsi dell’inferno.

anna, IN LACCI, DOMENICO STARNONE, EINAUDI, TORINO 2016

Un libro sull’amore e sull’odio.

Lacci è questo. È un libro crudo e diretto, come d’altronde lo è la scrittura di Starnone, che non lascia spazio a inutili sentimentalismi e ipocrisie, senza mai essere eccessivo, riuscendo così a dare una voce diversa e credibile al dolore di tutti.

L’autore racconta di legami, quelli che sembrano indistruttibili e che, una volta rotti, è quasi impossibile recuperare. Racconta del coraggio che serve per stare insieme e di quello che serve per lasciarsi; racconta dell’affetto che rimane dopo la fine di un amore, di una voglia primordiale di indipendenza, del dolore di sentirsi in trappola e non riuscire a uscirne. Lacci è un romanzo di rimpianti, di una famiglia senza più amore e di un dolore che, una volta nato, rimane per sempre. Lacci potrebbe essere il racconto della nostra famiglia.

Gli unici lacci che per i nostri genitori hanno contato sono quelli con cui si sono torturati reciprocamente per tutta la vita.

anna, IN LACCI, DOMENICO STARNONE, EINAUDI, TORINO 2016

Articolo a cura di Giulia Bestetti.