L’Acquario e le Ninfee, Acquario Civico di Milano
L’Acquario e le Ninfee, Acquario Civico di Milano

L’Acquario e le Ninfee, Acquario Civico di Milano

Apre oggi, sabato 9 ottobre, la mostra-installazione dedicata alle Ninfee di Monet, presso l’Acquario Civico di Milano. In occasione della mostra Monet, ospitata nelle sale di Palazzo Reale di Milano, Arthemisia ha organizzato un percorso imperdibile dedicato al soggetto più emblematico dei capolavori di Claude Monet. Le Ninfee.

A cura di Nicoletta Ancona, Mami Azuma, Gabriele Galasso ed Elisabetta Polezzo, la mostra è intitolata ai colori e all’eleganza delle ninfee: la pianta preferita da Monet – che, proprio nella sua residenza di Giverny, realizzò un laghetto fatto su misura per loro.

L’acquario e le Ninfee più che una mostra è un viaggio. Un viaggio sulla rappresentazione e l’evoluzione artistica di uno dei fiori più amati di tutti i tempi.

A partire dalle riproduzioni di Monet a Palazzo Reale e dalle facciate esterne dell’Acquario Civico (ricoperte di piastrelle di ceramica che riproducono le ninfee e altri soggetti del mondo acquatico), il percorso espositivo esordisce dalle origini delle ninfee nell’arte antica e il loro significato simbolico.

Le sue specie, oltre quaranta, sono spontaneamente distribuite in tutti i continenti e i suoi grandi fiori hanno affascinato numerosi artisti. La ninfea appartiene alla forma biologica delle idrofite radicanti, ovvero piante acquatiche radicate al fondo con organi sommersi o natanti.

Citazione estrapolata dal percorso espositivo all’Acquario Civico di Milano, promosso da Arthemisia

Sempre oggetto di nuove simbologie, la ninfea ha affascinato e ispirato l’arte di artisti notevoli. Fin dalla produzione artistica dell’Antico Egitto, compare nei bassorilievi e affreschi dell’arte egiziana. Ma non solo: è nell’antichità greco romana che la ninfea è spesso citata nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio. Tuttavia, sarà la civiltà Maya a dare grande popolarità al culto di questo fiore, insieme a molte altre culture non occidentali.

Il culto della ninfea è molto frequente in Giappone, in particolare attraverso l’arte del ukiyo-e: un genere di stampa su carta impressa su blocchi di legno.

Sarà proprio grazie all’importanza che il Giappone darà alle ninfee che, i più grandi pittori di metà Ottocento, inizieranno a studiarle e riprodurle con estrema cura: Van Gogh, Degas, Monet e molti altri ancora. Il più sedotto tra loro sarà comunque Monet che, affascinato dall’arte giapponese, deciderà di ricreare nella sua abitazione a Giverny un laghetto in cui coltivare soprattutto ninfee.

E non a caso, sarà proprio questa pianta il soggetto privilegiato nei suoi ultimi anni di vita.

Non solo fascinazione, ma elevamento delle ninfee a significato simbolico

Water Lily Jaguar, dipinto di Judith Murphy, 2013

La ninfea si sviluppa in acqua, affonda le proprie radici nella terra, ma la sua corolla splende a pelo d’acqua. Probabilmente è per questa ragione che presso la civiltà Maya è molto frequente il tema iconografico del Giaguaro Ninfea. Il giaguaro, spesso rappresentato in un intreccio di ninfee e giunchi, è un felino che vive sulle rive dei corsi d’acqua; per questo appartiene sia al mondo terrestre che a quello acquatico, esattamente come le ninfee.

La ninfea si sviluppa dalla fanghiglia degli stagni, senza venirne macchiata; è dai fondali che, infatti, trae la propria forza, opponendosi alla contaminazione del fango.

Una bellezza che può essere letta come simbolo di castità e di amore non corrisposto e forse anche, in ultima analisi, di freddezza.

Estratto dalle cartelle stampa dedicate alla mostra L’Acquario e le Ninfee: dalla natura all’arte di Monet

Più di tutti e tutti, è Monet a dedicare molta attenzione – e altrettante opere – alle ninfee.

Le ninfee, infatti, caratterizzano gli ultimi anni delle produzione di Monet, da fine Ottocento fino al 1926 – l’anno in cui scompare. Trasferitosi nel 1883 a Giverny, Monet realizza il suo sogno di ricreare un giardino acquatico, ispirandosi alla grandiosità dei giardini giapponesi. Sono i colori di queste piante, il gioco della luce che si crea quando il sole le colpisce e si riflette sull’acqua, a divenire il centro dell’esperienza artistica di Monet.

Così, come all’interno della mostra Monet. Dal Musée Marmottan Monet, in corso a Palazzo Reale, il visitatore è accompagnato dai fiori e dai loro colori. Proiezioni immersive, danno al visitatore di ambedue le mostre la possibilità di sentirsi parte e tutt’uno delle opere d’arte dell’artista. In questo modo, il visitatore attivo, che non si limita a essere solamente spettatore, può entrare a far parte dell’opera d’arte di Monet: suoni e giochi di luce renderanno vive le opere di Monet, spingendolo oltre gli spazi del tempo.

L’ingresso alla mostra è possibile con prenotazione ed esibendo il green-pass all’ingresso, per un’esperienza in totale sicurezza.

Il costo del biglietto è di 9 euro, scontato per chi esibisce il biglietto per la visita della mostra a Palazzo Reale. Sarà possibile visitarla a partire da oggi 9 ottobre e fino al 30 gennaio 2022, presso l’Acquario Civico di Milano, in Viale Gadio 2, nelle vicinanze di Parco Sempione (fermata metro verde, Lanza).