Con Neri Pozza, è uscita ormai quasi un anno fa, in ottobre, l’ultima impresa letteraria di Angelo d’Orsi.
L’intellettuale antifascista, Ritratto di Leone Ginzburg, è la ricca biografia di una vita così breve, eppure tanto densa di avvenimenti. Una personalità un po’ dimenticata, ma che ha contribuito in prima linea in nome della libertà.

L'immagine rappresenta la figura di Leone Ginzburg in primo piano con gli occhiali da vista rotondeggianti. È un'immagine restaurata tratta dall'archivio.

Fondatore della casa editrice Einaudi, militante nel gruppo di Giustizia e Libertà, Leone Ginzburg è stato uno degli antifascisti più attivi durante il regime. Nacque a Odessa, in Ucraina, il 4 dicembre del 1909.
Fu l’ultimo di tre fratelli, ma pare che fosse nato dall’incontro di sua madre, Vera, con Renzo Segre, durante una villeggiatura a Viareggio. Oltre che dalla propria madre, Leone venne accudito da Maria Segré, sua zia naturale, e presso di lei, trascorse in Italia tutto il tempo del conflitto.

Nel 1920 i Ginzburg si trasferirono a Torino. Per Leone rappresentò l’ingresso all’adolescenza e la scoperta di un mondo che fino ad allora conosceva solo tramite le proprie letture. Fondamentale fu il Liceo Classico Massimo D’Azeglio.

Fu bene una fucina di antifascisti il Massimo D’Azeglio in quegli anni, ma non per colpa o per merito di questo o di quell’insegnante, ma così, per effetto dell’aria, del suolo, dell’ambiente “torinese” e piemontese.

Monti, 1965

Proprio tra quei banchi si formerà il pensiero di Leone Ginzburg, complice la posizione dei suoi maestri, personaggi del calibro di Augusto Monti, Massimo Mila e Umberto Cosmo. Quest’ultimo, per esempio, fu insegnante anche di Togliatti, Gramsci e altri intellettuali e politici del tempo.

Tra i compagni di classe di Leone si annoverano personaggi di spicco che presto gli diverranno intimi

Massimo Mila, Cesare Pavese, Giulio Einaudi, sono solo alcuni tra i nomi celebri che hanno accompagnato la maturazione del giovane Leone. Lì al D’Azeglio, per alcuni, vi era una “avvilente spoliticizzazione tanto fra i docenti, quanto fra i discenti”. Per altri, invece, risiedeva il seme di una rivoluzione che presto avrebbe investito tutti.

In realtà, Monti o Cosmo, Zini o Segre e quant’altro, nella scuola impartiscono un insegnamento che è ben lungi da qualsivoglia forma di indottrinamento politico; semmai la loro è una sorta di moral suasion condotta limitandosi al proprio lavoro, un lavoro ben fatto, nel modo più intellettualmente onesto, professionalmente serio, scientificamente intoccabile.

Il primo tentativo di fondare una casa editrice avvenne il 26 gennaio 1926.

Il nome scelto era Slavia, il sottotitolo, invece, recitava: “Società di autori stranieri in versioni integrali”. Pubblicavano perlopiù traduzioni dal francese, russo e altre lingue dal ceppo slavo.
Quegli anni saranno fondamentali per Leone, per gettare le basi “per quella sua straordinaria carriera di editor che troverà coronamento nella fondazione, accanto a Giulio Einaudi, con l’amico Cesare Pavese, e nella sostanziale direzione della casa editrice con l’insegna dello Struzzo, tra il 1933 e il 1944″.

Tramite gli scritti e le idee, Leone Ginzburg partecipò al Baretti, uno dei maggiori giornali di apertura extra-italiana, e nel frattanto continuò a tradurre i grandi classici, mostrando un particolare interesse per Tolstoj, Gogol’… Fu studioso di letteratura russa e aderì al movimento “Giustizia e Libertà”, che gli comportò un primo arresto durato due anni. Mai smise di dedicare tutte le proprie forze nella diffusione della cultura e del sapere, e veniva considerato dai più come una persona di rispetto e referenza.

Ma il grande contributo di Leone Ginzburg, lo si deve rintracciare soprattutto dietro la fondazione della casa editrice Giulio Einaudi, che crearono ispirandosi a due editori molto rivoluzionari per il tempo: Arnoldo Mondadori e Valentino Bompiani.

Ginzburg fece di Benedetto Croce (di casa Laterza) il proprio intellettuale e pensatore di riferimento, tanto che tutti cominciarono ad appellarsi a lui come il Croce di casa Einaudi. Tra coloro che lo facevano vi era di sicuro Mario Levi, il fratello di Natalia, colei che poi diverrà sua moglie. Fu proprio lui a presentarli: Natalia scriveva racconti e storie brevi, e Ginzburg se ne innamorò al punto che fece di tutto affinché il suo spessore fosse riconosciuto.

Il rapporto LeoneNatalia fu importante, un rapporto di grande stima, supporto e sincerità. La loro storia cominciò appena prima dell’arresto giovanile di Leone. Si sposarono nel 1938 ed ebbero tre figli: Carlo, Andrea e Alessandra. Nel ’40 raggiunsero Pizzoli, in Abruzzo, dove trascorsero gli ultimi anni fino alla caduta del fascismo.

Quando venne arrestato nel ’43, dopo la caduta del fascismo, Leone Ginzburg era uno dei maggiori animatori della Resistenza a Roma.

Leone uscì di casa per andare in casa editrice quando venne catturato e deportato nel carcere di Regina Coeli. Durante quegli anni, Natalia vegliò su di lui, specialmente grazie a un fitto carteggio che i due intrattennero a distanza. Leone aspettava sempre le sue lettere, e raccontava fossero ormai l’unica cosa piacevole concessa.

Quando morì, dopo le torture inferte dai tedeschi per essersi rifiutato di collaborare, Natalia richiese di vederlo per l’ultima volta. Da quel momento scrisse una delle più belle poesie d’amore di tutta la letteratura, Memoria, dedicata alla scomparsa di suo marito. Per la prima volta il nome dell’autrice era cambiato. Natalia, che fino ad allora aveva pubblicato sotto le pseudonimo di Alessandra Tornimparte per sfuggire alle leggi antisemite, prese il cognome Ginzburg per pubblicare.

Da parte sua, Leone non scrisse molto. Viene tramandato giusto un racconto lungo, La Villeggiatura.

Scrisse soprattutto articoli, e alcuni brevi racconti attualmente non più in commercio. Più che da un amore per la scrittura, o l’editoria, Leone era animato e attratto dalla politica. E forse, può rintracciarsi proprio in quell’infertilità letteraria, la ragione per cui si sia fatto tanto presto a dimenticare un personaggio di così grande valore e di pensieri tanto ideali.
Altri personaggi, si guardi Croce, Gramsci, Marx, sono stati invece ricordati e tramandati, e nessuno potrebbe dire di non conoscerne almeno il nome senza cadere in imbarazzo. Così come invece, ingiustamente non si fa, del grande Leone Ginzburg.

Suggerisco di accompagnarne la lettura alla Corsara, biografia di Natalia Ginzburg a cura di Sandra Petrignani.