Monet al Palazzo Reale di Milano
Monet al Palazzo Reale di Milano

Monet al Palazzo Reale di Milano

La foto rappresenta la prima sala da cui si accede alla mostra dedicata a Monet, presso il Palazzo Reale di Milano

È cominciata il 18 settembre 2021 la mostra dedicata a Claude Monet. Oltre cinquanta opere, direttamente dal Musée Marmottan Monet, ripercorrono le tappe fondamentali e il pensiero dell’Impressionista più amato.

Promossa dal Comune di Milano, prodotta da Arthemisia e Palazzo Reale, la mostra accompagna il visitatore attraverso sette maestose sale del Palazzo Reale di Milano. Uno spettatore che non è più semplicemente spettatore. Infatti, grazie alle tecniche sofisticate e alle esposizioni interattive, il visitatore potrà esplorare con i propri sensi il mondo impressionista di Monet. Non solo attraverso i suoi quadri, ma per mezzo di installazioni, lo spettatore attivo potrà osservare i colori, i riflessi e le ombre, proprio come filtrati dagli occhi di Monet.

Il percorso espositivo – studiato affinché venga rispettata la cronologia reale dei tempi e momenti in cui Monet realizzò le opere – ripercorre l’intera parabola artistica del maestro dell’Impressionismo. Attraverso quelle opere che Monet stesso considerava fondamentali, tanto da esser da lui conservate gelosamente nella abitazione privata di Giverny, il visitatore potrà trovarsi immerso in un connubio tra arte pittorica, poesia, musica e arte digitale.

Claude Monet, maestro dell’Impressionismo

Esponente di spicco dell’Impressionismo, Monet è stato capace di tracciare dei limiti (e di estenderli) al futuro dell’arte del Novecento. Lo stesso nome del movimento proviene da un’opera di Monet: Impression: soleil levant (1872). Tuttavia, sarebbe sbagliato non attribuire all’origine della definizione di impressionismo, un richiamo alla tecnica privilegiata dagli impressionisti dell’Ottocento.

Gli impressionisti non si limitano all’utilizzo della propria vista, ma condussero dei veri e propri studi sulla percezione del colore. Il gruppo si occupò di ricerche attorno al fenomeno della percezione ottica. Tanto che è comunemente noto che, alcune volte, gli impressionisti stessero per ore a fissare un paesaggio, finché non approdavano all’attimo giusto da immortalare.

È l’incontro con la futura moglie, la modella Camille Doncieux, che cambierà per sempre la carriera e la fama di Claude Monet. A partire dai ritratti di lei, le opere del pittore cominciano a essere acquistate anche da privati e quindi a generare un riconoscibile interesse diffuso. Ma subito dopo, nel 1870, esplosa la guerra contro la Prussia, forte è il grido degli impressionisti di volersi sottrarre a una condizione diffusa. Agli impressionisti non interessa più fornire uno sguardo sulla realtà e i fatti socio-politici contemporanei: il loro unico scopo diventa quello di addentrarsi nella pittura attraverso la contemplazione del mondo naturale.

Coerenza e unità tematica in Monet

Durante il suo lungo excursus artistico, Monet è sempre rimasto coerente alla sua impostazione pittorica. A cominciare proprio dal ritratto di sua moglie nel 1965 è possibile individuare, soprattutto nell’uso dei colori, un filo conduttore con le opere che realizzerà dopo. Monet ama rappresentare paesaggistrutture architettoniche (come i ponti) da diversi punti di vista; per farlo, spesso si serve di luci differenti, lasciandosi guidare dai cambiamenti che intercorrono durante le sue giornate. Perciò, anche i soggetti, contrariamente al ritratto per la moglie, non saranno più personaggi ritratti da soli. Il suo interesse sarà invece raggiunto dalle folle, dall’insieme delle persone, anziché dal singolo, come avvenne per esempio in Boulevard des Capucines.

A partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento, Monet comincerà a realizzare quadri in serie, rappresentando gli stessi soggetti in condizioni di luce differenti. Dipingerà di giorno, e poi di notte; con il sole e con la pioggia, e il suo intento non smetterà di essere quello che lo avvicinò alla pittura: cogliere la realtà sotto differenti sfaccettature e punti di vista. È il caso per esempio della serie di quadri dedicati alla Cattedrale di Rouen.

Le opere esposte all’interno della mostra dedicata a Monet provengono direttamente dal Musée Marmottan Monet.

Il Musée Marmottan, donato dal suo antico proprietario Paul Marmottan, dopo la morte di Michel Monet (secondogenito del Maestro) cambiò la sua denominazione durante gli anni Novanta del secolo scorso. Non per una coincidenza, nel 1966, il Marmottan si arricchì delle opere di Claude Monet e ne divenne, da allora, dimora stabile.

A partire dai primissimi lavori di Monet, dalle rappresentazioni en plein air e da quelle di piccolo formato, Marianne Mathieu ha selezionato le opere principali dell’artista. Non solo le più famose, ma specialmente quelle più rappresentative del percorso artistico dell’artista francese.

Cominciando dalle prime opere di Monet, l’esordio a Parigi, e percorrendo Londra, l’Olanda, e gli anni della malattia a Giverny, l’esposizione dedicata a Monet all’interno del Palazzo Reale di Milano è una sintesi perfetta del percorso del Maestro. Non solo del suo percorso lavorativo, ma persino di quello che lo conducono fino alla tendenza astratta delle Ninfee (1916-1919) e delle Rose (1925-1926); entrambe anticipatrici dell’astrattismo del Novecento.

Saranno proprio Le rose l’ultima opera di Monet. C’è addirittura chi dietro alle Ninfee e alle Rose è riuscito a vederci una certa qual forma di pazzia da parte dell’artista. Ma in realtà, per quanto il Maestro in quegli anni affronti la depressione e una terribile malattia alla vista, Le Ninfee e Le Rose non sono altro che un nuovo punto di vista sulla vita e il modo di concepire l’arte di Monet.

L’esposizione dedicata da Monet è visitabile fino al 30 gennaio presso il Palazzo Reale di Milano.

Per accedere occorre prenotare la propria visita su ticket.it. Vi suggerisco di farlo con anticipo, perché c’è una grande richiesta e potreste non trovare posto. Il biglietto, comprensivo di audioguida, è acquistabile al prezzo di €14, dal martedì alla domenica dalle 10 fino alle 19.30. Il giovedì, invece, chiusura posticipata alle 22.30.