Nel 1961, venne pubblicato Revolutionary Road, romanzo scritto dallo statunitense Richard Yates. Tre anni dopo uscì anche in Italia con il titolo I non conformisti.

Revolutionary Road ottenne consensi molto positivi dagli scrittori dell’epoca, ma la critica lo accolse con poco entusiasmo. Tuttavia, come spesso accade, il romanzo venne rivalutato in seguito alla morte dell’autore, nel 1992, venendo annoverato persino tra i classici della letteratura statunitense. A consacrare la riscoperta del film, fu l’omonima trasposizione cinematografica del regista Sam Mendes, vincitore del premio Oscar per American Beauty.

Revolutionary Road è ambientato negli Stati Uniti degli anni ’50 e tratta la tematica della famiglia e delle convenzioni sociali.

Frank e April Wheeler, interpretati rispettivamente da Leonardo DiCaprio e Kate Winslet, sono una giovane coppia felicemente sposata. Hanno due figli e vivono in una casa grande e spaziosa nel Connecticut, a Revolutionary Road appunto, la via più ambita dell’intera città.

Frank lavora come impiegato nell’azienda Knox&Co, mentre April è un’aspirante attrice. Da chiunque li conosca, essi vengono dipinti come una coppia amorevole e affiatata, rientrando perfettamente nello stereotipo della famiglia perfetta degli anni ’50. Tuttavia la famiglia Wheeler non è poi così diversa dalle altre.

Kate Winslet e Leonardo DiCaprio rappresentati durante una discussione nel celebre film Revolutionary Road

Ben presto lo spettatore scopre che la coppia sta attraversando una profonda crisi, sia personale che familiare: entrambi realizzano di non star conducendo la vita a cui aspiravano.

Frank si rende conto di essere intrappolato nella monotonia di un lavoro poco appagante, seppur ben remunerato; egli ripensa a quando si riprometteva che avrebbe fatto di tutto per non diventare come il padre. In realtà, non solo lavorerà come impiegato, ma lo farà proprio nella stessa azienda di suo padre, la Knox&Co appunto. Frank tenterà di evadere da questa soffocante realtà attraverso una breve relazione extraconiugale con una giovane segretaria, ma il tentativo si dimostrerà vano.

April invece, in seguito al fallimentare spettacolo teatrale messo in scena con la compagnia del paese, si rende conto di essere ancora distante dal coronamento del suo sogno di diventare un’attrice di successo. Con due gravidanze alle spalle, April teme di esistere solamente in quanto moglie e madre e di non riuscire a realizzarsi a livello personale. Lei però, rispetto a Frank, ha il coraggio di sognare, e ciò rappresenta di fatto la sua più grande salvezza, condannandola tuttavia ad un’implacabile insoddisfazione.

Il punto di svolta per la coppia sembra essere la prospettiva di un trasferimento a Parigi, dove avrebbero la possibilità di iniziare una nuova vita.

Felici della propria scelta, condividono la notizia con tutti, i quali si mostrano alquanto scettici, sottolineando la fretta con la quale essi avessero agito e l’evidente fragilità della scelta. La coppia infatti, presa dall’entusiasmo, non aveva ancora nemmeno pensato ad una possibile sistemazione nella capitale francese.

L’unico che sembra comprendere realmente la loro necessità è John (Michael Shannon), il figlio di un’amica dei Wheeler (Kathy Bates). In una conversazione con la coppia, appena Frank dichiara di voler scappare dal disperato vuoto della vita, John è il primo ad approvare la loro scelta di evasione da una realtà oramai profondamente alienante. Occorre sottolineare che John sia affetto da gravi problemi psichiatrici, ed è molto interessante che sia proprio lui a pronunciare quella frase, quasi come se il regista volesse suggerire che la pazzia sia un requisito essenziale per riuscire a fuggire da una società rigida e chiusa.

Due avvenimenti interrompono bruscamente la momentanea serenità della famiglia Wheeler: la terza gravidanza di April e la promozione di Frank.

Il ritrovamento di un equilibrio sembra essere destinato a rimanere un miraggio, un’illusione. Il finale è emblema di questa visione pessimistica. Sam Mandes non si limita a mostrare il collasso definitivo del matrimonio di Frank e April, bensì narra parallelamente altre due situazioni in cui il matrimonio prosegue, ma non privo di segreti, odio e soprattutto indifferenza.

Sam Mendes vuole forse comunicarci che il lieto fine sia solo un’utopia e che questa sia la sorte che prima o poi spetta a chiunque? Difficile dirlo, ma è curioso che meno di due anni dopo, sia lo stesso regista a concludere il suo matrimonio con Kate Winslet, attrice protagonista del film.

In Revolutionary Road, Sam Mendes critica l’American Life degli anni ’50. Una società fondata sulla cultura dell’apparire, su un disperato desiderio di conformità e l’ossessivo tentativo di mantenere le apparenze.

Non risulta difficile individuare delle analogie con American Beauty, nonostante quest’ultimo fosse ambientato negli anni ’80. Il regista ci mostra ancora una volta il contrasto tra esteriorità e interiorità, tra apparire ed essere. La prima ci fornisce quell’immagine idealizzata che i parenti hanno di loro; mentre la seconda ci mostra la realtà nella sua più cruda concretezza.

Pensandoci bene, i coniugi di Revolutionary Road ricordano molto Lester e Carolyn Burnham (Kevin Spacey e Annette Bening), protagonisti di American Beauty. Entrambi, infatti, provano a mantenere intatto un matrimonio alimentato soltanto dalla monotonia.