Il Salone Internazionale del Libro di Torino 2021
Il Salone Internazionale del Libro di Torino 2021

Il Salone Internazionale del Libro di Torino 2021

Il Salone Internazionale del Libro di Torino mancava dal maggio 2019. Lo scorso anno il comitato organizzativo si è impegnato per portare avanti lo spirito dell’iniziativa con conferenze e incontri online, ma ciò non ha impedito di sentirne la mancanza.

È un’esperienza insostituibile quella di girare tra i padiglioni del Lingotto fiere.

Curiosare tra i titoli, conoscere nuovi autori e realtà editoriali, ritrovare le voci a cui si è più affezionati. Per questi motivi, il ritorno del Salone è stato celebrato come una vera e propria festa in città. 

Il Salone è un evento di riferimento per il mercato editoriale italiano. Si tratta di una vetrina importantissima per piccoli, medi e grandi editori; essenziale per mostrare le novità del catalogo, farsi conoscere e interagire con il pubblico di lettori. Ma è anche un evento importantissimo per l’identità di Torino. La manifestazione si espande in tutta la città con gli eventi del Salone Off e si impegna a coinvolgere le piccole librerie, le scuole, le università. Poter riaprire le porte alla manifestazione in presenza e in sicurezza è stato un importante simbolo di speranza. Uno scossone di cui il mondo dei libri italiano aveva decisamente bisogno.  

Il tema scelto per l’edizione 2021 è stato Vita Supernova, con un esplicito richiamo all’opera dantesca.

Quest’anno, infatti, ricorrono anche i 700 anni dalla morte del sommo poeta. Dante Alighieri è stato un grande protagonista della fiera: a lui sono stati dedicati numerosi incontri per le scuole e dibattiti tra cui quello tra Alessandro Barbero, Giuseppe Laterza e Roberto Vecchioni, condotto da Loredana Lipperini per il programma Fahrenheit di Rai Radio 3, in diretta dall’Oval.

Dante, ha ricordato Barbero nel suo intervento, è il punto di partenza della nostra cultura italiana letteraria; la nostra lingua parte da lui e di conseguenza l’idea che abbiamo della letteratura.  Ma la Supernova è anche un’esplosione stellare di enorme potenza che con la sua luce può illuminare ciò che altrimenti resterebbe al buio.

Tutto lo spirito del Salone si è costruito su questi due poli. Da un lato, una riflessione e valorizzazione della nostra cultura letteraria, con molte lezioni dedicate agli scrittori della nostra tradizione; dall’altro uno spirito di rinnovamento e tanto bisogno di parlare di argomenti attuali come l’ambientalismo, la ricostruzione economica, la giustizia sociale e gli effetti che la Pandemia ha avuto sul nostro modo di guardare al domani.

L’illustrazione del manifesto del Salone di Torino 2021 è stata realizzata da Elisa Seitzinger, artista visiva e illustratrice docente all’Istituto Europeo di Design di Torino.

© Elisa Seitzinger, 2021

La sua opera ha richiami provenienti dall’arte medievale sacra e cortese, la pittura primitiva, le icone russe e i mosaici bizantini. E questa commistione di generi e ispirazioni si è rivelata vincente per un’edizione tanto variegata in cui hanno convissuto anime diverse.  

Per il manifesto del Salone Internazionale del Libro 2021 ho ideato un’immagine con l’intento di trasmettere la sensazione dell’energia propagata da una stella che esplode. Una supernova, cavalcata da Artemide, dea della luce lunare e personificazione dello spirito femminile indipendente e guerriero, che ci guida e propaga contenuti culturali attraverso una delle sue più antiche forme di diffusione: il libro. Il dito indice, vessillo della dea, omaggio alle illustrazioni di John Alcorn, è un monito a superare quello che è stato, guardare avanti e tornare a scommettere sul futuro.

Dal sito Internet del Salone Internazionale del libro di Torino

I visitatori del Salone di Torino sono stati circa 150mila: una presenza persino più numerosa della scorsa edizione pre-pandemica.

L’organizzazione ha permesso lo svolgimento della manifestazione in piena sicurezza: sono stati inglobati 18 mila metri quadri in più allo spazio espositivo e sono stati organizzati rigorosi controlli agli ingressi. Il pubblico ha manifestato tutta la sua voglia di ricominciare a vivere la cultura in prima persona. Era evidente dalle file lunghissime per assistere alle conferenze e ai firmacopie con gli autori.

Un esempio su tutti, l’incontro con lo scrittore statunitense Andrè Aciman in cui le copie del libro si sono rivelate insufficienti per il grande numero di fan presenti all’evento. 

Al Salone si è respirata tanta voglia di vivere i libri e tutto ciò che gli gira attorno in comunità, dialogando con gli autori, gli editori e gli altri lettori. È stata sorprendentemente numerosa la presenza dei giovani.

A spingere un pubblico non avvezzo a frequentare il Salone sono stati anche gli ospiti pop come Cesare Cremonini, Camihawke, Veronica Spora Benini, e Carlo Verdone che hanno attratto anche i non-lettori.

Tanto lo spazio dedicato ai fumetti, dalla graphic novel ai progetti seriali. Il mondo della narrazione per immagini è in grande espansione, può vantare un pubblico eterogeneo di lettori affezionati. A testimoniare questa tendenza i molti ospiti legati al genere come Zero Calcare e Sio o le conferenze sul manga di Leiji Matsumoto e lo studio Ghibli.

Nonostante gli impedimenti della pandemia, non sono mancati anche gli ospiti internazionali. Prima fra tutti la scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie che ha inaugurato la fiera. Ma anche Javier Cercas e l’acclamata Valérie Perrin.  

Una delle conferenze che ho più apprezzato è stata quella condotta da Valeria Parrella che ha intervistato lo scrittore napoletano Domenico Starnone sul suo ultimo romanzo Vita mortale e immortale della bambina di Milano. Il romanzo di Starnone è una storia di vita e di morte narrata dal punto di vista di un bambino. Centrale, nella storia, è anche la scoperta della lingua italiana intesa come arma di rivalsa contro le proprie origini.

La riflessione glottogica sulla presenza capillare del suono Ə (schwa) nel dialetto napoletano e assente nella lingua italiana standard fa da filo conduttore alle vicende narrate.

In un periodo storico in cui la Ə è diventata un simbolo di libertà identitaria, Domenico Starnone recupera questo suono dal suo dialetto d’origine, una lingua che per anni lo ha fatto sentire escluso e che soltanto la consapevolezza artistica gli ha insegnato ad accettare. 

Il Salone di Torino è stato il più grande evento europeo legato all’editoria organizzato durante la pandemia.

Può essere visto come un esempio o un messaggio di speranza per tornare lentamente a vivere le manifestazioni a cui per quasi due anni abbiamo dovuto rinunciare. Gli editori hanno supportato con entusiasmo l’iniziativa, ne erano presenti ben 715 in questa edizione.

La speranza è che il Salone sia soltanto il primo passo verso il ritorno alla normalità. Gli autori, le autrici, i loro lettori e lettrici ne hanno bisogno. E per chi dovesse essersi perso quest’edizione, niente paura: a maggio 2022, il Salone tornerà con una nuova edizione per ricompensare lettrici e lettori di aver saltato l’edizione 2020.

Articolo a cura di Benedetta Iezzi

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