Aldostefano Marino

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Libro di Irene Nemirovsky edizione italiana Adelphi

Suite francese, Irene Nemirovsky

Tra il 1941 e il 1942 Irene Nemirovsky comincia a comporre la sua opera più ambiziosa, Suite francese. Si trova a Issy-l’Eveque insieme al marito Michel Epstein, e alle sue due figlie: sono tempi molto difficili per la Francia, e in particolare per gli ebrei.

Irene scrive ormai da molto tempo, la sua fama da scrittrice si sta consolidando, almeno due dei suoi romanzi sono stati tradotti anche in Germania. Spera che questo possa in qualche modo favorire lei e la sua famiglia davanti ai nazisti.
Nel ’42, Irene, a proposito di Suite francese, scrive:

Se poi il 14 luglio arrivano quelli che hanno promesso di arrivare, questo comporterà, tra l’altro, la soppressione di due parti, o almeno di una.

In realtà la sua previsione è fin troppo ottimistica, perché delle cinque parti che progetta di scrivere, solo due sono quelle che vedono la luce: Temporale d’autunno e Dolce. La prima è una successione di quadri del popolo francese durante l’invasione nazista; la seconda è redatta in forma di romanzo.

Il 13 luglio 1942 Irene Nemirovsky viene arrestata e deportata nel campo di concentramento di Pithiviers, nel Loriet. Michel scrive a tutte le persone che conosce, ma ottiene l’effetto contrario rispetto a quello desiderato, e viene arrestato anche lui.

Le loro figlie, invece, si salvano. Denise ed Elisabeth trovano ospitalità in un collegio cattolico e abbandonano illecitamente la Francia. Durante la fuga portano con loro una valigia contenente fotografie, documenti e l’ultimo manoscritto di Irene, proprio Suite francese, scritto a caratteri microscopici affinché l’inchiostro non finisse.

Solo quando la Guerra finisce, Denise trova il coraggio di leggere il romanzo, che fino ad allora pensava fosse un diario segreto. In questo momento comincia il suo lavoro di trascrizione, lo dattilografa e ne decifra le parti illeggibili.

Quando Suite francese viene pubblicato, è ormai il 2004 e sono passati sessant’anni dal momento del suo concepimento.

manoscritto originale di Irene Nemirovsky

Tante storie confluiscono all’interno dell’impresa letteraria che ha reso celebre Irene Nemirovsky. La conclusione non ci è data saperla, la si può intuire, tramite gli appunti tratti dal suo diario, posti alla fine del volume. La scrittrice russa, infatti, progetta Suite francese nei minimi dettagli, lo suddivide in cinque parti equilibrati, prende appunti sulla pagina destra del quaderno, annota passaggi a cui deve ricordarsi di prestare attenzione.

Penso che dovrò sostituite le fragole con i nontiscordardimé. Sembra impossibile situare nello stesso periodo ciliegi in fiore e le fragole già mature.

sì, perché la cosa funzioni ci vorrebbero cinque parti di 200 pagine ciascuna. un libro di 1000 pagine. Mio Dio!

Irene Nemirovsky desidera che tra le sue pagine compaia la vita quotidiana della Francia durante quel momento storico che lei stessa sta attraversando con dolore, ma senza perdere la speranza. È questa che la spinge a raccontare, finché può, anche se non è sicura di riuscire a giungere alla fine.

Quando i tedeschi arrivano in Francia, le vie di Parigi si svuotano, i francesi si danno alla fuga in un esodo di massa che coinvolge il popolo, dal più ricco al più povero.

La numerosa famiglia dei Péricaud, ricchi notai borghesi, si preoccupa subito di radunare l’argenteria, i gioielli, e i preziosi corredi di biancheria; la signora affida ai domestici compiti precisi. Il figlio più giovane, Hubert, parte a soli sedici anni come volontario per fermare l’avanzata.

Gabriel Corte, uno scrittore di successo, parte per Vichy con la sua amante Florence. Prima, però, mette in salvo i propri manoscritti; teme che da questo momento non sarà più in grado di scrivere qualcosa che abbia veramente senso.

I coniugi Michaud, due impiegati di banca, chiamati a recarsi a Tours, dove sarà spostata l’attività. Ma scaricati dal loro capo, sono costretti a prendere il treno, dove la folla delirante tenta di accaparrarsi un posto per scappare da Parigi; ma i treni non partono e perciò dovranno recarsi a Tours a piedi.

La seconda parte del romanzo, Dolce, è ambientata nelle campagne francesi, a Bussy.

Nella periferia di Parigi avviene l’occupazione tedesca, e le famiglie borghesi talvolta sono tenute a ospitare presso il loro domicilio soldati di bassa qualifica. Al loro arrivo non sono ben visti, anche se si presentano freschi e ben puliti, giovani e spesso gentili con le donne.

Nella famiglia della vedova Angellier, Lucile si innamora platonicamente di un giovane soldato di appena vent’anni, Bruno von Falk, che loro sono tenute a ospitare in quanto suo marito, Gaston, è ora fatto prigioniero in Germania. Bruno si rivela un soldato gentile e premuroso, ma soprattutto un uomo: è questo che stupisce Lucile, la sua umanità e il modo in cui i loro gusti sono così vicini. Parlano di letteratura, discutono di musica, lui le racconta delle storie mentre suona il pianoforte di suo marito.

Il filo conduttore dei due volumi è la Guerra, non quella battuta sul campo militare, ma quella sofferta dal popolo, la gente comune. Questi sono i personaggi che abitano le pagine di Suite francese, vinti in partenza che si innamorano dei propri nemici. Tuttavia non sono negativi, ma è proprio questo il loro aspetto positivo: saper individuare nella tragedia una via d’uscita, una fuga comune a tutti, ossia l’amore e i sentimenti veri.

Irene Nemirovsky, con una grazia inaudita e un linguaggio semplice, utilizza l’artificio narrativo per fornire una testimonianza diretta della guerra. Lunghe descrizioni, dialoghi brevi e personaggi fulminanti, un capolavoro incompleto che nessuno saprà mai come va a finire.


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Jezabel, Irène Némirovsky

Jezabel è una storia di incredibile attualità, nonostante sia stata pubblicata per la prima volta, nel lontano 1937. Iréne Némirovsky, la sua autrice, ha grandi doti narrative, ma per molto tempo è stata ingiustamente dimenticata. La sua disgraziata sorte l’ha vista morire ad Auschwitz, vittima delle leggi antisemite, giovanissima e a soli trentanove anni, nel 1942.

Per molto tempo, Iréne Nèmirovsky, autrice di successo negli anni Trenta, dopo che le venne impedito di scrivere, non venne letta. Solamente nel 2004, le Edizioni francesi Denoël pubblicano postumo il suo romanzo più celebre, lasciato incompiuto e portato in salvo dalle figlie della defunta autrice, Suite Francese.

La protagonista di Jezabel, Gladys Eysenach, a soli diciott’anni scopre di avere un grande potere. È bellissima e, con la sua determinazione, è in grado di sedurre chiunque le sta vicino. Se da un lato, questa sua dote è a tutti gli effetti una qualità, dall’altro è ciò che la porta alla rovina, fino a ossessionarla per il resto dei suoi giorni. Non c’è cosa, infatti, che preoccupi e metta in agitazione Gladys, tanto quanto l’idea di invecchiare e di perdere la bellezza. Sempre alle prese con amori che la fanno sentire amata e felice – una condizione che appartiene solamente ai giovani -, che la accontentano con attenzioni e assecondano i suoi capricci, Gladys è ossessionata dal pensiero di dover essere la più bella e la più giovane. L’idea di legarsi definitivamente a un uomo e perdere, in un colpo solo, ogni forma di libertà, la spaventa: è un errore che ha compiuto una volta e che ricorda per il resto dei suoi giorni.

Ma in che modo, questa ossessione la porterà nelle aule di un tribunale – dove comincia il libro e la narrazione – quando sarà giudicata per l’omicidio del suo giovanissimo amante? Che cosa si nasconde dietro quella verità che Gladys tenta di occultare in ogni modo limitandosi a implorare i giudici che le venga assegnata la pena che si merita?

All’interno della maggior parte dei romanzi della Nèmirovsky è facile individuare analogie e somiglianze con la sua vita. In Jezabel, per esempio, l’autrice delinea la figura di una donna che possiede molte delle caratteristiche materne. Gladys è indubbiamente la protagonista della vicenda, un personaggio negativo, una donna emancipata per il suo tempo, che agisce senza scrupoli e pensando semplicemente a sé stessa. È avidamente legata ai beni materiali, ma infinitamente attraversata dai propri conflitti interiori. Tuttavia, come i personaggi che le orbitano attorno – che sono moltissimi e tutti ben strutturati – anche per il lettore è impossibile prendere le distanze totalmente dal personaggio. Quando entra in contatto con questa personalità esagerata e per alcuni versi scomoda, ne rimane sedotto, senza possibilità di salvezza.

Molti sono i temi trattati in questa storia. Primo tra tutti è quello centrale: la bellezza e i problemi che porta con sé nel suo manifestarsi.

Fino a che punto è una dote o qualità?
Quand’è che non è più splendore ma tenaglie, prigionia?
Tra i tanti, inoltre, vi è la conflittualità del rapporto genitoriale tra Gladys e sua figlia, Marie-Thérèse, la perdita della spensieratezza e della giovinezza, l’abbandono, la vendetta e molti altri temi più impegnati, come quello politico a favore dei giovani scampati alla Seconda grande guerra, impoveriti e senza futuro.

Jezabel è un romanzo dal linguaggio elevato e il lessico ricercato.
Come negli altri romanzi della Nemirovsky, i personaggi si interrogano continuamente. Essi dialogano con i propri io attraverso lunghissimi flussi di coscienza. Pertanto, una certa parte di narrazione, avviene all’interno della mente dei personaggi.


Le descrizioni spaziali e gli spazi in generale non hanno grande rilievo per l’autrice, a meno che, come in questo caso, non contribuiscano a rappresentare un tema centrale a tutta la narrazione. In Jezabel sono gli ambienti frequentati da Gladys, funzionali alla rappresentazione della sua ricerca del belli, quei pochi a essere ritenuti significativi.
Numerosi sono i richiami allegorici e simbolici: primo tra tutti, quello nei confronti della tradizione della Chiesa anglicana, per la quale Santa Gladys conquistò il marito re grazie alla sua sorprendente bellezza. Non meno evidente, è la vicinanza di Gladys alla madre di Athalia, Jezabel, portata in scena da Racine ed esplicitamente paragonata alla protagonista. Il personaggio, d’ispirazione biblica, all’interno della tragedia seicentesca, dopo aver ucciso tutta la discendenza reale per regnare da sola, compare in sogno alla figlia Athalia come un’ombra.

Il ritmo della narrazione è garantito dalla grande capacità della Nemirovsy di raccontare una storia molto lunga in un duecento pagine, tramite sagge ellissi temporali e riassunti efficaci. Infatti, la vicenda prende origine agli inizi del Novecento, prosegue durante la Guerra, e termina nella desolazione e nel malcontento generale del dopoguerra.
Un narratore che racconta i fatti come uno spettatore esterno ma che lascia sempre spazio ai pensieri dei tanti personaggi.
Una Nèmirovsky raffinata più che mai che, ancora una volta, ribadisce implicitamente l’ingiustizia di averla lasciata ai confini della letteratura per troppo tempo.

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