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Il libro di Alice Urciolo, Adorazione, ritratto sopra tante pagine di libro vintage

Adorazione, intervista ad Alice Urciuolo

Adorazione, edito 66thand2nd, è il romanzo d’esordio di Alice Urciuolo. Una lettura coinvolgente, un libro che ho letteralmente divorato in pochissimo tempo e che mi ha lasciata con molti interrogativi e curiosità. Urciuolo è una penna originale che sicuramente farà parlare molto di sé anche in futuro. Il suo è un romanzo “di trasformazione” che trasforma anche il lettore che si identifica nei personaggi e nelle ambientazioni, entra nelle storie, nelle scene e nelle dinamiche narrate. A tal proposito ho chiacchierato con Alice che ha risposto alle mie domande.

Cominciamo dal titolo Adorazione. Tante sfaccettature di questa parola declinata in comportamenti e atteggiamenti dei personaggi. Da dove nasce questa scelta?

Adorazione è una parola che ricorre molto nel romanzo, o meglio, è un verbo: Giorgio adora sua sorella Vera, Vera adora suo fratello Giorgio, i genitori di Vanessa adorano loro figlia, Diana odia e poi adora la sua voglia. Ma l’odio e l’adorazione, in questo caso, sono due facce della stessa medaglia. Mi interessava proprio l’ambivalenza di questa parola, perché il sentimento di amore, dedizione e devozione che sta ad indicare può trasformarsi facilmente in ossessione, in desiderio di possesso, in una gabbia. I personaggi del mio romanzo si ritrovano a fare i conti con tutti questi sentimenti, e quando a un certo punto questa parola è emersa in mezzo alle altre ho subito capito che sarebbe stata il titolo del romanzo.

Come è nato il romanzo? Chi hai immaginato come destinatario/lettore di Adorazione?

Il romanzo è nato passo dopo passo, sono partita da pochi personaggi, poche scene, e da lì è stato un continuo scavare fino ad arrivare al cuore di quello che volevo raccontare. Ho messo a fuoco i personaggi, i loro conflitti, i temi di cui volevo parlare: l’amore, il potere, il possesso. I destinatari, invece, sono qualcosa a cui non ho mai pensato. Nella mia mente non stavo scrivendo per un tipo di pubblico in particolare. Pensavo ad Adorazione come a un romanzo per qualsiasi lettore, indifferentemente dal genere e dall’età.

Il romanzo ruota intorno a un omicidio, eppure questo evento traumatico viene taciuto dai personaggi, poco discusso. Perché questa scelta?

Elena, la ragazza di 17 anni che un anno prima dell’inizio della storia è stata uccisa dal suo fidanzato Enrico. Un personaggio che si può conoscere solo grazie ai ricordi di chi è rimasto in vita, ricordi spesso contraddittori, confusi. Ognuno dei personaggi ha la propria idea di Elena, ognuno ha avuto con lei un rapporto preciso, diverso dagli altri, e ognuno si interroga ed elabora – o non elabora – la sua morte in maniera personale. In Adorazione io non volevo raccontare la storia di Elena e di Enrico, volevo invece raccontare come tutti i personaggi scoprono che la storia di Elena e di Enrico li riguarda. Come tutti si scoprono, pur con le dovute differenze, simili ad Elena o simili ad Enrico. Perché la storia di Elena e di Enrico non è un caso eccezionale, qualcosa di malato, abnorme, che non ci riguarda. È una possibile conseguenza di uno specifico modello di società in cui tutti questi personaggi si ritrovano a vivere.

Copertina libro raffigurante una ragazza

Avevi un obiettivo quando hai deciso di scrivere Adorazione? Hai raggiunto questo obiettivo o è cambiato?

Quando ho iniziato a scrivere Adorazione mi chiedevo semplicemente se ce l’avrei fatta. Non avevo mai scritto un romanzo, come scrittrice mi ero solo cimentata nei racconti. Finirlo è stata una delle emozioni più grandi della mia vita, ma chiaramente come scrittrice non si finisce mai di crescere e di imparare.

Hai ambientato Adorazione in luoghi a te familiari, questo ha facilitato la scrittura? Allo stesso tempo hai messo in luce aspetti negativi della realtà provinciale, ti sei sentita in difficoltà per questo? Quanto è stato importante per te dare voce a una realtà di provincia?

Sono nata e cresciuta nella provincia di Latina. Il fatto che conoscessi questi luoghi così a fondo ha reso allo stesso tempo più facile e meno facile la scrittura. Più facile perché ne avevo un’esperienza diretta, più difficile perché nel raccontarne le contraddizioni e le ombre sono andata a toccare dei punti delicati. Ma non mi sono mai sentita in difficoltà, spero che si senta con quanta partecipazione e vicinanza emotiva io abbia raccontato di questi luoghi, di questi personaggi.

Non è semplice parlare di toxic relationship, di mascolinità tossica, eppure sei riuscita a trattare questi temi e a inserirli coerentemente nel romanzo. Se ci sono state, quali difficoltà hai riscontrato nel trattare questi temi?

Scrivere dal punto di vista dei ragazzi è stata una delle cose più interessanti. Uscire da me stessa, dal punto di vista di Diana, Vera e Vanessa, mettermi nei panni di Giorgio, di Christian. Credo, come dico spesso, che come le ragazze anche i ragazzi siano costretti a fare i conti con un codice comportamentale imposto alla nascita. Un codice che, nel loro caso, dice loro di “fare l’uomo”, di essere maschio a tutti i costi, un codice di cui Giorgio e Christian percepiscono tutti i limiti e al quale però non trovano esempi alternativi. La difficoltà che ho riscontrato è stata spesso emotiva, per i tanti sentimenti contrastanti che provano nel descrivere scene come quella tra Giorgio e Melissa alla casetta.

Primo piano di Alice Urciuolo, autrice di Adorazione

Oltre ai personaggi fisici, ciò che emerge da quello che scrivi in Adorazione è un ulteriore personaggio che è la provincia stessa. È così? Quanto credi che questo elemento possa influenzare la vita dei protagonisti? Partendo dal presupposto che “si è sempre la provincia di qualcun altro” credi che le vite dei protagonisti sarebbero state diverse se avessi ambientato le loro storie in una grande città?

Scegliere di ambientare Adorazione proprio in quei luoghi è stata dapprima una scelta di pancia, poi è diventata sempre di più una scelta tematica. Parlare di patriarcato, di violenza di genere e di dinamiche di potere tra uomini e donne nei luoghi che ancora riportano i segni del passato fascista della nostra nazione acquistava un significato più profondo per me. E sì, la provincia ha man mano assunto il ruolo di un vero e proprio personaggio. Perché le sue dinamiche e le sue regole sono alcune delle cose che determinano le paure e i desideri di questi personaggi. Quindi sì, sono sicura che se i personaggi di Adorazione fossero nati in una grande città avrebbero avuto dei problemi in parte diversi, nella misura in cui l’orizzonte delle cose che si può avere e l’esperienza di vita che si può fare in un piccolo paesino sono diversi da quelli che si possono avere e fare in una grande città – che sarà comunque la provincia di una città più grande.

Credo che Adorazione sia un romanzo di “trasformazione”, tutti i personaggi in un modo o nell’altro crescono, mutano, sembrano volersi staccare dalle dinamiche stabilite dalla società. È così? Come mai la scelta di un finale aperto?

Sì, è così, e ho scelto un finale aperto proprio per il fatto che quando penso ad Adorazione penso più a un romanzo di trasformazione che a un romanzo di formazione. I personaggi non hanno assunto una forma definitiva alla fine della storia, molti di loro non hanno capito molte più cose rispetto a prima. Io racconto semplicemente quello che succede in quell’estate particolare, la prima che li proietta tutti quanti verso l’età adulta. Ma alla fine del romanzo questi personaggi sono ancora in trasformazione, sono ancora in cammino.

Credi di aver contribuito a fornire un punto di vista diverso sulla generazione Z da parte degli adulti?

Questo lo possono dire solo gli adulti che hanno letto Adorazione! Alcuni di loro mi hanno scritto proprio questa cosa, altri mi hanno scritto che hanno rivissuto la loro adolescenza, altri ancora che si sono immedesimati nei personaggi nonostante la distanza anagrafica.

Sei anche sceneggiatrice, quanto questa forma di scrittura, con struttura e strumenti è simile alla scrittura del romanzo?

Dipende da che tipo di romanzo si vuole fare. Adorazione è un romanzo con una forte trama e con un’attenzione particolare per i dialoghi, e di certo io avevo già avuto modo di confrontarmi con entrambe le cose nel mio lavoro di sceneggiatrice.

Sei stata inserita, da D di Repubblica, nella classifica delle 50 donne più influenti del 2020. Cosa ha significato per te questa menzione?

Mi sono sentita incredula e onorata, le cinquanta donne che facevano parte di quella lista erano persone incredibili, alcune non le conoscevo, altre sì e le stimavo e le seguivo già. Anche se il 2020 è stato un anno durissimo, è stato molto bello vedermi in quella lista.

Illustrazione che raffigura Alice Urciuolo, uscita su D Repubblica

Ci sono progetti futuri in ambito letterario e/o cinematografico?

Sì, entrambi! Ancora non posso rivelare niente, ma spero che molto presto potrò dire qualcosa di più.

Pile di libri con albero di Natale

Consigli di Natale sul comodino

Natale è ormai alle porte e anche se avessimo potuto non saremmo mai andate in vacanza senza condividere con voi una serie di consigli di Natale per chiudere quest’anno con un libro sempre sul comodino. Abbiamo pensato a una serie di consigli con cui accompagnare le giornate di festa. Che dire ancora? Armatevi di plaid e tè caldo che ai libri ci pensiamo noi!

Fiabe norvegesi

Edito da Iperborea, è un libricino che racchiude 15 fiabe norvegesi a cura di Bruno Berni corredate da una serie di illustrazioni. La raccolta restituisce il clima e l’atmosfera dei paesi nordici. Le fiabe sono state trascritte e raccolte per la prima volta da Asbjørnsen e Moe nell’Ottocento dopo essere state tramandate oralmente per secoli. Fiabe Norvegesi ci presentano trame e atmosfere a noi nuove con personaggi e strutture che ci sono familiari. Una caratteristica peculiare di Fiabe Norvegesi è quella del riscatto di chi è considerato inferiore. La loro ricchezza narrativa e il loro stile legato alla lingua del popolo vi farà viaggiare lontano con la fantasia, verso storie che hanno come protagonisti troll, giganti, principesse da salvare, prove e ostacoli da affrontare.     

Copertina con disegno di un uomo stilizzato

Quando tutto diventò blu, A. Baronciani

Quando tutto diventò blu è una graphic novel pubblicata da Bao publishing ideata e illustrata da Alessandro Baronciani che tratta il tema dei disturbi da panico. Il processo emotivo affrontato dalla protagonista, Chiara, che viene raccontato e sviscerato con spiccata sensibilità, arriva poi a una conclusione e a uno spiraglio risolutivo.           
Lo stile grafico di Baronciani si esprime sulla pagina in una griglia semplice da fumetto, con due vignette di uguale grandezza. Il suo tratto spesso e di colore blu accompagna dialoghi e flussi di coscienza coinvolgenti e ben costruiti restituendo una storia realistica piena di coraggio.

Disegno di ragazza che gioca con un cane

Proseguiamo con i consigli di Natale proponendo una biografia di cui forse avete già sentito parlare.

Miss Rosselli, R. Paris

Un’intensa biografia edita da Neri Pozza su Amelia Rosselli che Paris ha conosciuto e che racconta in modo atipico. L’autore mescola sapientemente i suoi ricordi e quelli dell’autrice, con le vicende provenienti direttamente dalla sua vita. La Rosselli non fu soltanto una poetessa, ma anche compositrice musicale, etnomusicologa e tentò persino la strada della pittura in seguito a un breve amore con Guttuso.
In queste pagine traspare la «sterminata antichità» della poesia della Rosselli che, nella seconda metà del secolo trascorso, fece sentire la sua voce sulle sponde del Tevere. Attraverso il volto di Miss Rosselli, Renzo Paris si fa in questo libro «custode di un mondo scomparso, evocatore di un’ombra», in attesa dei suoi futuri testimoni.

Foto di Amelia Rosselli

Parlarne tra amici, S. Rooney

Esordio dell’autrice Sally Rooney che ha per protagoniste Frances e Bobbi, pubblicato in Italia da Einaudi. Frances, l’io narrante del romanzo, e Bobbi, la sua migliore amica nonché ex fidanzata, sono due ventunenni ormai studentesse dell’università. Incontrano Melissa e Nick, una coppia di artisti di una decina d’anni più grandi, Frances si innamora di lui, Bobbi di lei. E da qui l’amicizia senza limiti tra le due sembra andare a rotoli.
Parlarne tra amici è un romanzo sul desiderio, sull’identità, scritto con uno stile originale caratterizzato anche dallo scambio epistolare via e-mail tra le protagoniste.

Volti di due ragazze

Tempi eccitanti, N. Dolan


Un esordio vincente e brillante questo di Dolan che in Tempi eccitanti racconta la storia della protagonista Ava e del suo triangolo amoroso con un ragazzo e una ragazza. Una storia di crescita, di passaggio all’età adulta e di formazione, ma anche di ricerca di identità personale, indagando anche le dinamiche di potere. Un romanzo originale, sagace che parla di una verità in modo intelligente e sincero, pubblicato dalla casa editrice Atlantide.

Copertina del libro con volti stilizzati

Tra i consigli di Natale non può mancare qualche classico


Il libro di Natale, S. Lagerlöf

Il volume edito da Iperborea è composto da otto racconti della narratrice Selma Lagerlöf, Premio Nobel 1909, «la più grande scrittrice dell’Ottocento», secondo Marguerite Yourcenar. Il tono semplice e vicino al folklore popolare svedese racconta storie con tema natalizio. L’autrice ci restituisce le atmosfere nordiche: il buio dell’inverno svedese, il calore delle storie accanto al fuoco, la nostalgia di antichi ricordi, l’immensità della natura. Ne Il libro di Natale non manca anche una piccola dose di crudeltà, tipica della tradizione delle fiabe popolari.

Immagine che raffigura festeggiamenti di Natale

Il canto di Natale, C. Dickens

Un consiglio sempreverde per le letture natalizie è il grande classico Il canto di Natale di Charles Dickens nell’edizione della Rizzoli. La fantastica storia del burbero Scrooge che fa i conti con i fantasmi del passato, del presente e del futuro, in una nuova veste illustrata interamente da Iacopo Bruno.

Copertina libro "Un canto di Natale"

«Qualcuno in terra» replicò lo spirito «proclamando di conoscerci e di operare in nostro nome, agisce secondo le sue passioni, il suo orgoglio, la sua cattiva volontà, il suo odio, la sua invidia, il suo bigottismo, il suo egoismo; ma è estraneo a me e ai miei simili, come se non fosse mai esistito. Ricordati di questo e rendi quei tali responsabili delle loro azioni, non noi.»

Anna Karenina, L. Tolstoij

Avere più tempo per la lettura spesso è l’ottimo incentivo per iniziare un grande (in tutti i sensi) romanzo. Anna Karenina è un intreccio di storie d’amore: quello illecito di Anna per il conte Vronskij e quello invece legittimo tra Kitty e Levin. Il tutto narrato magistralmente dal grande Tolstoj e ambientato tra lo sfarzo e l’aristocrazia ottocentesca di Mosca e Pietroburgo.

Volto di giovane donna

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.

Tra i nostri consigli di Natale non poteva mancare la poesia.

Vita meravigliosa, P. Cavalli

Una summa poetica edita da Einaudi che descrive in appena 128 pagine tanti stati d’animo che ci legano gli uni agli altri. Racconta la nostalgia, gli scherzi della mente, le passioni d’amore e la speranza. Ci descrive attraverso i suoi componimenti, a volte molto brevi, delle verità assolute. Riesce a entrare e comprendere ogni stato d’animo, mette per iscritto quello che anche noi avremmo sempre voluto dire. Che sia un augurio o un invito, l’importante è vivere questa vita meravigliosa.

Copertina con poesia della Cavalli

L’avversario, E. Carrère

Il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand ha ucciso la moglie, i figli e i genitori, poi ha tentato di suicidarsi, ma invano. L’inchiesta ha rivelato che non era affatto un medico come sosteneva. Da diciott’anni mentiva, e quella menzogna non nascondeva assolutamente nulla. Emmanuel Carrère è riuscito a mettersi in contatto con questo uomo (sì, questa storia è vera) il cui racconto è L’avversario, edito da Adelphi. Tramite la sua testimonianza cerca di ricostruire e descrivere quei giorni di impostura che hanno condotto Romand all’ergastolo.

Foto di ombra su un'abitazione

Uscire dalla pelle del dottor Romand significava ritrovarsi senza pelle. Più che nudo: scorticato.

L’ombra del vento, C. L. Zafón

Tra i consigli di Natale abbiamo deciso di inserire questo romanzo edito da Mondadori. Cosa c’è di più bello per un lettore che leggere libri che raccontano di altri libri? L’ombra del vento è il romanzo di esordio di Zafón, primo di una magica tetralogia, ambientato nella Barcellona del 1945. Daniel Sempere viene condotto dal padre al Cimitero dei Libri Dimenticati, luogo che ospita tutti quei volumi dimenticati e caduti nell’oblio. Daniel sceglie, tra tutti, un romanzo intitolato L’ombra del vento, opera di Juliàn Carax, avvolto da un alone di mistero. Questo romanzo segnerà l’inizio di un’avventura che durerà dieci anni e che cambierà il corso della vita di Daniel, scaraventandolo in un vortice di intrighi, misteri da svelare, e matasse di cui trovare il bandolo.

Copertina libro con cattedrale

Cosa pensano le ragazze, C. De Gregorio

Concita De Gregorio, editorialista presso La Repubblica, ha rivolto a più di mille donne delle interviste riassumendole in 38 racconti pubblicati da Einaudi. L’autrice, per due anni ha condotto questa indagine per poi racchiuderla in questa sorta di mappa. Concita De Gregorio rappresenta l’universo femminile e gli ostacoli che spesso le donne sono costrette ad affrontare proprio perché donne. 

Copertina libro con foto di una ragazza

Pista nera, A. Manzini

Pista nera è il primo libro della serie di gialli di Antonio Manzini su Rocco Schiavone, pubblicati da Sellerio. Rocco Schiavone è un personaggio esilarante, burbero, maldestro e con un passato ingombrante. In Pista nera viene condotta l’indagine per scoprire chi ha ucciso Leone Miccichè, trovato semisepolto in mezzo a una pista sciistica. Sul corpo è passato un cingolato usato per spianare la neve, che l’ha smembrato rendendolo irriconoscibile. Da pochi e semplici indizi Rocco Schiavone capirà che non è stato solo un incidente.

Copertina libro con immagini di sci nella neve

Gli anni della leggerezza, E. J. Howard

Gli anni della leggerezza è il primo di cinque volumi di una saga famigliare ambientata nell’Inghilterra degli anni 1930 e 1940, edito da Fazi. In questo primo capitolo ci vengono presentati tutti i personaggi di questa ampliata famiglia. A fare da sfondo a tutte le vicende c’è l’incombere della Seconda guerra mondiale, che spesso cambia o sconvolge le vite dei protagonisti. La lista dei nomi nelle prime due pagine e l’immenso albero genealogico spiazzano i lettori, ma alla fine vi dispiacerà salutare tutta la famiglia Cazalet.

Illustrazione di una spiaggia affollata

 Ma in quella casa l’inerzia era imperante e contagiosa: gli orologi ticchettavano pigri, i mosconi ronzavano un poco contro i vetri delle finestre a ghigliottina e poi cadevano nel generale torpore.

Gideon, T. Muir

Gideon è il primo volume di una trilogia fantasy/sci-fi dove l’autrice ci svela una galassia di duelli a fil di spada, spietati giochi di potere e negromanti omosessuali. La negromante della Nona Casa ha bisogno di una spadaccina e si affida a Gideon. La protagonista è stata allevata da ostili monache calcificate, valletti vetusti e un’infinità di scheletri, ma non vede l’ora di lasciarsi alle spalle questa vita. La sua nemesi Harrowhark Nonagesimus, prodigio della magia ossea, non vuole lasciare andare per nessun motivo Gideon senza prima servirsi delle sue abilità per compiere un’ultima missione a beneficio della Nona Casa. Gideon è l’unica spadaccina in grado di assolvere questo compito. L’Imperatore ha invitato tutti gli eredi delle sue fedeli Case a prendere parte a un torneo all’ultimo sangue fatto di astuzia e abilità. Se Harrowhark avrà successo, diventerà un’onnipotente servitrice immortale della Resurrezione; se Harrow fallirà la Nona Casa morirà.

Copertina libro con scheletri

Questi i nostri consigli di Natale, ce n’è per tutti i gusti! Ci piace pensare di aver suggerito almeno un libro “giusto” per ciascuno di voi, qualsiasi tipo di lettore voi siate.
Vi diamo appuntamento all’anno prossimo con tanti altri contenuti, recensioni e consigli di lettura della redazione. Nel frattempo, non possiamo che augurarvi buone letture e felici feste!

A cura di Raffaella Anna Indaco e Silvia Bonelli



Immagine di due donne che si abbracciano

Un’amicizia, S. Avallone

Un’amicizia, è il nuovo romanzo di Silvia Avallone edito Rizzoli e pubblicato a Novembre 2020. È la storia di un legame che si innesca la notte di Ferragosto del 2005 tra due quattordicenni accomunate dalle crisi di ogni adolescente, ma dissimili per molti altri aspetti. Beatrice estroversa e pronta a tutto pur di apparire, Elisa nascosta in felpe giganti pronta a tutto pur di non essere osservata. Il romanzo è narrato in prima persona da una ormai trentaquatrenne Elisa che ritrova i suoi vecchi diari. Sembra che a muoverla verso la stesura di questo romanzo sia un misto di rabbia e desiderio di rivalsa. Il lettore non sa perchè questa storia viene raccontata, e la Avallone è bravissima a tenerlo incollato fino all’ultimo capitolo per farglielo scoprire.

Foto della scrittrice Silvia Avallone

Un’amicizia viscerale di quelle che solo l’adolescenza può regalarti. Amiche per sempre…o forse no?

Silvia Avallone ci regala la storia di due amiche nella quale molti sicuramente possono riconoscersi. L’amicizia viscerale che non ti fa pensare ad altro. Quel legame così forte per il quale sacrificheresti tutto. La scrittrice ci fa capire che spesso i legami più forti si creano nei momenti con più difficoltà, nel momento in cui tutto sembra stia per finire e in cui niente vada per il verso giusto. Un’amicizia è tanto più forte quanto più si raccolgono insieme i cocci l’una dell’altra; Elisa e Beatrice lo faranno spesso reciprocamente.

Un’amicizia che nasce in provincia, a cavallo di due secoli. L’avvento di Internet come apertura verso un nuovo mondo.

La storia che Elisa ci racconta si sviluppa tra il 1994 e il 2005, a cavallo tra due epoche. Il periodo storico che ha visto il lettore CD soppiantare il walkman, la nascita dei primi blog e la prima connessione veloce, i cellulari a colori con fotocamera annessa. A fare da sfondo alla narrazione tre città: una provincia della Toscana (di cui non ci viene mai svelato il nome), Biella e Bologna. Le città avranno un ruolo importantissimo per gli stati d’animo e per i sentimenti della protagonista. Dalla prima città Elisa dovrà staccarsi violentemente e contro la sua volontà, nell’altra dovrà rimanere accanto a un padre che non ha conosciuto per quattordici anni. L’ultima, Bologna, è quella che finalmente sceglie per vivere la sua vità.

Il contrasto tra la parola e l’immagine: Essere VS apparire.

Io la vedevo, nitida e chiara, la sua infelicità. In quel momento compresi che tutto quello che Beatrice avrebbe fatto nella sua vita sarebbe stato, in fondo, confondere le acque. Restare al sicuro dietro la percezione degli altri. Rendersi irriconoscibile.

Sebbene molto diverse, le due amiche hanno un sentimento comune che le guida: volersi raccontare. Elisa prova a farlo attraverso le poesie e la scrittura di racconti. Beatrice trova il modo di esprimersi attraverso le immagini e le fotografie. Così il blog inizialmente e i social successivamente saranno il suo campo di battaglia per sferrare tutto quello che vuole che gli altri credano di lei. Silvia Avallone si serve di Beatrice, per ricordare quanto un sorriso in una foto può non essere la realtà. Un’amicizia allora non è solo il racconto di un legame viscerale tra due adolescenti, è anche la storia di come spesso ciò che sembra non è. Il romanzo ci fa ragionare sull’epoca moderna, e su quanto spesso condividere la propria vita diventa per molti più importante che viverla.

La genitorialità delle madri di Elisa e Beatrice fa riflettere sulla condizione femminile: come la non realizzazione di un genitore può influire su un figlio.

Così come Beatrice è estremamente diversa da Elisa, allo stesso modo lo sono Annabella e Ginevra, le loro madri. Entrambe però, pur trovandosi agli opposti l’una dall’altra (Annabella lavora in una fabbrica mentre Ginevra è moglie di un noto avvocato) raccontano una stessa storia. Le due donne infatti, intrappolate in una cultura che non gli ha permesso di essere ciò che volevano, sono state costrette a rinunciare alle proprie passioni per i propri figli. Tutto questo ovviamente si ripercuote sulla vita delle ragazze. Ginevra vuole Beatrice famosa, perfetta e riversando sulla figlia tutto quello che in passato avrebbe voluto essere lei. Al contrario Annabella vive un immenso dolore per il talento da musicista che non ha potuto coltivare. Il dolore delle madri diventa automaticamente il dolore delle figlie.

Non dovrebbero mai morire, le madri. Quando lo fanno, ti guardi indietro ed è come se non avessi più una storia, un posto, niente.

Un romanzo senza pause, una narrazione fiume

A Silvia Avallone va riconosciuta la grande bravura e maestria nel raccontare tantissime vicende, sempre nuove, mai noiose nè scontate. Il lettore è immerso in una vicenda lunga 445 pagine che prende continuamente pieghe nuove e a tratti lascia il fiato sospeso. L’autrice descrive in modo limpido e reale i sentimenti di paura, di sopraffazione, di inadeguatezza classici della fase adolescenziale. Passa poi magistralmente a raccontare invece il dolore, le preoccupazioni e le tante reponsabilità che caratterizzano le famiglie delle due protagoniste. Ci porta in un passato non così lontano, in cui con uno squillo sul cellulare facevi capire all’altro che lo pensavi e ti mancava. Una storia pura e delicata dedicata a chi ha voglia di rituffarsi in una parentesi di vita che sicuramnte tutti abbiamo vissuto.

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