Aldostefano Marino

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Tag: arte contemporanea

Impressionisti segreti a Palazzo Bonaparte

#ImpressionistiSegreti
Impressionisti Segreti
Roma – Palazzo Bonaparte

6 ottobre 2019>6 marzo 2020
a cura di Marianne Mathieu e Claire Durand-Ruel

catalogo Arthemisia Books

Comincia oggi la mostra sugli Impressionisti francesi, organizzata da ARTHEMISIA, in collaborazione con Generali Italia.

L’esposizione sarà ospitata, da ottobre a marzo, a Palazzo Bonaparte: un meraviglioso edificio barocco che sorge in Piazza Venezia. Qui, Maria Letizia Ramolino Bonaparte, la madre di Napoleone, si innamorò e visse fino al 1836.

Palazzo Bonaparte si presenta come una location suggestiva e ci permette di ammirare dal bussolotto di Letizia Bonaparte, Piazza Venezia dall’alto. È un posto magico, del quale non si conosceva l’esistenza, ma che vive davanti agli occhi di tutti, all’angolo di via del Corso.
Pavimenti in vetro, una riproduzione di Marte realizzata da Canova per i Bonaparte.

Il palazzo è di proprietà di Generali Italia. Per questo, insieme ad Arthemisia, hanno deciso di dare vita al nuovo Spazio Generali.
Il progetto Valore Cultura vuole rendere l’arte e la cultura accessibili a un pubblico sempre più ampio.
Il tema della mostra è quanto mai azzeccato. Perché, all’interno di un palazzo segreto, vengono ospitati capolavori segreti. Le opere esposte, infatti, provengono da collezioni d’arte private, inaccessibili a tutti.

Il percorso artistico è curato da Marianne Mathieu, direttrice scientifica del Musée Marmottan Monet di Parigi, e Claire Durand-Ruel, discendente di Paul, forte sostenitore degli impressionisti.
La selezione delle opere esposte, raccoglie artisti come Claude Monet, Edgar Degas, Paul Cézanne, fino ai dipinti luminosissimi di Caillebotte, Pierre-Auguste Renoir.
Artisti che solitamente conosciamo per i loro paesaggi stavolta manifestano l’intimità attraverso le loro opere. È proprio questo, d’altro canto, l’altro concetto che lega questo palazzo segreto a queste opere custodite: l’intimità.

Vorrei poter essere riuscito a catturare un briciolo della bellezza che mi ha investito entrando in questo posto, ma non credo che esista fotocamera in grado di catturarne lo splendore.

ragazza con il cane bianco raffigurata con il seno scoperto, opera di Freud

Bacon e Freud al Chiostro del Bramante

#Chiostrotate
BACON, FREUD, LA SCUOLA DI LONDRA
Opere della TATE
Chiostro del Bramante, Roma

26 settembre 2019>23 febbraio 2020
a cura di Elena Crippa

catalogo Skira

Direttamente dalla Tate di Londra, arriva al DART – Chiostro del Bramante la mostra su Francis Bacon, Lucien Freud e la Scuola di Londra. Dopo gli ultimi successi delle mostre DREAM e Turner, una città affascinante e straordinaria raccontata tramite le quarantacinque opere di sei artisti che hanno cercato di raccontare la condizione umana, tra energia, eccessi ed evasioni.

Due giganti della pittura per la prima volta insieme in mostra in Italia, a Roma dal 26 settembre 2019 al 23 febbraio 2020. Insieme a loro, artisti eterogenei che hanno trovato in Londra il loro luogo in cui vivere e mettere radici. Infatti tutti scappano da altri luoghi: Freud e Auerbach dal nazismo, Paula Rego dal Portogallo, Michael Andrews dalla Norvegia.

Nel chiostro progettato da Donato Bramante, trionfano i racconti di individuali di personalità anonime e fragili. Dipinti che ritraggono esistenze e luoghi e affrontano temi particolari: gli anni della guerra, la miseria, il ruolo della donna, la solitudine, il riscatto sociale…

La mostra è curata da Elena Crippa, Curator of Modern and Contemporary British Art, Tate. Il percorso comincia con una serie di autoritratti o ritratti di amici e amanti degli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento.
Prosegue con un nucleo di lavori di Bacon e di Andrews, accomunati dall’utilizzo della fotografia per rappresentare lotte personali e momenti di assoluta intimità. Paula Rego si sofferma sulla condizione e il ruolo della donna.
La pittura di Freud, invece, attraverso la raffigurazione di personaggi dai corpi normali e completamente nudi, si impone come scultorea e profonda.

DART nasce nel 1996 e ha reso il Chiostro del Bramante uno dei musei più importanti del territorio nazionale. Questo è stato possibile anche grazie alla sua vocazione sperimentale, operata tramite la contaminazione tra linguaggi e trasversalità.

Come spesso capita al Bramante, anche stavolta il visitatore si può sentire dentro le opere d’arte. Questo è reso possibile intanto dalla suggestiva atmosfera del Chiostro, e dai progetti speciali adottati da DART per andare incontro al pubblico.
In mostra sono presenti un cortometraggio di Enrico M. Artale e speciali audio-guide, che permettono di immergersi in un viaggio di una Londra affascinante e dall’atmosfera tetra.
Assoluta novità è la possibilità di ascoltare tramite WiFi, durante il percorso, la playlist Spotify dedicata alla mostra.

DREAM. L’arte incontra i sogni, al Chiostro del Bramante

La mostra DREAM, l’arte incontra i sogni, a cura di Danilo Eccher, arriva nelle sale espositive del Chiostro del Bramante, a Roma.

La mostra completa la trilogia iniziata con LOVE, l’arte incontra l’amore (2016), ENJOY, l’arte incontra il divertimento (2017). DREAM è una mostra dalle aspettative molto elevate, sicuramente anche grazie all’enorme battage pubblicitario. Ahimè,a me ha lasciato un po’ perplesso.

Prima di parlarne chiarisco un mio punto di vista a proposito dell’arte concettuale e, più in generale, su quella contemporanea.

Non siamo tutti critici d’arte, viaggiamo su sensibilità diverse e, talvolta, qualcosa genera in noi determinate sensazioni che in qualcun altro difficilmente prenderebbero piede. Ma è proprio questo che l’arte dovrebbe fare: se osservata con attenzione, dovrebbe generare un cambiamento.

Come funziona? Be’ certo non usciamo da una mostra evidentemente cambiati, con un’altezza differente. Anche la perplessione è uno stato d’animo, e quindi un cambiamento.
Allora si potrebbe dire che DREAM ha fatto in qualche modo ciò che avrebbe dovuto fare: stupirmi, positivamente o negativamente.

Per Joseph Kosuth l’arte concettuale è quella fondata sul pensiero e non più su un mero piacere estetico. Parliamo dei dadaisti, di Duchamp, artisti dunque che hanno totalmente stravolto la concezione di arte intesa come oggetto estetico: nessuno davanti a un water potrebbe mai emozionarsi realmente, o forse qualcuno sì, ma ancora non io.

Se per arte, infatti, intendiamo, quel qualcosa attraverso cui, noi vediamo dell’altro, allora certamente la Gioconda coi baffi (L.H.O.O.Q.) sarebbe arte. La Gioconda alla mercé di tutti è il prodotto del cambiamento industriale in corso nel Novecento.

Secondo me l’arte è una metafora.

La mostra DREAM è un percorso che, attraverso artisti come Bill Viola, Mario Merz o Henrik Håkansson, ripercorre le tappe fondamentali dei sogni. In che modo lo fa? 

Il Chiostro del Bramante ospita venti artisti, le quali opere risultano ben integrate con l’ambiente espositivo – ora attraverso giochi di luce, ora schermi riflettenti -. Perché l’ambiente diventa opera: come se, queste opere, possano esistere una volta sola, e ogni volta in modo diverso rispetto alla precedente. Opere non riproducibili, a causa della loro disposizione nello spazio. Potrei citarne una, per esempio, quella di Anish Kapoor, dove due pietre rappresentano il sogno, ma occupano uno spazio che non sicuramente sarà quello occupato nel suo prossimo ambiente espositivo. Perciò quest’opera esisterà così come possiamo vederla oggi fino al mese di maggio e non oltre.

È il secolo dell’irriproducibilità dell’opera come ci teneva a definire il Novecento il filosofo Adorno.

Entrando più nello specifico di questa mostra, il percorso DREAM rievoca immagini che prima o poi capita a tutti di sognare: la pioggia, la natura, l’ombra, il sogno o la caverna, e le ripropone, attraverso un connubio di musica, video, e luci.
Queste immagini possono essere rievocate a patto che si presti molto attenzione alla voce dell’audio guida (tra le tante quella di Cristiana Capotondi, Alessandro Preziosi). Le voci di attori noti al grande pubblico accompagnano questo viaggio e raccontano storie che rievocano il sogno rappresentato dall’opera esposta.

Un’opera ampiamente fotografata è LIGHT is TIME di Tsuyoshi Tane. Una pioggia di piastre metalliche dà vita a un movimento, “espressione dell’acqua che feconda la terra e purifica l’anima”. 

Opere tutte estremamente concettuali, che divertono, intrattengono, talvolta riescono a smuovere qualcosa ma potrebbero fare meglio.

Mi sarebbe piaciuto sentire meno storie e più spiegazioni.
Ma alcune delle opere esposte o installate sono veramente meravigliose: ci puoi interagire e sentirtene parte parte.

Ho seguito i sogni e i racconti con attenzione ma la mostra mi ha lasciato perplesso, per due motivi. Il primo è che i racconti mi sono sembrati un po’ forzati nel collegamento alla singola opera.
Il secondo è che le opere mi son sembrate più destinate a finire su un social network, che a essere contemplate da vicino. Anche in questo caso, mea culpa: magari non sono in grado, io, di apprezzare l’arte se questa viaggia in ambienti ancora da dibattere e da conoscere a fondo.

Ma alla fine che cos’è l’arte?

    

Potete acquistare i biglietti per la mostra, QUI

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