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Zoom su un mazzo di tulipani, davanti a una televisione sfocata con il logo dei Golden Globe 2021.

Golden Globes 2021

I Golden Globes sono uno dei maggiori riconoscimenti nel settore cinematografico e televisivo, insieme agli Oscar e gli Emmy, dedicati rispettivamente al cinema e alla televisione. I Golden Globes, invece, vengono assegnati annualmente ai film e ai programmi televisivi ritenuti i migliori della stagione in corso.

Golden Globes

Questi premi sono strettamente interconnessi; la consegna dei Golden Globes avviene infatti circa due mesi prima della cerimonia degli Oscar. I Golden Globes sono perciò molto importanti perché spesso, chiaramente non sempre, hanno una funzione anticipatrice rispetto ai premi Oscar.

I Golden Globes vennero istituiti nel 1944; inizialmente venivano premiate esclusivamente le opere cinematografiche. Nel 1956 vennero poi estesi anche alla televisione. Ad assegnare questi prestigiosi premi è una giuria composta da circa novanta giornalisti della stampa estera, iscritti alla Hollywood Foreign Press Association.

Il cinema ai tempi del COVID-19.

Purtroppo, in seguito alla diffusione del Covid-19, il mondo del cinema è stato costretto a fermarsi. Molte produzioni sono state posticipate (No Time To Die, Black Widow, A Quiet Place II), mentre altre sono state addirittura cancellate. La pandemia ha velocizzando un processo che in realtà era già in atto da diversi anni: il radicale cambiamento dell’industria dello spettacolo.

Produrre film e serie TV sta diventando sempre più difficile ed è cambiato anche il modo di distribuirli. Sempre più prodotti audiovisivi vengono infatti distribuiti su piattaforme come Netflix e Amazon Prime Video, invece di venire proiettati in sala.

La cerimonia dei Golden Globes, dove e quando è possibile seguirla?

La pandemia di COVID-19, ha avuto un impatto non indifferente anche sui grandi eventi dedicati al cinema, come Festival e premiazioni. La cerimonia dei Golden Globes per esempio, è slittata da inizio gennaio al 28 febbraio 2021 e vedrà i candidati collegati dalle proprie abitazioni, nel rispetto delle norme sanitarie. Le presentatrici, Tina Fey e Amy Poehler, saranno presenti in due location diverse: la prima al Rainbow Room (New York) e la seconda al Beverly Hilton Hotel, dove si svolge tradizionalmente la cerimonia.

La cerimonia di premiazione dei Golden Globes verrà trasmessa in diretta dalla rete statunitense NBC. In Italia, potremo seguirla su Sky Atlantic, in compagnia dei preparatissimi Francesco Castelnuovo e Gianni Canova, a partire dalle 00.30 dell’1 marzo.

Francesco Castelnuovo e Gianni Canova
Francesco Castelnuovo (sinistra) e Gianni Canova (destra)

Golden Globes 2021: pronostici.

Ogni anno, tutti i cinefili del mondo, me compresa, fanno di tutto per riuscire a recuperare i film candidati, in modo da essere pronti per la cerimonia e poter fare dei pronostici. A seguire, vi presento alcuni dei miei.

Quest’anno, nella categoria Best Motion Picture – Drama, viene data per certa la vittoria di Nomadland, già vincitore del Leone d’Oro all’ultima Mostra di Venezia. La pellicola, diretta da Chloé Zhao e ispirata al libro di Jessica Bruder, narra la vicenda di Fern (Frances McDormand), una donna del Midwest, che dopo aver perso tutti i propri averi, si imbarca in una nuova esistenza da seminomade.

Ho apprezzato il film e lo ritengo molto politico e poetico allo stesso tempo. Nonostante ciò, tiferò per The Trial of The Chicago 7 (presente su Netflix), che narra il processo ad un gruppo di attivisti contro la guerra in Vietnam, i quali vennero accusati di aver causato lo scontro tra i manifestanti e la Guardia Nazionale il 28 agosto 1968, a Chicago. Il film è scritto e diretto da Aaron Sorkin, che molto probabilmente, purtroppo, riceverà solamente la statuetta per miglior sceneggiatura.

Nella categoria Best Performance by an Actress in a Motion Picture – Drama, ritengo che la più forte sia Vanessa Kirby, protagonista di Pieces of a Woman (presente su Netflix), la cui ottima interpretazione venne già premiata con la Coppa Volpi alla Mostra di Venezia.

Il Golden Globe per la migliore interpretazione maschile credo invece andrà a Chadwick Boseman, protagonista di Ma Rainey’s Black Bottom, scomparso prematuramente l’anno scorso. Si tratterà pertanto di un meritatissimo Golden Globe, assegnato postumo, come accadde a Heath Ledger per Batman – The Dark Night.

Best Motion Picture – Foreign Language: l’Italia presente ai Golden Globes.

Quest’anno anche l’Italia sarà presente ai Golden Globes, rappresentata da Edoardo Ponti, regista di La Vita davanti a (presente su Netflix), adattamento cinematografico del romanzo omonimo del 1975 scritto da Romain Gary. Tiferò per lui, come tutti i miei connazionali, ma allo stesso tempo ritengo che si tratti del film più debole presente nella categoria Miglior Film Straniero, nonostante l’eccellente interpretazione di Sophia Loren. Credo infatti che la statuetta andrà alla pellicola danese Another Round, diretta da Thomas Vinterberg, che già vinse agli European Film Awards.

Locandina della Vita davanti a sé
Locandina della Vita davanti a sé

Non ci resta che seguire la diretta, su Sky Atlantic.

Tuttavia, per sapere esattamente come andrà questa 78esima edizione dei Golden Globes, l’unico modo è seguire la diretta su Sky Atlantic, alle 00.30, lunedì 1 marzo.

Fermoimmagine su televisore di una scena del film Revolutionary Roads dove Leonardo Di Caprio e Kate Winslet si danno le spalle in cucina

Revolutionary Road, S. Mendes

Nel 1961, venne pubblicato Revolutionary Road, romanzo scritto dallo statunitense Richard Yates. Tre anni dopo uscì anche in Italia con il titolo I non conformisti.

Revolutionary Road ottenne consensi molto positivi dagli scrittori dell’epoca, ma la critica lo accolse con poco entusiasmo. Tuttavia, come spesso accade, il romanzo venne rivalutato in seguito alla morte dell’autore, nel 1992, venendo annoverato persino tra i classici della letteratura statunitense. A consacrare la riscoperta del film, fu l’omonima trasposizione cinematografica del regista Sam Mendes, vincitore del premio Oscar per American Beauty.

Revolutionary Road è ambientato negli Stati Uniti degli anni ’50 e tratta la tematica della famiglia e delle convenzioni sociali.

Frank e April Wheeler, interpretati rispettivamente da Leonardo DiCaprio e Kate Winslet, sono una giovane coppia felicemente sposata. Hanno due figli e vivono in una casa grande e spaziosa nel Connecticut, a Revolutionary Road appunto, la via più ambita dell’intera città.

Frank lavora come impiegato nell’azienda Knox&Co, mentre April è un’aspirante attrice. Da chiunque li conosca, essi vengono dipinti come una coppia amorevole e affiatata, rientrando perfettamente nello stereotipo della famiglia perfetta degli anni ’50. Tuttavia la famiglia Wheeler non è poi così diversa dalle altre.

Kate Winslet e Leonardo DiCaprio rappresentati durante una discussione nel celebre film Revolutionary Road

Ben presto lo spettatore scopre che la coppia sta attraversando una profonda crisi, sia personale che familiare: entrambi realizzano di non star conducendo la vita a cui aspiravano.

Frank si rende conto di essere intrappolato nella monotonia di un lavoro poco appagante, seppur ben remunerato; egli ripensa a quando si riprometteva che avrebbe fatto di tutto per non diventare come il padre. In realtà, non solo lavorerà come impiegato, ma lo farà proprio nella stessa azienda di suo padre, la Knox&Co appunto. Frank tenterà di evadere da questa soffocante realtà attraverso una breve relazione extraconiugale con una giovane segretaria, ma il tentativo si dimostrerà vano.

April invece, in seguito al fallimentare spettacolo teatrale messo in scena con la compagnia del paese, si rende conto di essere ancora distante dal coronamento del suo sogno di diventare un’attrice di successo. Con due gravidanze alle spalle, April teme di esistere solamente in quanto moglie e madre e di non riuscire a realizzarsi a livello personale. Lei però, rispetto a Frank, ha il coraggio di sognare, e ciò rappresenta di fatto la sua più grande salvezza, condannandola tuttavia ad un’implacabile insoddisfazione.

Il punto di svolta per la coppia sembra essere la prospettiva di un trasferimento a Parigi, dove avrebbero la possibilità di iniziare una nuova vita.

Felici della propria scelta, condividono la notizia con tutti, i quali si mostrano alquanto scettici, sottolineando la fretta con la quale essi avessero agito e l’evidente fragilità della scelta. La coppia infatti, presa dall’entusiasmo, non aveva ancora nemmeno pensato ad una possibile sistemazione nella capitale francese.

L’unico che sembra comprendere realmente la loro necessità è John (Michael Shannon), il figlio di un’amica dei Wheeler (Kathy Bates). In una conversazione con la coppia, appena Frank dichiara di voler scappare dal disperato vuoto della vita, John è il primo ad approvare la loro scelta di evasione da una realtà oramai profondamente alienante. Occorre sottolineare che John sia affetto da gravi problemi psichiatrici, ed è molto interessante che sia proprio lui a pronunciare quella frase, quasi come se il regista volesse suggerire che la pazzia sia un requisito essenziale per riuscire a fuggire da una società rigida e chiusa.

Due avvenimenti interrompono bruscamente la momentanea serenità della famiglia Wheeler: la terza gravidanza di April e la promozione di Frank.

Il ritrovamento di un equilibrio sembra essere destinato a rimanere un miraggio, un’illusione. Il finale è emblema di questa visione pessimistica. Sam Mandes non si limita a mostrare il collasso definitivo del matrimonio di Frank e April, bensì narra parallelamente altre due situazioni in cui il matrimonio prosegue, ma non privo di segreti, odio e soprattutto indifferenza.

Sam Mendes vuole forse comunicarci che il lieto fine sia solo un’utopia e che questa sia la sorte che prima o poi spetta a chiunque? Difficile dirlo, ma è curioso che meno di due anni dopo, sia lo stesso regista a concludere il suo matrimonio con Kate Winslet, attrice protagonista del film.

In Revolutionary Road, Sam Mendes critica l’American Life degli anni ’50. Una società fondata sulla cultura dell’apparire, su un disperato desiderio di conformità e l’ossessivo tentativo di mantenere le apparenze.

Non risulta difficile individuare delle analogie con American Beauty, nonostante quest’ultimo fosse ambientato negli anni ’80. Il regista ci mostra ancora una volta il contrasto tra esteriorità e interiorità, tra apparire ed essere. La prima ci fornisce quell’immagine idealizzata che i parenti hanno di loro; mentre la seconda ci mostra la realtà nella sua più cruda concretezza.

Pensandoci bene, i coniugi di Revolutionary Road ricordano molto Lester e Carolyn Burnham (Kevin Spacey e Annette Bening), protagonisti di American Beauty. Entrambi, infatti, provano a mantenere intatto un matrimonio alimentato soltanto dalla monotonia.

Viceversa

Viceversa. Il mondo visto di spalle, E. Marangoni

Viceversa. Il mondo visto di spalle (Johan & Levi Editore), sugli scaffali delle librerie dal 2 luglio, l’ultimo saggio dell’autrice Eleonora Marangoni, vincitrice del premio Neri Pozza nel 2017 e del Premio Opera Prima nel 2019 con il romanzo Lux.
Il libro si costituisce come un piccolo catalogo che, in 126 immagini raffiguranti soggetti di spalle, mostra come il potere di queste figure nasca proprio da ciò che non dicono e dal meccanismo di immaginazione che riescono a innescare.

Un percorso iconografico che attraversa i secoli.

Cosa hanno da dirci una nuca? Una schiena? Una figura di spalle? Eleonora Marangoni in questo saggio prova a darci una risposta attuando un percorso iconografico mescolando letteratura e fotografia, cinema e pittura, video art e fumetto, attraversando diversi secoli. Mostrando così una certa abilità nel far cambiare il punto di vista del lettore, permettendogli di osservare le immagini di spalle da una prospettiva diversa.


Il viaggio attraverso “il mondo visto di spalle” prende il via da un trasloco dell’autrice a seguito del quale si rende conto di essere circondata da moltissime figure ritratte di spalle. Di qui nasce il tentativo non solo di fare ordine in un esteso universo di immagini e significati, “Il mondo visto di spalle”, appunto, ma anche quello di provare a tracciare delle traiettorie, osservare corrispondenze. Sviluppare quindi un percorso tra le arti, con l’obiettivo di rivelare la suggestione derivante dal “non visto”, dal “sospeso”.
Trasmettere non attraverso la rappresentazione ma attraverso il suo opposto, ovvero ciò che non c’è, un aspetto che da sempre genera una certa attrazione nel genere umano. Basti pensare alla siepe leopardiana che “da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”.

La clemenza delle figure di spalle.

Tra le peculiarità individuate dall’autrice nel corso del suo saggio vi è un aspetto fondamentale che colpisce immediatamente l’attenzione dell’osservatore: la clemenza delle figure rappresentate di spalle.

Osservare qualcuno che ci dà le spalle ci consente di fare qualcosa che nella vita è di solito proibito o comunque piuttosto complicato: ci permette di indugiare.
È difficile guardare qualcuno negli occhi senza sentirsi costretti a dire o addirittura a fare qualcosa. Essere faccia a faccia con il prossimo ci spinge a ricambiare il suo sguardo, a interagire, e questo modifica di continuo lo stato delle cose, costringendoci a un dialogo e a uno scambio incessanti.

Le figure di spalle ci offrono così l’opportunità di esitare, di soffermarci e di tergiversare. Servono a farci riscoprire la contemplazione, a darci una tregua.

Ecco quindi la loro ulteriore funzione: le figure di schiena non servono soltanto a definire lo spazio (come accadeva nella pittura antica), raccontare il quotidiano (nella pittura olandese del Seicento), il desiderio (la nuca, a partire dall’Ottocento), l’uomo e il suo rapporto con il mondo (nel Romanticismo), l’alienazione (durante il Novecento), il rapporto con la fama, il sentimento di una folla o di uno spettacolo dell’arte.

La Flora, il punto di partenza.

Se è vero che la Rückenfigur (rappresentazione di un personaggio di spalle perso nella contemplazione) più famosa è il Viandante sul mare di nebbia di Friedrich, il percorso della Marangoni comincia dalla Flora di Villa Arianna. Si tratta di un affresco di epoca romana oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Com’è definita dall’autrice, essa segna il trait d’union tra quella pittura che si sviluppa in un mondo bidimensionale -quello degli Egizi – e la pittura italiana del Trecento. La Marangoni ci mostra che le figure di spalle non sono un’invenzione romantica: esse, infatti, esistevano già nell’antichità ma come espressione corale, con l’intento di dare un’idea di spazio nella rappresentazione pittorica.

L'immagine è un affresco che raffigura una donna di spalle intenta a raccogliere dei fiori.
Flora, affresco proveniente da Villa Arianna

Le figure di spalle conquistano la scena.

Sarà poi nel Seicento, con la pittura fiamminga, che le figure di schiena conquisteranno definitivamente il centro della scena.
Ritrarre di spalle è un’arte che non attraversa solo il tempo, ma anche lo spazio, quello geografico come quello culturale. E così scopriamo che le geishe spesso nascondono il volto e lasciano solo il collo scoperto come unico punto d’accesso all’intimità carnale. Bisognerà aspettare l’Ottocento perché l’inquadratura sulla nuca si stringa qui in Occidente, fino a divenire leitmotiv pittorico e letterario. Basti pensare alle opere letterarie di Zola, Balzac, Flaubert, Maupassant, Proust. Le arti si influenzano vicendevolmente e perciò la nuca è un elemento che si ritrova anche nella pittura e nel cinema. Si pensi ad Antonioni, Tarkovskij, Ozu, Hitchcock e molti altri.

Nel Novecento, la rappresentazione di figure di spalle e di schiena è destinata a evolversi. Essa ci offre visioni eccentriche e affronta nuovi temi come l’alienazione, il rapporto con la fama, la folla o lo spettacolo d’arte.
Il percorso designato dalla Marangoni si sviluppa passando per la fotografia di Ghirri, per Freud e Gnoli e molti altri e altre, il tutto sfiorando nuche e spalle. Addirittura, con Pasolini, la nuca scoperta è il luogo “dove splende la virilità”. L’autore mescola così compiacimento estetico e pulsione erotica sottraendo questa parte del corpo al predominio femminile.

Dipinto che raffigura un uomo di spalle in una piscina
David Hockney – Peter getting out of Nicks Pool (1966)


Un mondo universale e innocuo.

Osservato di spalle – come ci dice Eleonora Marangoni – il mondo appare più universale e più innocuo: riscopre pietà e delicatezza, un certo candore. Mostrandoci la schiena queste figure – che siano persone, animali, oggetti – non si negano, ma al contrario si mettono in gioco e a noi permettono di riposare e riprendere fiato.
Con la sua scrittura piana e puntuale, l’autrice restituisce ai lettori una scintilla importantissima da cui scaturiscono riflessioni diverse e personali a seconda del lettore.

La Marangoni si dimostra una guida efficace in un percorso dal tema originale, il tutto connotato da una forte sensibilità e da una particolare attenzione ai dettagli.
Per ragioni editoriali sono state attuate scelte sulle figure da inserire nel libro. Tuttavia il progetto ha preso piede anche sui social e precisamente sul profilo Instagram viceversa_2020, dove vengono raccolte le immagini di spalle di vari soggetti. Il tutto ispirato all’omonimo libro.

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