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Il libro La spiaggia di Cesare Pavese ritratto su una tavola di legno con girasoli e altri fiori violetti

La spiaggia, C. Pavese

Nell’intera produzione di Pavese si può facilmente individuare un filo conduttore, temi a lui cari che ritornano di frequente. I paesaggi prima di tutto, come la campagna, la collina, il fiume, la città; ma soprattutto tematiche quali l’individualismo, la maturità, il rimpianto per la perdita dell’infanzia, la ricerca di un equilibrio interiore.
In grandissima parte, sono gli stessi temi che troviamo nella Spiaggia.

La spiaggia arriva per Pavese dopo un lungo periodo di concentrazione sulla poesia. Scritto tra il 1940 e il 1941, indaga quel sentimento che nasce nell’uomo quando prende contatto con le cose sfuggenti e precarie della vita.

L’ambientazione, come lascia presagire il titolo, è quella di una spiaggia estiva, un luogo dove tutti si osservano e si abbandonano a loro stessi. È un posto dove ogni personaggio si spoglia dei propri abiti di apparenze e si lascia andare al caldo afoso dell’estate, si dileggia in frivoli conversazioni o si concede lunghe nuotate in mezzo al mare, lì dove “non si era mai soli”. La spiaggia è un luogo magico – in un certo senso – perché lì vi succedono solamente cose in grado di cambiare il corso degli eventi.
È l’ambiente che si ritroverà in alcuni suoi lavori come Il diavolo sulle colline, ma che non sarà facile riconoscere altrove – se si conosce anche solo sommariamente la bibliografia di Pavese.

Un Io narrante è il protagonista principale della storia. Si tratta di un professore, un uomo di circa trent’anni, solo, che vive la propria solitudine come una condanna e che non ha la forza di accettare di essere cresciuto.

Doro e Clelia, una coppia travagliata e sull’orlo di una precipitosa crisi coniugale, dopo molto averlo invitato, ricevono il loro amico in una lussuosa villa di proprietà sulla Riviera ligure. Clelia è una donna sola, e “volubile”; Doro, invece, dipinge per vincere la noia – ma ha deciso che smetterà, perché si è stancato di ritrarre sempre il mare.
Il protagonista narrante è molto tempo che non si reca in visita ai suoi amici, e così, preso da un impeto di noia, decide di assecondare le loro richieste. In questo modo, i luoghi del lungo racconto diventano per il protagonista e i suoi amici un alibi per ritornare con la mente al passato, ai luoghi dell’infanzia e della giovinezza prima della maturità.

Pavese giudicava quest’opera un mero esercizio di stile, e al lungo disse che fosse una parentesi buia nella sua produzione. Tuttavia – contrariamente a quanto ci si aspetti con tale premessa – la scrittura compare qui più asciutta e scarna che mai. Infatti, l’intera storia è scritta con un linguaggio leggero, apparentemente immediato ma mai trasparente fino in fondo, contribuendo ad acuire quella sensazione di “sospensione” che si prova leggendo queste pagine.

Nella Spiaggia l’intreccio non è ciò che costituisce la lisca della storia. Sono gli incontri tra i personaggi che abitano le pagine, i loro rapporti, a costituire il nucleo dell’intero romanzo.

E tutti i rapporti sembrano abilmente votati verso un’incapacità comune di sapersi riconoscere adulti. Verso un’incapacità di sapersi accettare e proseguire in direzione dell’età matura. Tutti i personaggi, infatti sono in fuga da qualcosa – la maggior parte dalla loro maturazione -, e tutti sono sempre intenti a cercare – e spesso giudicare! – negli altri le vittorie che non hanno portato a casa personalmente. Soprattutto, a tal proposito è bene citare la figura di Berti, un giovane diciottenne che su quella stessa spiaggia rincontra il suo insegnante privato. Eccolo il tipico personaggio pavesino, Berti: un adolescente che non ha voglia di far nulla e che nasconde la propria insicurezza e insoddisfazione in un comportamento aggressivo (ma solo di facciata). Non sarà forse lui la chiave di lettura dell’intera opera? Il suo essere così ostile al mondo e alla necessità di diventare adulti?
Ma per il protagonista non c’è più tempo per essere immaturi, e ai suoi occhi anche quell’ilarità e quella gioia che da sempre contraddistinguono il suo alunno, alla fine assumono l’aspetto malinconico che hanno le cose quando non possono più renderci felici.

Nell'immagine è rappresentato il libro "La tela favolosa" di Giuliana Zagra, pubblicato per Carocci. Il libro è ritratto con una pagina estratta dal Mondo salvato dai ragazzini

La tela favolosa, carte e libri sulla scrivania di Elsa Morante

La stanza di Elsa è un allestimento permanente alla Biblioteca nazionale centrale di Roma, volto a valorizzare gli archivi e il ricordo dell’autrice. Le stanze dove Elsa Morante abitò e lavorò durante la sua vita furono il laboratorio dei suoi libri e delle sue idee: non si può pensare di comprendere le sue opere, né il personaggio letterario, senza aver dato occhio agli archivi Morante.

Ci sono tre posti, a Roma, che non si possono separare dalla persona di Elsa Morante.
Il primo è un appartamento in via del Babbuino, dove arriva appena ventenne con grande coraggio. Poi ci sarà una casa in via dell’Oca – che Moravia acquistò proprio per facilitarle la scrittura -. Infine lo studio di via Archimede, dove Elsa trascorreva molte ore a scrivere, riscrivere, cancellare e revisionare i suoi testi, tra cui Menzogna e sortilegio.

Era tormentata dall’idea che i suoi libri dovessero essere scritti nel modo migliore possibile, e spendeva moltissimo tempo a cercare di renderli perfetti. Continuamente era alla ricerca della parola esatta, tanto da perdersi in lunghi elenchi che le facevano da “palestra di riscaldamento”. In uno dei fogli tratti dalle sue agende del 1955, compare un elenco di questo tipo, utile per la revisione dell’Isola di Arturo.

Pomposo / mulinare / sfacelo / vetusto / protrazione / labbra stirate / fumoso / aggrottare-aggrottato / incuria / animato / blandizie / […]

Di solito scriveva nel pomeriggio, e sognò di fare la scrittrice sin da quando era bambina. Sui temi scritti su un ingiallito quaderno a righe, diceva: “Il mio primo libro. Narra la storia di una bambola”.

Ognuno di questi luoghi in cui la Morante scrisse e visse, non è soltanto dimora di una grande autrice (o autore, come preferiva farsi chiamare lei), ma è anche la fucina di tanta artisticità.

Per tutta la vita, Elsa Morante espresse il desiderio di trovare un luogo in cui poter scrivere in pace. Scrivere era l’unica cosa che la Morante faceva con serietà, l’unica che si sentiva in grado di fare. Collaborò con alcune riviste, per alcuni anni lavorò per la RAI, occupandosi di una rubrica di cinema. Mentre l’impegno giornalistico si accentuerà soltanto dopo la vittoria del Premio Strega nel 1957. Ma per scrivere, oltre che di soldi e di silenzio, necessitava di spazi reali in cui isolarsi e dedicarsi solamente al proprio lavoro.

Il progetto della storica Giuliana Zagra nasce per comprendere – tramite la biblioteca, la discoteca e gli archivi di Elsa Morante – in che modo biografia e bibliografia si mescolino in un magma indispensabile all’autrice.

Ciò che scriveva non corrispondeva a quello che all’improvviso le passava per la mente, ma piuttosto era il risultato di un attento lavoro che si intrecciava saggiamente ai fatti che occupavano la vita dell’autrice. Ogni manoscritto che Elsa Morante si accingeva a scrivere conteneva dentro di sé molto più autobiografismo di quanto si pensi.

Gli archivi analizzati dalla Zagra, possono essere un buon punto di partenza per l’analisi del metodo compositivo della Morante. Ogni romanzo, ogni storia o racconto era costruito con tecnica e programmazione. E di questa sua capacità Natalia Ginzburg si dichiarò sempre profondamente invidiosa.

Di questa organizzazione che precedeva i libri della Morante, se ne può trovar traccia nella serie dei quaderni. Il nucleo originale venne consegnato alla Biblioteca Nazionale alla fine degli anni Ottanta per un’espressa volontà di Elsa Morante.

Lei stessa, intendeva raccogliere manoscritti e documenti riguardanti la composizione dei suoi quattro romanzi principali: Menzogna e Sortilegio, L’isola di Arturo, La Storia, Aracoeli e il Mondo salvato dai ragazzini.
I quaderni di Elsa Morante appaiono come un complesso capillare e voluminoso di carte, “in grado di documentare l’intero iter competitivo di ciascuna opera”. Il nucleo comprende i fogli a partire dai primi appunti autografi, i manoscritti, la scrittura dattiloscritta e in alcuni casi anche le bozze di stampa corrette.

Per la Morante era fondamentale scegliere il quaderno giusto per il romanzo che si metteva a scrivere. Non sopportava il disordine, e aveva a uso di utilizzare il foglio destro, lasciando quello a sinistra vuoto per le revisioni successive. Fondamentali appaiano le note al margine, nei paratesti, e addirittura sui libri che ha letto. Basta osservare la copia personale del Canzoniere autografato da Saba, per notare che Elsa Morante sottolineò la frase che avrebbe aperto L’isola di Arturo.

Lo scorso anno, nel 2019, il progetto La stanza di Elsa è diventato un libro, La tela favolosa, uscito per Carocci. Il volume intende tracciare un percorso che possa creare una continuità tra la bibliografia e la biografia della Morante.

Elsa Morante abitò le stanze dove scrisse i propri romanzi. La vasta lunghezza e quantità di tutti i suoi scritti non è l’unica ragione per cui necessitava di silenzio e solitudine. In quelle stanze, ricostruiva con meticolosità le vite dei propri personaggi e i loro trascorsi psicologici, nascondendo nella trama i volti delle persone che frequentava, o semplicemente conosceva.

La tela favolosa intende ripercorrere, però, non soltanto i romanzi che hanno trovato la pubblicazione; ma anche quelli che sono rimasti abbozzati sulla sua scrivania.

Per questo, non si può prescindere dagli archivi morantiani se si vuole comprendere a fondo la scrittrice. Solo là si possono trovare i frammenti dei testi che non sono mai stati portati a compimento. La tela favolosa mette luce su titoli inediti come Senza i conforti della religione, o Nerina, romanzi rintracciabili nelle interviste, e nelle testimonianze dirette di Elsa Morante, ma che non vennero mai pubblicati.

Dell’archivio fa parte anche il carteggio tra Elsa Morante e altri autori e personaggi del tempo. Sono carte fondamentali per comprendere l’amicizia e i rapporti che correvano tra lei e gli intellettuali di spicco del tempo, come Pier Paolo Pasolini, Giovanni Arpino, Italo Calvino, Tommaso Landolfi, Debenedetti e molti altri…
Tuttavia, il rapporto di Elsa con la scrittura epistolare non fu mai abbastanza buono. Molte lettere non vennero mai spedite, di altre invece se ne conservano i frammenti poiché strappate e rovinate dalla stessa Morante. La maggior parte di queste lettere si potranno ora ritrovare all’interno della raccolta pubblicata da Einaudi, L’Amata.

Visitando l’installazione permanente dello studio di Elsa Morante, sarà possibile vedere anche i quadri di Bill Morrow, la sua biblioteca, le copie autografate.

Morrow è stato un grande amante di Elsa Morante. Insieme provarono ebrezze di ogni grado (compreso l’uso di LSD e altre droghe), e la loro relazione fu fondamentale per alcune delle opere sia della Morante, che dello stesso pittore. Nove tra i quadri più belli dipinti da Morrow nel 1961, sono conservati all’interno dell’installazione. Amore era anche quello che provava nei confronti dei suoi gatti, le cui fotografie venivano conservate in apposite cornici. Un’altra celebre storia d’amore di Elsa Morante fu quella vissuta con il regista Luchino Visconti, la cui fine portò nella vita dell’autrice grandi dolori, l’interruzione di L’isola di Arturo, e la scrittura del racconto dello Scialle Andaluso.

La storia tra Elsa Morante e Alberto Moravia meriterebbe invece un articolo a parte. Tuttavia, c’è un libro che parla molto bene della loro complicata ma complice avventura, si tratta di MoranteMoravia (A. Folli, Neri Pozza).

La tela favolosa, carte e libri sulla scrivania di Elsa Morante, è un utile libello per chi vuole scoprire qualcosa di più rispetto a ciò che già si sa e conosce dell’autrice.

È sicuramente un’ottima fonte da cui trarre ispirazione e comprensione di Elsa Morante. Un’autrice complessa e poco dibattuta, ma che da qualche anno comincia a trovar posto con più facilità tra i programmi universitari e nei dibattiti culturali.

Il progetto Le stanze di Elsa è accessibile tramite web, cliccando QUI.
È possibile approfondire il progetto ed estrapolare nuove informazioni sull’autrice protagonista. Inoltre, si può accedere a un’ampia selezione di articoli scritti dalla Morante (come le collaborazioni per il Corriere dei Piccoli), e a un esteso apparato critico di tutte le opere.

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