Viceversa. Il mondo visto di spalle (Johan & Levi Editore), sugli scaffali delle librerie dal 2 luglio, l’ultimo saggio dell’autrice Eleonora Marangoni, vincitrice del premio Neri Pozza nel 2017 e del Premio Opera Prima nel 2019 con il romanzo Lux.
Il libro si costituisce come un piccolo catalogo che, in 126 immagini raffiguranti soggetti di spalle, mostra come il potere di queste figure nasca proprio da ciò che non dicono e dal meccanismo di immaginazione che riescono a innescare.

Un percorso iconografico che attraversa i secoli.

Cosa hanno da dirci una nuca? Una schiena? Una figura di spalle? Eleonora Marangoni in questo saggio prova a darci una risposta attuando un percorso iconografico mescolando letteratura e fotografia, cinema e pittura, video art e fumetto, attraversando diversi secoli. Mostrando così una certa abilità nel far cambiare il punto di vista del lettore, permettendogli di osservare le immagini di spalle da una prospettiva diversa.


Il viaggio attraverso “il mondo visto di spalle” prende il via da un trasloco dell’autrice a seguito del quale si rende conto di essere circondata da moltissime figure ritratte di spalle. Di qui nasce il tentativo non solo di fare ordine in un esteso universo di immagini e significati, “Il mondo visto di spalle”, appunto, ma anche quello di provare a tracciare delle traiettorie, osservare corrispondenze. Sviluppare quindi un percorso tra le arti, con l’obiettivo di rivelare la suggestione derivante dal “non visto”, dal “sospeso”.
Trasmettere non attraverso la rappresentazione ma attraverso il suo opposto, ovvero ciò che non c’è, un aspetto che da sempre genera una certa attrazione nel genere umano. Basti pensare alla siepe leopardiana che “da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”.

La clemenza delle figure di spalle.

Tra le peculiarità individuate dall’autrice nel corso del suo saggio vi è un aspetto fondamentale che colpisce immediatamente l’attenzione dell’osservatore: la clemenza delle figure rappresentate di spalle.

Osservare qualcuno che ci dà le spalle ci consente di fare qualcosa che nella vita è di solito proibito o comunque piuttosto complicato: ci permette di indugiare.
È difficile guardare qualcuno negli occhi senza sentirsi costretti a dire o addirittura a fare qualcosa. Essere faccia a faccia con il prossimo ci spinge a ricambiare il suo sguardo, a interagire, e questo modifica di continuo lo stato delle cose, costringendoci a un dialogo e a uno scambio incessanti.

Le figure di spalle ci offrono così l’opportunità di esitare, di soffermarci e di tergiversare. Servono a farci riscoprire la contemplazione, a darci una tregua.

Ecco quindi la loro ulteriore funzione: le figure di schiena non servono soltanto a definire lo spazio (come accadeva nella pittura antica), raccontare il quotidiano (nella pittura olandese del Seicento), il desiderio (la nuca, a partire dall’Ottocento), l’uomo e il suo rapporto con il mondo (nel Romanticismo), l’alienazione (durante il Novecento), il rapporto con la fama, il sentimento di una folla o di uno spettacolo dell’arte.

La Flora, il punto di partenza.

Se è vero che la Rückenfigur (rappresentazione di un personaggio di spalle perso nella contemplazione) più famosa è il Viandante sul mare di nebbia di Friedrich, il percorso della Marangoni comincia dalla Flora di Villa Arianna. Si tratta di un affresco di epoca romana oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Com’è definita dall’autrice, essa segna il trait d’union tra quella pittura che si sviluppa in un mondo bidimensionale -quello degli Egizi – e la pittura italiana del Trecento. La Marangoni ci mostra che le figure di spalle non sono un’invenzione romantica: esse, infatti, esistevano già nell’antichità ma come espressione corale, con l’intento di dare un’idea di spazio nella rappresentazione pittorica.

L'immagine è un affresco che raffigura una donna di spalle intenta a raccogliere dei fiori.
Flora, affresco proveniente da Villa Arianna

Le figure di spalle conquistano la scena.

Sarà poi nel Seicento, con la pittura fiamminga, che le figure di schiena conquisteranno definitivamente il centro della scena.
Ritrarre di spalle è un’arte che non attraversa solo il tempo, ma anche lo spazio, quello geografico come quello culturale. E così scopriamo che le geishe spesso nascondono il volto e lasciano solo il collo scoperto come unico punto d’accesso all’intimità carnale. Bisognerà aspettare l’Ottocento perché l’inquadratura sulla nuca si stringa qui in Occidente, fino a divenire leitmotiv pittorico e letterario. Basti pensare alle opere letterarie di Zola, Balzac, Flaubert, Maupassant, Proust. Le arti si influenzano vicendevolmente e perciò la nuca è un elemento che si ritrova anche nella pittura e nel cinema. Si pensi ad Antonioni, Tarkovskij, Ozu, Hitchcock e molti altri.

Nel Novecento, la rappresentazione di figure di spalle e di schiena è destinata a evolversi. Essa ci offre visioni eccentriche e affronta nuovi temi come l’alienazione, il rapporto con la fama, la folla o lo spettacolo d’arte.
Il percorso designato dalla Marangoni si sviluppa passando per la fotografia di Ghirri, per Freud e Gnoli e molti altri e altre, il tutto sfiorando nuche e spalle. Addirittura, con Pasolini, la nuca scoperta è il luogo “dove splende la virilità”. L’autore mescola così compiacimento estetico e pulsione erotica sottraendo questa parte del corpo al predominio femminile.

Dipinto che raffigura un uomo di spalle in una piscina
David Hockney – Peter getting out of Nicks Pool (1966)


Un mondo universale e innocuo.

Osservato di spalle – come ci dice Eleonora Marangoni – il mondo appare più universale e più innocuo: riscopre pietà e delicatezza, un certo candore. Mostrandoci la schiena queste figure – che siano persone, animali, oggetti – non si negano, ma al contrario si mettono in gioco e a noi permettono di riposare e riprendere fiato.
Con la sua scrittura piana e puntuale, l’autrice restituisce ai lettori una scintilla importantissima da cui scaturiscono riflessioni diverse e personali a seconda del lettore.

La Marangoni si dimostra una guida efficace in un percorso dal tema originale, il tutto connotato da una forte sensibilità e da una particolare attenzione ai dettagli.
Per ragioni editoriali sono state attuate scelte sulle figure da inserire nel libro. Tuttavia il progetto ha preso piede anche sui social e precisamente sul profilo Instagram viceversa_2020, dove vengono raccolte le immagini di spalle di vari soggetti. Il tutto ispirato all’omonimo libro.