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Animali in salvo, Margaret Malone

Animali in salvo (People Like You) è la raccolta di racconti edita NN Editore, scritti e riscritti più volte nel corso di dodici anni da parte di Margaret Malone, insegnante di Portland, con i quali ha vinto il premio Balcones Fiction Prize nel 2016.

Ringraziamo NN Editore per essere riuscita, ancora una volta, a inserire all’interno del proprio progetto editoriale una preziosa raccolta di racconti, dato che, normalmente, si dice che i racconti si leggano poco, e invece: stavolta, andrebbero letti e riletti.

Animali in salvo contiene nove racconti prodigiosi, alcuni collegati tra loro, altri invece sono perle: singolari e sconnessi da tutto il resto – per continuità narrativa -, ma riconducibili allo stesso medesimo tema:

La donna.

In tempi come questi è infatti vero che sentiamo spesso parlare di donne e di emancipazione: pare che ognuno abbia da dire la sua al riguardo, e ci va bene così – diciamocelo – perché, parlarne troppo, è sempre meglio che non parlarne… anche se, talvolta, questo rischia di suscitare l’esatto effetto contrario.

Ma Animali in salvo non è soltanto una serie di racconti sull’emancipazione, di una ventina – circa – di pagine l’uno. Animali in salvo è una raccolta di testi di valore perché le donne sono protagoniste che vengono descritte mentre vivono le loro normalissime vite.

C’è Cheryl, per esempio, che compare in più di un racconto, sempre impegnata a tentar di avere un figlio: Cheryl è una donna come se ne vedono tante. Ha un lavoro, un marito, Bert, con cui non ha mai smesso di fare sesso, ma anzi ha continuato a mantenere, anche dopo tanto tempo, la stessa frequenza di una volta, per la sola ragione di non essere come gli altri.
Eppure come gli altri vorrebbe esserlo: quando va alla festa a sorpresa di un vecchio amico e, attorno a lei e Bert ci sono solo donne incinte. Cheryl è una donna che vorrebbe avere un figlio e che capisce che, l’unico modo per avere a che fare con i bambini è sposarsi con un uomo che non si prende le proprie responsabilità, e provare lei stessa a essere quel bambino che vorrebbe: rubando i palloncini alle feste, bevendo vino come una adolescente e dicendo a voce alta quello che non andrebbe detto nemmeno sottovoce.

C’è la fidanzata di Chuck, protagonista di un altro racconto – il più breve, forse – che non ha un nome e pare che questo non sia mai del tutto casuale, dato che si è costruita una nuova identità – non sua – attorno alla figura del futuro marito. Quando Chuck le chiede di sposarlo davanti alla porta lei dice di sì, ma in realtà poi ci ripensa perché non le “è mai venuto in mente che poteva dire di no”.

Ci sono tantissime donne, tutte alla ricerca di qualcosa, vulnerabili, mai veramente forti, e anche quelle che lo sembrano, come Barb, a capo di un’azienda importantissima, alla fine cerca di far del bene per farne a sé stessa. Donne comuni, dal passato misterioso. Ci sono figlie deluse dalla separazione dei genitori, bambine che si danno alla fuga quando qualcuno canta loro I just called to say I love you.
Ci sono proprio tutte.
Ci siete proprio tutte.

Animali in salvo mi fa ricredere: di solito non leggo racconti, ma stavolta l’ho fatto e ne sono rimasto piacevolmente stupito. Un libro che si legge in poche ore ma che non si smette di leggere mai. A me guarda dalla libreria e, ogni tanto, lo riprendo in mano e cerco qualche passaggio che mi è sfuggito. 

Romeow Cat Bistrot, Quartiere Ostiense, Roma

E, anche se io non potrei sentirmi – veramente – nessuna di quelle donne, posso però provare sulla mia pelle il dolore che provano loro. E allora i miei complimenti telematici giungano forti e sinceri a Margaret Malone che è stata in grado di mettere in scena con un linguaggio semplice, ma mai scontato, quella che la vita è realmente: senza troppo romanzarci su, facendo immedesimare in raffinati personaggi anche i più scettici, come me.
E poi, infine, circolarmente rispetto a come ho iniziato a parlarvi di Animali in salvo, i miei complimenti arrivino sinceri a quelli della grande Arca di NN Editore che, stavolta, porta in salvo molti animali, tra cui me.

Nella foto di copertina dell’articolo si ringrazia il Romeow Cat Bistrot per avermi accolto con amore: un luogo speciale, a Roma – in via Francesco Negri 15, sull’Ostiense – dove, in mezzo a un esercito di gatti simpatici e assonnati, si mangia crudista, vegano e tante tantissime specialità buonissime.

Ascoltate, raccontate, imparate, amate

Scriverò un libro, presto, magari lo farò, in cui racconterò delle persone che si incontrano per strada e che ci sediamo ad ascoltare aspettando l’autobus.
Ieri, tornando a casa dal Roma Pride, ho conosciuto Francesco mentre cercava di rubare il cellulare ad una ragazzina che stava accanto a me e che se n’è accorta.
Francesco ha ventuno anni, la madre è libanese e il papà marocchino. La madre vive con lui e gli altri sui cinque fratelli, lui è il quarto di sei figli, il papà è in giro per l’Italia “ma a lui non gliene frega nulla di noi”.

Francesco è stato in carcere per spaccio, quando aveva diciassette anni e «Ora sai dove sto andando? A vendere la coca!». Francesco mi ha chiesto di ammettere che fosse un bel ragazzo, “anzi, a dirla tutta bellissimo, dai, ammettilo”.

Abbiamo fatto il percorso sul tram insieme, ho provato a dirgli che una vita così, in cui si scappa, continuamente, da tutti e da tutto, è una vita da schifo. Gli ho detto di darsi una sistemata e di portare in giro curriculum, di imparare a far la pizza, o la Carbonara, o qualsiasi cosa non riguardi fare il cattivo. Gli ho detto che la gente fa schifo, che in Italia è pieno di razzisti, ma che per ogni razzista c’è uno come me, che sta dalla loro parte. Gli ho detto di non rubare più agli altri, che ognuno vive le proprie battaglie e che se a me avesse rubato il cellulare, forse, avrei perso un po’ della mia fiducia nei suoi e nei loro confronti.

Francesco ogni tanto esce, ma quando esce sta nelle piazze a vendere, non vede amici, non fa attività ricreative, «Sai quanto c’ho nello zaino? Trecento euro e sette cellulari, ma altrimenti a la mamma mi’ e fratellini miei chi ci pensa?».

Ho detto a Francesco che gli voglio bene e che, visto che è così bello, potrebbe anche fare il modello, o qualsiasi cosa, ché essere così belli e nascondersi per tutta la vita non va bene.

Francesco mi ha abbracciato, mi ha ringraziato, mi ha detto che la sua vita a ventuno anni è spacciata, ma mi ha detto che ci penserà, che ci proverà. E che mi vuole bene, solo per aver fatto del becero moralismo, io che non ho mai avuto bisogno di rubare per far star bene mamma, che di sorella ne ho una sola e studia fuori, come me.

Ora non so se Francesco smetterà di rubare, non so se inizierà a far vita migliore, però almeno, Francesco, sa che qualcuno gli vuole bene, che a qualcuno importa di lui: mi ha abbracciato, ringraziato e poi ha continuato a guardarmi finché non è sceso dal tram.

Impariamo a non giudicare, a sederci ed ascoltare le persone, a conoscere i loro problemi, i loro cuori, le loro storie, ad incrociarle. Siamo tutti amici, dobbiamo esserlo, oggi più che mai.

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