Quando Maugham pubblica Il velo dipinto è il 1925. Nella prefazione dichiara che si tratti di un’opera “suggerita” dai versi di Dante:

Deh, quando tu sarai tornato al mondo,
e riposato de la lunga via,
ricondivi di me, che son la Pia;
Siena mi fé, disferem Maremma:
salsi colui che ‘inanellata pria
disposando m’aver con la sua gemma.

Dante, purgatorio.

Maugham rimane affascinato dall’episodio di Pia de’ Tolomei narrato da Dante nell’Antipurgatorio. Maugham lo presenta come l’unico romanzo in cui abbia preso le mosse da una vicenda anziché da un personaggio. Tuttavia, sarebbe impossibile non ricordarsi per il resto dei giorni di Kitty, la protagonista indiscusso del Velo dipinto. Così forte da risultare – almeno per me – il vero perno attorno a cui ruota la storia.

Sono gli anni Venti, ci troviamo a Londra. Kitty è una donna nata per essere frivola, è molto giovane e alla fine accetta di sposare Walter Fane, un ricco batteriologo inglese. Walter si presenta come l’uomo che ogni donna sogna di incontrare nella propria vita: è gentile, amabile, totalmente innamorato di lei ed è di una bontà smisurata. Tanto che, fin dall’inizio, quando Kitty viene scoperta dal marito mentre è in casa con l’amante, sia lei che il suo amante sono convinti che se a sentirli è stato lui, Walter farà finta di nulla – per la sola paura di perderla -.

Walter Fane non è soltanto un uomo molto buono, ma trovandosi in una posizione illustre, teme lo scandalo. Per questo, all’inizio, Kitty appare quasi felice che suo marito abbia scoperto tutto, ed è sicura che lui non vorrà che la gente sappia. Perciò, scalpita dal desiderio che lui che le chieda il divorzio.

Peccato che lui, questo divorzio non glielo voglia dare. L’unico motivo per cui farebbe un’eccezione è che anche Charlie – il suo amante – divorzi dalla propria moglie. Infine le offre una via di scampo: se sarà disposta a partire con lui a Mei-Tan-Fu (dove c’è in corso una terribile epidemia di colera), lui non le chiederà il divorzio.

Sempre più convinta, Kitty decide di raggiungere l’amante, gli confida che il marito li ha scoperti e lo prega di divorziare anche lui dalla moglie.

Per la protagonista del Velo dipinto la vita diviene una tragedia. Dopo aver perso la testa per l’amante, torna dal proprio marito sconvolta e piangente, perché lui rifiuta immediatamente di separarsi dalla moglie e di andare a vivere con lei.

Così Kitty è costretta a partire per la Cina con il suo ignobile uomo.
È molto spaventata, e non passa momento durante il viaggio che non smetta di pensare a Charlie. Per suo marito, invece, non riesce a provare nemmeno un briciolo di compassione, nonostante lui si presenti sempre accorto e amorevole nei suoi confronti.

Il velo dipinto è una storia cruda, sia per l’intreccio che racconta, che per i personaggi che Maugham decide di portare in scena.

Anche se Kitty ha tutti gli ingredienti per calcare la pagina come un personaggio scomodo, in realtà, non può che creare nel lettore una profonda empatia nei propri confronti. Kitty è un personaggio in qualche modo negativo, perché è egoista, teme a sé stessa e non è disposta ad annoiarsi. Tuttavia non si può che andare d’accordo con lei perché è forte, potente e sarebbe in grado di far parlare anche le piante – se solo lo volesse.

L’aspetto morale e psicologico dei personaggi è molto curato. Vacilla solo quando Charlie la rifiuta. E da quel rifiuto a pagina 20, comincia per Kitty un cammino verso una propria pace interiore.

William Maugham, attraverso uno stile semplice e asciutto, ha la capacità di trasportare il lettore da un posto all’altro, e da un anno a quello successivo, senza che la narrazione diventi mai lenta. Fornisce un ritratto di una Hong Kong degli anni Venti, delle sue feste, esasperandone le atmosfere e portando in scena miseria e malattia.


Il Velo dipinto utilizza una lingua crudele e delle ambientazioni tetre per portare in scena come protagonista, un sentimento che non ha niente a che fare con la crudeltà e il dolore, ma che ha bisogno di passare per quelle vie: il perdono.